Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 10 64-bit
Processore: Intel Core i5-7400 @3.00 GHz / AMD FX-8320E Eight-Core
Memoria: 8 GB di RAM
Scheda video: GeForce GTX 960, 4GB / Radeon RX 560, 4GB
DirectX: Versione 11
Archiviazione: 25 GB di spazio disponibile
Scheda audio: DirectX 11 sound device
Consigliati
Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 10 64-bit
Processore: Intel Core i7Intel Core i3-10100F @ 3.60GHz / AMD Ryzen 5 3350G
Memoria: 12 GB di RAM
Scheda video: GeForce RTX 2060, 6 GB / Radeon RX 5700, 8 GB
DirectX: Versione 11
Archiviazione: 25 GB di spazio disponibile
Scheda audio: DirectX 11 sound device
Il team dei GoldKnights è assolutamente nuovo nel panorama videoludico mondiale. Il team, fondato a Praga nel 2015, ha in prima battuta lavorato ad un soulslike mobile – che non ha mai visto la luce – salvo poi concentrare tutte le proprie energie su The Last Oricru, oggetto della nostra odierna disamina. Il gioco sembra voler coniugare meccaniche tipiche degli action rpg “stile From Software”, con una narrativa “plasmabile” in base alle nostre scelte – un concept, indubbiamente, interessante con la speranza di vederlo appoggiarsi ad una struttura ludica stabile e priva di sbavature.
Nella nostra prova, relativa alla versione PC del titolo, purtroppo gli intoppi sono stati frequenti.
Vi vogliamo spiegare perchè nella nostra recensione…
Sulle orme di Piranha Bytes…
In The Last Oricru il giocatore veste i panni di Silver, un guerriero personalizzabile, in maniera piuttosto minimale, attraverso uno scarno editor iniziale. Ci risveglieremo su un pianeta alieno chiamato Wardenia, dove diverse fazioni sono attualmente in guerra: ci sono i Noboru, una razza di scontrosi “bruti neolitici”, e i Ratkin, creature dall’aspetto di ratti umanoidi. Incontreremo anche altri personaggi umani che, come noi, sono bloccati all’interno del pianeta. Da qui inizieranno gli eventi che faranno da sfondo al gioco che, come accennavamo in precedenza, presenta una narrativa plasmabile in base alle nostre scelte.
Questo elemento è senza dubbio il più grande punto di forza di The Last Oricru. Ogni scelta, anche quelle apparentemente innocue, ha un effetto sul mondo di gioco. Dal dire semplici bugie durante un dialogo al prendere posizione nei conflitti tra le razze, alcune scelte hanno ramificazioni che si sentiranno anche una decina di ore dopo. In effetti, la narrazione ramificata è così ben congegnata che, in qualche modo, riesce a compensare l’infinità di problematiche di gameplay che si palesano un po’ ovunque.
L’ultimo degli Oricru
Non è mai una buona cosa quando non si riesce a capire se un gioco, nello specifico l’ultima fatica di GoldKnights, sta cercando di essere una parodia del suo genere, o se è solo un pessimo rappresentante della categoria. Questa frase dovrebbe darvi un indizio, quantomeno chiaro, sulle nostre prime impressioni su The Last Oricru, gioco di ruolo d’azione dark fantasy – con alcuni e chiari elementi fantascientifici – che prova a coniugare il gameplay tipico dei giochi Piranha Bytes, come Gothic ed Elex, con alcune meccaniche tipiche dei titoli From Software. Un prodotto ambizioso, non c’è che dire, che però sfocia in un risultato assolutamente confusionario.
Tanto per cominciare, il combat system lascia davvero a desiderare (non aiutato dal fatto che, al lancio, non esiste un’opzione per invertire i controlli della telecamera). Il gioco prende ispirazione dalle recenti opere From Software, come Elden Ring, con la possibilità di alternare attacchi leggeri e pesanti mappati sui grilletti del pad (praticamente obbligatorio per questo tipo di gioco), blocco e parata e una mossa di schivata per arrivare alle spalle dei nemici. Scellerata gestione della telecamera, il combat system si poggia su basi consolidate, ma non è abbastanza per garantire una solidità soddisfacente.
Il problema dei combattimenti di The Last Oricru è rappresentato dal pessimo feedback delle armi: i colpi si infrangono con scarso impatto, mentre le schivate sono scivolose e poco efficaci. Sia chiaro, il risultato finale non è terrificante, ma per un gioco così “combat based” si poteva e doveva fare molto di più. La morte non è comunque permanente e quando si muore si viene resuscitati dalla propria “cintura magica”.
Anche la progressione del personaggio, in The Last Oricru, ci è sembrata un po’ limitata. Non c’è la possibilità di creare un personaggio da zero. Le statistiche sono gestite in maniera singolare, consentendoci solo una quantità prestabilita e richiedendo di abbassarne una per aumentarne un’altra: ad esempio, se si desidera una maggiore forza, è necessario sacrificare l’intelligenza o la destrezza.
I terminali sono il luogo in cui si viene resuscitati in caso di morte, ma sono anche il luogo in cui è possibile avviare il multiplayer. Sorprendentemente, The Last Oricru prevede la modalità couch co-op, che consente di giocare con un amico che vi aiuterà ad abbattere alcuni dei boss più difficili. È piacevole non essere costretti a giocare online e l’avere un amico al seguito, anche se solo per divertimento, è sicuramente un vantaggio.
Una nuova generazione che non si vede
Palese il fatto che il titolo dei GoldKnights non sia riuscito a beneficiare di un budget tipico da AAA ma, lato nostro, dobbiamo comunque segnalare gli evidentissimi limiti tecnici su cui poggia tutta la produzione. Il titolo riesce ad offrire un discreto quantitativo di ambientazioni, ben variegate ed artisticamente valide. Poggiandosi su un sfruttatissimo Unreal Engine 4, purtroppo, The Last Oricru non riesce a proporre una valida mole poligonale ma, soprattutto, un comparto animazioni degno di questo nome che si paleserà, prepotentemente, durante i combattimenti.
Il gioco, doppiato in una maniera abbastanza imbarazzante in lingua inglese, sfoggia una discreta traduzione testuale in lingua italiana.
Concludendo…
The Last Oricru è un titolo dalle due facce: da un lato abbiamo un comparto narrativo, tutto sommato, piacevole, caratterizzato da una vasta gamma di ramificazioni plasmate interamente dalle scelte del giocatore, mentre dall’altro un gameplay eccessivamente derivativo e mai in grado di imporsi con solidità. Un titolo non da bocciare completamente ma che potrebbe regalare qualche gioia ai fan degli action RPG.
Configurazione di prova: Monitor: AOC CU34G2X/BK Scheda video: GeForce RTX 3080 Ti Processore: Ryzen 7 5800X RAM: 16 GB DDR4
Il Nostro Verdetto
The Last Oricru
SUFFICIENTE
Voto: 65 su 100 — SUFFICIENTE
+
Pro
Narrativamente parlando soddisfacente
La coop locale è un valore aggiunto
Combat system che si poggia su solide e consolidate basi…
−
Contro
…ma viene affossato dalla legnosità dello stesso e da una scellerata gestione della telecamera
Comparto tecnico poco rifinito
Level design altalenante
Doppiaggio (in lingua inglese) imbarazzante
✎
Conclusioni
The Last Oricru è un titolo dalle due facce: da un lato abbiamo un comparto narrativo, tutto sommato, piacevole, caratterizzato da una vasta gamma di ramificazioni plasmate interamente dalle scelte del giocatore, mentre dall’altro un gameplay eccessivamente derivativo e mai in grado di imporsi con solidità. Un titolo non da bocciare completamente ma che potrebbe regalare qualche gioia ai fan degli action RPG.