Non v’è alcun dubbio che, in termini numerici, il genere degli sparatutto sia uno dei più seguiti in assoluto (se non, il più seguito). E in questo frangente, tra i vari Call of Duty e Battlefield che da anni dominano il settore con le loro variegate interpretazioni di “verosimile ma non troppo”, il sottogenere degli sparatutto tattici ha, lentamente, “rosicchiato” un suo pubblico affezionato. In questo senso, Hell Let Loose, sviluppato da Black Matter Party ed edito dal mitico Team17 (tra gli altri, creatore della saga di “Worms”), cerca appunto di addentrarsi in un genere difficile e ostico proponendo la sua personale e interessante visione, dopo circa due anni di Accesso Anticipato su Steam, ma tenendo bene a mente gli insegnamenti di alcuni degli esponenti più blasonati, come Arma o Red Orchestra. Un sottogenere che, nonostante appartenga come detto alla grande famiglia degli shooter, in realtà si differenzia in modo sostanziale dalla classica visione che, nell’immaginario comune, un rappresentante del genere porta con sé. Infatti, gli sparatutto tattici sono tendenzialmente “lenti”, più orientati al posizionamento e alla strategia che al correre in giro scivolando per “blastare” con un fucile a pompa gli avversari meno reattivi. Un genere difficile e che, almeno in teoria, cozza con la necessità “commerciale” che gli odierni sparatutto hanno d’esser veloci e ultra-dinamici, anche a costo di sacrificare qualità o varietà. Ma senza ulteriori indugi, ecco a voi la recensione, nella sua versione Steam, di Hell Let Loose.

Una pioggia di proiettili

Hell Let Loose è uno sparatutto in prima persona teso al realismo e alla simulazione, ambientato in quel tragico teatro di sangue e morte che fu il secondo conflitto bellico globale. È bene sottolineare che il titolo è un’esperienza videoludica interamente pensata per l’ambito più squisitamente multiplayer e online. In parole povere: Hell Let Loose non avrà una campagna in singolo canonica, né contenuti che non prevederanno il possesso di una stabile connessione da internet. Una scelta “radicale” ma sostanzialmente in linea con l’andamento del mercato che potrebbe, almeno in via teorica, scoraggiare gli utenti abituati ad un’offerta videoludica in stile Cod. Nonostante questa presunta mancanza, il titolo dello studio indipendente Black Matter Party di carne al fuoco ne mette tanta: in sostanza, potremo assaggiare la durezza della seconda guerra mondiale in mappe enormi (9) e che vedranno due squadre fronteggiarsi, per un massimo di 100 giocatori contestualmente presenti. Al momento, il titolo offre due modalità univoche di gioco: Warfare e Offensive. Nella prima modalità, i due team avversi si dividono in parti uguali la mappa, tentando ovviamente di “rosicchiare” porzioni di territorio attraverso la conquista di punti di controllo, i quali saranno generati proceduralmente durante il match. Nella seconda modalità, invece, la musica cambia leggermente ma solamente nelle condizioni “iniziali”: in questo frangente, infatti, una squadra avrà il totale controllo della mappa e l’altra, invece, dovrà conquistarla, settore per settore.

Hell Let Loose

Già leggendo la sinossi relativa ai concetti sottesi alle modalità, si intuisce che Hell Let Loose pone un accento specifico, in antitesi o quasi con le “ragioni” che spingono dinamicamente al gioco negli sparatutto moderni: nel titolo, infatti, non vi saranno classifiche, premi bonus per le uccisioni, né particolari oggetti sbloccabili grazie alla nostra abilità nello sparare. Al contrario, nel gioco morire è facilissimo: basterà infatti anche un singolo proiettile per mandarci al creatore (che, in realtà, si traduce con un classico respawn anche se piuttosto lungo). In generale, l’esperienza di gioco concepita da Black Matter Party vira vistosamente verso la “durezza”: nessun tutorial accoglie i nuovi arrivati (seppur, online sia possibile trovare alcune guide realizzate dagli stessi sviluppatori) che, dopo pochi click, sono di già “costretti” a selezionare una delle 14 classi che andranno a rivestire ruoli differenti, dalla fanteria ai cecchini, sino a ruoli più tecnici e correlati ai mezzi. È bene sottolineare che, tranne pochi casi specifici, in generale la scelta del ruolo non ci vincolerà in modo irreversibile al dover recitare unicamente alcune “mansioni”: la diversificazione dei vari ruoli interpretabili, eccezion fatta per alcuni ruoli “rigidi”, sul campo andrà poi a scomparire o quasi, specialmente nelle situazioni più concitate o nei momenti di “sbarramento” del movimento del nemico o di assalto, in cui Hell Let Loose si tramuta in una vera e propria esperienza bellica da trincea.

Hell Let Loose

In aggiunta, il sistema delle classi avrà una “pesante” limitazione: eccezion fatta per il Rifleman, che sarà la classe consigliata per i neofiti, accedendo ad un qualsiasi server, il gioco imporrà di base un numero massimo di “posti occupabili” per classe. In parole povere: sarà piuttosto difficile scegliere la propria classe preferita, visto che per ogni ruolo ci saranno un numero massimo di “posizioni aperte”. Nel novero delle classi, discorso a parte merita il ruolo del comandante: sbloccabile una volta raggiunto il livello 10, la classe ci vedrà armeggiare con una serie di menù e, ovviamente, il suo compito sarà imbastire un piano di guerra ad hoc. Non solo: il comandante gestirà e impartirà gli ordini vocalmente agli ufficiali delle squadre (i quali li trasmetteranno ai soldati “semplici”), oltre a disporre di peculiari capacità come il chiamare rifornimenti aerei oppure ordinare la costruzione di strutture specifiche di supporto, come pile di munizioni, fortificazioni et similia. Alla fine di ogni match, sia che l’epilogo sia positivo o negativo, accumuleremo esperienza sia “generale”, che ci consentirà di sbloccare uniformi e oggetti cosmetici di varia natura, sia relativa alla classe e che avrà un notevole impatto sul gameplay, visto che si tradurrà nella possibilità di ottenere nuove e fiammanti armi.

Hell Let Loose

Il (duro) campo di battaglia

Hell Let Loose potrà contare su mappe molto grandi, realizzate sfruttando immagini satellitari e che si rifaranno a storici teatri di guerra quali Omaha Beach o Stalingrado, dove vi sarà sì la possibilità di libero movimento che, nei fatti, si tradurrà praticamente in morte certa: nel gioco, è infatti fondamentale la comunicazione e la coordinazione con i compagni di squadra e, ovviamente, con le direttive strategiche del comandante. Una fattore determinante e che farà la felicità degli amanti dei titoli bellici simulativi ma che, al contempo, rende il titolo ancora più indigesto per coloro che provengono dai titoli cardine di settore (specialmente, nel multiplayer).In generale, le aree di gioco saranno ben riprodotte e, aiutate enormemente da un ottimo lavoro svolto nel “posizionamento” dell’effettistica sonora, pervase dalla dominante sensazione di esser in battaglia sul serio. Unica pecca, sarà un certo “immobilismo” delle aree di gioco, che avranno un grado di interattività molto relativo e, in generale, appariranno come immense distese (forse anche troppo)da “calpestare” e basta.E l’immensità, in questo senso, andrà ovviamente anche a separare nettamente l’audience che potrebbe metabolizzare il titolo: in Hell Let Loose, un po’ come succede nella saga dei Battlefield, si può esser uccisi a distanza e ben lontani dall’azione, da un singolo proiettile per poi, ragionevolmente, avviare la classica routine di respawn (della durata di diversi secondi) e del più canonico rimettersi in marcia verso una destinazione che, in linea di massima, necessiterà di diversi minuti di cammino per esser raggiunta. Naturalmente, un gioco del genere non può non poggiarsi su di una balistica ed una fisica “spigolosa”. Pur non essendo, a conti fatti, un simulatore fatto e compiuto, Hell Let Loose poggia comunque su delle meccaniche di fuoco piuttosto verosimili.

Hell Let Loose

La curva d’apprendimento di ogni arma sarà tendenzialmente ripida, visto che ogni bocca di fuoco (artiglieria e mezzi pesanti compresi) avrà una propria “anima” e un proprio modo di “parlare”. Sin dalle prime battute all’occhio più attento non sfuggirà la presenza di un balistica “razionale” e che simula la presenza della gravità, seppur non realistica al 100%, oltre che di un rinculo delle armi piuttosto verosimile e tendenzialmente “impegnativo”. Naturalmente la vicinanza ad una simulazione ma non il suo completo abbraccio, si vedrà anche da altri fattori comunque determinanti: ad esempio, il nostro alter ego virtuale potrà beneficiare di una corsa infinita (in sostanza, si potrà scattare senza “stancarsi” mai) seppur il movimento trasmetterà una sensazione di realistica pesantezza. Anche la già enunciata possibilità di morire con un singolo proiettile ben assestato, contribuirà alla restituzione di una solida sensazione di realtà. I colpi di artiglieria, i bombardamenti e l’uso di esplosivi, produrranno comunque effetti realistici di vario tipo, tra “fumi post distruzione” e la possibilità d’esser feriti da eventuali detriti. Come detto precedentemente, nel gioco avremo anche la facoltà di adoperare (naturalmente, rivestendo i “giusti” ruoli) anche diversi mezzi (al momento, solo di terra), anch’essi ben congegnati e dal feeling verosimile. Ad esempio, padroneggiare un tank (specialmente quelli pesanti), richiederà coordinazione e lavoro di squadra, specialmente nello scegliere accuratamente posizione e modalità di supporto alla fanteria. Hell Let Loose, quindi, poggerà su di un gameplay pregevole e solido, seppur dispendioso in termini di tempo (difficilmente una partita durerà meno di un’ora) e “lento” rispetto ai tradizionali shooter: due fattori determinanti e da tenere in considerazione, anche perché la comunicazione sarà vitale e giocare “da soli” possibile ma altamente sconsigliato.

Hell Let Loose

Tra trincee e assalti in campo aperto

In generale, il gameplay di Hell Let Loose sarà convincente e solido: ovviamente, data la provenienza indie, nonostante il team abbia dato sin qui prova di costanza e precisione nel modificare il titolo anche ascoltando i feedback della comunità, il gioco necessita ancora olio di gomito specialmente per quanto concerne la sua rifinitura tecnico-meccanica. Da un punto di vista strettamente estetico, il gioco non fa ovviamente gridare al miracolo seppur, sotto tanti aspetti, la resa visiva è comunque buona e sufficiente per creare il giusto grado di immersività. Animazioni, esplosioni ed effetti relativi al fuoco delle armi nonché i modelli delle stesse, saranno tutti convincenti seppur lontani dalla qualità delle produzioni tripla A (che, ovviamente, possono contare su budget e team sicuramente superiori). La qualità estetica complessiva degrada di un gradino se si guarda agli ambienti: edifici, vegetazione e terreno lasceranno un po’ a desiderare e, specialmente a distanza, si tradurranno spesso in blocchi di pixel dalla non gradevolissima visione. Seppur, con molta probabilità, il ventre molle della produzione è probabilmente il lato più “matematicamente” tecnico: Hell Let Loose soffre di alcuni rallentamenti (anche su macchine che rientrano appieno nei requisiti consigliati) specialmente nelle situazioni più affollate, oltre a presentare piccole imperfezioni qui e lì, specialmente legate al sistema delle collisioni (spesso, l’hit-box sembrerà esser “variabile”). Anche l’esperienza più squisitamente online non sarà delle migliori: non saranno poche le disconnessioni o le difficoltà d’accesso ai server di gioco (per lo più, gestiti da utenti privati). Detto ciò, è bene sottolineare che queste imperfezioni, nei fatti, non rovineranno più di tanto la complessiva esperienza di gioco e, al contempo, sono già nel “mirino” degli sviluppatori, al lavoro su diverse patch che mirano a risolverle. Ultimo ma non tale, il comparto audio: convincente, piuttosto variegato e che, tirando le somme, svolgerà un ruolo cruciale nell’immersività dei conflitti.

Hell Let Loose

Concludendo…

Hell Let Loose è probabilmente il miglior sparatutto tattico dedicato alla seconda guerra mondiale: un’esperienza davvero strategica, vicina alla realtà e che premierà la comunicazione e la coordinazione tra i team. Il suo focus, in antitesi con gli sparatutto moderni, potrebbe risultare altamente indigesto a chi è abituato a rapidissimi deathmatch su Cod, viste le enormi mappe e i tempi lunghissimi di gioco. In generale, il prodotto di Black Matter Party è sicuramente pregevole seppur presenti alcuni limiti sia di carattere tecnico che per quanto concerne il complessivo gameplay. Con una costante presenza di aggiornamenti e nuovi contenuti, Hell Let Loose potrebbe presto tramutarsi in una rivelazione del settore.

CI PIACE
  • Strategico e piuttosto realistico
  • Premia il gioco di squadra
  • Match giocati più con la materia grigia che con i grilletti…
NON CI PIACE
  • … seppur la cosa si traduca in scontri piuttosto lunghi e impegnativi
  • Alcune incertezze di carattere tecnico e ludico
  • Gameplay ostico per i neofiti
Conclusioni

La guerra, nuda e cruda: è questo il senso alla base di Hell Let Loose che, tenuti in considerazione alcuni limiti meccanici e concettuali a livello di realizzazione tecnica e gameplay, può contare su di una solida offerta multiplayer dedicata a chi ama sparare ma con il “cervello”. Coordinazione, comunicazione e rispetto dei piani di battaglia: un’esperienza completa e vicina alla realtà, seppur la caratteristica potrebbe risultare non particolarmente piacevole per chi fosse alla ricerca di un’esperienza più rapida. Un titolo consigliato e che, con una roadmap piena e regolare, tra patch ed espansioni di contenuti, potrebbe velocemente divenire un punto di riferimento del settore.

8.4Cyberludus.com

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