Harry Potter e i Doni della Morte – parte I

Appassionati di tutto il mondo, unitevi, l’attesa è finita. E’ finalmente arrivata l’ora di vedere sugli schermi dei cinema di tutto il mondo, grazie come sempre a Warner Bros, il termine della lotta tra Harry Potter e il più temibile e potente mago oscuro di tutti i tempi (siccome noi non abbiamo paura di dire il suo nome, trattasi di Tom Riddle, al secolo Voldemort). O quasi. Già, perché per chi si fosse perso qualcosa, sappiate che l’ultimo romanzo della saga firmata J. K. Rowling, “Harry Potter e i Doni della Morte” è stato diviso in due lungometraggi, e quello che possiamo vedere ora nelle sale è solo la prima parte, mentre la seconda è in arrivo il prossimo luglio. La motivazione della scelta pare essere stata la volontà di portare sullo schermo tutti gli eventi fondamentali raccontati nella controparte cartacea, viste anche le polemiche relative ai tagli operati nei capitoli precedenti (in particolare il sesto, “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”). Cyberludus ha potuto assistere all’anteprima di “Harry Potter e i Doni della Morte – Parte I” ed è giunto il momento di condividere con voi lettori le nostre impressioni a riguardo.

Una magica dittatura

Il mondo dei maghi è stato sconvolto fin nelle fondamenta: Albus Silente, preside della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, è stato ucciso da Severus Piton, Voldemort e i suoi Mangiamorte stanno dilagando, apparentemente inarrestabili. Al termine del sesto anno ad Hogwarts, Harry si è trovato senza il suo mentore principale, con un arduo compito da portare a termine: trovare e distruggere gli Horcrux, oggetti che contengono dei frammenti dell’anima di Voldemort e che se eliminati possono renderlo nuovamente mortale. Il tutto mentre il Signore Oscuro allarga a macchia d’olio il suo controllo sul mondo dei maghi, infiltrando i suoi uomini nelle profondità del Ministero della Magia e conducendo una caccia sistematica contro i maghi mezzosangue e nati babbani. La trama di quest’ultimo capitolo è incredibilmente fitta e si propone di dare finalmente un senso a tutto ciò che si è visto finora nei capitoli precedenti e le risposte a tutte le domande lasciate in sospeso. Da qui è sorto il primo problema per la produzione: dove tagliare in due la vicenda? Dove mettere lo stacco tra la prima e la seconda parte? Ovviamente, non vi riveleremo i dettagli precisi, ma sappiate che si tratta di un momento in cui veramente la vicenda prende una piega drammatica e il teatro è pronto per la grande battaglia finale. Fino a quel momento sappiate che non vedrete un “Harry Potter” come quelli a cui siete stati abituati finora sul grande schermo, in cui a fare da cornice è la vita nella scuola di Hogwarts e l’atmosfera è eterea e (manco a dirlo) magica. Siamo in tempi oscuri, come dice il neo Ministro della Magia Rufus Scrimgeour (interpretato da un come sempre magistrale Bill Nighy) in apertura della pellicola, e oscura è anche l’atmosfera che si respira nel corso del film. E’ una storia di inseguimenti e fughe, di caccia aperta, di oppressione e resistenza. Da una parte l’Ordine della Fenice, rimasto orfano di delle sue due figure maggiormente di spicco, Sirius Black prima e Albus Silente poi, che cerca un modo per ripristinare la pace e l’equilibrio venuto meno con il ritorno del Signore Oscuro; dall’altra Voldemort e i suoi Mangiamorte, crescenti in numero, potenza e crudeltà (guardare la scena della riunione dei Mangiamorte con “ospite” la Professoressa di Babbanologia Charity Burbage per credere). In mezzo ci sono Harry e i suoi amici Ron e Hermione, costantemente braccati dalle Forze Oscure, colpiti nel profondo dalle perdite subite, dai sacrifici fatti, e dal compito apparentemente quasi impossibile che li aspetta. La tensione è palpabile, come cita la locandina “nessun posto è sicuro”: non ci sono più le impenetrabili barriere di Hogwarts a proteggere i nostri eroi (la scuola non appare nemmeno in questa prima metà del film), c’è solo il loro istinto di sopravvivenza. E’ un film di Harry Potter diverso rispetto ai precedenti, che porta a compimento il processo di “maturazione” del pubblico e dei temi che era iniziato con gli altri film della serie (specialmente da “Harry Potter e il Calice di Fuoco” in poi), e che scolla brutalmente di dosso alla serie l’etichetta di “saga per bambini”. No, non è un film per bambini.

I maghi della recitazione

Come da tradizione ormai consolidata, anche “Harry Potter e i Doni della Morte – Parte I” presenta un cast completamente composto da attori britannici, in base alla richiesta esplicita della creatrice J. K. Rowling. Nei ruoli di Harry, Ron e Hermione troviamo ancora il collaudatissimo trio Radcliffe – Grint – Watson, palesemente maturati sia in termini fisici che per le loro capacità recitative. Soprattutto Rupert Grint sfoggia una prova di assoluto pregio, riuscendo a passare dall’ingenuità e simpatia tipica del personaggio di Ron Weasley a fasi altrettanto credibili in cui il mago dai capelli rossi sfodera un lato del carattere a lui “inusuale”, cioè quello più duro e serio. Contrapposto al trio troviamo un Ralph Fiennes in grandissimo spolvero, che dà vita ad un Lord Voldemort più crudele che mai, dotato anche di un pizzico di spocchia che ben si addice alla storia della vita di Tom Riddle. Al fianco di Voldemort (o forse no?) c’è il sempre ottimo Severus Piton interpretato da Alan Rickman, che si conferma ancora una volta come un personaggio tanto controverso quanto carismatico. L’ex professore di pozioni, ora salito alla carica di preside di Hogwarts è indubbiamente uno dei personaggi più affascinanti dell’intera serie, per via del suo atteggiamento perennemente composto, distaccato da tutto, che getta un alone di mistero non indifferente sulle motivazioni delle sue azioni. Un esempio pratico della sua ambiguità: è l’uomo che ha ucciso Albus Silente, ma allo stesso tempo sembra provare pietà e quasi dispiacere di fronte ad una Charity Burbage vittima delle torture del Signore Oscuro. Altri elementi di spicco del cast sono Bill Nighy, nella breve parte del Ministro Scrimgeour, Helena Bonham – Carter, eccelsa come sempre nei panni di Bellatrix Lestrange, e Jason Isaacs e Tom Felton, rispettivamente Lucius e Draco Malfoy, semplicemente perfetti (soprattutto il padre) nell’interpretare uno il Mangiamorte segnato dalla prigionia e dal “furto” della sua casa e di suo figlio da parte del “boss”, l’altro il ragazzo adolescente tanto affascinato dal potere quanto colmo di rimorso per ciò a cui questo suo desiderio gli sta facendo prendere parte. Dietro la macchina da presa ancora una volta David Yates, non esattamente un nome blasonato, ma comunque in grado di regalare una pellicola di pregevole fattura.

Effettivamente speciale

Il copione è estremamente fedele al romanzo, complici la ormai abituale collaborazione strettissima con la Rowling e le innumerevoli critiche mosse soprattutto all’ultimo capitolo, reo di aver tagliato una quantità innumerevole di passaggi importanti dell’opera cartacea. Anche qui i tagli e le modifiche non mancano (ad esempio la storia di R.A.B. e il passato di Albus Silente), ma la sensazione generale è che la trasposizione sia molto più fedele. Ovviamente, sono numerose le scene che vedono un massiccio uso di effetti speciali, tutti veramente ben realizzati, soprattutto quelli relativi ai personaggi animati in CG, alias gli elfi domestici Dobby e Kreacher e il serpente Nagini. Assente è invece il tanto decantato 3D, che sarà disponibile per la seconda parte. Per quanto riguarda le ambientazioni, principalmente il film si svolge in esterna, a parte le scene situate presso il Ministero. Sono gli ambienti boschivi a farla da padrone, un setting inusuale per le avventure di Harry Potter, ma vista la trama di questo episodio e l’atmosfera molto più dark, non c’è dubbio che le location siano particolarmente azzeccate. Non mancano però ambienti di altro tipo, tra cui la Londra babbana, affollata ma non per questo sicura. I costumi sono come sempre ottimamente realizzati, così come il trucco. Buona la colonna sonora, che non offre particolari picchi, ma che comunque risulta sempre ben contestualizzata e pertinente. A livello tecnico, è doveroso fare una menzione speciale alla tecnica usata per raccontare la fiaba dei tre fratelli: si tratta di una tecnica di animazione tra il cartone animato e la computer grafica, con un tratto che ricorda le ombre cinesi. Il risultato è un “intermezzo” particolarmente gradevole, che anche visivamente ha i connotati della fiaba.

In conclusione, “Harry Potter e i Doni della Morte – parte I” è il degno inizio della degna conclusione di una saga ormai diventata di culto. Il processo di cambiamento del tono della serie è qui portato a sublimazione, siamo di fronte al capitolo più dark in assoluto visto finora. Il rischio che il film lasciasse l’amaro in bocca in quanto “senza finale” è stato scongiurato, attraverso la scelta di un taglio che fa ovviamente da cliffhanger per la seconda parte, ma che al tempo stesso non dà un senso di incompletezza alla pellicola. Sia coloro che hanno apprezzato la serie di romanzi della Rowling che quelli che invece si sono appassionati solamente alla versione cinematografica della sala possono ritenersi soddisfatti, di fronte a una trasposizione cinematografica che riesce a rappresentare un ottimo compromesso tra l’estensività del romanzo e le necessità date dal trasporto sul grande schermo.

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