Un regno lungo un sogno

Ho già parlato di come un porcospino blu sia riuscito ad attirare giocatori su giocatori correndo tra un livello e l’altro in una carriera piena di alti e bassi. Però non ho mai parlato di quello che è il motivo per il quale, molto probabilmente, questo porcospino ha preso vita. Tempo fa, in quel del Giappone, un genio di nome Shigeru creò un buffo personaggio, un falegname italiano di nome Jumpman. Poco tempo dopo, questo falegname, forse per insoddisfazione, cambiò lavoro e, insieme, guadagnò un fratello! Però all’inizio si trattò solo di eliminare tartarughe, granchi e mosche da strani condotti, ancora si era visto poco… Poi lo stesso genio decise di dare vita a un regno, dove una lucertola tiranno aveva rapito la principessa e solo un eroe portentoso avrebbe potuto salvarla. Un eroe? O forse bastava anche una coppia di paffuti idraulici italiani? Si si, bastava bastava… E si diede il benvenuto a due fratelli che non nascono “super” ma facilmente lo diventarono… Leggende, vere leggende… Era nato Super Mario Bros.!

Pa pa pa parappà, pa…

Con queste onomatopee a richiamo dell’ormai indimenticabile tema di questo titolo, introduco questa recensione su Super Mario Bros…. Recensione… Oggettivamente, guardiamoci in faccia, a che serve parlare di Super Mario Bros.? Il nome parla da solo, e io penso di non dover spiegare nulla a nessuno su questo capolavoro, su questa opera d’arte… Nel caso malatissimo che ci fosse qualcuno che ancora non lo conoscesse (ma dove avete vissuto finora?) spiego un po’ come funziona la vita nel regno dei funghi: si corre, si salta, si mangiano funghi che fanno ingigantire, si toccano fiori per diventare dei lancia-fuoco e si acchiappano stelle che fanno diventare invulnerabili, nuotando nei mari, varcando ponti e attraversando fortezze, alla ricerca di Bowser e dei Toad che lui ha rapito, fino ad arrivare alla principessa Peach (già Toadstool) e terminare il gioco. Super Mario Bros. fu forse la prima, vera hit videoludica di Nintendo: la grande N aveva già avviato il proprio lavoro da un sacco di tempo, prima con le carte, poi coi Game & Watch (dei quali anche ora persiste la memoria, vedi Smash Bros….) e infine con veri e propri videogiochi. Ma fino a Donkey Kong, anche lui leggendario ma ancora non abbastanza, non si era ancora visto niente di così brutalmente imponente.

Mai giocato a Super Mario?

Io sono dell’idea che TUTTI siano in grado di rispondere “si” a questa domanda… Ho fatto un po’ di ricerche in svariate community e simili, e tutti conoscono quella salopette salterina soprappeso. Eh si, Mario e Luigi hanno fatto proprio un bel lavoro. E sinceramente ogni volta che, ogni singola settimana, lo porto a termine sul mio Wii, mi viene da chiedermi “Cos’ha questo gioco da tenermi sempre così incollato? E’ troppo semplice, e alla fine tecnicamente non è nemmeno un gran che…”. Poi smetto di farmi domande e salto per afferrare l’asta della bandiera più in alto che posso. Senza capire. Al diavolo, non è importante. Evidentemente c’è un fascino nascosto che va oltre la comprensione umana. Leggendo con interesse un libro di Babich chiamato “I Mondi Di Super Mario” (del quale consiglio spassionatamente la lettura) ho notato un interessante accostamento tra il Regno Dei Funghi e la Green Hill Zone di Sonic The Hedgehog… In parole poverissime, l’autore spiegava che il Regno Dei Funghi, forse perché aveva vita propria rispetto a una landa verde che senza Robotnik sarebbe abitata solo da strani animaletti, riusciva ad affascinare di più, grazie alla sua vita e alle sue infinite attrattive. Forse lui ha fatto centro. Ma alla fine resta sempre una cosa materialmente inspiegabile: non c’è un criterio. E’ semplicemente bellezza. E a quella è difficile resistere.

 

Perfect Score!

Concludo questa stranissima (anche per me che la scrivo) recensione, che più che altro definirei come una mia personalissima riflessione su Super Mario Bros., ammettendo che se dovessi mai dare un voto perfetto a un titolo, questo sarebbe quel titolo. In realtà ce ne sono altri (pochissimi altri) ai quali potrei darlo, ma questo lo merita senza dubbio e senza troppi ragionamenti. E a Shigeru Miyamoto non posso/possiamo che dire: GRAZIE!

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