Comincia lo show

Uno spettacolo violento, un gioco mortale, una serie di arene affollate di bizzarri nemici, quattro “eroi” pronti a rischiare la vita per chissà quale motivo, un commentatore invasato e su di giri, telecamere dappertutto e qualche milione di telespettatori desiderosi di assistere al massacro.
In poche parole, “Forced Showdown”, titolo che segna il ritorno dei ragazzi di BetaDwarfsa tre anni dalla pubblicazione dell’originale Forced.
Col senno di poi, è impossibile non considerare il titolo del 2013 un successo quantomeno inaspettato: quanti avrebbero scommesso su oltre mezzo milione di copie vendute su Steam?

E pensare che la critica, ai tempi, era stata relativamente “tiepida”. Questa volta, avanzare una previsione sarà ancor più difficile, poiché BetaDwarfs ha deciso di rimescolare (letteralmente) le carte in tavola. Forced Showdown, infatti, è un prodotto nuovo, radicalmente diverso rispetto al titolo di tre anni fa, con il quale, oramai, i punti in comune sono rimasti davvero pochi. L’approccio co-op ha così lasciato spazio all’esperienza single player, mentre all’azione con elementi gdr e puzzle game sono subentrate le carte.

Una vera e propria rivoluzione, senza mezzi termini.

 

Forced Showdown

 

Forced Showdown: un minestrone di generi videoludici

Non è semplice “mettere per iscritto” che tipo di gioco sia Forced Showdown.
Questo perché il suo gameplay, tutto fuorché intuitivo, può essere considerato un ibrido, all’interno del quale abbiamo modo di rintracciare elementi provenienti da “mondi di gioco” assai differenti e, solitamente, ben distanti. Ecco allora una parte di azione con elementi hack and slash, quindi una punta di rpg mescolata con un gioco di carte, il tutto influenzato da forti meccaniche roguelike. Cerchiamo di fare chiarezza introducendo la principale modalità di gioco. Questa, definita genericamente “Programs”, comprende tre eventi dalla longevità e difficoltà crescente: “The Crucible”, “Frontline” e “The Grand Return”. Selezionato il primo (e inizialmente unico) evento disponibile, procederemo con la scelta del personaggio. I nostri quattro eroi, in maniera non particolarmente innovativa, rappresentano quattro differenti classi di guerrieri, in grado di offrire altrettante strategie di gioco.
Come successo con lo scenario, all’inizio del gioco la scelta sarà obbligata, e dovremo optare per quello che, indicativamente, può essere considerato un mago. Ci ritroveremo quindi sul “palcoscenico”, una specie di piattaforma fluttuante nello spazio, osservati da vicino da singolari telecamere aventi un unico obiettivo: filmare ogni nostra mossa. Siamo in TV, dopotutto, e siamo i protagonisti.
Il nostro obiettivo, in questa folle giostra, è arrivare a sfidare l’avversario che ci attende ai piani alti. Raggiungerlo, tuttavia, non sarà semplice, perché ci toccherà prima affrontare tutti gli altri sfidanti. Per dare inizio a questi duelli dovremo posizionarci su delle piattaforme di teletrasporto, ma non prima di aver valutato attentamente le variabili di ogni campo da gioco: per ogni partita, infatti, sono previste specifiche regole aggiuntive (solitamente bonus o malus) generate in maniera casuale. Un iter di gioco particolare, che con ogni probabilità comporterà sessioni relativamente longeve: lo scenario “Frontline”, per fare un esempio, prevede ben nove partite, dalla durata media di 10-15 minuti l’una.

Se pensate siano poche, considerate che in caso di sconfitta dovrete sempre ricominciare da capo.

 

Forced Showdown

 

Le sfide nell’arena: tra azione sfrenata…

Le sessioni di gioco nelle arene possono essere suddivise tra le fasi di combattimento e quelle che prevedono invece l’utilizzo delle carte. Cominciamo con le prime.
Ogni singola sfida, in primis, è suddivisa in otto livelli, otto “mani” in questo caso. Nelle prime sette dovremo vedercela con orde di nemici composte da demoni, goblin, strani macchinari da guerra, minotauri, cavalieri, maghi e chi più ne ha più ne metta. Non ci sono limiti di tempo o restrizioni particolari: l’unico modo per avanzare al round successivo coincide con l’eliminazione di tutti i nemici. Se sopravviveremo a tutti e sette gli incontri, ci scontreremo con il boss dell’arena.
Le meccaniche di combattimento, seppur semplificate in maniera tale da rendere il tutto più istintivo, veloce e dinamico, sono assimilabili a quelle degli action rpg. Ogni personaggio, ovviamente dotato di una barra degli HP, ha a disposizione un attacco standard, utilizzabile a piacimento, in aggiunta a due (o tre) abilità anch’esse a uso illimitato ma soggette a cooldown, quali per esempio potenti esplosioni, raddoppiamenti della velocità d’attacco e invincibilità momentanea. Potremo anche contare sull’aiuto di un companion (ce ne sono tre in totale), che farà di tutto per contribuire al nostro successo.
Gli scontri di Forced Showdown sono caotici e confusionari, imprevedibili e davvero divertenti. Tutto è affidato al caso, con nemici presenti in quantità e tipologia casuale, in aggiunta ad arene generate proceduralmente. Siate preparati a qualsiasi sorpresa, dunque: nemici che si sdoppiano, piattaforme che materializzano nuove mostruosità, trappole di ogni tipo, bombe velenose e palle di fuoco, in livelli sempre e comunque diversi. Qualche incertezza per quanto riguarda i boss, che personalmente ritengo tutt’altro che memorabili, poco originali e, una volta accumulata la giusta esperienza, facilmente superabili. Un dettaglio che stona parecchio se relazionato alla difficoltà generale del titolo.

 

Forced Showdown

 

…E card game

Le carte del nostro deck possono essere giocate all’inizio di ogni turno. Nel primo riceveremo un punto mana, quindi due al secondo, e così via fino all’ultimo round, durante il quale potremo contare su ben otto punti da spendere. Come avrete facilmente intuito, il mana altro non è che il “costo di giocata” di ogni singola carta.
Vi sono tre tipologie di carte: incantesimo, upgrade e “consumabile”. L’incantesimo comporta solitamente effetti generici quali l’aumento del mana e degli Hp, la possibilità di pescare carte extra o magari l’abbassamento del costo di giocata. Gli upgrade, come indica il nome, sono invece potenziamenti per il nostro personaggio, quali miglioramenti delle mosse speciali, aumento di attacco e velocità, oltre che bonus per il companion. Per quanto riguarda i “consumabili”, infine, altro non sono che oggetti utilizzabili a nostro piacimento in ognuno degli otto round.
Dal punto di vista delle regole di gioco, ogni deck deve essere composto da trenta carte, con massimo due copie di ogni singolo “esemplare”. Ovviamente, ad ognuno dei quattro eroi è assegnato un mazzo standard con il quale iniziare a giocare, tuttavia a breve potremo cominciare a personalizzare a piacimento i nostri deck: con i soldi che guadagneremo nelle arene, infatti, al costo di cento monete, avremo la possibilità di acquistare una carta casuale tra quelle dell’intera collezione. Come da tradizione per il genere TCG, ci sono tre differenti gradi di rarità: comune, rara e “suprema”.
Nel suo complesso, il gioco di carte di Forced Showdown non rappresenta certamente qualcosa di nuovo o particolarmente profondo, tuttavia è semplice e facile da padroneggiare, coinvolgente e soprattutto ben integrato con le altre meccaniche di gioco, risultato, quest’ultimo, tutto fuorché scontato data l’eterogeneità dei contenuti del prodotto di BetaDwarfs. Tuttavia, è impossibile non segnalare come questa componente del gameplay giochi in realtà un ruolo di secondo piano: ai fini della vittoria, infatti, le carte sono subordinate all’abilità del giocatore “in azione”, e se imparerete a controllare alla perfezione il vostro personaggio preferito potrete tranquillamente fare a meno di dedicare troppo tempo alla costruzione di un buon deck.

 

Forced Showdown

 

Con un pizzico di roguelike

All’interno di questo minestrone di generi, è la componente roguelike a costituire le fondamenta dell’esperienza targata BetaDwarfs. Dobbiamo infatti tenere conto che alla suddetta modalità “Programs” va ad aggiungersene un’altra soltanto, consistente in quelle che possiamo considerare delle “sfide del giorno”, con tanto di classifiche. Trattasi di una modalità dimenticabile e già vista, che difficilmente riuscirà ad attirare la vostra attenzione. Nel complesso, dunque, non stiamo certamente parlando di una palette di features di tutto rispetto.

Eppure, quanto a varietà, Forced Showdown riesce tranquillamente a strappare un’abbondante sufficienza, e ciò avviene proprio grazie all’elevata quantità di dettagli volutamente “lasciati al caso”: queste numerosissime piccole variabili di gioco (regole, nemici, boss e tipologia di arena), sommate, sapranno non farvi pesare i numerosi tentativi che la vostra scalata al successo inevitabilmente richiederà. Una saggia implementazione: l’inserimento di sfide “fisse” con nemici anch’essi prestabiliti avrebbe minato il gameplay in maniera fatale, spalancando così le porte alla noia.

 

Forced Showdown

 

Concludendo…

Dopo aver analizzato una ad una le differenti componenti del gameplay di Forced Showdown, mi sento di dire che il nuovo prodotto di casa BetaDwarfs non eccelle in nessuna di queste. Tuttavia, a contare veramente è l’alchimia venutasi a creare, capace di fornirci un videogioco sorprendentemente divertente e, per lo meno nelle prime 10-15 ore di gioco, incredibilmente additivo. Assai gradevole (nella sua semplicità) anche il gioco di carte, che seppur limitato a un ruolo di seconda fascia si dimostra in grado di offrire un mare di possibili strategie di gioco attraverso le quali affrontare una difficoltà da non prendere troppo alla leggera. La vera debolezza del titolo risiede nelle sue features di gioco, troppo limitate e incapaci di mantenere integro l’appeal del giocatore dopo un paio di decine di ore, proprio il tempo che, all’incirca, impiegherete per superare i tre programmi disponibili. Una volta portata a termine questa non semplice impresa, infatti, difficilmente deciderete di continuare a giocare: il completamento di tutte le quest, l’acquisto di nuove carte e la suddetta modalità “sfide del giorno” non costituiranno (probabilmente) motivazioni sufficienti per portare avanti la vostra esperienza di gioco. Indipendentemente da ciò, è indubbio che in relazione al prezzo proposto la longevità di Forced Showdown non possa che essere valutata positivamente, tuttavia, è anche vero che con qualche contenuto in più il risultato sarebbe stato parecchio diverso. Confidiamo in aggiornamenti futuri.

CI PIACE

– Azione, roguelike, action RPG e card game. Tutto ben mescolato per un gameplay riuscito, divertente e coinvolgente.
– Moltissime carte da collezionare, con la possibilità di creare mazzi personalizzati.
– Buona varietà di gioco grazie alle meccaniche roguelike.
– Difficoltà adeguata: terminare le tre campagne vi darà del filo da torcere.

NON CI PIACE

– Solo tre “programs”.
– Il “peso” delle carte è indubbiamente subordinato all’abilità del giocatore “in azione”.
– Perde tantissimo sulla distanza, dopo una ventina di ore.
– Povero di modalità.

Conclusioni

Dopo aver analizzato una ad una le differenti componenti del gameplay di Forced Showdown, mi sento di dire che il nuovo prodotto di casa BetaDwarfs non eccelle in nessuna di queste. Tuttavia, quello che conta veramente è l’alchimia venutasi a creare, capace di fornirci un videogioco sorprendentemente divertente e, per lo meno nelle prime 10-15 ore di gioco, incredibilmente additivo.

7.4Cyberludus.com
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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.

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