Quando pensiamo a personaggi protagonisti di anime giapponesi, impossibile non citare Kenshiro, protagonista del manga – e dell’omonimo anime – Hokuto no Ken (Ken il guerriero, nella versione italiana), idolo di tutti i ragazzini nella metà degli anni ‘80. Tra OAV, merchandising e anime, Hokuto no Ken ha vissuto di un successo impareggiabile, grazie all’indubbio carisma del suo protagonista e all’ambientazione in cui prendono piede gli eventi, un mondo post apocalittico liberamente ispirato alla saga cinematografica di Mad Max. Trattandosi di un prodotto conosciuto in tutti i continenti, diverse sono state le produzioni videoludiche con protagonista il nostro allievo della Divina Scuola di Hokuto: fino al lontano 2010, però, nessuna di esse approdò ufficialmente in territorio europeo, dato che tutte le iterazioni fino ad ora commercializzate si dedicavano – esclusivamente – al Giappone (con rare eccezioni per il Nord America). Oggi, ci apprestiamo a parlare di quello che è – molto probabilmente – il titolo più ambizioso e più interessante dedicato alla saga di Hokuto no Ken; stiamo parlando di Fist of the North Star: Lost Paradise (disponibile da qualche giorno in esclusiva su Playstation 4), sviluppato dall’ormai celebre Ryū ga Gotoku Studio (per gli amici Yakuza Studio – che, come intuibile, trattasi della software house che ha dato vita alla longeva saga di Yakuza)

Ore e ore di gioco – passate in compagnia del nostro fido Dualshock – per rispondere alla domanda più importante: siamo davanti al miglior gioco dedicato a Kenshiro?

La risposta nella nostra recensione…

Benvenuti a Eden

Fist of the North Star: Lost Paradise decide di prendere le distanze dai diversi tie-in presenti sul mercato, cercando di reinterpretare – in parte – la trama del manga/anime. Dopo un primo quarto d’ora di scontri – intervallati da tutorial a schermo, utili ad introdurci alle meccaniche base del combat system di gioco – ci ritroveremo faccia a faccia con Shin, uno tra i primi iconici cattivi della saga. Al termine dello scontro – e dopo aver esalato il suo ultimo respiro – Shin si abbandona ad una confessione su Giulia (o Yulia – come viene tradotto nella localizzazione inglese/giapponese del titolo) – l’amata del nostro Kenshiro da lungo tempo rapita da Shin – che, a quanto pare, sembra essersene andata da tempo dal suo castello. Ken si appresta quindi a seguire le sue tracce alle porte di una grossa città nelle Wastelands: Eden. Qui verremo catapultati in una serie di eventi piuttosto concitati che, oltre a fornirci panoramiche sempre più precise sulle meccaniche del titolo, ci permetteranno di affrontare e incontrare tutti i diversi villain e alleati della saga (personaggi come il fido Bart o Toki, guerriero di Hokuto come Kenshiro). Ogni nuovo capitolo di Fist of the North Star: Lost Paradise si presenta come un racconto breve, che introduce un nuovo cattivo o una persona del passato di Kenshiro: pur essendo eventi “a se stanti”, sono tutti in realtà ricollegati alla volontà di Ken di ricongiungersi con la sua amata Yulia, ancora una volta. Per gran parte dell’avventura, l’esplorazione sarà limitata solamente ad alcune regioni che circondano Eden – inclusa la prigione di Cassandra (nella quale sbloccheremo un interessante alleato) – finché il nostro bolide a quattro ruote non ci consentirà di visitare nuove zone, e acquisire nuovi potenziamenti per il veicolo (come pneumatici nuovi o un motore più potente).

Kenshiro, protagonista assoluto di questo Fist of the North Star: Lost Paradise

La trama di Fist of the North Star: Lost Paradise riesce a cogliere appieno lo spirito della saga di Kenshiro, dimostrando – ancora una volta – la straordinaria abilità degli Ryū ga Gotoku Studio (già dimostrata con i vari capitoli di Yakuza, capolavori di storytelling) nel raccontare storie attraverso dialoghi, ed eventi a schermo, con cut-scene crude ma efficaci.

Nuovi villain e alleati storici si susseguiranno per tutta la durata dell’avventura

Eden è, sostanzialmente, il nucleo centrale di Fist of the North Star: Lost Paradise, attraverso il quale si svolge la maggior parte del gioco, anche se – dopo qualche capitolo – otterremo un buggy per esplorare i dintorni cittadini. L’esplorazione delle Wastelands, in realtà, non ci ha esaltati più di molto, anche a causa di un sistema di guida parecchio approssimativo, che mette in luce tutta l’inesperienza del team di fronte a questa tipologia di meccaniche (pensandoci, l’unico Yakuza in cui è possibile guidare è il quinto capitolo – e solo in specifiche sequenze). La guida nelle Wastelands potrebbe facilmente venire a noi ai più, ma fortunatamente Fist of the North Star: Lost Paradise non solo ti permette di viaggiare velocemente tra i punti precedentemente visitati, ma ascoltare i brani classici SEGA tra una sezione di guida ed un’altra (spostarsi nelle desertiche lande di Lost Paradise, ascoltando la Magical Sound Shower di Outrun o il tema della giungla di Super Monkey Ball è un’esperienza davvero unica), prima che un’orda di banditi vaganti (che verranno “triggerati” tramite eventi casuali) ci provi a mettere i bastoni tra le ruote, costringendoci a menare le mani – come sempre.

Watatatatatata!

Esattamente come l’anime a cui è ispirato, il Kenshiro di Fist of the North Star: Lost Paradise è una vera e propria macchina da guerra, ed ogni vittoria sarà praticamente garantita… sarà tutta una questione di “stile”. Il titolo dei Ryū ga Gotoku Studio utilizza un sistema di attacchi pesanti leggeri, concatenabili ad attacchi caricati, oltre alle possibilità di “stordire” gli avversari, rendendoli vulnerabili a svariate tecniche segrete, capaci di uccidere i nemici istantaneamente. Se eseguite correttamente, i cattivi “scoppieranno” letteralmente sotto i nostri colpi, con scene in puro stile anime, fornendoci ricompense in grado di ripristinare la salute, ricaricare il misuratore Burst (di cui vi parleremo nel dettaglio più avanti o manifestarsi come oggetti “fisici” per poi colpire i nemici rimanenti.

Il sistema di combattimento è il punto forte di Fist of the North Star: Lost Paradise

Attivando il Burst Meter (una volta riempita l’apposita barra, con le celebri sette stelle), la giacca si strapperà, consentendoci di eseguire ulteriori attacchi potenziati (fedele al materiale originale, la giacca di Ken riapparirà magicamente su di lui in seguito). Variare le tecniche negli scontri fornisce esperienza maggiore, rendendo il grinding non necessario per proseguire nella storia. D’altronde, molte delle migliori tecniche si sbloccano solo progredendo la storia e incontrando i personaggi chiave, quindi non si corre il rischio di livellare Ken in maniera eccessiva, per poi ritrovarsi con un personaggio OP già dalle prime battute di gioco.

Ogni tecnica è stata riprodotta fedelmente all’interno del gioco

Quando si tratta di analizzare la componente open world, viene dato più valore alla densità del mondo di gioco piuttosto che alle dimensioni. Come già visto con la serie Yakuza – da cui il gioco prende parecchia ispirazione nelle meccaniche di gameplay – Fist of the North Star: Lost Paradise propone un quantitativo spropositato di attività collaterali. Oltre alle classiche subquest (ne sono presenti circa 80), il colosseo ci permette di testare la nostra forza contro orde di avversari o nemici singoli, che sono effettivamente varianti dei boss già incontrati durante lo svolgimento della questline principale. Oltre alle varie cacce al tesoro, potremo prendere parte in vere e proprie corse a bordo del buggy, ed infine passare qualche ora all’interno del casinò, dove potremo partecipare a giochi tipici come il Texas hold ’em, il blackjack, la roulette e il baccarat. Non mancheranno le sale giochi – estrapolate direttamente dai vari Yakuza – nelle quali potremo sbizzarrirci con alcuni classici arcade targati SEGA, oltre che il karaoke, vero e proprio cavallo di battaglia del Ryū ga Gotoku Studio.

Ridateci il Dragon Engine!

Partiamo dalle brutte notizie, Fist of the North Star: Lost Paradise non si basa sul tanto apprezzato Dragon Engine, già visto nel recente Yakuza 6. L’ultima fatica targata Ryū ga Gotoku Studio soffre infatti di un comparto tecnico piuttosto altalenante, che intervalla un design dei personaggi decisamente ottimo e fedele al materiale originale, ad un dettaglio delle ambientazioni a volte non all’altezza. Fatta eccezione per la caotica Eden, molte delle aree extra cittadine risultano spoglie e tipicamente “old-gen”, soprattutto nelle carenti sezioni di guida al bordo del rocambolesco buggy.

Di tutt’altro livello il comparto sonoro che, nonostante non vanti della soundtrack ufficiale dell’anime (grave mancanza, soprattutto per i fan più sfegatati della serie), presenta un doppiaggio decisamente sopra la media – almeno per quanto riguarda quello in lingua giapponese. Come di consueto, il gioco non presenta una localizzazione in lingua italiana ma ci teniamo a precisare che, rispetto agli ultimi Yakuza, i diversi dialoghi sono di facile comprensione e molto meno “verbosi” rispetto alla saga di Ryu.

Concludendo…

Per andare a rispondere alla domanda che ci siamo posti nel primo paragrafo, la risposta è sì: Fist of the North Star: Lost Paradise è indubbiamente il miglior videogioco dedicato a Hokuto no Ken. L’ultima fatica degli Ryū ga Gotoku Studio non è un titolo perfetto – parecchio grezzo e ripetitivo in molteplici occasioni – ma risulta sempre godibile e divertente, grazie ad una trama “alternativa” rispetto a quella vista nella saga principale, con nuovi interessanti personaggi, e soprattutto grazie ad un combat system che riesce a cogliere al meglio lo spirito dell’anime. I fan di Kenshiro hanno poche scusanti: se siete fan del manga/anime e felici possessori di Playstation 4, non dovrete far altro che fiondarvi su una copia del gioco, non ne rimarrete affatto delusi.

CI PIACE
  • Combat system divertente e appagante
  • La trama, nonostante le differenze con l’anime, risulta godibile dall’inizio alla fine
  • Violento e brutale come il materiale originale
  • Tante attività secondarie
NON CI PIACE
  • Sezioni di guida estremamente superficiali
  • Alla lunga potrebbe stancare
  • Comparto tecnico altalenante
  • Mancanza di localizzazione italiana
Conclusioni

Fist of the North Star: Lost Paradise è indubbiamente una tra le migliori iterazioni videoludiche dedicate al celebre Kenshiro. Il titolo propone una trama “alternativa” rispetto a quella vista – e apprezzata – nelle varie serie dell’anime, riuscendo a proporre un sistema di combattimento assolutamente divertente e brutale. Alcuni difetti strutturali non gli consentono di prendere il volo a dovere, ma siamo di fronte ad un titolo che farà la gioia di tutti i fan di Hokuto no Ken.

8Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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