Red Faction, nonostante i mutamenti subiti nel corso della sua esistenza, è una saga ancora in grado di catalizzare l’interesse di un discreto numero di appassionati. Nato durante la scorsa generazione di console come FPS, adattandosi ai gusti di quella attuale è diventato uno sparatutto in terza persona, ispirandosi in qualche modo al filone iniziato da Resident Evil 4 e portato ai fasti massimi dal blockbuster di Epic Games, Gears of War. Due anni fa l’uscita di Guerrilla, apprezzato dagli appassionati e accolto piuttosto bene dalla critica, aveva rappresentato una prima importante occasione per introdurre una componente free roaming in grado di rinfrescare il brand, riportando una certa freschezza. Oltre al free roaming, a mettersi in netta evidenza era stato il motore fisico Geo Mod, in grado di regalare momenti di distruzione coinvolgenti ed efficaci, facendo dunque dell’interazione con l’ambiente uno dei punti cardini del gameplay. Adesso, Red Faction: Armageddon si appresta a portare dei cambiamenti alla struttura originale, nel tentativo di non fossilizzare la serie e, se possibile, di rinnovarne le meccaniche. Se siete curiosi di sapere com’è andata, continuate a legla nostra recensione.

Di nonno in nipote. Di anni, dopo aver vestito i panni di Alec Mason in “Guerrilla”, ne sono trascorsi parecchi. In Armageddon , infatti, protagonista della storia sarà nientemeno che il nipote di Alec, Darius, che si ritrova ad affrontare una situazione a dir poco scomoda. Ci troviamo sul caro pianeta (di sempre) Marte, e il nostro Darius accetta un incarico lavorativo; un incarico, la cui natura non convince una ragazza di nome Kara, amica del protagonista. Infatti, dietro questa “mansione” si cela una vera e propria missione, atta a liberare gli orridi e temibili insetti, e mostri assortiti, che dimorano le viscere del pianeta. Il nostro percorso per liberare il pianeta dalle pericolose creature sarà lungo e impervio, ma rappresenta l’ultima occasione per rimettere le cose in sesto su Marte.

Gameplay Il free roaming del precedente capitolo, che poteva portare ad episodi di “smarrimento” del giocatore, sparisce totalmente per dare spazio ad una struttura semplicemente antitetica. Il percorso di gioco è lineare dall’inizio alla fine, facilitato dal GPS che, una volta premuto il relativo tasto, ci indicherà con chiarezza la direzione da seguire. Torna invece, e ancora più affinato di prima, il motore fisico Geo Mod, che anche in Armageddon regala momenti davvero significativi. Tramite la pistola magnetica, tanto per fare un esempio, potremo trascinare un qualsiasi materiale interattivo (praticamente quasi tutto ciò che vedremo su schermo) contro un altro oggetto. Oltre alla demolizione creativa, potremo usare questo stratagemma anche contro i nostri nemici, scagliando gli uni contro gli altri oppure contro rocce o altri materiali (e naturalmente viceversa). Darius avrà a disposizione anche la possibilità di “riparare” strutture rotte e dunque ripristinarle, siano questi macchinari, generatori, tubi dell’acqua o ponti, senza alcuna distinzione. Questo ha aggiunto un pizzico di varietà al gameplay, dandoci qualche incarico in più da portare a termine nel corso delle missioni primarie. E’ stato introdotto un sistema di puntamento automatico, che ci semplificherà di gran lunga la vita nei momenti più concitati (affronterete contemporaneamente anche decine di nemici su schermo). Durante il gioco avremo a disposizione più di un veicolo da guidare, tra cui spiccano un paio di mech di inaudita potenza. Raccogliendo i punti sparsi per il gioco, potremo ottenere potenziamenti per Darius, capacità dei proiettili delle armi, aumento della salute e così via. Nel complesso, nonostante i mech e l’introduzione della funzione “ripara”, in una manciata di ore Red Faction Armageddon finisce per esaurire gli argomenti a disposizione. Non faremo praticamente altro che sparare per tutto il tempo a qualsiasi cosa si muova, e la narrazione non regala alcun sussulto, dimostrandosi discreta ma nulla più. L’IA dei nemici non brilla per strategia, ma alcuni di loro si riveleranno piuttosto ostici, e spesso il loro numero compenserà la scarsa intelligenza. Nonostante la monotonia potenzialmente alta, data da varietà di gioco palesemente bassa, Armageddon si lascia in ogni modo giocare. Il ritmo si mantiene sufficientemente alto per non annoiare, e grazie a una difficoltà ben tarata (salvo alcuni momenti nella fase finale della campagna) il gioco risulta bilanciato e divertente da portare a termine.

Aspetto tecnico Il Geo Mod resta il fiore all’occhiello dell’intera produzione, come era peraltro lecito aspettarsi. Il livello di interazione, piuttosto profondo, aumenta il senso di coinvolgimento delle sparatorie, mostrando anche un calcolo della fisica degli oggetti piuttosto elaborata. Le strutture sono state rese in modo efficace, evidenziando una costruzione poligonale di buon livello, considerando anche l’ottima interazione di cui abbiamo parlato pocanzi. I nemici, invece, non si mostrano molto vari, né troppo ispirati, mostrando un numero di poligoni discreto ma non esaltante. Il numero non troppo alto di poligoni è probabilmente imputabile alla scelta di gestire molti elementi su schermo contemporaneamente, cercando di facilitare i compiti di calcolo della console. A tal proposito, la versione Xbox 360 da noi testata si è comportata piuttosto bene in quasi tutti i frangenti, e anche nei momenti di affollamento massimo la situazione s’è sempre mantenuta giocabile, senza arrecare quindi danni all’esperienza di gioco nonostante i comunque lievi ma impercettibili cali di frame. Nel complesso, considerando anche la natura multipiattaforma del prodotto sviluppato da Volition, il gioco si difende piuttosto bene, mostrando una resa in grado di non sfigurare nel mercato odierno. Il sonoro ha nel suo punto di forza un ottimo doppiaggio inglese, recitato piuttosto bene e altrettanto caratterizzato, ma un accompagnamento musicale piuttosto anonimo di cui ricorderete bene poche note, come del resto la realizzazione degli effetti ambientali, poco più che discreta.

Longevità e multigiocatore La campagna in sigle player durerà circa una decina di ore in difficoltà Normale, quindi leggermente sopra la media, partendo da Difficile la storia durerà qualche ora in più. Ad aumentare l’offerta di gioco e rafforzare la longevità, ci pensano le modalità online inserite dagli sviluppatori, Infestazione e Rovina . La prima si presenta come l’ennesima rivisitazione dell’Orda di Gears of War, con il gruppo di giocatori umani costretti a superare vere e proprie ondate di disgustosi insetti. L’altra modalità, intitolata Rovina e ottenibile solo tramite l’Online Pass presente nella confezione del gioco, darà invece modo al giocatore di distruggere il più possibile un determinato scenario entro il limite di tempo prestabilito. Entrambe si dimostrano piuttosto funzionali, anche se si avverte l’assenza di una vera e propria modalità competitiva.

Conclusioni

Red Faction Armageddon merita una convinta promozione. Pur non portando con sé alcun elemento di originalità significativa, il titolo THQ riesce ad essere uno sparatutto in terza persona frenetico e abbastanza divertente, dalla durata giusta e in grado di appagare il giocatore. A minare la qualità del titolo, alcuni importanti difetti quali la poca varietà di gioco, che risulta schematico e avaro di diversificazioni, e la forse eccessiva linearità, totalmente distaccata dall”invece estrema libertà del predecessore. Nonostante questi difetti di cui tener conto, grazie al motore fisico Geo Mod, in grande spolvero, e a un gameplay semplificato ma riuscito, Armageddon si fa comunque portare a termine con piacere, rivelandosi un titolo tranquillamente sopra la media

CI PIACE

Distruzione e interazione di ottimo livello\nGameplay riuscito e efficace\nCampagna abbastanza longeva

NON CI PIACE

Varietà praticamente inesistente\nFin troppo lineare\nGraficamente solo discreto\nMultigiocatore poco consistente

7.5Cyberludus.com
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