Le avventure grafiche (conosciute anche come “avventure punta e clicca”) sono un genere che nei primi anni ’90 godeva di un successo spropositato, grazie a saghe divenute dei veri e propri cult. Basta nominarne alcune per capire subito la portata del fenomeno: ” Monkey Island “, “Full Throttle”, “Broken Sword”, “Myst”, giusto per citarne quattro. I gusti dei giocatori da allora si sono evoluti, e le avventure grafiche sono andate via via sparendo, complice anche l’apparente incapacità degli sviluppatori moderni di dare vita ad un “punta e clicca” degno degli illustri capostipiti. Nel 2003 vide la luce un titolo che sembrò rispondere alla chiamata: “Runaway: A Road Adventure” , creatura degli iberici Pendulo Studio. Grazie ad elementi quali la trama accattivante, lo humor imperante (qualcuno ha detto “come in Monkey Island”?) e un’esperienza di gioco di impatto hanno portato questo titolo a ritagliarsi una posizione di tutto rispetto nel panorama videoludico. Quattro anni dopo uscì il secondo capitolo ” Runaway 2: The Dream of the Turtle “, assolutamente non all’altezza del precedente, e che quindi scatenò le ire dei fan della serie. Il gioco in questione aveva come fotogramma finale un classicissimo “to be continued…”, e così ora ci troviamo di fronte alla conclusione della trilogia. Cyberludus presenta la recensione di ” Runaway: A twist of Fat e”, eccezionalmente sulla console più indicata per le avventure grafiche, insieme al PC (ovviamente): il Nintendo DS.

Roba da perderci la testa

Squadra che vince non si cambia. Anche in “Runaway: A Twist of Fate” i protagonisti sono i nostri due fuggitivi di fiducia, ovvero tale Brian Basco e la sua fidanzata Gina Timmins . La coppia si è formata sulla scena del primo episodio, attraverso la rocambolesca fuga raccontata in quella sede, e nel secondo episodio si vede protagonista di una tranquilla vacanza alle Hawaii che assume i connotati di un intrigo interplanetario ordito dal Colonnello Kordsmeier. Ebbene, i nostri emuli di Bonnie & Clyde erano stati lasciati al momento del ” to be continued ” conclusivo del secondo episodio sull’isola di Mala, con Gina miracolosamente tenuta in vita dai Trentoniani e Brian che non se la stava passando troppo male (per coloro che non sapessero cosa è successo finora, alcuni flashback iniziali, qualora ovviamente non vogliate giocare i capitoli precedenti, spiegano in maniera esauriente cosa vi siete persi). Ci si aspetterebbe che l’avventura ricominciasse esattamente da dove è finita, e invece no. Flash forward servito, e la scena si sposta a New York, ad una telefonata. A riceverla è Gina, perfettamente in forma, e la telefonata viene dall’ospedale psichiatrico di Happy Dale. La ragazza viene informata che Brian è stato rinchiuso a Happy Dale, in seguito all’accusa di aver ucciso Kordsmeier e la conseguente dichiarazione di infermità mentale. Non solo: sembra sia avvenuto un incidente, e Brian sia fuggito da Happy Dale, rimanendo decapitato da un cavo durante la fuga. Il gioco inizia dunque con il funerale di Brian, al termine del quale Gina riceve un’altra telefonata… Da Brian, dentro la bara! Come avrete sicuramente intuito, la trama fin da subito si rivela intrigante e articolata. Vediamo come l’esperienza iniziata in maniera così accattivante si sviluppa.

Stiloso

Manco a dirlo, lo strumento con cui eserciteremo il nostro potere nel mondo di gioco è lo stilo della console a doppio schermo di casa Nintendo, sicuramente uno strumento più che indicato per il genere delle avventure grafiche. L’interfaccia è volutamente minimalista, per lasciare quasi tutto lo spazio alle vicende di gioco. Nello schermo superiore possiamo avere costantemente sott’occhio il nostro inventario, che è possibile richiamare nel touch screen per poterci operare con lo stilo toccando il tasto a forma di zaino nell’angolo in alto a destra. L’altro unico tasto presente sul touch screen insieme a quello dell’inventario è quello per il salvataggio del gioco, possibile in qualsiasi momento (ed è cosa buona e giusta…). Ma allora come fare a interagire col mondo di gioco? Semplice: tenendo lo stilo appoggiato sul touch screen, vengono evidenziati i punti di interesse, cioè gli oggetti con cui è possibile interagire e le vie su cui ci si può muovere. Un modo ingegnoso per tenere l’interfaccia pulita e allo stesso tempo andare incontro soprattutto ai neofiti, fornendo loro degli indizi relativi a cosa può essere analizzato e utilizzato.

MacGyver chi?

Perché i ragazzi di Pendulo danno così tanto risalto all’inventario e agli elementi dello scenario con cui si può interagire? Semplicemente perché su questi elementi si basa la via scelta da loro per gli enigmi presenti nel gioco: nulla di tremendamente cervellotico, né sfide impossibili anche per novelli Einstein, solo sfide basate sul ritrovamento e l’utilizzo dell’oggetto giusto o della giusta combinazione di oggetti, in quanto in alcune occasioni sarà necessario creare “congegni” partendo dagli oggetti che abbiamo come novelli Richard Dean Anderson nel famoso telefilm. E il biondiccio inventore improvvisato non è l’unico riferimento presente nel gioco. Infatti sono presenti numerosissime battute che richiamano altri film e opere mediatiche (ad esempio, parlando di fantasmi, Gina richiama un film in cui “quando i fantasmi appaiono diventa molto freddo”), oltre che cameo di personaggi di altre celeberrime avventure grafiche. Insomma, non solo il nucleo del gioco, cioè l’esplorazione e gli enigmi, è curato, ma anche tutto ciò che vi sta intorno.

Meglio la qualità della quantità

A prova del fatto che non serve un motore grafico sconvolgente per raccontare una storia accattivante, Pendulo Studio ha scelto la via del cel-shading , che appare anch’esso ben curato e piuttosto fluido anche sulla non potentissima macchina targata Nintendo. Lo stile grafico è volutamente cartoonesco e ben si sposa con l’atmosfera ironica della vicenda. Per quanto riguarda il comparto audio, il doppiaggio è di buon livello, seppur unicamente in inglese. La localizzazione dei testi in italiano è totale e generalmente fedele all’audio in inglese, senza evidenti errori di grammatica o sintassi.

Una degna conclusione?

La terza avventura di Brian Basco risolleva la serie dal passo falso commesso col secondo episodio. Anche se non eccelsa a livello di longevità (una decina di ore è sufficiente per completare i sei capitoli del gioco), l’avventura è altamente coinvolgente e conduce ad un degno finale la storia raccontata nel corso della trilogia. Lo stile volutamente semplice di ” Runaway: A Twist of Fate ” risulta gradevole e si coniuga alla perfezione col clima “leggero” della vicenda. Infine a livello di giocabilità, il terzo capitolo è in grado di soddisfare i fan di ” Runaway ” (soprattutto quelli rimasti delusi da “The Dream of the Turtle”) così come di attirare e coinvolgere anche i neofiti sia della serie (permettendo di capire bene cosa è successo negli episodi precedenti anche agli ultimi arrivati) che del genere delle avventure grafiche (proponendo una giocabilità immediata ma non semplicistica). Insomma, ” Runaway: A Twist of Fate ” è un validissimo esponente di un genere in via di estinzione e che gode di poca fortuna ultimamente. Consigliato.

CI PIACE

Trama avvincente
Prende anche i neofiti e chi non conosce la serie
Avventura ricca di umorismo

NON CI PIACE

Non troppo lungo
Molto lineare

7Cyberludus.com
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