Party Hard – Recensione

Party Hard

Assassini seriali a 8-bit

Party Hard nasce dall’idea di un piccolo studio di sviluppo ucraino sulla scia del recente ritorno allo stile “pixelloso” che ha reso unica la generazione dei giochi anni ’90. La qualità di titoli come Hotline Miami, Broforce, Retro City Rampage e Titan Soul rappresenta la conferma che l’essenza del videogioco non risiede certo in un comparto grafico iperrealistico, ma nasce dal divertimento e dal coinvolgimento offerto agli utenti.
Il plot del gioco è molto semplice, e mette il giocatore di fronte ad una situazione di vita quotidiana piuttosto comune. Sono le tre del mattino, e i rumori che provengono dalla festa organizzata dal vicino di turno ti tengono sveglio malgrado il giorno dopo ti aspetti una dura giornata di lavoro. Il primo istinto è quello di recarti al party e mettere fine alla festa uccidendo tutti i presenti, per poi tornare a letto e goderti un sonno tranquillo. Ecco, nel caso del protagonista di Party Hard questo istinto si traduce in un piano di sterminio ben preciso e puntualmente messo in atto – sempre che il giocatore riesca a non farsi “beccare”. In un primo momento l’incipit di Party Hard potrebbe sembrare truculento e diseducativo, ma sappiamo bene che la realtà è differente dalla fantasia, e il gioco sviluppato da Pinokl Games non si prende certo sul serio, ma piuttosto rende simpatica e divertente una di quelle situazioni in cui ognuno di noi si è trovato almeno una volta.

Party Hard

 

Criminal Minds

Il gioco offre una visuale isometrica in cui è possibile controllare un personaggio tanto ossessionato dal baccano dei vicini di casa, da non pensare neanche lontanamente alla possibilità di chiamare la polizia per lamentarsi, no, per il Masked Killer l’unico modo per porre fine all’odioso rumore è un bel massacro. Così, coltello alla mano, si reca baldanzoso alla festa e comincia ad eliminare gli invitati uno per uno, nei modi più ingegnosi che il giocatore può concepire. Sì, perché nel momento in cui si prende il controllo dell’alter-ego “pixelloso”, davanti al giocatore si apre un ampio ventaglio di possibilità per eliminare gli invitati, tutte legate all’interazione con gli oggetti presenti nella scena di ognuno dei dodici livelli del gioco. I metodi sono spesso elaborati e molto divertenti da osservare: far esplodere le casse della pista da ballo, spingere la gente giù da uno yacht in un mare pullulante di squali, scaraventare i malcapitati dalla finestra, avvelenare le bevande del buffet, incendiare una stanza mentre lo sbronzo di turno dorme beatamente nel letto, saranno tutti espedienti utili a riottenere il tanto desiderato silenzio. E questi sono soltanto alcuni esempi del tratto caratterizzante il gameplay di Party Hard, ovvero l’omicidio in tutte le sue forme.
Le uccisioni iniziano tra le strade di una non precisata metropoli, per poi spostarsi da una costa all’altra degli Stati Uniti, passando per una festa sul tetto di un grattacielo, in una discoteca, su uno yacht, fino a party più fantasiosi come quello infestato dagli zombie, quello su una navetta spaziale o all’interno di uno scenario post-apocalittico.
Come è evidente dalle differenti location in cui si sviluppa il gioco, la varietà non manca e il giocatore si trova sempre a poter approfittare di una gamma di possibilità assassine decisamente soddisfacente. Se da un lato l’omicidio di massa è – di fatto – l’unico traguardo del gioco, a prescindere dai mezzi utilizzati, dall’altro bisognerà sempre evitare di essere colti in flagrante da qualche testimone, dato che basterà una telefonata per ritrovarsi braccati dalla polizia. Una volta che la volante giunge sul luogo del crimine, sfuggire al lungo braccio della legge ed evitare il game over diventa piuttosto difficile. Per questa ragione è necessario agire il meno possibile d’istinto, e pianificare con astuzia ogni esecuzione al fine di evitare di essere scoperti e finire al fresco. Dopo aver ucciso qualcuno, è quindi consigliabile fare il possibile per disfarsi del corpo perché, come si suol dire, “niente cadavere, niente reato”. Anche in questo caso le opzioni a disposizione del giocatore sono alquanto fantasiose e creative: è possibile nascondere i corpi in cassonetti della spazzatura, in tombini fognari, in covoni di fieno, e perfino tra le bottiglie di un frigo bar.

Party Hard

 

CSI: Scena del crimine

Gli scenari di Party Hard vengono mostrati per intero su schermo attraverso una visuale isometrica fissa, e sono generati in maniera semi-procedurale. Questo significa che, sebbene la struttura “topografica” dei livelli rimanga sempre la stessa, buona parte degli oggetti mortali e dei festaioli presenti nei vari scenari cambierà ad ogni partita, garantendo una buona dose di rigiocabilità al tutto.
L’uccisione degli ultimi partecipanti al party metterà a dura prova la pazienza del giocatore. Bisognerà infatti attendere il momento giusto per colpire, dopo aver studiato i movimenti più frequenti degli ultimi, ancora per poco, sopravvissuti. Nella fase iniziale di alcune partite ci ritroveremo con una valigetta contenente power-up come una granata fumogena, candelotti di dinamite o un semplice cambio di vestiti per potersi confondere nella folla all’arrivo della polizia. Alcuni di questi potenziamenti sono ovviamente più utili di altri, e ci permetteranno di uccidere un gran numero di persone senza sudare troppo, ma, come spesso succede, dovremo fare i conti con il rovescio della medaglia: l’arrivo degli SWAT. Gli uomini di questa squadra speciale renderanno infatti quasi impossibile portare a termine il livello.
Il sistema di gioco risulta piuttosto intuitivo, e già dopo i primi due livelli la meccanica cardinale di Party Hard risulta ben chiara: la parola chiave di un buon massacro è la mimetizzazione. Far apparire gli omicidi come incidenti, sfruttando i vari malfunzionamenti degli oggetti presenti nello scenario, vi permetterà di procedere indisturbati fino al termine dell’ecatombe, che culminerà in un bel balletto in solitaria al centro del livello. In un certo senso potremmo definire Party Hard come un gioco sandbox, poiché la libertà di movimento e le strade da intraprendere per portare a termine i livelli sono lasciati alla fantasia e alle capacità del giocatore. Allo stesso tempo, però, è necessario reagire rapidamente quando necessario, soprattutto nelle occasioni in cui il nostro assassino si troverà a fronteggiare l’assalto della squadra SWAT.
La strategia ricopre, dunque, un ruolo di cruciale importanza. Bisogna essere pazienti nello studiare a fondo ogni situazione, e scegliere poi il momento giusto per evitare scomodi testimoni. Buttarsi a capofitto accoltellando frettolosamente persone a destra e sinistra non è una strategia che paga, sebbene completare il livello impiegando poco tempo e registrando serie di combo permette di ottenere punteggi più alti. Come già detto, un’attenta pianificazione è la chiave del successo, meglio se accoppiata ad una rapida esecuzione.

Party Hard

 

Cold Case

Party Hard ha uno stile visivo 8-bit che sa tanto di vecchia scuola, quella – per intenderci – delle sale giochi e delle console degli anni ‘90. Nonostante i pochi dettagli grafici dei modelli di scenari e personaggi, tipici di questo genere di produzioni, le animazioni e il comportamento di ogni singolo personaggio mettono in mostra l’ottimo lavoro svolto dai ragazzi di Pinokl Games. Non possiamo però dirci entusiasti della realizzazione tecnica e dell’intelligenza artificiale di un gioco che viene venduto sugli store a 12,89 €. L’IA, infatti, mostra lacune significative nei momenti in cui la polizia insegue il giocatore. Superato un breve lasso di tempo, il poliziotto all’inseguimento si fermerà a pochi metri di distanza dall’assassino, e quindi abbandonerà la caccia senza alcuna ragione logica. Buona invece la colonna sonora elettronica, che offre melodie sempre adatte allo scenario in corso, ripetute in loop -in maniera indolore – fino al termine dello stesso.

Party Hard

 

Concludendo…

Party Hard è un titolo molto semplice e divertente che, purtroppo, tende a diventare piuttosto ripetitivo dopo qualche partita. L’idea del gioco è molto originale e viene rappresentata attraverso l’utilizzo di un’ottima grafica 8-bit. Qualche bug di troppo e l’assenza di altre modalità di gioco oltre alla principale – decisamente breve – minano però la buona riuscita del titolo.

CI PIACE

– Idea originale

– Grafica 8bit piacevole

NON CI PIACE

– Gameplay macchinoso

– Gamepad obbligatorio

– Scarsa longevità

– Assenza di multiplayer

Conclusioni

Party Hard è un titolo molto semplice e divertente che, purtroppo, diventa piuttosto ripetitivo dopo qualche partita. L’idea del gioco è molto originale e viene rappresentata attraverso l’utilizzo di un’ottima grafica 8-bit. Qualche bug e l’assenza di altre modalità di gioco, uniti alla breve durata dell’unica modalità di gioco disponibile, vanificano la buona riuscita del titolo.

6.2Cyberludus.com
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