Sei anni, in ambito videoludico, sono tanti e possono segnare il passaggio da una generazione all’altra. Nel caso di alcune serie di titoli famosi, inoltre, sei anni possono suonare come un’eternità, per tutti coloro che si affezionano ad un titolo e ne aspettano, quasi come il ritorno di un messia, un glorioso ritorno. E’ il caso di Deus Ex Human Revolution, gioco di ruolo d’azione e terzo episodio di quella che sta per delinearsi come una saga di videogiochi.

Deus Ex ieri, oggi e domani** **

Per chi non lo sapesse, Deus Ex è una serie di giochi di ruolo di stampo fantascientifico; nella fattispecie rientra nei canoni del “cyberpunk”, un universo narrativo collocato in un prossimo futuro, in cui l’umanità diventa visceralmente dipendente dalla tecnologia e dalla cibernetica. Deus Ex in particolare, contrariamente a molti altri esponenti del genere, strizza l’occhio a lungometraggi leggendari come Blade Runner e ne riprende, talvolta, alcuni aspetti.

Quando il primo Deus Ex, sviluppato da Ion Storm e pubblicato da Eidos Interactive (si, gli stessi di Tomb Raider, ndr) arrivò sugli scaffali, la critica e il pubblico gridarono al miracolo tecnico e ludico. Si era di fronte ad un gioco di ruolo in prima persona, che strizzava l’occhio tanto a Quake per le sue velleità di sparatutto, quanto ai giochi di ruolo più classici come Morrowind. La libertà di azione e di personalizzazione del personaggio, infine, furono la ciliegina sulla torta per un’offerta senza precedenti. Il seguito di Deus Ex, sottotitolato Invisible War, arrivò nel 2004 carico di aspettative. Ma la difficoltà tarata verso il basso e le scelte tecniche/estetiche per garantire che il maggior numero di persone potessero giocare, hanno lasciato l’amaro in bocca nei palati più esigenti. A sei anni di distanza viene annunciato Human Revolution, il terzo capitolo di questa apprezzata serie. Purtroppo l’acqua sotto i ponti scorre per tutti; sperare che l’intero team di sviluppatori che si celava dietro il primo – per molti insuperabile e insuperato – Deus Ex era una speranza vana. Il progetto è saldamente in mano di Eidos Montreal, non certo gli ultimi arrivati, ma l’assenza di Warren Spector, la mente geniale dietro i primi due episodi, potrebbe non essere di buon auspicio.

Il sequel che diventa prequel** **

Il condizionale è d’obbligo, perché il progetto è praticamente al primo stadio di sviluppo e dalle poche premesse mostrate alla stampa specializzata, l’ottimismo regna sovrano sia in quel di Eidos che nelle case degli appassionati. Cronologicamente parlando, Human Revolution si colloca nel 2027, alcuni decenni prima delle vicende che coinvolgono il mitico J.C. Denton, il cyborg protagonista del primo Deus Ex. Nel nuovo episodio il protagonista si chiamerà Adam e scommettiamo che non sia un nome dato per caso. Anche l’anno in cui sono ambientate le vicende non è stato deciso per capriccio: il futuro rappresentato non sarà molto lontano dalla nostra realtà. Il lavoro svolto dagli sviluppatori, dunque, è tutto votato a immaginare, rendere credibile e coerente la lenta e inesorabile evoluzione che porterà la nostra società alle soglie degli anni ’30 del ventunesimo secolo. Le città che visiteremo saranno fedeli alle controparti reali, caratterizzate qua e là da piccole e grandi strutture aggiunte, per comunicare il senso di continuità e progresso svolto dal tempo. Anche nell’ambito dei personaggi, sarà difficile imbattersi in un esoscheletro di acciaio simile a quanto visto in “Terminator”, né a cyborg inverosimili visti in Deus Ex: le rivoluzioni umana, tecnologica e cibernetica, nel 2027, non saranno certo al loro massimo sviluppo.

Libertà totale: chimera o realtà** **

Ciò che più interessa agli sviluppatori, è ribadire che il giocatore avrà il controllo completo sulle proprie azioni e sulle conseguenze che queste porteranno all’ambiente e al mondo che lo circonda. Tutto questo non sarà limitato alle classiche stringhe di dialogo, ma anche alla condotta del giocatore: si potrà essere liberi di mettere a ferro e fuoco qualsiasi cosa si muova, ma è parimenti contemplata la possibilità di completare il gioco senza uccidere nessun essere vivente. Analogamente a quanto abbiamo assistito in “The Witcher”, le conseguenze del nostro modo di giocare, di rapportarci e di affrontare le missioni potrebbero essere rivelate molte ore dopo che le fatidiche scelte sono state compiute. Il dettaglio di cui i programmatori vanno molto fieri è che spesso il giocatore non si renderà conto di essere nel bel mezzo di uno snodo importante, dai risvolti rilevanti.

L’annosa questione della “morale” e la personalizzazione del personaggio** **

In Deus Ex Human Revolution, come in qualsiasi altro videogioco recente, immedesimarsi in un personaggio e scegliere se renderlo coerente alla realtà che lo circonda, oppure alienarlo, non sarà così semplice come potrebbe apparire. La società, nel 2027 come oggi, non è distinta certo in “bene” e “male”, né in tonalità di bianco e nero (come ci aveva abituati Bioware tempo fa, per esempio). Di conseguenza il giocatore non sarà mai chiamato a vestirsi dei panni di un paladino della giustizia e della bontà né, di contro, di una personificazione del male più oscuro. Adam, il protagonista, è fin da subito caratterizzato da forti e amletici dubbi sulla strada che sta intraprendendo l’Uomo. Con il prosieguo del gioco si renderà autore di azioni discutibili, ma mai biasimabili. A noi giocatori spetterà l’arduo compito di metterci nei panni di Adam e di agire, consapevoli che non esistono “santi” né “dannati”, solo decisioni e conseguenze.

Entrando più a fondo nell’analisi del personaggio, questi sarà caratterizzato da quattro elementi fondamentali: combattimento, infiltrazione, hacker e carisma. L’evoluzione e l’incidenza di queste si ripercuotono, di riflesso, sulla condotta che si vuole adottare: saremo impareggiabili diplomatici che risolvono tutti i conflitti con il dialogo? O forse preferiamo divenire macchine da combattimento a prova di proiettile, che prima sparano e dopo fanno (poche) domande? Potremo anche dedicarci all’infiltrazione più pura, irridendo le gesta di Sam Fisher e colleghi, oppure risolvere qualsiasi intoppo collegandoci alla grande rete e dando fondo alle inesauribili risorse che solo un hacker sa di avere. La scelta è completamente nostra.

Prime impressioni tecniche e aspettative** **

Al di là del piano morale, filosofico e sociale, anche l’occhio – esigente – del giocatore vuole la sua parte. La scelta di Eidos Montreal è ricaduta sul motore di gioco visto in azione in Tomb Raider Underworld, di conseguenza possiamo aspettarci una notevole e complessiva bellezza riguardante animazioni dei personaggi, effetti speciali e realizzazione degli ambienti di gioco. Dalle prime immagini rilasciate al pubblico, al di là di effetti luce ordinari e modelli poligonali di tutto rispetto, traspare l’incidenza di una pellicola del calibro di Blade Runner, che sembra essere più un’autentica fonte di ispirazione che altro.

Le aspettative che riguardano Deus Ex Human Revolution sono un concentrato di contraddizioni: da un lato c’è l’emozione e la febbrile attesa di tornare in quell’universo narrativo che ha conquistato una larga fetta di appassionati. Dall’altro lato, però, vi sono i dubbi sulla reale qualità del prodotto finale: la delusione, non grandissima ma palpabile, generata da Invisible Wars, non si dimentica e non si vuole ripetere. Eidos sa quello che fa rassicura, gli appassionati sperano.

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