Journey – Recensione

Per molti, la “nextgen” sta arrivando alla conclusione della sua evoluzione, che da almeno cinque anni a questa parte ha regalato un nuovo modo di vedere ed interpretare giochi di generi diversi. Il contro portato dalla nextgen è stato quello di saturare il mercato, con titoli molto simili che man mano perdevano per strada idee ed identità. Fortunatamente, a salvaguardare la creatività di questo meraviglioso mondo, ci pensano soprattutto i titoli definiti indie , ovvero quelli commercializzati sul mercato digital delivery, sia questo del Marketplace Xbox 360 , PSN Playstation 3 o Steam PC . Con questo articolo presentiamo un videogame atipico, sviluppato da Thatgamecompany in esclusiva Playstation 3, disponibile sul Playstation Network al costo di 13?: si tratta di Journey , un progetto molto interessante ed affascinante che mostra un altro punto di vista nella finestra non solo delle esclusive Ps3, ma anche di qualsiasi titolo della nuova generazione.

Poche settimane fa, ci siamo occupati di un altro titolo simile a Journey, ovvero Dear Esther, e l’idea di base è molto simile: il videogiocatore è chiamato ad affrontare un viaggio – Journey, in inglese, significia proprio viaggio – col protagonista, guidandolo alla sua meta. Tutto ciò che deve fare, salvo alcuni espedienti interessanti con interazione nell’ambiente, è camminare avanti osservando il paesaggio e riflettendo sui propri intenti. Il protagonista di questo meraviglioso viaggio ideato da Thatgamecompany è un misterioso monaco pellegrino vestito di una tunica rossa e incantata, spinto dal desiderio di raggiungere la vetta di una imponente montagna in lontananza. Il personaggio inizia il suo percorso mistico nel deserto, guidato da glifi magici che compongono il suo cammino, attraverso la magia emanata dalla tunica. Il viaggio sarà lungo e stancante, portando il videogiocatore da lande desolate nel deserto fino a montagne minacciose, guidato da una misteriosa figura che gli illuminerà il cammino, infondendogli fiducia.

I colori del deserto

Chi gioca è spettatore di questo magico viaggio offerto da Journey, in cui il protagonista non è l’artefice del proprio del destino, ma si limita a dar voce alla sua forza di volontà che, nonostante il passo sempre più affannato e pesante, lo porta ad attraversare templi sommersi, edifici diroccati e torri magiche, avvalendosi di elementi in simbiosi con la tunica da lui indossata. La raccolta di glifi magici durante il percorso consentirà al protagonista di allungare la sciarpa della tunica, che in prossimità di pezzi del tessuto svolazzanti nell’area circostante si incanterà, permettendo al monaco di sollevarsi in volo. Per raggiungere piattaforme più elevate, il protagonista può interagire con i tessuti incantati attivando una comunicazione magica che gli donerà spinta dal basso verso l’alto, per poi utilizzare la magia contenuta nella sciarpa così da continuare il volo finchè questa l’aura esaurita. Durante il viaggio sarà possibile raccogliere molti glifi, alcuni dei quali nascosti, e ciascuno di essi allungherà la sciarpa in modo tale da permettere salti e planate più lunghi.

Più in avanti, il monaco incontrerà creature incantate formate proprio dai tessuti incantati, e alcune di queste sarà possibile cavalcarle per raggiungere vette altresì irraggiungibili. La magia del viaggio viene però minacciata da intemperie e draghi volanti capaci di strappare la sciarpa del protagonista e disincantare tutte le creature pacifiche, come se la loro intenzione fosse quella di portare il mondo a una tonalità di grigio, eliminando ogni colore. Il mondo pieni di colori caldi e incoraggianti viene via via spento ed incupito dal grigiore dei draghi, incutendo terrore ai pellegrini in viaggio per la propria meta.

Journey ha ben poco da offrire a chi ama l’azione e la varietà, ma offre un enorme ventaglio di sbalodenti paesaggi a chi vive il videogame come “esperienza” e lo considera forma d’arte. Il design eccezionale dei livelli consente di ammirare scorci profondi e intensi, mentre il protagonista si muove su granuli di sabbia cristallina che pare un cumulo di grano, ed in lontananza il sole li illumina come fossero chicchi in un grande campo. Il pellegrino scala montagne di sabbia e sale sugli edifici ormai dimenticati anche dalla Terra stessa, privo di conforto e compagnia se non di qualche altro pellegrino che potrebbe capeggiare durante l’avventura. Il videogiocatore può, infatti, condividere il suo viaggio con uno o più utenti, poiché Journey mette la campagna direttamente in multiplayer. Pertanto, è possibile accordarsi con un amico e cominciare il pellegrinaggio assieme, e gli elementi attivati da uno saranno utilizzati dall’altro. La sensazione restituita è stupenda, poter condividere un viaggio così magico con un altro utente rende il gioco ancor più affascinante, soprattutto se nelle desolate lande di Journey un player lo si scorge in lontananza, mentre salta o trova riparo, mentre il suo passo diventa lento in prossimità di una montagna, con la speranza di poterlo raggiungere per aiutarsi a vicenda a raggiungere la meta. Anche in questi frangenti il tocco degli sviluppatori è tangibile, privando gli utenti di qualsiasi mezzo di comunicazione, se non l’impulso magico che il monaco usa per interagire con i vari tessuti. Gli utenti sono chiamati a cooperare o camminare insieme senza potersi dire nulla, ma solo riuscendo a capirsi immaginando la volontà di chi sta dall’altra parte. E il viaggio di Journey, data la sua incredibile magia, spinge tutti gli utenti a stare insieme, per vivere questa fantastica avventura con un player che non conosceranno mai, non sapranno mai chi fosse, ma che accetteranno di condividere con lui il percorso verso l’ambita meta.

Brillare in cielo

Tecnicamente, il titolo gioca molto sugli effetti di luce e sulla cura per i dettagli. Considerati i pochissimi elementi a schermo, quali piccole porzioni di edifici, pilastri e templi, l’orizzonte è molto vasto ed avvolto nel mistero, mentre i giochi di luce, che puntano a far sognare, regalano brillanti riflessi e magici colori. Il sole all’orizzonte che restituisce l’effetto bagnato sulla sabbia, così come la luna che quasi spegne la neve delle montagne e ghiaccia i colori, contribuiscono a restituire sensazioni avvolgenti per tutto il viaggio all’utente che col pad indirizza il pellegrino spesso verso l’ignoto. Nonostante Journey non abbia nella longevità il suo punto di forza, le ore previste per compiere il viaggio sono più che sufficienti ad innamorarsi del titolo, studiate nella giusta misura per non riproporre le stesse emozioni o allungare il percorso di inutili passaggi tendenti al tedio.

In cammino ad occhi chiusi…

Journey è un prodotto di eccellente qualità: poetico, magico, ricco di emozioni. Un titolo così è tuttavia molto difficile da consigliare a tutti, soprattutto a chi ama divertirsi con azione dirompente, esplosioni e adrenalina virtuale. Il viaggio del monaco pellegrino è adatto a chi cerca qualcosa di diverso, un videogiocatore che quasi dovrà studiare l’avventura per carpirne i misteri e i velati riferimenti alla trama. Per chi insomma, per qualche ora decide di voler sognare con un pad in mano.

CI PIACE

Viaggio indimenticabile
\nTecnicamente affascinante
\nUna sfida vinta
\nPrezzo irrisorio per la qualità del gioco

NON CI PIACE

Esclusiva Playstation 3, peccato per chi non possieda la console

9.5Cyberludus.com
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Redazione
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