Pillars of Eternity The White March Part II – Recensione

The White March – Icewind Dale of Eternity

Rivoluzione e nostalgia. Questi sono i due termini che possiamo adoperare per descrivere il ritorno sulla piazza di un genere che ha fatto la gioia dei giocatori PC all’inizio del nuovo millennio, ovvero il gdr di stampo occidentale, nella sua accezione più classica e – ribadiamolo pure – nostalgica. Pillars of Eternity ha dimostrato di possedere tutti quegli elementi che hanno appassionato gli amanti di Baldur’s Gate. Non importa che siano passati una dozzina di anni e il mercato dei videogiochi si sia evoluto ed abbia esplorato nuove strade, i giocatori dei buoni e vecchi giochi di ruolo non sono scomparsi; sono rimasti per tutto questo tempo in attesa di nuove avventure. Lo straordinario successo del progetto Kickstarter di Obsidian ci permette oggi di parlare di un gioco di ruolo con una buona storia, intricate sottotrame, dialoghi ben costruiti, migliaia di mostri da abbattere e altrettanti tesori da scoprire.
Se la prima parte di The White March si è rivelata un po’ sottotono e priva del mordente che aveva caratterizzato la storia principale, questa seconda parte chiude il cerchio e risolve tutte le trame lasciate in sospeso.

White March II

 

Ricapitolando…

Le vicende narrate nella prima parte di Pillars of Eternity: The White March, si sono svolte parallelamente alla storia originale, lasciandoci liberi di recarci nelle distese nevose di Biancamarca in qualunque momento della trama originale. Dopo aver salvato gli abitanti di Stalwart dall’assedio degli Ogre, siamo stati coinvolti – in maniera alquanto forzata e sconnessa dalla storia principale – nella ricerca della chiave per entrare nella Batteria di Durgan, un’antica miniera dei nani dove un tempo veniva estratto e forgiato l’acciaio di Durgan, una risorsa con la quale i cittadini di Stalwart prosperavano e reggevano alto il vessillo dei propri soldati. La prima parte si è conclusa con la scoperta dell’antico cantico che permetteva di aprire l’accesso verso la miniera e la conseguente riapertura dell’antica forgia nascosta tra le montagne. Accolti come eroi nella città di Stalwart, la situazione è sembrata essere ritornata alla normalità.

Ma si sa che gli eroi non possono godere neppure di un attimo di riposo.

White March II

 

Dream of War

L’espansione White March Part 2 si apre con una visione da parte del nostro personaggio principale: un misterioso esercito proveniente dalle montagne sta marciando verso la Biancamarca e i territori di tutto il Drywood a Nord del villaggio di Stalwart sono in pericolo. L’avanzata dell’esercito è accompagnata dal frastuono di centinaia di tamburi che causano un terribile terremoto e provocano una frana che si abbatte sul villaggio. Neppure la Fortezza di Caed Nua e l’impenetrabile Batteria di Durgan sembrano essere luoghi sicuri dentro i quale rifugiarsi per combattere l’implacabile armata.
Per fugare ogni dubbio sull’effettiva veridicità di quella che pare essere una terribile premonizione, il nostro eroe fa ritorno al villaggio. Il clima appare festoso, decisamente più rilassato rispetto a quando abbiamo messo piede nel villaggio la prima volta. Dopo la riattivazione della Batteria di Durgan, infatti, la regione si è nuovamente popolata di minatori e commercianti provenienti da ogni parte di Eora. Ben presto, però, scopriamo che i suoi abitanti sono minacciati da un esercito di mercenari proveniente da Readcerans, meglio conosciuto come il Flagello di Ferro, che sembra dirigersi verso la forgia. Vista l’incapacità cronica di questa popolazione nel risolvere una qualunque minaccia, il nostro gruppo – già osannato come salvatore della patria –  si accollerà anche quest’onere. Considerando anche il fatto che gli avvenimenti in questione sono molto simili a quelli visti in sogno, il nostro Osservatore non esiterà un attimo prima di rituffarsi nell’avventura.
Seguendo gli indizi raccolti, il primo passo è quello di ritrovare la spedizione diplomatica inviata da Stalwart al fine di conciliare i rapporti con il Flagello e risolvere la situazione. Una volta raggiunto il forte nel quale si è accampato l’esercito, scopriamo che Adaryc, il comandante, ha avuto la nostra stessa visione e ha successivamente imprigionato i membri della spedizione. Tra essi si celava infatti una seguace di Ondra che, prima di togliersi la vita, aveva farneticato qualcosa sulle future mosse del fantomatico esercito della visione. Una volta ispezionata la sua anima, scopriamo che gli adoratori di Ondra stanno tramando qualcosa e che l’Abbazia della Luna Cadente è l’unico luogo che ci può aiutare a far luce sulla vicenda. Da questo momento in poi, una fitta sequenza di eventi travolgerà i nostri personaggi che, tra rivelazioni importanti, scelte cruciali, influenze delle divinità sul mondo di Eora e una serie di trame secondarie, sarà nuovamente impegnato nei territori di Biancamarca.

White March II

 

Gran Finale

La trama che si sviluppa per tutta la seconda parte di White March si conferma solida e profonda, e riprende in pieno lo stile che ha caratterizzato Pillars of Eternity. Nell’espansione ritroviamo infatti le sequenze scriptate, i colpi di scena, i nemici sempre più imponenti e i numerosi luoghi da esplorare che hanno caratterizzato il gioco originale. In questo secondo capitolo di White March fa la sua comparsa un nuovo personaggio, un barbaro di nome Maneha, sei nuove zone da esplorare e una manciata di armi uniche e oggetti per rimpolpare il nostro equipaggiamento. Il cambiamento più importante è rappresentato senza dubbio dall’introduzione degli incantesimi rapidi che possono essere lanciati una volta per ogni incontro da incantatori, maghi, druidi, sacerdoti, etc., senza occupare gli slot del grimorio principale. Se questa aggiunta può sembrare una semplificazione del gameplay atta ad aiutare i giocatori, ma i primi combattimenti smentiscono immediatamente questa impressione. La difficoltà degli scontri è rimasta grosso modo inalterata, con una percepibile tendenza al “rialzo” in alcuni frangenti. L’intelligenza artificiale si comporta decisamente bene e i nemici non sembrano guidati da un’unica strategia d’attacco, ma riescono ad adattarsi ad ogni situazione scegliendo, ad esempio, potenti magie ad area oppure colpi mortali diretti ai membri più deboli del nostro gruppo. L’IA è stata migliorata anche per quanto riguarda la gestione automatica del nostro gruppo e, sebbene il comportamento dei compagni non risulti sempre eccelso, il sistema fornisce un buon aiuto nell’impostare le azioni base dei membri del gruppo. Nonostante il buon supporto ad una gestione automatizzata dei personaggi, la pausa tattica mantiene il suo ruolo cruciale in ogni combattimento. Difatti, le decisioni riguardanti la scelta delle magie, delle cure e dei nemici da eliminare restano ad appannaggio del giocatore.
Le missioni secondarie risultano meno noiose delle precedenti, e comprendono semplici incarichi nelle terre tra la Batteria di Durgan, Stalwart e le nuove zone come la Conca di Pietrabianca. Il ritrovamento, ad esempio, di uno scritto nel primo capitolo riguardante il progetto di un nuovo dispositivo in grado di rilevare la presenza di minerali, viene sviluppato come missione secondaria in questa espansione, mettendoci in contatto con lo studioso autore degli scritti. Nell’esplorazione per il ritrovamento dei minerali rari ci imbatteremo in gruppi di creature che tenteranno di ostacolarci con ogni mezzo. Con una difficoltà sempre maggiore, tenderemo a sprecare presto tutte le magie e le abilità speciali dei personaggi, ed è per questa ragione che Obsidian ha aggiunto la possibilità di ricevere i bonus riservati alle soste a Caed Nua anche riposando al di fuori della fortezza.
La qualità grafica del titolo e le atmosfere fantasy create da Obsidian rimangono ovviamente su altissimi livelli: le ambientazioni introdotte in questa espansione possiedono il giusto “feel” che permette al giocatore di immedesimarsi nelle vicende di Eora. La qualità delle tracce audio, infine, aggiunge la lode al voto di eccellenza per un titolo piacevole da giocare come non se ne vedevano da tempo.

White March II

 

Concludendo…

Pillars of Eternity ha offerto agli appassionati un graditissimo ritorno alle gloriose fondamenta poste al genere da giochi come Barldur’s Gate e Icewind Dale. Obsidian ha presentato un gdr di sicuro appeal per tutti gli appassionati, sia sul versante videoludico che cartaceo del “ruolare”. Pillars of Eternity: The White March – Part 2 prosegue su questa strada, proponendo una narrazione solida e ricca di colpi di scena. A differenza del primo capitolo, l’attenzione si concentra maggiormente sulla storia e meno sui combattimenti, offrendo sottotrame interessanti e una degna conclusione della vicenda di Biancamarca. L’eccellente risultato finale, dunque, permette di immedesimarsi fino alle orecchie nelle fantastiche ambientazioni del mondo di Eora, regalando decine e decine di ore di divertimento.

 

CI PIACE

– Nuovi compagni, nuove zone da esplorare e nuove avventure.
– Consigliato ai nostalgici di Icewind Dale e della saga di Baldur’s Gate.
– Capitolo più dinamico e immersivo del primo.
– Continuo supporto degli sviluppatori.

NON CI PIACE

– La storia slegata dagli eventi principali del gioco non permette un’immersione e un interesse paragonabili al gioco principale.
– Combattimenti a volte caotici
– Permangono alcuni problemi di pathfinding.

Conclusioni

Pillars of Eternity ha offerto agli appassionati un fortunato ritorno ai gloriosi cardini del genere come Barldur’s Gate e Icewind Dale, presentando un gdr di sicuro appeal a tutti gli amanti del genere sia dal versante videoludico che cartaceo. Pillars of Eternity: The White March – Part 2 prosegue su questa strada, proponendo un’ambientazione solida e ricca di colpi di scena. A differenza del primo capitolo, l’azione si concentra maggiormente sulla trama e meno sui combattimenti, offrendo sotto trame interessanti e una degna conclusione della vicenda.

8.5Cyberludus.com
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