Grazie ad una chiave di Steam fornita dagli sviluppatori abbiamo provato per voi Pathfinder: Kingmaker, gioco di ruolo di stampo classico che va ad aggiungersi alle già ricche fila del genere.
Il gioco è stato ideato e sviluppato dalla neonata OwlCat Games, società russa nata appositamente per questo progetto che, in seguito ad una campagna di successo su Kickstarter avviata nel 2017, è riuscita a racimolare la notevole somma di 909 mila dollari. Poco più di un anno dopo eccolo approdare infine su Steam pronto e ripulito.

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Le Terre Depredate

Come suggerisce il titolo questo videogame impiega le regole del famoso gioco di ruolo fantasy Pathfinder, che nacque come biforcazione della terza edizione di Dungeons and Dragons. Per questo, chi è già familiare con i famosi giochi di ruolo della Wizard Coast si troverà subito a suo agio – le regole di PF non sono rivoluzionarie ed in parte furono concepite per essere “retro-compatibili”.
Dopo aver creato il personaggio (consueto iter di ogni RPG – aspetto, classe, abilità, parametri vari etc.) si viene introdotti alla storia, ambientata nel regno di Golarion.

La casata degli Aldori ha richiamato a se molti campioni dalle terre circostanti, con lo scopo di formare un gruppo di eroi che possa rivendicare il possesso delle “Stolen Lands”, un reame che ormai da tempo è stato preso ostaggio da un perfido sovrano dal nome di “Stag Lord”. La ricompensa è eccezionale: uno degli eroi vincitori diventerà Barone delle terre liberate e potrà governarle a suo piacimento, insieme agli altri membri del gruppo che potranno restare al suo fianco quali suoi fidati consiglieri.
Poco dopo le presentazioni però, durante la prima notte, qualcosa va storto: il castello degli Aldori viene attaccato da un’armata di banditi e Giganti di Ghiaccio.

La nostra avventura ha quindi inizio…

Il gameplay di Kingmaker è molto simile allo storico Baldur’s Gate. La visuale è isometrica e le mappe – pressappoco – bidimensionali (benché alcuni elementi siano evidentemente 3D, non è comunque possibile ruotare il paesaggio). Il gruppo di avventurieri, inizialmente composto da 4 elementi, può espandersi fino a sei (e con l’avanzare della storia si ha la possibilità di scegliere tra un nutrito numero di personaggi a disposizione).

Parte del gioco è svolta sulla mappa. Qui sarà possibile spostare il party ed esplorare le inospitali terre a disposizione. I movimenti non sono proprio liberi, dato che ci si sposta su strade già battute con una pausa ad ogni biforcazione in attesa della scelta sulla direzione da seguire. Le vie, inizialmente, non sono indicate sulla carta: starà a noi esplorare il territorio, trovando di volta in volta tutti i vari punti di interesse, che vengono rivelati solo quando ci si trova nelle immediate vicinanze.
Come in tutti gli RPG dotati di una mappa, durante gli spostamenti, è possibile incontrare dei nemici. In Pathfinder: Kingmaker la casualità di questi incontri è contenuta a dovere: non avvengono troppo spesso da essere fastidiosi come in altri casi. Una volta che si entra in una zona esplorabile oppure in un incontro casuale si torna alla classica visuale isometrica.

I combattimenti avvengono in tempo reale, ma il giocatore ha sempre la possibilità di fermare l’azione in qualsiasi momento per impartire ordini alla squadra. Come spesso avviene con giochi di questo tipo – dove si prende il controllo di una squadra numerosa – molte volte si deve fare affidamento alla IA dei compagni: in questo caso, i comportamenti dei compagni sono purtroppo abbastanza basilari – limitandosi a scegliere, di volta in volta, i bersagli più vicini, senza mai lanciare incantesimi, né compiere altre azioni più complesse come l’utilizzo di oggetti o lo spostamento dei personaggi.
Talvolta, in certe situazioni, anzichè richiamare la visuale classica, molte scelte ci vengono proposte tramite una semplice interfaccia testuale, sulla falsariga di un libro. Qui abbiamo la possibilità di fare delle scelte che sono spesso basate sulle abilità del gruppo – una volta presa una decisione un lancio dei dadi virtuale deciderà l’esito e si proseguirà.

Una nota negativa è rappresentata dall’interazione con gli ambienti, davvero ridotta all’osso e limitata ad alcuni hot-spot preventivamente designati dagli artefici del gioco. Come avviene con altri titoli come Pillars Of Eternity tutto risulta molto statico e poco interattivo, e siamo ben distanti dall’eccellenza rappresentata da Divinity Original Sin 2, dove ogni singolo mobile può essere analizzato o spostato a nostra convenienza.
Il primo capitolo si svolge in modo lineare – si esplora, si combatte, si risolvono enigmi (molto semplici). Una volta sconfitto il famigerato Stag Lord però, le cose cambiano drasticamente. Come promesso infatti, gli Aldori nominano il nostro eroe Barone delle terre conquistate, e viene rivelato al giocatore un inatteso aspetto manageriale racchiuso nel gioco.

Quale nuovo padrone delle Stolen Lands, il nostro alter-ego avrà il compito di gestire tutto il possedimento acquisito. Questo include, tra le altre cose, ergere nuovi edifici, iniziare progetti e rispondere agli appelli del popolo.
I nostri compagni di viaggio potranno essere insigniti quali ministri dei 10 valori distintivi del feudo. Il ministro del tesoro gestirà l’economia, quello delle armate tutti gli aspetti militari, e così via. Questa scelta va ben ponderata sulle basi delle aspettative e dell’orientamento politico desiderato. Se per esempio un membro del gruppo con allineamento “caotico malvagio” viene imposto quale ministro militare, è probabile che reagirà con violenza ad ogni provocazione.

Il comparto manageriale porta con sé tutta una nuova serie di interfacce che permettono di visionare lo status del reame, degli eventi casuali, delle costruzioni e dei territori limitrofi (con i quali si può stabilire relazioni, ma anche fare la guerra per conquistarli). Tutto questo comparto è ben realizzato e decisamente user-friendly, anche se i tediosi caricamenti tra una visuale e l’altra talvolta rischiano di stancare…

Comparto Tecnico

Pathfinder: Kingmaker è un altro caso di un gioco Unity che poco ha da invidiare a molti titoli tripla-A. La grafica è generalmente squisita, tutte le tavole – disegnate a mano – sono sublimi mentre le ambientazioni sono vive e particolareggiate. I personaggi ed il bestiario sono ben realizzati ed animati di conseguenza, anche se il conteggio dei poligoni in alcuni casi lascia un poco a desiderare. Le performance sono ottime, non abbiamo notato incertezze durante le nostre lunghe sessioni davanti alla tastiera, neanche in presenza di decine di nemici.
Sul comparto audio troviamo una colonna sonora orchestrata degna di un film, con alcuni pezzi che spiccano per le melodie particolarmente accattivanti. Gli effetti sonori sono leggermente sotto tono rispetto al resto, un po’ di varietà in più avrebbe fatto la differenza.
Gran parte delle scene principali è doppiata (in inglese). La qualità dei doppiatori il più delle volte è buona anche se in alcuni casi poco convincente. Tutto il testo è disponibile in 5 lingue tra cui manca all’appello l’italiano – non un aspetto da sottovalutare per un gioco come questo che possiede letteralmente chilometri di testo.
Per concludere dobbiamo purtroppo rilevare che al momento questo titolo è afflitto da un numero consistente di bug: dopo una settimana siamo già alla terza grossa hotfix che risolve svariati problemi su quest, ui, etc. Per essere onesti questo è un tipico problema di gioventù di tutti gli RPG con quest-line molto complesse (vedi i vari Divinity, Kingdom Come, Pillars Of Eternity, etc.), ma dobbiamo dire che i nostri amici russi sono evidentemente molto impegnati alla loro risoluzione.

Concludendo…

Pathfinder: Kingmaker è un gioco di ruolo decisamente sopra la media. Possiede una storia avvincente, una grafica stupenda ed una colonna sonora di prim’ordine.
Nonostante questo purtroppo sta ricevendo consensi altalenanti da parte degli utenti, principalmente perché, a parte i bug, il bilanciamento è ancora distante dalla soglia del gradevole.
I problemi iniziano con un tutorial piuttosto scarno, limitato a qualche popup di tanto in tanto che spiega al giocatore gli aspetti base del gameplay. Nessuna menzione sul corretto uso della magia, per esempio. In Pathfinder (e più genericamente nei giochi DnD) l’utilizzo delle arti magiche in base alle varie classi è un aspetto complesso, e senza conoscere queste regole ci si ritrova decisamente spiazzati.
L’interfaccia di gioco è visivamente convincente, ma poco funzionale e macchinosa. Anche solo utilizzare una pozione risulta poco comodo, mentre le icone proposte per le magie risultano talvolta troppo simili tra loro causando confusione.

Il bilanciamento è un campo minato, a tratti sembra ottimale, a tratti terribile. Vi facciamo un esempio pratico: un quest iniziale sottopone l’intera squadra ad una maledizione. Questa purtroppo risulterà perenne, fino a quando il nostro chierico non ottiene la relativa magia “remove curse” (diciamo circa 10 ore di gioco più avanti), oppure fino a quando non si ottengono delle analoghe pozioni; queste ultime sono disponibili da un unico venditore che ne offre solo 2 (il party è di 6) e costano uno sproposito. Dopo averle acquistate entrambe pagandole a peso d’oro, abbiamo – purtroppo – constatato che il giro dei dadi ha dato esito negativo durante la loro applicazione – vanficando tutti i nostri sforzi. Di queste “ingiustizie” (permetteteci il termine) se ne trovano altre. A volte un banale incontro casuale propone dei nemici così potenti che matematicamente risultano al di là delle possibilità del nostro povero gruppo di eroi. E, nota bene, dagli scontri non è prevista la fuga!

La parte di gestione del reame è una piacevole aggiunta al titolo degli Owlcat – in generale è gradevole e non troppo invadente, ma anche questa un po’ squilibrata: un singolo evento nefasto gestito male rischia di rovinare quanto di buono si è svolto nei mesi antecedenti, facendo sprofondare il reame nel caos.
Salvando spesso si riesce sempre in qualche modo a passare oltre e dimenticarsi di questi spiacevoli episodi, riuscendo anche ad apprezzare il grande lavoro svolto dagli sviluppatori; ma purtroppo ci troviamo di fronte ad un altro titolo con grandi promesse e potenzialità, che necessitava però di un beta testing più approfondito prima di essere rilasciato al pubblico. Beta testing che, ormai è quasi consuetudine, sarà svolto dai giocatori stessi.

CI PIACE
  • Grafica eccelsa
  • Colonna sonora notevole
  • Storia intrigante
  • Ramo manageriale innovativo
  • Contenuto ricco e vario
NON CI PIACE
  • Bilanciamento da riesaminare
  • Interazione con l’ambiente limitata
  • Troppi bug
  • IA debole
  • Tutorial poco completo
  • Niente testo in italiano
Conclusioni

Abbiamo apprezzato Pathfinder: Kingmaker, che in definitiva si è rivelato un prodotto meritevole. Solo per concludere la storia principale promette oltre 40 ore di gioco e, nonostante i suoi evidenti problemi di gioventù, è riuscito a farci divertire ed entusiasmare. Ora sta ai ragazzi di Owlcat cercare di perfezionarlo come merita, e, permetteteci di dirlo, dopo il caso No Man’s Sky, tutto è possibile!

7.5Cyberludus.com
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Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!

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