The power of the God Hand!

It’s somewhat apparent that God Hand was meant to be a joke on many levels

Era più o meno così che, nell’ormai lontano ottobre del 2006, un sito specializzato nel settore videoludico come IGN introduceva la sua recensione di God Hand. Recensione che venne poi conclusa con un sonoro 3/10, c’è da ricordare, ma non siamo qua per ridercela su uno dei scivoloni giornalistici più famosi di cui abbia memoria. No, piuttosto siamo qua per parlare di God Hand, e di come il canto del cigno di Clover StudioViewtiful Joe, Okami – capitanato dall’immortale Shinji Mikami, sia stato uno dei titoli più dissacranti e clamorosamente brillanti del mercato giapponese.

Uno di quei titoli che oggi magari conoscono in pochi – neanche ai tempi lo conoscevano in tanti – ma che con il suo gameplay fuori di testa e la sua sprizzante ironia è riuscito a meritarsi una schiera di fan che, silenziosamente e con parsimonia, ancora oggi lo venerano ed elevano a titolo di culto.

 

 

Devil May Sly

God Hand si presenta inizialmente come una parodia di Hokuto No Ken, con un’ambientazione post-apocalittica tendente al western, dominata dai classici sgherri senza nome con le loro acconciature punk e quei soliti volti ghignanti. In tutto ciò i protagonisti sono Gene e Olivia, diventati compagni di viaggio proprio il giorno in cui, passando di lì per caso, Gene decise di salvarla a discapito del proprio braccio da un gruppo di predoni che davano la caccia alla God Hand. Nella lore del gioco questo artefatto è letteralmente un braccio di origini celestiali dotato di poteri sovrannaturali che, guarda caso, Olivia proteggeva come da tradizione secolare della sua famiglia. Come riconoscenza per il suo eroismo Gene viene quindi dotato di quest’arma devastante, che userà per eliminare le schiere di demoni – proprio loro – che sono a capo di questa società decadente.

Ma, al contrario di molti titoli moderni, God Hand evita la pretenziosità di prendersi sul serio. Perché già di per sé questo polpettone di infodump racchiude nozioni che sono sparse qua e là in giro per il gioco, che piuttosto passa subito al sodo e, dopo un breve e ironico filmato introduttivo, parte in quarta e ci getta subito a massacrare orde di nemici con stile e tecnica. E il gameplay, se non si fosse capito, è la star indiscussa di questo titolo, del tutto atipico e completamente personalizzabile.

Gene sarà infatti dotato di centinaia di mosse, provenienti da decine di discipline marziali diverse, che potranno essere assegnate a piacimento ai tasti del controller. Questo significa che potrete letteralmente modellare il vostro gameplay, creando combo personalizzate in base alle necessità e al vostro umore del momento. E il risultato su schermo è spettacolare, fuori di testa e, soprattutto, completamente differente di giocatore in giocatore. Il vostro armamentario non sarà però composto da sole tecniche marziali, dato che il titolo offre al giocatore altre opzioni, legate proprio alle caratteristiche della God Hand, dotata di abilità uniche e devastanti da poter utilizzare in vari modi: si potrà, ad esempio, accedere a un’ampia scelta di super-mosse che vi permetteranno di annichilire i nemici, sparandoli nello spazio con una mazza da baseball energetica o frantumando loro i gioielli con un colpo di tacco ben piazzato, in un tornado di divertimento che amalgama alla perfezione l’ironia e il gameplay che, in God Hand, si rivelano spesso e volentieri due facce della stessa medaglia.

 

God Hand

 

 

Ma gli utilizzi della God Hand non finiscono qui, visto che combattendo riempirete una barra che, una volta al massimo, vi permetterà di sprigionare la devastante potenza del braccio. Una volta attivata questa modalità, le mosse di Gene colpiranno al doppio della velocità e con danni aggiuntivi per un tempo limitato, in una sequela di calci e pugni devastanti che polverizzeranno ogni nemico, il tutto accompagnato da una spettacolare e dinamica traccia audio su misura.

Si tratta di un gameplay frenetico, violento e capace di farvi sviluppare la massa muscolare del braccio col suo mix di tecnicismi e button mashing. Una divertente frenesia che vi accompagnerà sin dai primissimi tre livelli del gioco, che vi metteranno contro sia nemici normali da far volare qua e là, che rare versioni demoniache che con pochi colpi potranno già ridurre a zero la poca vita di cui siete dotati. I boss in particolare sono tanti, completamente assurdi (i 5 Mini-Power Rangers rimarranno per sempre nel mio cuore)  e realizzati con una tale varietà che difficilmente vi capiterà di adoperare la stessa tattica più volte.

E con meccaniche tanto serrate non è un caso che al giocatore venga offerto un controllo a 360° della visuale di gioco, con la telecamera generalmente ancorata nella direzione dello sguardo del protagonista, dotato anche della capacità di eseguire schivate fulminee e precise. Parlando della visuale, una delle cose che salta più all’occhio è come le mura del mondo di gioco diventino invisibili se si ruota la telecamera in quella direzione; una scelta che, per quanto esteticamente discutibile, contribuisce a rendere God Hand libero da ostacoli visivi di sorta, tanto che, più in generale, non vi capiterà mai di morire per colpa del gioco o di qualche suo errore.

 

 

Il vero passo falso di God Hand è rappresentato dalla superficialità del suo tutorial, che si limita a spiegare alcune delle meccaniche di base senza offrire al giocatore un quadro completo delle meccaniche avanzate. Nella mia esperienza personale, mi sono spesso trovato nella difficile posizione di dover scoprire da solo molte delle dinamiche di gioco, il tutto continuando a prendere mazzate su mazzate. Si tratta di una scelta che, comprensibilmente, non è andata a genio a molti giocatori. Un grosso peccato in un titolo dove la difficoltà è il vero punto forte del gameplay. E la difficoltà, ecco, è ciò che mi ha fatto amare alla follia questo gioco, che considero una delle vette del panorama “hardcore”.

Quale delle tre difficoltà voi scegliate, infatti, l’hud presenterà una piccola barra sullo schermo che, in base a quanto riuscirete a giocare bene (senza subire danni) verrà riempita, per un totale di quattro livelli.

Ogni volta che questa barra raggiungerà un nuovo livello la difficoltà del gioco aumenterà, con nemici sempre più veloci e dannosi. Una dinamica che renderà l’esperienza una sfida costante e progressiva, in base alle abilità del giocatore. Mi stupisco che quest’idea non sia stata ripresa negli anni successivi perché, da amante della difficoltà – e critico di giochi come Dark Souls – trovo che sia una delle trovate più fresche ed eleganti degli ultimi anni.

 

God Hand

 

Cosa vi siete persi

Ammetto di essermi concentrato fin troppo sul gameplay, perché God Hand sa offrire anche molto altro. Ho citato la recensione di IGN volutamente, per sottolineare come questo gioco venne ai tempi ingiustamente sottovalutato perché visto da una prospettiva – lasciatemelo dire – del tutto sbagliata. God Hand è un action divertente, solido, dotato di meccaniche funzionali e assolutamente in linea con lo stile ironico e fuori di testa del gioco.

Tecnicamente il titolo di Clover Studio non brilla perché, seppur dotato di buoni modelli poligonali, “mostrava il fianco” con texture ambientali tutt’altro che memorabili. Dal punto di vista tecnico, il titolo si salva comunque grazie a un design sempre vario e ispirato al folklore giapponese, caratterizzato da animazioni spettacolari e accompagnato da una colonna sonora superba e fuori di testa, in grado di unire armonicamente generi molto diversi, dal rock al j-pop.

L’ironia di God Hand è un misto tra la parodia e l’indecenza, con citazioni continue a film e videogiochi, e una vena di fondo grottescamente sessista, misantropa e razzista, politicamente scorretta fino al midollo. Sculacciare i personaggi femminili è uno spasso, così come subire le avance di una coppia di boss omosessuali. Capiterà di venir fatti a pezzi da un gorilla luchador a colpi di body slam, o di finir trasformati in chihuahua e presi a calci da un demone sadomaso. Gli stessi animaletti su cui potrete puntare i vostri soldi in apposite corse clandestine.

 

God Hand

 

E se le corse clandestine di quegli esserini infidi e velenosi non vi bastassero, avrete a disposizione un intero casinò dove far nascere e sviluppare la vostra ludopatia grazie poker e black jack. Si tratta letteralmente di un gioco nel gioco, grazie al quale le vostre finanze potranno salire clamorosamente e permettervi di sbloccare abilità uniche e potentissime.

Ma guai a picchiare qualcuno dentro al casinò, o il buttafuori vi trascinerà in un’arena per frantumarvi le ossa. Perché sì, c’è anche un’arena dove potrete allenarvi con tutte le tecniche apprese, e affrontare alcuni dei nemici più tosti e difficili del gioco.

God Hand è figlio di un’epoca in cui non si badava alle apparenze, quando il mercato giapponese sapeva reinventarsi a modo suo e aveva la sfrontatezza di prendere in giro tutti i big del settore. Un gioco assolutamente inadatto ai perbenisti e, più in generale, a chi è solito giudicare un titolo “dalla copertina”.

Perché God Hand, c’è da dirlo, fa una pessima impressione iniziale, col suo approccio vago e con la sua presentazione tecnica tutt’altro che perfetta. Ma allo stesso tempo è un titolo che evita coscientemente di prendersi sul serio su cose che non ritiene così importanti, concentrando ogni fibra del suo essere in un gameplay che, nonostante siano passati 10 anni, risulta ancora fluido ed eccezionale sulla mia PS2. Inutile chiedersi perché gli oggetti curativi siano dei grossi frutti, o perché ci sia un’area slegata dal mondo dove ci si può teletrasportare in qualsiasi istante a fare shopping e altre attività senza senso… God Hand vi vuole spensierati e divertiti.

 

God Hand

 

Si tratta di una prova di eccellenza per la storia del game design, confezionata in un modo atipico che trascende il cattivo gusto. God Hand è un concentrato di divertimento e spensieratezza, caratterizzato da un buonismo di fondo quasi bambinesco e arricchito da una miriade di citazioni pulp che ne fanno un ottimo gioco da finire in gruppo, per godersi in compagnia le assurde situazioni che Shinji Mikami ha deciso di buttarci dentro.

Lascio ora a voi il piacere di scoprire tutte le pazzie del gioco, che vi consiglio di acquistare immantinente su PS Store (lo scatolato è praticamente impossibile da trovare). Non sarà una delle remaster in HD meglio rifinite del mondo, ma gira comunque fluidamente su PlayStation 3 e rende perfettamente col controller della console, ancora oggi.

E sono pronto a scommettere che sarà così anche per i prossimi 10 anni.

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