Una fabbrica di dolciumi può essere considerata come una porzione di paradiso, per bambini o adulti golosi di tutto il mondo: tra quelle fredde mura si realizza il miracolo della creazione di tutto ciò che di più buono possa allietare i nostri palati. Cioccolata, caramelle, lecca-lecca, biscotti; tutte deliziose lavorazioni del più prezioso tra gli ingredienti: lo zucchero. Quei candidi cristalli agglomerati in simpatiche zollette donano piacere e sollievo al mondo ma, purtroppo, sono al tempo stesso soggette ad un terribile sterminio; infatti, poche di esse possono vantare un vita abbastanza lunga, prima di essere distrutte e lavorate. Immaginate quelle zollette, danzanti e felici tutte assieme, su di un nastro trasportare che le conduce all’inevitabile fine, per un buono superiore. C’è, però, una zolletta caparbia nel voler mantenere la sua identità e la sua forma di parallelepipedo; in vita sua non vuole diventare nient’altro, desidera solo rimanere quello che è già: una piccola e deliziosa zolletta di zucchero. Benvenuti nel mondo di Sugar Cube: Bittersweet Factory.

Una zolletta in fuga

Nei panni di una sorridente zolletta di zucchero, contraria a diventare l’ennesimo dolcetto di largo consumo, il nostro obiettivo sarà quello di fuggire dalla fabbrica e guadagnarci la libertà, conservando la propria identità di zolletta; per farlo dovremo oltrepassare le cinque aree della fabbrica di diciassette livelli ciascuna, con relativi guardiani posti come ultimo ostacolo tra noi e l’agognata libertà. A prima vista il titolo potrebbe sembrare un lontano parente del pezzettino di carne più veloce della storia ma qui, a differenza di Super Meat Boy, più di velocità e prontezza di riflessi serviranno una discreta dose d’intelligenza con molta meno frustrazione. La struttura rimane quella dei classici livelli a piattaforme in cui muovere la nostra zolletta ma il nostro movimento modificherà completamente le strutture a noi prossime; infatti, una sorta di aura ci avvolgerà e, ogni volta che essa toccherà una piattaforma, la farà ruotare completamente rivelando quello che si cela dietro di essa, che potrà essere un bottone, un’altra piattaforma oppure il vuoto. Potete ben immaginare, a questo punto, come la componente puzzle prenda nettamente il sopravvento su quella platform, con delle pressoché infinite combinazioni di piattaforme e rompicapo creabili. Alla luce di queste possibilità stupisce, in negativo, la scarsa complessità degli scenari e le loro dimensioni ridotte: nonostante che, all’apparenza, molti enigmi possano sembrare irrisolvibili o particolarmente difficili, basterà sperimentare un po’ di sano "trial and error" per rendersi conto, invece, che esiste un solo modo per risolverli e che il più delle volte è anche molto banale, mal sfruttando quindi le enormi potenzialità accennate.

Ogni livello sarà interamente ben visibile nella finestra di gioco e un videogiocatore medio tenderà a superare, o perlomeno a capire, più della metà dei livelli già al primo tentativo, segno della scarsa difficoltà del titolo. Un vero peccato viste le potenzialità di questo platform anomalo e dell’interessante espediente usato dagli sviluppatori per introdurre la componente puzzle al suo interno: un espediente che funziona solo a metà ma che lascia attorno al titolo una marea di rimpianti. Le boss fight, se così è possibile chiamarle, sono a dir poco ridicole. Parlando con il dovuto rispetto, ricordano vagamente gli scontri tra Bowser e Mario, con quest’ultimo che doveva semplicemente passargli sopra la testa o sotto i piedi per farlo sprofondare in un abisso di lava: bene, qui scordatevi anche queste semplici azioni. In linea con tutta la filosofia del gioco non sarà possibile arrecare alcun danno ai guardiani ma la cosa peggiore è che nulla distinguerà i loro livelli da quelli normali, né un design particolare né una complessità maggiore; addirittura alcuni di essi possono essere tranquillamente annoverati tra i livelli più facili di tutto il titolo. Dulcis in fundo i boss stessi, abbastanza anonimi esteticamente e che si limiteranno ad un "poderoso" salto in verticale quando vorranno attaccare: ancora ci chiediamo per quale motivo le zollette non abbiano ancora preso il pieno controllo della fabbrica?

Cubetti deliziosi

Altre perplessità provengono dal versante tecnico, indiscutibilmente colorato e ben realizzato, con le varie aree della fabbrica gradevolmente particolarizzate da colori, nemici e piattaforme uniche, ma che purtroppo mostra degli evidenti limiti tecnici, poiché il modo migliore per fruire del buon lavoro svolto è nel giocare in modalità finestra, evitando così un fastidioso effetto sgranatura presente, purtroppo, se si gioca a schermo intero. Dolce graficamente, piacevole dal punto di vista sonoro, anche se il tutto perfettamente nella media della sufficienza: infatti, tolto l’allegro jingle d’apertura, il resto sarà composto da brani udibili senza particolari fastidi ed effetti sonori utili e nulla più.

Cubetto sciolto

Sugar Cube Bittersweet Factory è un titolo dolce come il protagonista suggerisce ma dal retrogusto amaro visti i difetti di design evidenti, i quali rendono il gioco una buona idea sulla quale, però, non s’è osato abbastanza, dando in pasto ai giocatori uno zuccherino dalle meccaniche abbozzate ma con molto del potenziale inespresso. Un vero peccato.

CI PIACE

-Stile carino\n-Buon mix di puzzle e platform\n-Rilassante

NON CI PIACE

-Decisamente troppo semplice\n-Potenzialità poco sfruttate\n-Boss fight ridicole

Conclusioni

Sugar Cube Bittersweet Factory ha, oltre ad un titolo abbastanza lungo da pronunciare, delle grandi potenzialità inespresse che i Turtle Cream hanno solamente abbozzato nel gioco, senza spingersi oltre il classico compitino. Un concept che poteva essere sfruttato in maniera molto più proficua ma che ci offre un videogioco capace di regalarci, comunque, qualche ora di spensierato divertimento senza troppe pretese.

6.5Cyberludus.com
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