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Un successo assoluto

Definire God of War come la miglior serie action/adventure degli ultimi anni è quasi inevitabile. Fu il primo capitolo, nel lontano 2005 a cambiare le regole del genere e a fare di Playstation 2 la piattaforma ideale su cui intavolare quella che sarebbe diventata la gloria di questa esclusiva. Il team di Santa Monica Studios ha realizzato un mix perfetto tra avventura, sezioni platform e azione immediata e brutale; il tutto impreziosito dall’atmosfera insuperabile dell’antica Grecia, con le sue città in rovina, le sue leggende dimenticate e naturalmente la figura di Kratos, il protagonista assoluto di questa storia senza tempo. Fu la volta di God of war II , premiato come miglior gioco dell’anno, che è tutto dire considerando che all’epoca sia Ps3 che Xbox360 iniziavano a sfoderare i loro artigli next-gen. L’anti-eroe per eccellenza ha incollato alle console milioni di spettatori nella trilogia conclusasi con il terzo capitolo, ma non prima di regalare ai possessori della piccola di casa Sony un prequel, GoW: Chains of Olumpus , considerato il miglior gioco d’azione sulla console portatile, fino ad oggi. Ben lungi dal voler rinchiudere le vicende del Fantasma di Sparta in soffitta, Ready at Dawn ha sfidato i limiti tecnici e superato i traguardi del precedente capitolo portatile, creando God of War: Ghost of Sparta, la nuova killer application Psp.

Il passato non muore mai

La storia di questo episodio ci porta a cavallo tra il primo e il secondo capitolo della serie: Kratos, il Fantasma di Sparta, è divenuto nuovo Dio della Guerra, sostituendo Ares, da lui ucciso. Eppure ne il potere ne la gloria riescono ad alleviare le sofferenze dei suoi incubi e delle sue allucinazioni. Il suo passato da spietato soldato, autore di crimini cosi violenti, come l’uccisione della sua stessa famiglia, non gli dà tregua da sveglio come nemmeno nel sonno, tormentato da visioni angoscianti su suo fratello Deimos. Ma cosa è successo al fratello del condottiero spartano? Da dove nascono i sensi di colpa che lo attanagliano senza sosta e soprattutto, dove si trova adesso? Queste e molte altre domande troveranno risposta lungo il viaggio del protagonista, raccontato dalla ormai familiare voce narrante e da superbe scene di intermezzo dal forte taglio cinematografico. Il plot immerge totalmente il giocatore nel passato del protagonista, rivivendo momenti mai raccontati ma ugualmente accennati nei precedenti episodi e che spiegano determinate reazioni “future” di alcuni personaggi chiave. Questo capitolo offre una storia inedita, ricca di colpi di scena e studiata per colmare i buchi neri lasciati in precedenza e non certo per giustificare una produzione redditizia. Kratos è più in forma che mai, diviso tra l’odio verso gli Dei, il rimorso nei confronti della sua famiglia e naturalmente la sua sete di sangue e vendetta, cosi forte da sfruttare ma cosi difficile da controllare.

Poderosa Psp

Sembrava impossibile superare i traguardi raggiunti da Chains of Olympus, eppure Ghost of Sparta è riuscito nell’intento, proclamandosi come gioco tecnicamente più potente mai visto su Playstation Portable. In verità, contemplando ogni singola schermata, ci si chiede se una Psp 2 (tanto vociferata ma non ancora annunciata) possa raggiungere tale splendore. Iniziamo subito chiarendo un concetto: questo capitolo potrebbe tranquillamente passare per un titolo Ps2. L’abbondanza di poligoni offre scenari mozzafiato, come scogliere in preda alla forza selvaggia delle onde e della tempesta, pendici innevate ricche di cunicoli e pericolosi ponti di intermezzo, città in balia di fiamme e cenere e tutto ciò che un gioco ispirato alla mitologia greca possa offrire. Il design cambia radicalmente livello dopo livello, spiazzando il giocatore e incantandolo allo stesso tempo. Il modello poligonale di Kratos abbonda di fluidità nei movimenti e di particolari, quanto quelli dei personaggi secondari e dei nemici, ottimamente realizzati, in modo particolare alcuni boss, come Scilla e Callisto, assolutamente terrificanti. I caricamenti sono ridotti a zero, come lo sono i cali di frame, anche nelle situazioni più disparate, in cui lo schermo trabocca di nemici e di effetti speciali, tra i più belli mai visti su questa console, tra le altre cose. Effetti come il fuoco, la nebbia o la cenere sono da annoverare per la loro perfezione. Il comparto audio ospita come sempre un doppiaggio in italiano di notevole fattura, a cui si affiancano una colonna sonora epica, misto tra motivi del passato e brani inediti meravigliosi e un campionario suoni realistico e coinvolgente (il respiro e i versi di alcune creature soprattutto).

La tradizione non invecchia, almeno in parte

Il gameplay, che rimane il cuore pulsante dell’intero universo God of War, non offre nulla di particolarmente innovativo. Kratos si muove con agilità lungo gli imponenti livelli da esplorare, ricchi di situazioni contestuali e oggetti con i quali può interagire premendo un tasto. La prima novità che si nota è la somiglianza con il recente God of War 3: lo spartano è in questo capitolo più propenso alle sezioni platform, grazie alla presenza di sporgenze lontane da raggiungere aggrappandosi o sfruttando le lame, a insenature dentro cui strisciare e a vere e proprie “sequenze in discesa” da dover superare con il giusto tempismo. Altra somiglianza con il terzo capitolo sono le sequenze QTE, adesso più articolate e ancora più cruente, visualizzabili ai lati dello schermo (e non più sui volti dei nemici). Gli enigmi come al solito non richiederanno grosse dosi di materia grigia: il più delle volte basterà recuperare una chiave per sbloccare una porta o sottrarre un arma ad un determinato nemico per attivare congegni meccanici apparentemente non funzionanti. E veniamo all’azione, l’anima di questa produzione. Come al solito, Kratos dispone anzitutto di tre mosse principali: l’attacco leggero con il tasto quadrato,quello pesante con il tasto triangolo e la presa con il tasto cerchio. La combinazione di essi, unita al tasto cerchio per saltare, darà inizio a combo incredibili e a sequenze mozzafiato. Proseguendo nell’avventura non mancheranno armi inedite, come la coppia lancia/scudo e poteri devastanti che non sveliamo per non rovinare la sorpresa. Armi e poteri possono essere potenziati sfruttando le sfere rosse rilasciate dai nemici o reperibili attraverso gli scrigni sparsi per i livelli. La violenza in questo titolo si spreca: sangue e cadaveri maciullati abbondano in ogni scenario, terreno, subacqueo o ultraterreno che sia. Il gioco è assolutamente vietato ai minori di 18 anni, a causa della violenza negli scontri e nelle esecuzioni dei nemici, in particolare dei boss. Se proprio dobbiamo trovare un difetto, esso sta nel fatto che ci saremmo aspettati più creature colossali e non minacce mastodontiche contate. Una piccola nota più che una critica, che non intacca minimamente l’esperienza. La longevità non superera le 8/10 ore di gioco nella storia principale: fortunatamente, piccoli ma corposi extra, come le arene personalizzabili, i costumi e le reliquie da scovare e le incalcolabili sfere da usare per sbloccare gallerie, set dei personaggi e qualche altra sorpresa, vi costringeranno a stare attaccati alla schermo per parecchio tempo.

Conclusioni

God of War: Ghost of Sparta rappresenta il nuovo termine di paragone portatile e naturalmente il miglior gioco d’azione e avventura su Playstation Portable. La trama coinvolgente e il suo irresistibile protagonista, il comparto tecnico incredibile e l’azione immediata fanno di questo titolo una pietra miliare da collezionare a tutti i costi. Forse la mancanza di vere e proprie novità potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma Ghost of Sparta non è nato per rivoluzionare la serie, ma semplicemente per esaltarla ai massimi livelli anche su Psp, una console sul viale del tramonto, ma che si lascia dietro la scia della gloria, proprio come il nostro Kratos.


CI PIACE

Trama appassionante
Comparto tecnico unico
Gameplay coinvolgente..

NON CI PIACE

..ma con pochissime novità
Longevità non proprio generosa

9.5Cyberludus.com
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