Proprio come la carne al sangue, Super Meat Boy, geniale creazione del Team Meat, è tanto piacevole da gustare quanto arduo da masticare. Già disponibile da qualche tempo per PC e Xbox 360, l’avventura del piccolo pezzettino di carne partorito dalla folle (?) mente di Edmund McMillen, si è rivelato un vero e proprio piccolo capolavoro, servito in salsa dichiaratamente vintage.

E’ pancetta! E’ salame! E’ bresaola! No, è Super Meat Boy!

Il design grafico, minimalista e ridotto alle care vecchie due dimensioni, non inganni i più scettici: così come un libro non si giudica dalla copertina, tutti i bravi videogiocatori sanno che un buon platform non si riconosce per la grafica! Super Meat Boy è un compendio esemplare di colori accesi, sprite animate e ambientazioni suggestive e variegate, artisticamente parlando. Volontariamente, gli sviluppatori hanno donato al gioco un sapore marcatamente retro, costruendo con un pugno di pixel un videogioco che, a conti fatti, non è un semplice tributo ai platform che furono, ma un vero è proprio tuffo nel passato.

E qual è il miglior modo per far leva sulla nostalgia? Ma è naturale: riprodurre poche semplici meccaniche ed esasperarle esponenzialmente, ricombinandole di livello in livello, rendendo l’esperienza di gioco “hardcore”, proprio come i titoli di una volta! Ma non è solo questo; a far da contorno al sopracitato gameplay decisamente vecchio stile, si accostano una colonna sonora degna delle migliori sale giochi, decine di citazioni dell’oltretomba videoludico (il primo filmato di gioco, ad esempio, fa il verso a Final Fight) e, naturalmente, i protagonisti può stereotipati che si possano avere. La trama, del resto, non è altro che una rivisitazione parodistica dei classici canovacci di saghe come Super Mario Bros o Sonic the Hegdehog. Come recita lo slogan del gioco, “Super Meat Boy è un difficilissimo platform nel quale impersonerete un cubetto di carne animata, che tenterà di salvare la propria fidanzata (fatta di cerotti) da un malefico feto chiuso in un vaso con addosso uno smoking”: semplice e demenziale, quanto basta per dar carattere al gioco senza cadere nello scimmiottamento piatto e scontato.

Piace ben cotta?

Il cuore pulsante di ogni platform bidimensionale, come tutti i bravi idraulici sanno, risiede nel level design, che è necessario sia impeccabile e variegato a sufficienza perché non venga a noia in tempi record. Sotto questo punto di vista, la piccola perla proposta dal Team Meat rappresenta un vero e proprio principio di resurrezione, per il genere. La filosofia del gameplay non scade nel trito e ritrito, eppure preserva, in un certo qual modo, la tradizione in modo impeccabile, apportando alla formula classica diverse microscopiche variazioni, che però, nella realtà dei fatti, ottengono dei risvolti macroscopicamente rivoluzionari. L’intera struttura di gioco, infatti, si regge sull’ostica necessità, da parte del giocatore, di “tenere il passo”, cercando di superare ciascun livello senza pause eccessivamente generose (quindi continuando a muoversi), pena la morte. A questo, si uniscono le viscose capacità di Meat Boy, la cui natura “appiccicosa” gli consente di rimbalzare da un muro all’altro con facilità, o di scivolare lungo le superfici (anche verso l’alto, ma per brevi periodi di tempo). Da queste poche e sensibili modifiche allo schema tradizionale, si sviluppano decine e decine di situazioni, sfide e livelli dalla difficoltà vertiginosamente crescente che, caratterizzati ciascuno di peculiari caratteristiche (che possono variare dai classici pavimenti che crollano ai lanciamissili a ricerca termica) contribuiscono a rendere l’esperienza di gioco viva e dinamica.

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Ma non si tratta di un gioco che punta semplicemente su salti impossibili da eseguire o lunghe e frustranti sequenze di trappole e precipizi che separano il protagonista dalla fine di ciascun livello. Ciascuna sfida ideata e proposta dagli sviluppatori possiede una logica ben precisa, quasi una “chiave di lettura”, la cui individuazione è più che necessaria per il buon esito di ogni partita. Procedere per tentativi raramente apporta alcun beneficio ai progressi fatti nel gioco. I salti millimetrici a cui accennavamo prima, ad esempio, richiedono spesso e volentieri una cervellotica riflessione e qualche secondo di preparazione, prima di essere effettuati – dal momento che, il più delle volte, occorre che vengano eseguiti in sequenza e senza soluzione di continuità. Non ci si aspetti, quindi, un gioco scarno e poveramente realizzato, che si maschera per quel che non è con picchi di difficoltà ingiustificati. Non per altro, del resto, i controlli funzionano egregiamente, tanto con un pad quanto con la tastiera, e la folle precisione richiesta durante l’esecuzione delle più svariate acrobazie è agevolata da un sistema di controllo ipersensibile alla pressione esercitata sui singoli tasti.

Tuttavia, la carne rimane comunque dura da ruminare: Super Meat Boy è un gioco pensato e sviluppato per istigare alle più basse e ignobili imprecazioni, e – specialmente durante la seconda metà del gioco – non perdona nemmeno mezza distrazione. La morte – sanguinolenta – del personaggio diventa quindi un elemento fondamentale e onnipresente nelle partite, talvolta persino indispensabile per la piena comprensione delle meccaniche di certe sezioni particolarmente ostiche. Quelli del Team Meat lo sapevano, ed è per questo che hanno fatto sì che non ci fosse nessun rallentamento dei ritmi di gioco tra una morte e l’altra, le quali si susseguono ininterrottamente senza alcuna remora. La musica stessa è indice di adrenalina e contiguità, dal momento che non si interrompe praticamente mai, nemmeno durante il passaggio da un livello a quello successivo.

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“Se dici prosciutto, non hai detto niente”

Di carne al fuoco (è proprio il caso di dirlo!) ce n’è tanta, davvero tanta. Questo piccolo e tenero pezzettino di carne basterebbe per nutrire un’intera legione di videogiocatori affamati. La ‘campagna principale’, denominata nel gioco “Light World”, la quale di per sé terrà occupati la maggior parte degli utenti per una dozzina d’ore, non è altro che la punta dell’iceberg, infatti. Super Meat Boy pullula di decine di livelli segreti, personaggi sbloccabili (tra i quali figurano Tim di Braid, Flywrench, Alien Hominid e, per la versione PC, persino un Headcrab, direttamente da Half-Life) e addirittura un’intera campagna alternativa – chiamata “Dark World” – che rivisita l’intero gioco con una diverso design grafico, aggiungendo a ciascun livello un numero spropositato di trappole addizionali, rendendo l’intera esperienza decisamente più ostica. A tutto ciò si sommano numerose sezioni bonus, spesso realizzate a tema, in omaggio alle pietre miliari del passato.

Tecnicamente parlando, per ovvie ragioni, c’è ben poco da dire. Sia chiaro, però, che la grafica semplice e funzionale di Super Meat Boy non è da imputarsi a uno scarso lavoro di programmazione, bensì ad una precisa scelta stilistica; ciò si evince in particolar modo dalle cinematiche, sempre ricche e colorate, realizzate con un 2D Poligonale di forte impatto. Non per altro il gioco supporta anche le risoluzioni più alte, con le quali da il meglio di sé. Molti giocatori hanno lamentato di bug, glitches e problemi tecnici di altra natura, ma in sede di recensione non ne abbiamo riscontrato nemmeno mezzo: del resto, la maggior parte di questi è stato risolto con l’ultimo aggiornamento rilasciato.

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Concludendo…

Che dire? Super Meat Boy è un titolo disgraziatamente malefico. È difficile, difficilissimo, e non viene mai a noia, né per frustrazione né sicuramente per l’eccessiva semplicità. Si tratta di un gioco dal level design profondo, ma che non rinuncia all’immediatezza dei classici del genere. Per un’esigua somma, tra l’altro, garantisce qualcosa in più d’una ventina d’ore di divertimento (e imprecazioni!), senza contare che qualcuno potrebbe voler cercare di collezionare tutti i cerotti (in modo da sbloccare nuovi personaggi) o magari tentare di ottenere il grado “A+” in ogni livello. Insomma, fino a qualche tempo fa, quando si parlava di platform, andavano di moda gli idraulici. Che sia arrivato il momento dei macellai?

CI PIACE
  • Longevo e variegato
  • Un autentico tuffo nel passato!
  • Con una puntina di alloro è la morte sua!
NON CI PIACE
  • Difficoltà disarmante
  • Le tracce audio potrebbero stancare alla lunga
9Cyberludus.com
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