Tanto tempo fa, in una galassia lontana in cui “tre dimensioni” e “tempo reale” erano vaghi inconcepibili concetti, la SSI sfornava “Fantasy General”, autentico porta-bandiera di quel genere di strategici che, prima di “Dune 2” basava la sua forza su una grande mappa divisa in esagoni e su una alternanza di turni, tra giocatore e intelligenza artificiale, così sopraffina da non far rimpiangere una partita a scacchi. Adesso arriva “Elven Legacy”, seguito di “Fantasy Wars” ed erede spirituale di quel lontano “Fantasy General” che tanti strateghi aveva costretto a lunghe notti in bianco.

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UN NUOVO GIOCO IN VECCHIO STILE E UN CLASSICO RACCONTO FANTASY

Solo un paio di mesi fa era arrivato sugli scaffali un altro strategico a turni “vecchio stile”: “Commander Europe at War”, con la sua enorme mappa del mondo rigorosamente divisa in esagoni e una simulazione certosina del secondo conflitto mondiale. Va da sé che titoli di questo genere vanno a colpire gli strateghi più esperti, nonché i veterani di mille battaglie. “Elven Legacy” non farebbe eccezione, se non fosse che per l’aspetto tecnico e le vicende narrate, potrebbe attrarre l’attenzione anche dei più scettici, oltre che di tutti coloro che non considerano più “strategia” qualcosa da affrontare a turni.

La trama dell’ultima fatica di 1C Company è tanto classica quanto piacevole, specialmente per gli amanti del genere Fantasy: il potente popolo degli Elfi è ormai in declino e lotta per la sopravvivenza; gli Umani pur essendo poco longevi e mortale sono molto più numerosi e hanno un modo di affrontare la vita, di lasciare il posto nella storia agli eredi, che ha del sovrannaturale. In questo scontro tra culture si aggiungono anche gli Orchi, figli del caos e della distruzione, che vorrebbero rendere cenere tutto il creato e tutte le specie viventi.

Sotto l’aspetto meramente tecnico il gioco non ha niente da invidiare ai concorrenti del suo genere, messo a diretto paragone con un altro illustre e recente esponente (“King’s Bounty”), “Elven Legacy” fa buona figura. Le unità sono ben caratterizzate e colorate, come la mappa e lo sfondo di gioco, tutto molto “fantasioso” ma mai banale o infantile. L’aspetto sonoro si attesta sulla sufficienza e bisogna segnalare che, purtroppo, il gioco non verrà localizzato in italiano. Non ci resta, quindi, che dar fondo alle nostre velleità anglosassoni o ci perderemo il buon sapore offerto dalla trama narrata.

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L’ARTE DELLA GUERRA E’ COME UNA PARTITA A SCACCHI…A TENTATIVI?

Chi ha giocato almeno una volta a scacchi lo sa: una volta per turno, ogni giocatore muove una pedina secondo la capacità della stessa di muoversi. Se la stessa pedina conclude il suo movimento in una casella occupata da un pezzo dell’avversario, questo viene sacrificato. Nei videogiochi a turni, l’unica differenza è la facoltà di poter muovere tutto l’esercito prima di passare il turno. “Elven Legacy” non fa eccezione e vuole dire la sua in modo sorprendente ed originale.

Il concetto alla base della campagna degli Elfi è che le unità a disposizione del giocatore/comandante sono poche ma decisamente forti. Non essendo imbattibili, però, queste sono facilmente superabili grazie al gran numero di avversari che mirano ad accerchiarle e a massacrarle senza pietà. Va da sé che l’approccio ad ogni missione deve essere molto prudente, le unità non dovrebbero mai essere mandate da sole, allo sbaraglio, ma bisogna muovere l’armata come un’unica entità. Data, inoltre, un’intelligenza artificiale che adotta molta schermaglia e guerriglia, non sarà raro avanzare nella mappa e subire impietose imboscate che metteranno il giocatore in seria difficoltà (per non dire che, il più delle volte, sarà costretto a riavviare la partita). Questo approccio alle missioni è molto particolare ma è anche uno dei punti deboli di questo titolo: sembra di affrontare un gioco di enigmi, un gioco da affrontare a tentativi per poi riavviare la missione ed affrontarla nella maniera migliore.

Superato con successo un livello si otterrà la valutazione della condotta (bronzo, argento o oro) e un lauto bottino di guerra. Quest’ultimo servirà a potenziare le unità, a rimpiazzare quelle perse o a chiamare rinforzi. Oltre al potenziamento, le unità potranno godere, occasionalmente, di alcuni tratti speciali, come dei talenti, abilità passive e caratteristiche che sembrano essere prese, di peso, dai più famosi giochi di ruolo. Ciò conferisce, sul finire della campagna, all’esercito, quasi una personalità speciale che rifletterà lo stile di gioco di ciascun giocatore.

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Conclusioni

“Elven Legacy” è uno strategico a turni dalla discreta veste grafica, che cerca di portare divertimento ed immediatezza a scapito dell’innovazione, sia del gameplay che della narrazione. E’ un classico, quindi, sia nello stile di gioco che nella storia offertaci: sembra di giocare uno dei racconti di J.R.R. Tolkien e del suo “Signore degli Anelli”. La missione di offrire all’esigente platea un gioco facile da cominciare e difficile da portare a termine è sostanzialmente compiuta ma con qualcosa che lascia perplessi. Può risultare discutibile il particolare modo di affrontare le missioni – non tutte – a tentativi, per capire la disposizione dei nemici e per concludere le battaglie senza dover raccogliere l’esercito con l’aspirapolvere.

Consigliato a tutti: ai veterani degli rts, ai veterani degli strategici a turni e a tutti quelli che non si professano veterani ma cercano un gioco sicuramente stimolante, che offre un buon grado di difficoltà e premia gli sforzi con un esercito potente e ben caratterizzato.

Antonio “Aurenar” Patti

CI PIACE
  • E’ uno strategico a turni ?vecchio stile
  • Molta, moltissima, tattica
  • Campagna stimolante e longeva
NON CI PIACE
  • Missioni da affrontare a tentativi
  • Nulla localizzato in italiano
  • Difficile per chi non ha mai giocato a questo genere
7Cyberludus.com
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