Ci sono delle evoluzioni proposte con una continuità talmente alta che, a volte, finiscono per non essere tali. Molti prodotti hanno la parola ‘innovazione’ tatuata sulla loro pelle con una certa ipocrisia: riproposizioni continue di una minestra riscaldata che piace per la nostra abitudine, non per un vero e proprio merito. Prototype aveva scolpito addosso un sostantivo interessante: molti, tre anni fa, lo hanno considerato come un vero e proprio prototipo delle regole che regnano sul genere dei giochi di azione; poteri, distruzione, esplorazione libera, il tutto ai minimi termini e con una certa ripetitività. Prototype 2 non fa eccezione ma riesce dove spesso le finte evoluzioni falliscono: è ancora un prototipo, può essere comunque divertente più di molti altri fratelli ‘evoluti’. Indossiamo la pelle di James Heller e facciamoci contagiare dal virus della devastazione di massa: il tempo volerà, e noi non ce ne renderemo nemmeno conto.

Il dolore di un padre

Il sergente James Heller è stato spedito a combattere in Iraq ma, per sua fortuna, è vicinissimo al congedo: nelle lunghe telefonate con la moglie Colette e la figlia Maya, egli non riesce a non esprimere la sua gioia per l’essere sopravvissuto insieme alla sua volontà di ritornare a casa e riabbracciare le due ‘donne della sua vita’. Nei giorni prima del suo ritorno qualcosa a New York va storto… Due anni dopo la grande epidemia che aveva devastato la città, il virus Mercer, che ha guadagnato a ragione questo nome dal primo evoluto, il dottor Alex Mercer, è tornato a mietere vittime. Tutto quello che resta della città al ritorno di Heller è un ammasso di macerie, un regime marziale con a capo la Blackwatch e il suo pugno di ferro e una novità poco piacevole: Colette e Maya sono morte, probabilmente per mano dello stesso Alex Mercer! E l’inizio di una storia di vendetta, di un ritorno alla guerra dopo una fuga dalla guerra stessa, in una forma diversa. Ma il sergente Heller non può nemmeno immaginare che lo stesso uomo che, uccidendo la sua famiglia, gli ha cambiato la vita finirà per trasformarlo in un nuovo prototipo, un vero e proprio nemico pubblico. Cresce il potere, cresce la rabbia: l’urlo di Heller echeggia in tutte le isole della metropoli, ormai per i suoi nemici l’unica salvezza è la fuga…

Si, io posso

Vogliamo partire da questa citazione, estrapolata da un comico contesto completamente estraneo all’argomento trattato, perché è attorno a queste tre parole che ruota tutto Prototype 2 : fatevi una domanda, qualsiasi domanda, inerente al muoversi, all’attaccare, allo smembrare, e la risposta sarà sempre, in ogni occasione, la stessa. ‘Si, io posso’. James Heller, contagiato dal virus Mercer, può eseguire tutte le incredibili mosse distruttive e acrobatiche del suo ‘mentore’, fino a quando l’allievo si ritroverà a superare il maestro: Heller può saltare ad altezze stratosferiche, correre sulle pareti dei palazzi, planare, consumare i propri nemici per assumerne le sembianze e cancellarli dalla faccia della Terra con diversi, accattivanti poteri. Artigli, tentacoli, pugno martello, lama e frusta: sono cinque vie della morte con le quali è possibile affrontare ogni avversario, ognuno con le sue debolezze e resistenze e contro i quali non sarà sempre possibile agire con sconsideratezza. Ad aggiungersi a questo arsenale vanno tutte le mutazioni, le capacità e i potenziamenti legati ai punti esperienza e agli assorbimenti effettuati mentre si esplorano i viali di New York, i laboratori e le basi militari: ogni punto interessante della mappa è segnalato da appositi, decifrabilissimi simboli ai quali sarà necessario prestare costante attenzione per non lasciare nulla di integro. I buoni siamo noi, assorbire i malvagi militari, magari prendendo in prestito i loro mezzi corazzati, è parte del nostro ‘dovere’, del resto. Come in ogni titolo di azione free-roaming, al giocatore è concesso di seguire il dispiegarsi della storia, narrata con un ottimo doppiaggio italiano, con una favolosa regia delle cutscene e con colpi di scena sufficienti a mantenere vivo un certo interesse, pur in uno scheletro narrativo lontano dal premio Oscar; nel caso si voglia agire in maniera alternativa, il mondo di gioco è pieno di scatole nere, covi di infetti, operazioni sul campo e missioni segrete Blacknet da intraprendere, e ogni sforzo viene ricompensato con esperienza e mutazioni assortite, trasformando Heller in una sorta di macchina vendicativa pseudo-onnipotente, pregna di tutti i ricordi delle sue vittime e potenziale discernitore della verità sulle oscure trame che circondano tutti gli strani esperimenti che hanno luogo nella Grande Mela. In tutto questo potere risiedono sia i pregi che i difetti di Prototype 2 : i nostri artigli sciolgono le carni di nemici grandi e piccoli con una facilità allarmante, mentre la nostre barre di energia e massa (padrona delle devastanti abilità Distruttore e Capobranco) restano sempre piene, salvo durante gli scontri con alcuni boss particolarmente ostici; lasciarci la pelle, quindi, è forse l’impresa più complessa di tutto il gioco, e si assiste a una strana eliminazione di ogni tipo di sfida. Il tutto renderebbe Prototype 2 solo una macchietta, non fosse che è proprio questo stesso elemento a rappresentare il più grande pregio del titolo: essere potenti, in questo contesto, diverte. E’ il bello di avere possibilità illimitate, del sapere che ogni sforzo creativo di tutto questo innocuo disastro forse non sarà premiato, ma di certo non verrà punito; si può fare tutto senza rischi, forse la peggior lezione morale di sempre ma sufficiente a rendere Prototype 2 il parco giochi perfetto per i propri sfoghi e deliri di onnipotenza. Tutte queste possibilità sono purtroppo mutuate dalla terribile intelligenza artificiale dei soldati nemici, incapaci di far scattare un allarme e di sospettare anche solo minimamente che un proprio commilitone potrebbe non essere in grado di scalare palazzi, volare o cadere da grandi altezze senza farsi un graffio.

Inseguire un veloce presente

Uno dei peggiori difetti di Prototype 2 risiede nel forte disequilibrio tra la grandiosa esperienza d’azione e il comparto grafico che la supporta: le differenze con il primo episodio sono davvero minime e l’insieme sembra essere rimasto indietro di qualche anno, con texture a tratti imprecise, fastidiosi effetti pop-up per le decorazioni della città e una estrema somiglianza tra ogni angolo, anfratto e quartiere. L’eco delle urla dei nostri nemici, i boati dei mostri, le voci di Heller e dei tanti protagonisti e comparse da ascoltare via radio: essenzialmente questo è tutto quello che compone le ‘carte’ sonore del titolo, unito a qualche traccia di musica eroica che strizza l’occhio proprio al genere delle pellicole cinematografiche action, dove le note e i riff vanno a ritmo delle esplosioni e dell’esaltazione. Nulla di veramente nuovo sotto il sole, come se il gioco non riuscisse a stare al passo coi tempo, ma la sensazione generale è sufficiente per una sana apoteosi di disfacimento senza pensieri. Trattandosi di una avventura da vivere per conto proprio, o al massimo circondati da amici esaltati da tutte le uscite fenomenali di James Heller, non è presente una vera e propria modalità multigiocatore: Radical Entertainment, tuttavia, ha ideato Radnet , un palcoscenico di battaglia dove, settimana per settimana, saranno rese disponibili alcune sfide a punti (simili alle missioni secondarie) con tanto di classifiche mondiali; di volta in volta, i giocatori migliori verranno premiati con mutazioni extra e premi assortiti. Si tratta, senza dubbio, di una idea innovativa ed intrigante: peccato solo che sia possibile fruirne gratuitamente solo per gli acquirenti della apposita ‘Radnet Edition’.

Conclusioni

Nonostante tutti i suoi evidenti nei e la sua evoluzione parziale, l’avventura di James Heller eccelle nel dare al giocatore delle possibilità pressappoco infinite: tutto è possibile, nei limiti di un codice violento, decisamente da non seguire nella vita di tutti i giorni! Heller riesce da solo in ciò per cui Attila aveva bisogno del sale: dietro di lui non solo non cresce più l’erba ma, probabilmente, nessun tipo di forma di vita. Ed è dalla soddisfazione che scaturisce da simili, malate soddisfazioni che viene tutto il buono di Prototype 2 : forse un lavoro di rifinitura, forse non un vero e proprio sequel quanto piuttosto un corposissimo DLC su disco, ma di certo la ricetta perfetta per la ‘devastazione spensierata’, troppo assurda per poter essere paragonata alla realtà, troppo esagerata per vederla trasposta negli altri titoli d’azione. Uno basta, forse a tratti avanza pure: uno, uno e due, insieme, i due prototipi della distruzione totale, tanto simili quanto egualmente affascinanti. Quando impugnate il joypad, lasciate l’etica alle vostre spalle per recuperarla solo in un secondo momento: pare che James Heller non ne abbia proprio bisogno. E poi via, pronti a cadere, come una meteora confusionaria, sulla prima operazione sul campo visibile… Un fischio, e il cemento si sgretola. Come una strana poesia, nel suo ripetitivo ritmo vermiglio.

CI PIACE

– Soddisfare i propri deliri di onnipotenza non è mai stato così facile
\n- Trama molto semplice ma intrigante al punto giusto
\n- Sviluppare i poteri di Heller è assuefacente
\n- La ripetitività non si sente molto…

NON CI PIACE

– …ma è pur sempre presente
\n- Tasso di sfida, a tratti, praticamente nullo
\n- Le differenze con ‘Prototype’ si contano sulla punta delle dita

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