Se Secret Files e il relativo seguito avevano lasciato ben sperare per tutti gli avventurieri più accaniti, la nuovissima opera firmata Animation Arts, la cui uscita è prevista per la prossima primavera, si preannuncia un vero gioiello, sotto tutti i punti di vista. Di questo Lost Horizon, pervenutoci in una versione piuttosto acerba e ben lontana dalla pubblicazione, abbiamo avuto modo di provare il primo capitolo, che ci ha tenuti impegnati per circa un’ora di gioco.

 

DALLA CINA COL FURGONE

Animation Arts ci ha catapultati nella Cina degli anni ’30, in piena epoca nazi, mettendoci nei panni di un ex aviatore dell’esercito britannico, tale Fenton Paddock, stabilitosi a Honk Hong dopo essere stato congedato con disonore, per aver fomentato alcune rivolte popolari (realmente avvenute, tra l’altro).

Non a caso abbiamo accennato al passato dell’eroe in questione, in quanto (almeno per quello che ci è parso di vedere fin’ora, e per quello che Animation Arts promette) Lost Horizon vanterà di un background solido e ben designato, nonché perfettamente contestualizzato con il periodo storico in cui è ambientato, oltre che intrecciato con il dipanarsi degli eventi della trama stessa.

E, ripetiamo, almeno fino ad ora i presupposti ci sono tutti perché gli sviluppatori tengano fede alle proprie promesse: ogni personaggio ha qualcosa da raccontare di sé, e sopratutto nessuna scelta degli sceneggiatori sembra affidata al caso, tant’è che a mettere in moto le vicende che ci accompagneranno sino alla fine del gioco sarà proprio il passato del nostro scapestrato protagonista, un esploratore tutto fare a metà strada tra Indiana Jones e Guybrush Threepwood.

Senza rivelarvi altro riguardo il plot, che sembra più che promettente, possiamo assicurarvi che trama e gameplay, almeno nella prima parte del gioco, sembrano perfettamente incastrati tra loro, riuscendo a calarci in situazioni da film d’avventura, senza però stravolgere quelli che sono i canoni classici di gioco di un punta e clicca: immaginate di essere 10 metri sott’acqua, chiusi in una bara, con una mano occupata a tappare una piccola falla e un’altra a far luce con un accendino, e a dovervi liberare! Forse non un’impresa titanica per un veterano, ragionare su una sola schermata fissa, ma Lost Horizon sembra avere una curva di difficoltà crescente, piuttosto ragionata e ben calibrata.

L’ultima sequenza ci ha visti in compagnia di un personaggio che dovrebbe accompagnarci per il resto dell’avventura, sul retro di un furgone (e non seduti, ma a fare surf sulla strada con una tavola di legno legata al bagagliaio!), inseguiti da dei brutti ceffi, anch’essi motorizzati: la particolarità della sequenza è stata quella di dover uscire dalla

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