Monster Hunter 4 Ultimate – Speciale

Nel corso degli anni ho posseduto qualcosa come 20 – 25 console diverse, tra macchine da salotto, handheld, riedizioni più o meno “slim” e costosissime versioni limitate.

Prendetela come una confessione tipo “circoletto dell’autoaiuto”, genere “gruppo di sostegno per dipendenze gravi”, di quelli dove all’inizio ti alzi in piedi, dici il tuo nome, il tuo problema, e la gente ti saluta in coro e magari applaude pure. Quando scrivo cose di questo tipo mi viene sempre in mente il Bruce Willis de “Il colore della notte” che, tra l’altro, è pure una discreta cagata, ma comunque… .

Tra le maglie voluttuose di quest’orgia di silicio e sperpero pecuniario, una sola è la console destinata ad occupare per sempre un posto speciale del mio cuore di nerd. Parlo della mitica PlayStation 2 Slim, la piccolina, l’indiscussa regina del salotto nel primo decennio degli anni duemila. Il motivo di questa – tutto sommato – discutibile affinità elettiva è imputabile al ruolo di spartiacque che la piccolina di casa Sony rivestì nella mia carriera di console gamer – transitoriamente – imberbe.

PlayStation 2 Slim ebbe infatti l’incommensurabile onore di introdurre la mia – già socialmente problematica – persona al fantastico mondo dell’online gaming. A quel tempo avevo già in casa la sua gemella sovrappeso, ma l’irreperibilità del Network Adapter nei negozi nostrani mi rendeva impossibile godere appieno di quello che, da lì in poi, sarebbe diventato uno dei miei giochi feticcio: Monster Hunter.

Nel corso degli anni, la saga di casa Capcom ha assunto la pessima abitudine di costringermi (scarichiamo ‘sto barile, va) all’acquisto di un numero consistente di console, con l’unico obiettivo – peraltro dichiarato – di prendere e spremere fino al midollo l’ultimo capitolo della serie. Neanche la parziale castrazione del comparto multigiocatore delle versioni handheld di Sony e Nintendo, limitate al multiplayer “di prossimità”, riuscì ad inibire in alcun modo la mia fascinazione per il franchise, tutt’altro. Le sessioni in remoto vennero semplicemente sostituite da accanite battute di caccia da salotto, organizzate con anime affini a foggia di baccanali videoludici, tra gridolini di terrore, urla animalesche, imprecazioni anticlericali di un certo livello e un minimo di 5 litri di Best Brau pro capite.

Inutile dire che l’efficienza venatoria del gruppo tendeva a calare vistosamente con l’aumentare del quantitativo di luppolo nel sangue.

Sofismi alcolici a parte, devo confessarvi – lacrimuccia di nostalgia – che la saga di Monster Hunter, con il suo gameplay profondo e impegnativo, mi ha insegnato tantissimo. La pazienza, tanto per cominciare, ovvero la capacità di pianificare l’azione e attendere il momento giusto per metterla in atto, adattando l’equipaggiamento del momento alle specifiche necessità della missione. Una cosa che, tra l’altro, nel mio caso è un raggiungimento mica da ridere. Considerate che il mio precedente concetto di pianificazione strategica includeva il fiondarsi sul nemico, spesso vestito con approssimazioni di nudità, agitando oggetti puntuti al grido di “Leeeeroy Jenkins!”. La capacità di giocare in gruppo, di coordinarsi, di comunicare e di agire sincronicamente, rappresenta un’altra delle abilità sviluppate, faticosamente, grazie alla saga di Monster Hunter.

Monster Hunter 4 Ultimate rappresenta la perfetta culminazione di un viaggio iniziatico partito 11 anni fa nel villaggio sperduto di Kokoto, l’ultimo atto di una storia costellata di momenti di gloria e improperi da detenzione preventiva. Perché Monster Hunter 4 Ultimate è, in assoluto, il miglior capitolo della serie, nonché uno dei migliori giochi attualmente disponibili per la console portatile di casa Nintendo? Semplicemente perché l’ultima iterazione della saga di Capcom rappresenta, a tutti gli effetti, la “forma finale” di quella formula che, due lustri or sono, animava i miei (e i vostri, spero) pomeriggi irresponsabilmente alcolici. Tutti gli elementi classici del gameplay sono lì, tra quantità infinite di oggetti craftabili, migliaia di combinazioni di equipaggiamento e abilità, e mostri animanti da un’intelligenza artificiale “efficiente” che su handheld non conosce rivali.

Alla dotazione “standard” della serie si aggiunge poi una manciata di caratteristiche nuove che ben riescono nella difficile impresa di mantenere la formula “fresca”, lasciandone però inalterati i capisaldi. Non sono però le nuove armi (spada-ascia caricata e falcione insetto sono due aggiunte grandiose) a fare di MH4U il capolavoro che è, né la possibilità di saltare in groppa ai mostri o di combattere in arrampicata in perfetto stile “piratesco”, no, sono due le caratteristiche che rendono questo capitolo, in assoluto, il migliore mai uscito.

Partiamo con quello più ovvio: l’online gaming.

MH4U eredita infatti dalle versioni da salotto la possibilità di unirsi ad altri giocatori in giro per il mondo, in battute di caccia “internazionali” assolutamente prive, connessione permettendo, di qualsivoglia problema di latenza o sincronia. Unirsi ad un gruppo di quattro cacciatori è questione di secondi e tutto funziona alla perfezione, anche se continuo a trovare ingiustificabile la scelta, dichiaratamente “politica”, di Nintendo di impedire la comunicazione vocale tra i giocatori. Niente di drammaticamente incapacitante, badate, ma avrei comunque gradito un ritorno alle origini “cameratesche” (leggasi ad alto tasso di volgarità) della mia carriera di cacciatore.

Il secondo punto d’eccellenza di questo MH4U è la storia.

Risate di scherno. No, dico veramente.

Questo ultimo capitolo ha finalmente una storia… beh, sensata, di quelle che ti spingono a chiederti “ma dove diamine vogliono andare a parare costoro?”.

Considerando come, e quanto, la formula di gioco sia indissolubilmente legata a quantitativi epocali di grinding e ripetizione, l’introduzione di un impianto narrativo “motivante” rappresenta un’aggiunta di una certa rilevanza, in grado di cadenzare piacevolmente l’azione venatoria, dando un senso al gioco in singolo. Oh ragazzi, non vi aspettate svolte drammatiche o sottotrame moralmente ambigue, voglio dire, siete comunque un tizioa la cui principale occupazione è quella di agitare un’arma gigante in faccia a una specie di lucertolone troppo cresciuto. Se non altro ora il motivo del nostro incauto avventurarci finisce col divergere, saltuariamente, dal semplice “hey, ti massacro perché mi serve l’osso del tuo membro per forgiare i miei pugnali, ahem… volevo dire, ti sconfiggerò perché la tua presenza turba il sonno del cugino del podestà locale”. Probabilmente, a qualche ora dall’inizio della caccia, sentirete, come nel caso del sottoscritto, la necessità imperativa di darvi alla caccia online, mettendo in limbo le avventure single player.

Il mio consiglio è comunque quello di dare una possibilità alla campagna, per almeno un paio di ottimi motivi.

1 – Ne vale la pena.

2 – Vogliamo (plurale maiestatis, più che altro) che Capcom, incoraggiata dal feedback positivo, continui a lavorare su questo versante della produzione.

Tra l’altro, a dirla tutta, è probabile che gli schermi dei vostri 3DS non abbiamo mai visto un livello di dettaglio e di ricchezza grafica paragonabile a quello dell’ultima fatica di casa Capcom.

Veramente. È una gioia per gli occhi.

La morale di tutto questo sproloquio largamente autoreferenziale, penosamente nostalgico e sostanzialmente “pour parler” è la seguente. Se come me amate la saga di Monster Hunter e avete sterminato una quantità di mostri tale da otturare la fossa delle Marianne, allora il mancato acquisto dell’ultimo capitolo rappresenta un peccato imperdonabile, paragonabile al presentarsi a un funerale con le infradito.

Se vi trovate per le mani un 3DS (o un New 3DS) e non avete mai toccato un singolo capitolo della saga, allora questo è senza dubbio il momento giusto per sacrificare la vostra vita sociale sull’altare dello spasso virtual-venatorio. E magari cercate di convincere anche qualche amico dal fegato navigato, perché la Best Brau, come sicuramente sapete, è sempre in offerta.

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Redazione
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