Il genere “Indie” è ormai una realtà consolidata del panorama videoludico. Titoli del calibro di World of Goo e Trine hanno riscosso un notevole successo pur non potendo vantare di enormi budget di produzione ma solo di tanta passione per i videogiochi. Indie, infatti, sta ad indicare quel genere di videogiochi sviluppati con pochi mezzi a disposizione: di fatto si parla di produzioni indipendenti. Foreign Legion: Buckets of Blood è un gioco sviluppato da Sakari Indie Games e si propone come uno dei più interessanti esponenti dello sviluppo indipendente, uno dei più ambiziosi nel genere degli sparatutto in terza persona.

Foreign Legion: Buckets of Blood

Soli contro tutti

La trama di Foreign Legion è tanto semplice quanto essenziale: il giocatore è un soldato americano in servizio presso un villaggio non meglio identificato del Medio Oriente, circondato dal deserto. Quello che rende importante questo villaggio è la presenza di un prezioso pozzo petrolifero e di un pozzo d’acqua potabile: due autentici tesori. A rendere il tutto più complicato sono i continui assalti di un esercito di ribelli, sicuramente contrario all’occupazione americana. Il problema di fondo è che questo assedio ininterrotto ha ucciso tutti i compagni d’avventura del giocatore che, di fatto, è l’ultimo superstite. Lo scopo del giocatore è quello di difendere la struttura più importante del villaggio dagli assalti dei ribelli, che saranno sempre più numerosi e armati. L’edificio ospita tutta la popolazione civile e la partita arriverà al fatidico “game over” quando questa sarà completamente rasa al suolo, oltre che per dipartita prematura del giocatore. Il primo impatto con la fatica di Sakari Indie non è dei più felici: soli, sperduti, armati fino ai denti in mezzo al deserto con un solo obiettivo, cioè quello di sparare a tutto ciò che si muove verso di noi. In un mondo in cui ogni videogioco propugna cooperazione o competizione online, l’avventura solitaria di Foreign Legion potrebbe dissuadere la maggioranza dall’acquisto. Noi ricordiamo solo che è un progetto indipendente e in continuo sviluppo, quindi non sarà una vana speranza attendere una modalità multiplayer, già annunciata e in via di sviluppo. Stilisticamente parlando bisogna fare un plauso alla conformazione dell’unico livello a nostra disposizione: il villaggio. Questo è veramente ben costituito anche se le tonalità di colore sono poche, desertiche, sabbiose e giallastre, interrotte solo dal sangue dei cadaveri dei nostri compagni caduti e quello dei ribelli che uccidiamo. Ci troviamo in un livello povero di dettagli ma impregnato da un gran senso di “vissuto”: le case abbandonate, il centro cittadino pieno di barricate, la tenda americana dove giace una radio pronta a ricevere le nostre richieste d’aiuto, i caduti in battaglia. Tutto ci aiuta a immergerci in clima di precarietà, tensione e morte, dove gli unici esseri viventi a farci compagnia sono delle galline che starnazzano e fuggono quando diamo fuoco alle polveri, e che sono alla mercé delle nostre pallottole quando la situazione è tranquilla.

Foreign Legion: Buckets of Blood

Pochi nemici, poche armi e poca varietà.Ma non è tutto qui.

Il vero tallone d’Achille di questo promettente sparatutto è la poca varietà. E’ un difetto congenito di tutta la produzione indipendente, ma certi videogiochi riescono a mascherarla con impianti tecnici miracolosi (Trine) o modalità di gioco stimolanti (World of Goo). Foreign Legion pecca sia nella tecnica sia nella modalità di gioco ma riesce a distinguersi, comunque, dalla massa. Sebbene le texture siano essenziali e tutti i personaggi siano privi di volto (avete letto bene, sembrano pupazzi, manichini pieni di sangue) il motore di gioco compie bene il suo dovere di riprodurre decine di personaggi sullo schermo, lampi di mitra, esplosioni ed effetti particellari di contorno con estrema disinvoltura. I tipi di nemici che si affronteranno saranno 3: un kamikaze pieno di tritolo, pronto a farsi esplodere nei pressi del centro cittadino per demolirlo e ucciderne gli occupanti; un soldato armato di pistola o fucile mitragliatore e un soldato che porta con sé un bazooka. Tutti i nemici si limiteranno a raggiungerci e a spararci, con poche velleità tattiche e tanto masochismo. Le armi a nostra disposizione si contano sulle dita di una mano: si comincia con una pistola semi-automatica, si prosegue con un M-16 (il fucile mitragliatore americano per eccellenza) e si conclude con un lancia-razzi o un telefono satellitare per richiamare, di tanto in tanto, un bombardamento al napalm. Sebbene l’unica arma ad avere proiettili infiniti sia la pistola, non avremo mai il tempo di usarla – tranne che per far esplodere le galline – perché avremo sempre abbastanza munizioni di M-16, lancia-razzi e “gettoni per il bombardamento”. La gestione della fisica è essenziale, le differenze tra pistola, mitra e missili riguardano il numero di munizioni da utilizzare per abbattere i nemici di turno, è presente la possibilità di uccidere i nemici con precisi colpi alla testa ma non ci saranno sofisticati algoritmi tali che, se sparassimo alle gambe di un nemico, ne ridurremmo le capacità motorie. I livelli di gioco si differiscono soltanto per il tempo d’attesa del tanto sospirato elicottero di salvataggio (pochi secondi agli inizi, tanti minuti verso la fine del gioco) e dal numero di nemici che ci assalteranno, unito alla maggior efficacia delle loro armi da fuoco. Chiude l’offerta la presenza degli “achievements” ovvero dei trofei di Steam, che saranno esposti permanentemente sul profilo del giocatore e che vanno sbloccati soddisfacendo alcune richieste durante le partite.

Conclusioni

Foreign Legion: Buckets of Blood è uno sparatutto in terza persona ambientato in Medio Oriente e pensato per il giocatore singolo. E’ stato annunciato lo sviluppo di una modalità multiplayer ma non siamo riusciti a carpire la data esatta di questo aggiornamento che, ne siamo certi, potrebbe elevare non poco il divertimento offerto da questo gioco. Al prezzo a cui è venduto non ci sentiamo minimamente di condannare questo titolo ad un giudizio impietoso: il lavoro è ben fatto, le scelte stilistiche possono non piacere a tutti ma il motore di gioco è valido, privo di bugs degni di nota. I controlli sono sufficientemente precisi, facili da padroneggiare e il ritmo di gioco sempre intenso. Le partite scorrono fluide e gli amanti del genere non possono lamentarsi certamente per uno scarso rapporto qualità/prezzo. Ne stiano cordialmente alla larga i maniaci di Crysis e Modern Warfare: non è il gioco per loro. Quando la grafica non è tutto e si tiene a mente che Foreign Legion è un prodotto di fatica e passione di un pugno di ragazzi, allora si può cominciare a ponderarne l’acquisto: non deluderà.

Antonio “Aurenar” Patti

CI PIACE
  • Tecnicamente solido
  • Ritmo sempre molto alto
  • Prezzo irrisorio
NON CI PIACE
  • Graficamente scarno
  • Poca varietà
  • Intelligenza artificiale inesistente
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