Darkest Dungeon: un gothic roguelike che vi farà uscire di testa

Red Hook Studios, giovane team indipendente nato nel 2013, ci propone la sua opera prima: Darkest Dungeon, un interessante RPG roguelike in 2D con combattimento a turni. Un titolo per molti versi crudele, in grado di scoraggiare, sin da subito, una fetta consistente della platea dei videogiocatori.  Darkest Dungeon è un gioco di ruolo profondo, caratterizzato da dinamiche complesse che richiedono elevata concentrazione, oltre a una notevole dose di pazienza.
Si potrebbe in effetti parlare di orrore, ma di orrore vero (e non riferendosi solamente al mood e all’ambientazione), di quello a cui solo i gamer più impavidi possono resistere.

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La psicologia del combattimento

Darkest Dungeon è un gioco di ruolo strategico a scorrimento laterale, pertanto passeremo gran parte del tempo a condurre il nostro gruppo di anime perse verso sinistra o verso destra, passando da una stanza all’altra di un oscuro dungeon. Questa dinamica apparentemente lineare rappresenta però una lenta discesa verso la tenebra più feroce, verso la macabra follia di un luogo colmo di minacce e verso quel “dungeon più oscuro” che non lascerà alcuno scampo ai membri del nostro gruppo, destinato a conoscere la morte ancora e ancora e ancora. Nella schermata di gioco è presente una mini mappa, posizionata in basso a destra, che ci permette di orientarci facilmente all’interno del dungeon del momento, evidenziando le stanze da visitare e quelle già completate.

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Il lato più interessante del gameplay (ergo il suo punto forte) è rappresentato da quella che si potrebbe definire “psicologia del combattimento”. Ogni sfida, oltre a infliggere danni fisici ai personaggi, potrà danneggiarli in maniera non indifferente anche a livello morale, mentale e psicologico. Ogni personaggio, poi, avendo una propria individualità netta e distinta da tutti i restanti membri del gruppo, reagirà diversamente di fronte a visioni di scheletri o demoni lungo la strada, così come alla “prova del fuoco” durante combattimenti. Il vero focus del gioco è quindi sulle reazioni di ogni singolo eroe durante la sua discesa verso gli inferi, e non sarà infrequente trovarsi con combattenti colti dalla pazzia durante una missione, o bisognosi di cure di diverso genere per liberarsi da malus, malattie e lesioni riportate nel corso delle numerose lotte. Un’altra meccanica importante è quella relativa alle “afflizioni” che colpiranno i vari personaggi nel corso delle avventure. Si tratta di status alterati di diverso tipo che possono portare conseguenze momentanee, prolungate o anche permanenti, e che si manifestano tanto come malus quanto come bonus, determinando quindi svantaggi o vantaggi durante il gameplay (o anche entrambe le cose contemporaneamente).

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L’infame ciliegina su questa torta di cattiveria è rappresentata dal sistema di morte permanente incluso nel gioco: una volta deceduto, un personaggio non potrà essere né resuscitato, né curato, costringendoci a rimpolpare la nostra squadra con un nuovo eroe che, ovviamente, partirà da zero. Per evitare di sfondare la quarta parete ed impazzire noi stessi, dovremo quindi pianificare ogni mossa, imparando le giuste tattiche e seguendo il classico metodo “trial and error”: più saranno le sconfitte (e saranno una marea, ve lo assicuriamo), più impareremo dai nostri errori e assimileremo informazioni che ci aiuteranno – si spera – a fare meglio la volta successiva.

Momenti (rari) di pace

Tra una discesa e l’altra nei dungeon, avremo modo di visitare la città di Hamlet, hub del gioco e luogo di ristoro per i nostri miserabili eroi. La gotica Hamlet si compone di diversi edifici, ognuno dei quali avrà funzioni specifiche, utili a migliorare lo status del gruppo, potenziarne i membri o sostituirne i caduti. Tra i servizi disponibili abbiamo un bordello (per alleviare lo stress degli eroi), un Sanatorium (per curare i vari malus), un negozio (per fare incetta di provviste utili), un ufficio reclutamento (per far entrare in squadra nuovi combattenti) e tanti altri ancora, sbloccabili e potenziabili con l’avanzamento nel gioco.

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Un’indubbia, spiccata personalità

Darkest Dungeon è un titolo indubbiamente pieno di personalità, che emerge prepotentemente in tutte le sfaccettature dell’opera di Red Hook Studios. L’elemento che salta subito all’occhio – e che regala erezioni videoludiche sin dalle prime battute – è sicuramente la qualità della direzione artistica e il particolare stile grafico del gioco. Su questo fronte, i ragazzi di Red Hook Studios hanno fatto un lavoro eccellente e il risultato finale è un mélange interessante, che unisce uno stile comic-gotico dalle tinte dark a forti influenze lovecraftiane.

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I colori predominanti sono, prevedibilmente, quelli scuri, mentre le linee dei modelli dei personaggi sono tonde e morbide, quasi in opposizione a quelle delle ambientazioni, macabre, opprimenti, marce e dark che più dark non si può. Parlando brevemente del lato sonoro, merita una menzione speciale la voce narrante che ci accompagnerà nel corso delle nostre disavventure in Darkest Dungeon, un nostro antenato dotato di una vocalità spiccatamente baritonale e perentoria, perfetta per alimentare la sensazione di disagio e oppressione che caratterizza l’esperienza (il gioco è sostanzialmente l’incarnazione videoludica dell’ansia).

Concludendo…

Darkest Dungeon è un piccola perla RPG sui generis. Indubbiamente difficile – molto al di sopra della media di genere -, il titolo Red Hook Studios può essere fruito agevolmente solo da menti preparate alla follia di un gameplay ansiogeno e persino frustrante, che necessita di dosi generose di pazienza (tutte doti che il nostro redattore non ha mostrato durante la video-prova dell’alpha). Se riuscirete a sopportare lo stato di continua tensione imposto dal gioco, vi troverete a godere di uno dei titoli più originali degli ultimi tempi, caratterizzato da un forte focus sulle dinamiche “interiori” di un gruppo di avventurieri alle prese con orrori da incubo.

CI PIACE

Il gioco ideale per mettere alla prova le proprie capacità da videogiocatore di ruolo. L’avventura è dura, ma le soddisfazioni possono essere veramente tante.

NON CI PIACE

Stia lontano da questo titolo chiunque odi la sfida ed il game over facile: si potrebbe pentire dell’acquisto e distruggere qualcosa nel frattempo!

Conclusioni

I fan del genere roguelike troveranno in Darkest Dungeon pane per i loro denti. Per tutti gli altri, può essere comunque una piacevole sorpresa per uscire fuori dai propri canoni di genere, oltre che per apprezzare una qualità artistica veramente fuori dal comune.

8Cyberludus.com
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Giocatrice tendenzialmente onnivora, nonostante la sua fede primaria rimanga il survival horror classico, avendo trovato la sua dimensione nutrendosi di pane, ansia e Silent Hill. Il suo campo di competenza è l’indie game e l’horror e perde sudore e fatica nell’analisi del lato artistico e, spesso, poetico del videogioco.

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