5 Ottime ragioni per non aggiungere Darkwood alla vostra libreria Steam

 

Nell’oscurità della foresta tra paura e… noia

Nelle ultime settimane ci siamo occupati spesso di titoli in accesso anticipato, con esiti (tutto sommato) il più delle volte positivi. Tuttavia, come ben sapranno i navigati “frequentatori” della piattaforma di distribuzione digitale di Valve, numerosissime sono le occasioni nelle quali la mole di titoli rilasciati in Early Access riserva tanto inaspettate quanto amare sorprese. E così può capitare di imbattersi in disastri annunciati e obrobri tecnici, in progetti inizialmente promettenti eppure minati da terribili passi falsi proprio in prossimità della linea del traguardo, oltre che in ritmi di sviluppo che definire biblici è dir poco.

A questo punto, la domanda che vi sarete probabilmente posti sarà di questo tipo: “A quale delle suddette categorie appartiene Darkwood?” In realtà a nessuna. Quello di Acid Wizard è un prodotto dal discreto successo (con circa 40.000 copie vendute), che pare aver convito la maggior parte dei suoi acquirenti. Ma il sottoscritto non è della stessa opinione, poiché i primi aggettivi che mi vengono in mente per definire quella che è stata la mia esperienza di gioco sono “insipida”, “ripetitiva” e “anonima”.

Ma forse è il caso di fare qualche passo indietro. Darkwood è un videogioco di sopravvivenza in 2D, contraddistinto da toni decisamente cupi che lo avvicinano all’universo horror. Esperienza single player, Darkwood catapulta il giocatore in un mondo ben distante da quello che conosciamo. Il protagonista si risveglia infatti in un ambiente inghiottito dalla brutale forza della natura, divenuta oscura e terrificante, per uno scenario post-apocalittico alternativo ove a farla da padrona sono delle labirintiche e rigogliose selve, fitte e minacciose.
È questo il contesto entro il quale si cerca di sopravvivere, procedendo spaesati e col cuore in gola, con la persistente ansia del calar del sole. Proprio così, perché se al sopraggiungere della notte non ci ritroveremo entro quattro mura…non la scamperemo. Le premesse sono indubbiamente interessanti, e proprio per questo ritengo sia giusto sottolineare che l’elemento davvero riuscito di Darkwood risiede nella sua atmosfera, capace di comunicare un costante senso di malessere e precarietà che non vi abbandonerà mai. È davvero un peccato, però, che quanto c’è di buono nell’opera di Acid Wizard debba lasciare spazio (già dopo un paio di ore di gioco) ai pesanti limiti intrinseci del suo gameplay. Provare per credere.

 

Darkwood

 

1 – Darkwood: un gameplay visto e rivisto

È difficile non aver notato come negli ultimi tre-quattro anni i videogiochi di sopravvivenza abbiano letteralmente invaso il mercato. Ogni genere videoludico, salvo rare eccezioni, prevede un suo percorso: nascita o riscoperta, sviluppo, evoluzione, quindi decadenza e “accanimento terapeutico”. Vi prego, non vogliatemene, perché a scrivere è un grande amante di questa tipologia di prodotti, ma non se ne può davvero più. I capolavori non sono mancati, e talvolta si intravede ancora qualcosa di discreto, ma sono fermamente convinto sia giunto il tempo di virare su qualcosa di nuovo. E a convincermi definitivamente di tutto ciò è stato proprio il nostro Darkwood.

Cosa troviamo nel calderone? Un personaggio che si risveglia a mani vuote, nel bel mezzo di un ambiente ostile e creato proceduralmente, per partite (teoricamente) sempre diverse e stimolanti. Inizia così il classico peregrinare alla ricerca di qualsivoglia oggetto utile, ovviamente in ottica “riutilizzo” mediante l’immancabile banco di lavoro. Raccolta di cianfrusaglie e crafting? Certo che sì. A ciò aggiungiamo un ciclo giorno-notte che determinerà costantemente le nostre mosse: lungo il giorno scorrazzeremo da una parte all’altra, facendo attenzione a non calpestare funghi velenosi e ai troppi cani impazziti, mentre di notte ci rintaneremo nella nostra “fortezza”, una casupola diroccata dotata di una singolare stufa/forno (utilizzabile per preparare prelibate “dosi” di concentrato di funghi rossi), bizzarra ancora di salvezza in grado di mantenere al di fuori del perimetro tutto il male del mondo (o quasi). Il problema è che molto presto vi ritroverete a chiedervi: – “E adesso? Che cosa faccio?” – Bella domanda! Quel che è certo è che vi sarete già perfettamente resi conto delle scarsissime possibilità d’azione oltre che della grandissima ripetitività dell’ambiente di gioco, per una monotonia che risulterà a dir poco devastante. Ma arriviamo al punto due…

 

Darkwood

 

2 – Profondità di gioco insufficiente

In particolar modo, a far storcere il nasco ci pensa la scarsa attenzione riservata ai dettagli, ben manifesta attraverso meccaniche di gioco superficiali e non abbastanza scavate, per un’esperienza di gioco che non può che risultare limitata e limitante: nel complesso, il gameplay di Darkwood è un continuo avanti e indietro, un perenne sciacallare risorse per riportarle alla base. Tra zone non pericolose e altre più ad alto rischio, a mancare è il divertimento. E gli incontri con animali feroci e altri discutibili (e difficilmente definibili) nemici non sono certamente sufficienti per invertire la rotta.

Pressoché tutte le meccaniche di gioco sono “trite e ritrite”, per una profondità di gioco che, con tutta la buona volontà, non può soddisfare l’utente non occasionale. Eccoci allora impegnati nella raccolta di tronchi d’albero, attraverso i quali produrre delle assi utilizzando una sega a motore (a patto di aver trovato della benzina). Una volta fatto ciò, potremo barricare le finestre. Superato questo step, comincerà la “corsa” alla creazione di bende, quindi di un’arma bianca e di altri oggetti più o meno utili. E se non dovessimo avere fortuna nelle nostre “gitarelle” fuori casa? Non c’è da preoccuparsi, perché potremo contare sull’occasionale visita di un misterioso individuo (più un albero che un uomo), disposto a comprare e vendere pressoché ogni tipo di cianfrusaglia possibile immaginabile. In breve tempo raggiungerete una condizione “accettabile”, con tanto di inventario ben fornito, ma il problema rimarrà sempre e soltanto uno: perché mai dovreste continuare a giocare? Cosa vi spingerà a fare ulteriori passi avanti, quando di bisogni realistici quali la fame e la sete non si vedrà nemmeno l’ombra? Forse il desiderio di scoprire se c’è una fantomatica via d’uscita? Ma anche no.

 

Darkwood

 

3 – Un prologo coinvolgente, per una modalità storia in sospeso

E dal punto di vista narrativo? Anche in questo caso non troverete niente di concreto ad aspettarvi, dato che al momento oltre a un prologo (davvero ben riuscito) e al primo capitolo della storia, non c’è altro. Difficile dire cosa aspettarsi. Quello che è certo è che con il suo gameplay non dettagliato unito a un contesto palesemente horror, Darkwood avrà dannatamente bisogno di una storia di livello, possibilmente capace di coinvolgere il giocatore spingendolo da una parte a non concludere anzi tempo la sua avventura, dall’altra a porsi delle domande su quello che sta avvenendo dall’altra parte dello schermo. Domande che purtroppo, al momento, hanno lasciato ogni spazio al disinteresse.

 

Darkwood

 

4 – Una singola modalità

La presenza di un’unica modalità di gioco, in assoluto, non costituisce un difetto o un limite per un (buon) titolo, a patto che al suo interno siano riscontrabili da un lato la giusta qualità, dall’altro una buona dose di varietà e “materia prima”. Ma come avrete certamente intuito, non è il caso di Darkwood.
La timida offerta di Acid Wizard prevede tre differenti gradi di difficoltà, uniti alla possibilità di disattivare il prologo (coincidente con il tutorial). Nulla di più, nulla di meno. Secondo il mio modesto parere, tenendo conto di tutti i limiti dei quali abbiamo già parlato, la situazione è a dir poco imbarazzante. Mi chiedo cosa riusciranno a inventarsi gli sviluppatori. Percorreranno la strada dell’affinamento di ciò che già è presente in gioco, oppure ripiegheranno sull’aggiunta di nuovi elementi? In tutta onestà, spero vivamente che da una parte o dall’altra qualcosa arrivi. E in fretta.

 

Darkwood

 

5 – Quale futuro?

Stando alla pagina Steam del prodotto, gli obiettivi di Acid Wizard per i prossimi mesi consistono nell’aggiunta di un nuovo capitolo (o forse più di uno) e di maggiore imprevedibilità dovuta a un  evidentemente programmato miglioramento della creazione procedurale, oltre che di un totale supporto per i controller e “un po’ più di tutto”.

In mezzo a tutta questa precarietà, due sono le cose certe: in primis l’arrivo  di un secondo capitolo, atteso nelle prossime settimane,  in secondo luogo il modus operandi degli sviluppatori, che hanno oramai abituato i loro utenti a tempistiche decisamente singolari (a fine luglio saranno due anni di Early Access), mossa che inevitabilmente ha provocato lo scontento di una minoranza degli utenti,  e il generale disinteresse della stampa di settore. Per il resto, tanti auguri.

In chiusura, a prescindere da opinioni e riflessioni di natura personale, vi inviterei a non farvi ingannare: il gioco è questo, e in tutta sincerità mi riesce difficile immaginare degli sviluppi davvero interessanti in vista di una versione 1.0. Spero vivamente di essere smentito, ma per il momento non posso che ritenere Darkwood un prodotto clamorosamente sopravvalutato e sconsigliabile alla pressoché totalità dei videogiocatori. Però, come si suol dire, “de gustibus”.

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Alberto Surano
"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.

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