Poco più di un anno fa ci siamo ritrovati tra le mani una grossa sorpresa targata Daedalic, sviluppatori tedeschi che, dopo aver sfornato avventure grafiche per più di un lustro, decisero all’improvviso di cambiare totalmente genere e dedicarsi alla realizzazione di quel Blackguards che tanto ha diviso critica e pubblico. Un gioco di ruolo assai controverso, con un sistema a turni tanto facile da imparare quanto difficile da gestire, capace da solo di conquistare molti appassionati di GdRma al contempo di scontentarne altri con una realizzazione non completamente esente da difetti e delle grosse limitazioni tecniche. Ci fu comunque un segnale positivo da parte dei primi, tanto che i Daedalic decisero di rimboccarsi le maniche e cominciare immediatamente i lavori sul seguito della loro dibattuta creatura: Blackguards 2 è un gioco di ruolo a turni su griglia a caselle esagonali, ambientato nel mondo del teutonico “The dark eye”, dai toni fantasy più cupi e dalle regole piuttosto ostiche. Una produzione che non vuole innovare ma aspirare ad un miglioramento rispetto al predecessore. Ci sarà riuscito?

Impersonare dei “mascalzoni”?

I videogiochi sono stracolmi di personaggi completamente positivi, buoni esempi dal quale attingere lezioni di vita più o meno durature, cliché triti e ritriti che francamente non aggiungono quasi mai nulla di nuovo al racconto. Ma c’è un’alternativa, una strada poco battuta ma capace di offrire spunti narrativi interessantissimi: il “lato oscuro”. Non si può, dunque, non apprezzare la scelta dei programmatori di metterci nei panni di un gruppo di “Mascalzoni”, antitetici rispetto agli eroi che salvano le principesse o il mondo intero, ma non per questo incapaci di suscitare simpatia. La protagonista è la giovane e spietata Cassia, le cui intenzioni sono subito chiare: vendetta. A causa di oscure circostanze comincia la sua avventura in una prigione, con la sola compagnia di un ragno e della voce di un fastidioso secondino. Cerca così di evadere, progettando successivamente di riunire la combriccola di protagonisti del primo episodio, anch’essi non propriamente dei “santi”, nel tentativo di vendicarsi del marito Marwan, a quanto pare l’unico responsabile della sua prigionia. Ottima è la caratterizzazione dei personaggi e piacevole risulta il loro approfondimento rispetto all’episodio precedente: il mago Zurbaran ,ad esempio, ci è presentato come uno schiavo assai pigro ed apatico, una figura totalmente diversa dall’affascinante donnaiolo che rivestì nel primo episodio, mentre il nano Naurim, piromane e con grossi problemi di controllo della rabbia, ci appare ora come più scostante e maggiormente introverso. Queste psicologici “cambi di rotta” vengono spiegati in maniera magistrale durante gli ottimi dialoghi ma permettono solo a coloro che hanno giocato al primo episodio di coglierne tutte le sfumature.

Finalmente un gioco profondo e difficile

Non solo la storia viene raccontata in modo ineccepibile ma anche lo sviluppo dei personaggi nelle fasi giocate è stato curato con la medesima attenzione, mettendo a disposizione numerose possibilità di personalizzazione. Abbiamo trovato vincente la scelta di offrire una totale libertà di caratterizzazione del personaggio di Cassia, i cui talenti e abilità partono da zero, permettendo così di scegliere se specializzarci nell’uso della magia o di una particolare arma, o addirittura ibridarle nella maniera che più ci aggrada. Una personalizzazione che ben si sposa alle possibilità strategiche che la già citata griglia esagonale regala al giocatore. Tutti gli scontri tattici si trovano su una grande mappa piena di punti di interesse, città e accampamenti, i quali andranno attaccati e, una volta conquistati, si riceveranno bonus che potenzieranno il team o i mercenari che assolderemo. Tali bonus non sono permanenti ma dovranno essere difesi ogni tre tentativi di conquista da un attacco da parte della fazione di Marwan che tenterà di togliervi i nodi conquistati in scontri identici a quelli di attacco, ma con la possibilità di piazzare delle trappole all’inizio del combattimento. Quest’alternanza tra fasi d’attacco e difesa ci è sembrata un ottimo diversivo per spezzare la ripetitività del gioco. C’è però un’altra fase, quella preparatoria tra le battaglie, che non va assolutamente sottovalutata, fase che permette di acquistare armi, armature e pozioni, e in cui è possibile addirittura interagire con vari personaggi: minacciare un pastore invece di trattarlo gentilmente è un’azione che vi darà preziose informazioni per affrontare le missioni successive, così come giustiziare un prigioniero invece di interrogarlo potrebbe precludervi ragguagli necessari per poter organizzare oculatamente il vostro team per le prove che vi si presenteranno, ed esservi così potenzialmente fatale.

Il lato oscuro della medaglia

Iniziamo dicendovi che la difficoltà del gioco è davvero molto alta, con picchi di brutalità mal calcolati in alcuni frangenti, casi in cui anche un solo spostamento non ponderato correttamente di un membro del vostro team potrebbe causare la fine di una lunga sessione di gioco. Parallelamente abbiamo un’intelligenza artificiale sì buona ma mai realmente in grado di sbalordire, con pattern di movimento quasi sempre prevedibili anche al livello massimo di difficoltà. L’elemento che rende possibile un livello di difficoltà talmente alto risiede altrove e, più precisamente, nelle regole del gioco di “The dark eye” riprese forse troppo fedelmente, in cui la possibilità di colpire gli avversari è affidata totalmente a probabilità statistiche. La differenza sostanziale tra una partita a livello di difficoltà basso e una a livello alto si trova proprio nella differente percentuale di successo dell’attacco,tuttavia, ci è capitato di avere l’80% di possibilità di “attacco riuscito” con l’obiettivo ad una sola casella di distanza e continuare a mancare il bersaglio per più turni consecutivi: ciò potrebbe aumentare anche il grado di frustrazione, facendo crescere in noi la sensazione che le nostre scelte siano molto meno importanti della buona sorte. Per fortuna sono presenti tre livelli di difficoltà che lasciano al giocatore la scelta dell’approccio all’esperienza di gioco, in ogni caso godibilissima soprattutto per chi cerca appagamento nel superare sfide ardue. Anche se non inficia in alcun modo il giudizio sulla qualità del gameplay abbiamo notato una fastidiosissima lentezza della CPU nell’eseguire la sua manovra e quando i nemici aumentano in quantità il turno dell’avversario diventa davvero interminabile. Purtroppo però non è un’eventualità rara poiché già nelle prime missioni i nemici da affrontare superano facilmente la decina e risulta piuttosto inspiegabile non concedere la possibilità di velocizzarne il turno. Chiude il quadro una gestione non perfetta della telecamera che obbliga l’utente a giocare spesso con l’inclinazione della visuale per poter visionare correttamente la griglia di gioco.

Spartano e ‘scattoso’

Le cose non vanno benissimo neanche sul fronte tecnico:dal punto di vista grafico ci troviamo di fronte ad un lavoro piuttosto spartano, certamente funzionale al gameplay ma non in grado di sorreggere l’impianto narrativo più che discreto, annullando, di fatto, l’espressività dei personaggi e la loro carica patetica. E come se non bastasse, l’ottimizzazione del motore grafico non è di certo delle migliori: in particolari condizioni (aumento di dettagli sulla mappa, lancio di magie ad ampio raggio, presenza di molti nemici) presenta una forte tendenza a scattare anche su configurazioni medio-alte, ben al di sopra anche della configurazione consigliata indicata da Daedalic. Anche se appartiene ad un genere che non soffre della mancanza di fluidità, risolvere il problema con una patch correttiva sembra doveroso da parte dei programmatori. Vanno un po’ meglio le cose sul fronte sonoro, con musiche d’atmosfera e dialoghi ben recitati.

Concludendo….

I giocatori del primo Blackguards si sentiranno a casa: stessi menù, stessa grafica, stessa interfaccia, stesse regole. Nessuna rivoluzione, quindi, ma se da una parte è stato fatto un attento lavoro di pulizia nei confronti del sistema di gioco, dall’altro è evidente la poca cura verso tutto il resto. Chi avrà pazienza di chiudere un occhio nei confronti di una difficoltà fortemente punitiva (per qualcuno potrebbe essere addirittura un punto di forza), di una realizzazione tecnica piuttosto approssimativa e di un’estrema lentezza del gameplay, si ritroverà un gioco in grado di offrire una campagna longeva, un bel racconto e tante soddisfazioni.

CI PIACE

È un gioco divertente e punitivo quanto basta per soddisfare gli appassionati dei GdR a turni.

NON CI PIACE

Scarsamente rifinito dal punto di vista tecnico e, cosa più importante, set di regole piuttosto rigido e affidato al caso.

Conclusioni

Un prodotto consigliato solo a coloro che sapranno scendere a patti con le sue numerose ombre. Se siete tra le persone che riusciranno in questa impresa, vi ritroverete un GdR profondo, longevo ed appagante. Ma è forte la sensazione di occasione mancata?

7Cyberludus.com
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