Atelier Sophie: Alchemist of the Mysterious Book – Recensione

Riuscirà la nuova alchimista a conquistare i cuori degli appassionati? 

Arrivato al suo diciassettesimo episodio (sì, avete letto bene, DICIASSETTESIMO!), la saga di Atelier cambia nuovamente protagonista e ci catapulta per l’ennesima volta in un mondo colorato, pieno di sfaccettature e di quintali di materiali da dissotterrare. A questo giro, vestiremo i panni della giovane alchimista Sophie – che dà anche il nome al gioco – intenta a seguire le orme della defunta nonna e a tenere in piedi onore e business dell’atelier che le è stato lasciato in eredità. Per i più navigati, non sarà di certo una sorpresa scoprire come l’intera sceneggiatura non giri attorno a re caduti, complotti politico/religiosi, o anche già solo demoni che minano l’esistenza stessa del pianeta. Atelier Sophie: Alchemist of the Mysterious Book segue la falsariga già tracciata dai suoi predecessori e ci fa vivere un’avventura relativamente tranquilla, dolce nei ritmi quanto nei contenuti.

 

atelier sophie: alchemist of the mysterious book

 

Scalata sociale

In fin dei conti, parliamo di una ragazzina che deve fare di tutto per diventare famosa e mandare avanti la baracca, così da potersi assicurare un piatto caldo la sera. E’ un racconto di amicizia, di studio, di duro lavoro e di costanti miglioramenti, e il fatto che saremo noi in prima persona a farle raggiungere questi obiettivi appaga almeno il doppio. I personaggi – tanto nel design quanto come caratterizzazione in sé – non spiccano poi chissà quanto, e la vicenda generale potrebbe risultare soporifera a chi cerca l’azione più sfrenata (o anche già solo gli intrighi di un Final Fantasy a caso), ma è assolutamente perfetta nel suo pretendere poco, e accompagnare coerentemente quella che poi è l’anima del gameplay vero e proprio: sperimentare con l’alchimia. Chiudersi per ore e ore in casa, buttare di tutto nel calderone, provare varie combinazioni e perfezionarsi sempre più, spingendosi oltre ogni limite e creando oggetti di qualità sempre crescente ed imparando dai propri errori. Lo spirito degli Atelier è sempre stato questo, e in Atelier Sophie: Alchemist of the Mysterious Book non è cambiato di una virgola. Si “cucina” di continuo, e qualunque altra occupazione – primaria o secondaria che sia – viene svolta sempre in relazione allo studio dell’alchimia. E cuciniamo, allora!

atelier sophie: alchemist of the mysterious book

 

Teoria dello scambio equivalente

Magari chi legge non ha mai provato un capitolo di Atelier, ma chi di voi non ha mai dato neanche uno sguardo a Full Metal Alchemist? Ricordate la teoria dello scambio equivalente? Che non si ottiene nulla, senza dare nulla in cambio? Ecco, diciamo che l’utilizzo del calderone è nulla, senza i materiali giusti in nostro possesso. L’intera storia girerà attorno al nostro obiettivo di far tornare i ricordi perduti di una “amica”, e per farlo è necessario raggiungere una conoscenza dell’alchimia molto più elevata di quella umanamente conosciuta. Inutile dire che l’intero racconto ci metterà poco a trasformarsi in un mero pretesto per girare a destra e a manca alla ricerca delle materie prime più disparate, nel tentativo di salire sempre più di grado e raggiungere livelli di dimestichezza prima inimmaginabili. In Atelier Sophie non c’è quindi un vero e proprio avanzamento nelle ambientazioni, ma la semplice esplorazione di tante piccole zone di “raccolta” in cui poter reperire tutto ciò che ci serve. Anche questo potrebbe risultare in un fattore negativo, soprattutto per coloro che sono abituati a giochi di ruolo basati su dungeon consecutivi e di difficoltà crescente. Qui le zone raramente superano i due o tre caricamenti, e risultano tutte – o quasi – davvero contenute, possibili da esplorare da cima a fondo anche in meno di un minuto. L’avanzamento di Atelier Sophie, infatti, non si basa tanto sul proseguire in un’unica direzione, ma sul tornare più e più volte sui propri passi, studiando a menadito gli ambienti già conosciuti e tentando di comprendere ogni sfaccettatura del loro ecosistema. Il ciclo di progressione temporale, infatti, fa sì che materiali recuperabili e nemici cambino dipendentemente dai giorni della settimana, dall’orario, dal tempo atmosferico e così via. Atelier Sophie è sempre pieno di sorprese, e anche quando si crede di aver esaurito i segreti di una zona, ecco che spunta sempre fuori qualcosa che non ti aspetti.

 

atelier sophie: alchemist of the mysterious book

 

Un mondo che vive

Il ciclo temporale non colpisce solo le aree rurali, ma anche e soprattutto le abitudini dei concittadini di Sophie. Spesso e volentieri, infatti, capiterà di imbattersi in numerosi eventi in zone particolari della città, sempre in relazione al giorno e all’orario nelle quali le si è visitate. Questi avvenimenti extra non sono solo espedienti – spesso anche noiosetti – per farci conoscere meglio questo o quell’altro personaggio, ma soprattutto occasioni perfette per apprendere nozioni importanti su ricette particolari o azioni eseguibili in battaglia. Ora, infatti, le ricette non andranno più acquistate in luoghi appositi, ma scaturiranno dalla nostra stessa esperienza, o addirittura possono essere innescate da avvenimenti apparentemente slegati tra loro. Potrà infatti capitare di annusare un bel campo di fiori e, di conseguenza, generare l’idea per produrre qualcosa di simile, o di farsi colpire in battaglia dalla tecnica speciale di un nemico e poter quindi sviluppare un’arma correlata. I pratici promemoria sul nostro diario terranno traccia di tutte queste variabili, quindi il rischio di impantanarsi è davvero basso. Menzione particolare per le battaglie, forse un po’ meno fantasiose che in passato (classico sistema a turni, barra dell’iniziativa a lato), ma equilibrate al punto giusto – quattro i livelli di difficoltà selezionabili, interscambiabili a piacimento durante l’avventura stessa – e dinamiche come non mai. Il fatto che con l’alchimia si possano generare da zero tutti i pezzi del nostro equipaggiamento, inoltre, è un ulteriore fattore aggiunto.

 

atelier sophie: alchemist of the mysterious book

 

Si può dare di più

Graficamente, siamo di fronte ad un prodotto tutto sommato onesto. Magari ambienti e personaggi, soprattutto a livello poligonale, possono lasciare a desiderare, ma la fluidità granitica del frame-rate e la direzione artistica generale riescono a ricreare un’atmosfera sempre piacevole e colorata, capace di colmare con lo stile tutto ciò che il motore grafico – palesemente frutto di uno sviluppo low-budget – non riesce a raggiungere. Buone anche le colonne sonore, altamente orecchiabili, ma un po’ povere in numero.

 

atelier sophie: alchemist of the mysterious book

 

Concludendo…

Atelier Sophie: Alchemist of the Mysterious Book è una discreta nuova iterazione per la lunghissima saga Gust. Come sempre, soprattutto se paragonato ai predecessori, ci sono passi in avanti e non, ma nel suo complesso risulta essere comunque un’esperienza godibile e – a suo modo – rilassante. Può piacere sia ai fan di vecchia data che ai novizi, a patto che si riesca a sorvolare su un racconto non proprio incalzante e sul fatto che il backtracking, qui, è proprio la base dell’esperienza. Con la saga di Atelier, più che mai, non esistono le mezze misure: o si entra nella sua peculiare ottica e lo si ama alla follia, o lo si odia così tanto da abbandonarlo dopo poche ore, in preda a mortali spasmi di noia. Consigliato, ma con le solite riserve. Facciano particolare attenzione i non anglofoni: i dialoghi saranno anche a livello elementare, ma doppiaggio e sottotitoli sono presenti esclusivamente in inglese.

CI PIACE

– Sistema d’alchimia profondo e in parte rinnovato

– Decine di attività con cui tenersi occupati

– Combattimenti dinamici e, grazie ai settaggi di difficoltà, aperti a chiunque

NON CI PIACE

– Personaggi e trama poco interessanti

– Affidarsi quasi completamente al backtraking può risultare pesante

– Completamente in inglese

Conclusioni

Atelier Sophie: Alchemist of the Mysterious Book è una discreta nuova iterazione per la lunghissima saga Gust. Come sempre, soprattutto se paragonato ai predecessori, ci sono passi in avanti e non, ma nel suo complesso risulta essere comunque un’esperienza godibile e – a suo modo – rilassante. Può piacere sia ai fan di vecchia data che ai novizi, a patto che si riesca a sorvolare su un racconto non proprio incalzante e sul fatto che il backtracking, qui, è proprio la base dell’esperienza. Con la saga di Atelier, più che mai, non esistono le mezze misure: o si entra nella sua peculiare ottica e lo si ama alla follia, o lo si odia così tanto da abbandonarlo dopo poche ore, in preda a mortali spasmi di noia. Consigliato, ma con le solite riserve. Facciano particolare attenzione i non anglofoni; i dialoghi saranno anche a livello elementare, ma doppiaggio e sottotitoli sono presenti esclusivamente in inglese.

7Cyberludus.com
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