Pokémon Rubino Omega & Alfa Zaffiro – Recensione

Ho ventun’anni, e faccio parte di quella generazione che a dieci anni passava intere ore, nella pausa mensa alle elementari, attorno allo sfavillante Game Boy Advance SP di qualche compagno. Era la terza generazione Pokémon, quella dei colori più vivi e della grafica più animata, degli agenti atmosferici e della lotta non contro il solito Team Rocket, ma tra due gruppi con una differente visione del mondo. Rubino e Zaffiro sono stati la rivoluzione prima del 3D, prima del passaggio della saga Pokémon su Nintendo DS. Nel frattempo sono usciti Rosso Fuoco e Verde Foglia, remake dei primissimi Giallo, Rosso e Verde (quest’ultimo sostituito con Blu fuori dal Giappone) ed Heart Gold e Soul Silver, remake degli storici Argento, Oro e Cristallo. Siamo quindi arrivati alla sesta generazione, e solo di Rubino e Zaffiro mancavano i remake. La fanbase lo richiedeva a gran voce, finché, pochi mesi prima dell’uscita ed undici anni dopo le origini, venne annunciato il duo Rubino Omega e Zaffiro Alfa per Nintendo 3DS.

Il ritorno ad Hoenn

Si capisce fin dal primo fotogramma che ORAS (Omega Ruby Alpha Sapphire) vuole colpire al cuore i fan che giocarono agli originali. Perfino il video d’introduzione al menù è stato riprodotto fedelmente, ma con la grafica 3D tipica di X e Y. Le musiche sono rimaste le stesse, melodie che non possono che commuovere il fan di vecchia data. Il colpo di grazia ci viene dato all’inizio dell’avventura, quando un pixelloso e assai bidimensionale Professor Birch su sfondo nero ci dà il benvenuto nel mondo dei Pokémon, in una simpatica rottura del quarto muro. I percorsi, le case, i Pokémon sono rimasti gli stessi, una persistenza che ci permette di cercare strumenti e luoghi più con la memoria che non con l’esplorazione. Persino le frasi dei PNG sono rimaste le stesse, forse appena appena ritoccate quel tanto da evitare l’effetto”copia e incolla”. il PokéNav, d’alltro canto, è stato ampliato molto, e così anche le modalità di incontro con gli altri giocatori. Ma tutto di questo gioco urla "questa è Hoenn, è casa tua". In tre dimensioni?e forse qualcuna in più.

I giochi Pokémon non sono certo famosi per avere una trama particolarmente strutturata o una sceneggiatura elaborata. Eppure, con Bianco e Nero si avvertiva già un cambiamento. XY ha migliorato ancora questo lato narrativo, che ora vediamo esplodere di nuova vita in ORAS, specialmente nell’Episodio Delta. Si può quindi iniziare a parlare di una trama più complessa del semplice Team che vuole conquistare il modo. E non solo nella storia principale! Per la prima volta potremo vedere il nostro protagonista in azioni di vita quotidiana, come un pomeriggio con il nostro rivale. Chi si sarebbe mai aspettato di vedere Mamma e Norman chiacchierare davanti ad un tè con il Professor Birch e moglie? Anche i video pre-renderizzati sono diventati decisamente più appetibili, grazie ad un cambio di inquadrature molto dinamico e un’attenzione maggiore alle espressioni facciali e al movimento dei modelli.

Un XY con un paio di aggiunte

ORAS si presenta come un Pokémon XY ambientato ad Hoenn. Il Poké Io & Te, il SAV e il PSS sono rimasti sostanzialmente invariati, mentre la vera novità, oltre ad una mappa più dettagliata e un Pokédex più interattivo, è il NaviDex, un interessante menù del Multi Pokénav, l’evoluzione PokéNav. Sullo schermo inferiore è raffigurato – con la grafica di RZ (RubinoZaffiro) – il percorso sul quale ci troviamo, pieno di sagome nere rappresentanti i Pokèmon da catturare.

Una volta ottenuta una determinata specie, si potrà toccare la sagoma ed il NaviDex provvederà a cercare quel Pokémon nell’erba alta attorno a noi. Quando l’operazione ha successo, dovremo avvicinarci di soppiatto al pokémon da catturare sfiorando leggermente il pad. Se eviteremo movimenti bruschi e il dito non ci scivolerà dal pad, il NaviDex analizzerà le potenzialità del Pokémon selvatico ancora prima di ingaggiare battaglia. Di certo un gran vantaggio per tutti gli allenatori che puntano su Abilità nascoste e mosse particolari. Più Pokémon di quella specie incontreremo, più il NaviDex sarà preciso nella sua analisi. Una volta che tutte le creature di quel Percorso saranno stati catturate, una piccola medaglia dorata brillerà in un angolo nello schermo. Un bell’incentivo a completare il Pokédex, che spingerà molti giocatori a passare ore e ore nell’erba alta. Speriamo che Game Freak porti avanti l’idea, calibrando al meglio questa potente aggiunta che in ORAS ha ancora qualche difettuccio (spesso si attiva trovando Pokémon presenti nell’erba alta oltre l’area esplorabile, e pertanto irraggiungibili).

I branchi di Pokémon ora non sono più soltanto selvatici, ma avremo addirittura delle lotte contro cinque allenatori assieme! Una novità decisamente apprezzabile, in quanto credo sia improbabile che un Team intenzionato di sbarazzarsi di un nemico faccia educatamente la fila per combattere, come in un film d’azione scadente. Purtroppo ci troveremo ad affrontare questo tipo di battaglia non più di due volte nell’intero gioco, un vero peccato.

Un grande ritorno sono le Basi Segrete, ora chiamate (originalità a palate) Super Basi Segrete, presenti solo in RZ e poi scomparse nei giochi successivi. Questa volta sono però vere e proprie palestre, dove potremo invitare i nostri amici e scegliere perfino le regole dei combattimenti. Inoltre, i personaggi dei nostri amici, una volta aggiunti al roster del nostro club, potranno offrirci oggetti unici, aiutare in vari modi i nostri Pokémon e molto altro ancora.

Sulla falsariga dei Pokémon cavalcabili di XY, ORAS ci stupisce con una meccanica che è un vero e proprio colpo da maestro: l’Ipervolo. Qualche tempo dopo aver ottenuto Latios o Latias, potremmo infatti sfruttare la loro Megaevoluzione per volare sopra Hoenn, una possibilità che regala un punto di vista totalmente innovativo all”esplorazione della regione. L’ipervolo, ci permette di esplorare liberamente (questa volta per davvero) tutta Hoenn, consentendoci di atterrare su isole normalmente irraggiungibili, dove sarà possibile trovare Pokémon di altre regioni e Leggendari. Queste aree sono chiamate Zone Miraggio e possono essere sbloccate sia tramite l’incontro con altri giocatori, sia attraverso particolari obiettivi di gioco.

Le Gare Pokémon, ora chiamate Gare Pokémon Live, sono rimaste essenzialmente fedeli a se stesse, seppur migliorate da una grafica più accattivante, dalla possibilità di scattare foto e da una piccola side-questcontestuale che invoglia il giocatore a partecipare agli eventi. Qui entra in gioco anche il Pikachu Cosplay, uno degli elementi più pubblicizzati durante le anteprime del gioco. Ci verrà consegnato un Pikachu che avrà a disposizione diversi costumi, cui sarà collegato uno specifico set di mosse che lo renderanno più efficace per una gara o per l’altra. Un ottimo modo per avvicinare alle gare anche chi non ha voglia di perder tempo con Pokémelle e bacche varie.

A livello competitivo, ORAS ha introdotto alcune novità. Le Megaevoluzioni cambiano molto le carte in tavola, esattamente come la reintroduzione degli InsegnaMosse, assenti in XY. Come nota a margine, va notato come Rayquaza sia diventato estremamente potente, con la somma delle statistiche base più alte del gioco, insieme a Mewtwo.

Archetipi VS Megasemplificazioni

È difficile riuscire a dare un giudizio a ORAS. Prendendolo solo come un remake, è un prodotto ottimo. Ha mantenuto lo spirito dei vecchi RZ, incorporando la parte di trama mancante di Smeraldo e mantenendo – per tutta la "prima esplorazione" – solo i Pokémon di Hoenn. Ci sono i vecchi, soliti enigmi (che si sarebbero potuti svecchiare meglio) per cui sono essenziali le Macchine Nascoste e Bicicletta giuste, le Gare e le Basi Segrete. L’assenza del mini gioco per creare le Pokémelle è stato per me un dispiacere, ma questo è, più che altro, un appunto personale.

I dialoghi, per quanto piacevoli e assai più elaborati degli altri giochi della serie, peccano di immaturità. Il marchio è per bambini, ma chi ci gioca – specialmente trattandosi del remake di un gioco vecchio di undici anni – è una fanbase ormai adulta o quanto meno adolescente. Il gioco è un continuo ammiccare ai fan di vecchia data, dall’ormai storica “pozzanghera” in cui compariva il logo Game Freak, fino ai più insignificanti dettagli della struttura della mappa. Tutti elementi che rendono il gameplay un nostalgico viaggio nelle emozioni della nostra “fanciullezza”. E’ evidente come, con ORAS, si sia cercato di accontentare il più possibile – non riuscendoci totalmente – la più larga fetta di acquirenti possibili, mescolando gli elementi cari ai vecchi fan allo stile decisamente infantile dei titoli della serie regolare.

La pecca più grande di ORAS è decisamente il suo – infimo – livello di difficoltà. Non esiste più alcuna sfida, siamo accompagnati per mano dall’inizio alla fine, sia tramite onnipresenti suggerimenti in grassetto (che indicano la nostra prossima destinazione), sia attraverso meccaniche di leveling veramente troppo facilitanti. Non è neanche più necessario “grindare” sui percorsi per allenare la nostra squadra prima di una sfida in Palestra, ci si limita ad attraversare Hoenn abbattendo chiunque ci si pari davanti. Senza considerare che gli allenatori hanno molti meno Pokémon rispetto alle loro controparti di RZ, e perfino i Capipalestra hanno difficilmente più di tre/quattro Pokémon. In poco più di trenta ore di gioco mi sono trovata – senza sforzo – con una squadra a livello 60. Col mio vecchio Rubino, a questo risultato ci ero arrivata dopo settanta ore di gioco, molto farm e sudore.

ORAS non ha il minimo grado di sfida. Non ha sfida. È l’attraversamento di una regione amata in 2d e da riscoprire in 3d, con tutte le meraviglie che le nuove generazioni tecnologiche hanno portato. Tutto è puntato sull’Online, in una filosofia che può essere riassunta in: goditi il gioco con calma. Se vuoi piangere, accendi internet. Già con XY ci si stava avviando su questa strada, e ORAS ha confermato questa – tutto sommato discutibile – direzione. Su questo punto si può aprire un dibattito a cui ancora non sono venuta a capo. Quando compro un gioco, voglio un pacchetto completo, che mi dia sfida anche nel single player, o posso “accontentarmi” – pur pagando 46 euro – di un gioco che mi farà impegnare soltanto nell’Online? Chi ha un’infarinatura di Game Design sa che un videogioco deve sostenere un delicato equilibrio di difficoltà crescente, un percorso atto a stimolare il giocatore ad andare avanti, continuando a migliorare le sue abilità. ORAS, sotto questo punto di vista, manca completamente di mordente. Per quanto il gioco risulti comunque godibile, questa rimane una grave, grave pecca. Siamo tutti capaci di fare una Nuzlocke o disattivare il Condivisore Esperienza, ma non dovrebbe essere il giocatore a porsi dei limiti, solo per riuscire ad avere tra le mani qualcosa che lo stimoli ad impegnarsi. La difficoltà dovrebbe riuscire a dosarla il gioco stesso.

3D nuovo e vecchia musica

ORAS ha mantenuto quasi inalterato il comparto sonoro, già estremamente gradevole, di RZ. Nemmeno un nuovo arrangiamento, se non minime variazioni. Visivamente, il titolo rappresenta un passo avanti rispetto a XY, con scenografie spettacolari che mirano ad emozione – riuscendoci – tanto i fan di vecchia data, quanto i neofiti. Purtroppo la funzione 3D della console è ancora poco sfruttata, e solo pochi segmenti del gioco ci spingeranno ad passare alle tre dimensioni. Le ambientazioni – rimaste quasi inalterate da RZ – sono state ritoccate pochissimo, se non un paio di zone di cui non ho apprezzato particolarmente il restyling.

L’esplorazione è molto più valorizzata rispetto a XY, sempre grazie alla mappa dei giochi originali, molto meno “a corridoio” rispetto ai nuovi titoli. L’Ipervolo, poi, ha ancor di più ampliato questa libertà. Il Level Design è veramente scarno: gli enigmi e i labirinti – anche veramente difficili – di RZ sono stati rimpiazzati da blande caricature. In certe stanze si può addirittura risolvere il puzzle interagendo con la metà degli elementi presenti. La Via Vittoria, da sempre incubo di ogni giocatore, è attraversabile in meno di dieci minuti. Combattendo solo contro quattro allenatori.

Concludendo…

ORAS rappresenta purtroppo, almeno in parte, un’occasione mancata per Game Freak. Un mezzo passo falso che, se da una parte offre ai fan di vecchia data un gradito viaggio nella memoria, dall’altra presenta una formula eccessivamente semplificata e fastidiosamente “facilona”. Un vero peccato, perché il titolo è senza dubbio piacevole, sostenuto da meccaniche rodate e – almeno potenzialmente – fantastiche.

La facilità, purtroppo, continua a farla da padrone.

CI PIACE

Se avete amato RZ, oltre a piangere come bambini, avrete delle belle sorprese.\nUn gioco Pokémon fatto bene come X e Y non fa mai male.\nRiporta in auge uno dei titoli più belli della saga.\nUna trama finalmente complessa.

NON CI PIACE

La facilità del gioco è vergognosa.\nLe meccaniche nuove sono soltanto un paio.\nSe cercate qualcosa di diverso rispetto a X, Y e RZ, non fa per voi.

Conclusioni

Un gioco richiesto a gran voce dal fan base, ma che non ha aggiunto molto ai titoli precedenti. Fatto essenzialmente per i nostalgici.

7Cyberludus.com
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