Ho sempre visto Little Big Planet come una creatura un po’ strana, di difficile collocamento, a metà strada tra la terra dei grandi e l’isola che non c’è. Parliamo di una serie che si caratterizza per uno stile squisitamente favolistico che però risulta, per la complessità di alcune meccaniche (specialmente sul lato level editing), praticamente inaccessibile al pubblico imberbe. Il concept creato da Media Molecule è una macchina atipica, il cui motore è una fornace alimentata a fantasia, capace di solleticare il bambino interiore di milioni di giocatori e che, per sua natura, è diretto a un pubblico ibrido. In onore del mio mento villoso, chiameremo questo target atipico “bambini barbuti”. Vi piace? L’ho inventato tutto da solo (a conferma del concetto appena espresso). Con Media Molecule a lavoro su altri progetti next-gen (curiosità a catinelle), la sack-staffetta è passata nelle capaci mani di Sumo Digital, uno studio dalle radici solide (Infogrames Studios), con alle spalle un curriculum di tutto rispetto. I ragazzi di Sumo Digital hanno accettato l’ardua sfida dell’esordio next-gen della serie, per la prima volta sugli schermi della nuova ammiraglia di casa Sony.

Benvenuti a Bunkum, abbiamo i biscotti

Dopo una piacevole intro, che spiega la natura “metafisica” dell’universo di gioco, ci troviamo a indossare nuovamente i panni – adorabili – del buon vecchio Sackboy. Ad accogliere l’arrivo del nostro avatar di tela, c’è Newton, una lampadina senziente e incravattata che ci rivela il nostro eroico compito: dare nuovo vigore al flusso creativo di Bunkum, risvegliando i tre eroi della leggenda. Presto sarà chiaro che gli interessi del caro Newton vanno ben oltre la filantropia e, con uno dei twist più telefonati e prevedibili della storia videoludica, il nostro illuminato mentore si trasformerà nella nostra acerrima nemesi. Il nuovo obiettivo della nostra epopea tutta carinerie e tessuti sgargianti sarà quello di risvegliare i tre eroi di cui sopra, al fine di liberare il mondo dalla minaccia del nostro deviato ex-compagnone. Per quanto riguarda la qualità dell’intreccio non bisogna aspettarsi – ovviamente – chissà che exploit visionario. In soldoni, si tratta di una piacevole favoletta utile a fornire una cornice narrativa ai vari livelli di gioco, niente di più. Cinque ore – scarse – cadenzate da una discreta quantità di imprecazioni, dovute all’osticità di alcune sezioni, e di momenti di estasi fanciullesca.

Novità senza innovazione

Sulla carta, questo terzo capitolo potrebbe sembrare ricco di fantasmagoriche novità e meccaniche inedite, con l’aggiunta – per la prima volta nella serie – di ben tre personaggi giocabili e un intero inventario di strumenti a disposizione del nostro Sackboy. In realtà, purtroppo, tutti questi elementi poco o niente aggiungono alla formula scolpita nella roccia da Media Molecule sette anni or sono. L’utilizzo dei tre eroi è – inspiegabilmente – limitato ai livelli dei rispettivi hub di appartenenza, una scelta che castra notevolmente la ricchezza e la varietà del gameplay, e risulta francamente deludente. Allo stesso modo i vari “tools” presenti nell’inventario del nostro insaccato – licenza poetica – protagonista risultano abbondantemente sottosfruttati. Un plauso va invece fatto ai ragazzi di Sumo per quanto riguarda il design dei vari livelli di gioco, tutti ispiratissimi e dotati di una varietà tematica decisamente piacevole. Merito anche dell’aggiunta di una terza dimensione “reale” ai livelli (non solo tre binari intercambiabili), che offre alle diverse strutture una profondità funzionale avvincente e in grado di alterare sensibilmente lo scorrere del gameplay. Forse quella che sto per dire potrà suonarvi come una bestemmia, ma per la prima volta mi sento di paragonare la qualità del level design di un titolo third party a quella dei platform made in Nintendo. Sacrilegio! Eppure anche il graduale aumento del fattore sfida, fino ad apici – a mio parere – mai raggiunti dalla serie, mi ha riportato alla mente la copiosa quantità di improperi riversata sui vari titoli del baffuto stappatubi della grande N. Peccato che, in questo senso, la sovrabbondanza di checkpoint diminuisca notevolmente la difficoltà complessiva del titolo, riducendo però anche – va detto – il livello di frustrazione a carico del giocatore. Come precedentemente accennato, il mondo di Bunkum è diviso in hub liberamente esplorabili (prendete con le molle questo “liberamente”), abitati da una certa quantità di buffi npc pronti ad offrirci tutta una serie di missioni e obiettivi secondari. Alcune di queste “subquests”, tra l’altro, ci aiuteranno a farci le ossa con il lato creativo del gioco, sfidando l’emisfero destro del nostro cervello a costruire ogni genere di struttura. Nel difficile percorso da semplice utente a creatore di contenuti, risulta particolarmente gradita l’aggiunta della modalità Accademia Popit, una sorta di esteso tutorial utile (leggasi “assolutemente necessario”) per apprendere tutti i segreti del complesso editor di Little Big Planet 3. Nozioni indispensabili per contribuire a quello che è, senza dubbio, il più grande punto di forza del titolo: un intero universo di contenuti personalizzati, prodotti, caricati e condivisi da centinaia di migliaia di giocatori in giro per il mondo. Diamine, anche questa volta la quantità e la qualità immaginifica dei livelli generati dalla community di Little Big Planet è assolutamente sorprendente. Parliamo di milioni e milioni di contenuti in grado, talvolta, di ribaltare totalmente la formula di gameplay del titolo “madre”, dando vita a imprevedibili crossover multi-genere colmi di citazioni e omaggi alla cultura nerd. L’estrema abbondanza dei contenuti user generated alimenta una giocabilità praticamente infinita, il cui unico limite è, di fatto, il vostro desiderio di continuare a saltare di piattaforma in piattaforma. Se poi siete amanti del caro vecchio multiplayer “da divano” (una modalità, ahimè, in estinzione), Little Big Planet 3 animerà le vostre gaming night con momenti di caotico spasso. Il gioco supporta il mutiplayer locale fino a quattro giocatori, con una certa quantità di aree e contenuti accessibili solo se in compagnia di uno o più amici. Personalmente, ho avuto l’occasione di completare l’avventura con altri due “colleghi” (leggasi beoni sghignazzanti) e il volume delle risate ha superato di gran lunga il limite acustico sancito dalle norme condominiali, per la gioia dei vicini di casa aggiungerei.

Next-gen?

La risposta è no, purtroppo. Se vi aspettavate che questo terzo capitolo avrebbe sconvolto le vostre menti con una ricchezza grafica senza precedenti, mi dispiace comunicarvi che non è questo il caso. Le versioni PS3 e PS4 del gioco sono sostanzialmente sovrapponibili, e le differenze sul versante tecnico si contano sulle dita di una mano. Textures leggermente più definite, una gestione delle luci lievemente più complessa, 1080p di risoluzione e…..credo sia tutto. La versione PS4 di Little Big Planet 3 fa buon uso della superficie tattile del Dualshock 4, specialmente sul versante editing, e offre la possibilità di creare dei mini trailer per i vostri livelli personalizzati, due elementi che, seppur piacevolmente interessanti, rappresentano un plus onestamente obliabile. Little Big Planet 3 è un titolo cross platform, quindi c’era da aspettarselo, specialmente considerando il forte accento posto dagli sviluppatori sulla completa intercompatibilità delle due versioni. Questo capitolo Sumo Digital, in sostanza, è da considerarsi una sorta di placeholder, un titolo di transizione, in attesa che il team principale di Media Molecule tiri fuori dal cilindro il primo capitolo nativamente next-gen della serie. Differenze generazionali a parte, Little Big Planet gode di un comparto tecnico solido e piacevole, forte di una direzione artistica ispiratissima e del miglior level design visto finora nella serie. Il gioco è completamente localizzato in italiano, con un doppiaggio di buona qualità, di poco inferiore a quello anglosassone. La responsività dei comandi, pur non perfetta, è migliorata rispetto ai precedenti capitoli del franchise, mentre la fisica approssimativa è ancora lì, vero trait d’union negativo della trilogia.

Concludendo…

Little Big Planet 3 è probabilmente il miglior capitolo della serie nata e cresciuta su PS3. Le novità introdotte da Sumo Digital, benché marginali, rappresentano la ciliegina sulla torta della formula fantasticamente tornita da Media Molecule nei due capitoli precedenti. Un passo avanti per il franchise? No, non proprio. Se da una parte Little Big Planet 3 ben riesce a sostenere l’eredità dei predecessori, dall’altra arranca nel ritagliarsi un proprio spazio come esordio next-gen, mancando l’obbiettivo “innovazione”. Un capitolo di passaggio che – siamo sicuri – farà comunque felici i fan della serie.

CI PIACE

In Little Big Planet troverete il miglior level design visto finora nella serie, unito a qualche piccola novità che non mancherà di farvi sorridere. \nTutto ciò senza considerare l’infinita giocabilità alimentata dai membri di una community tra le più vivaci e attive del mercato VG.

NON CI PIACE

Il gioco di Sumo Digital prende il meglio dei capitoli Media Molecule e si limita a lucidarlo a puntino, senza nessuna vera innovazione. Anche il comparto tecnico è rimasto quella della scorsa generazione.

Conclusioni

Con Little Big Planet 3 Sumo Digital gioca sul sicuro, proponendo un capitolo “di passaggio” che diverte – e molto – pur non riuscendo a segnare un vero e proprio passo avanti rispetto ai suoi predecessori.

7Cyberludus.com
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