Rios e Salem di nuovo fianco a fianco

Titoli di successo come Resident evil 5 hanno reinventato il concetto del gioco in cooperativa, in cui due protagonisti affrontano un’avventura, non per scelta opzionale, ma come unica e sola possibilità di sopravvivenza. Ad inaugurare la terza generazione di console all’insegna del gioco di squadra, fu, però, EA Montreal, con l’interessante Army of two. Il titolo stesso esprime a chiare lettere la base del concept: collaborare in due attraverso le armi.

Il gioco vedeva due divertentissimi e improbabili mercenari, Rios e Salem, talmente sopra le righe da conquistare il pubblico grazie alla sola introduzione di gioco. Tra battute esilaranti e fuoco a volontà, i due soldati si aiutavano a vicenda durante le missioni, sfruttando fasi di copertura e sparatorie accese ed impegnative alla conquista del denaro, loro unico e vero obiettivo. Meno di due anni sono passati dal suo arrivo nei negozi, eppure Army of two sta per tornare con una dose ancora più massiccia di azione. Questa volta però, l’umorismo marcatamente trash, lascia spazio alla fredda e spietata crudeltà della guerra e dei mercenari, intavolando le basi per una trama matura e un’atmosfera difficile da dimenticare.

Benvenuti in Cina

Il dinamico duo si ritroverà a combattere tra le strade di una Shanghai vittima del terrorismo e ridotta a pezzi. L’atmosfera generale ricorda catastrofi come quella dell ’11 settembre 2001 ( già menzionata nel prequel) con palazzi crollati, esplosioni improvvise e panico nella città. I programmatori si sono ispirati a pellicole cinematografiche come Cloverfielfd per conferire al titolo un senso di desolazione e terrore generale, allo scopo di dare più forma alla trama, una delle poche pecche del capitolo precedente.

Inoltre la battaglia sarà incentrata su più fazioni in lotta tra loro e questo porterà irrimediabilmente a scelte morali da parte dei protagonisti: scegliere da che parte stare e salvare o meno i superstiti in pericolo porterà a conseguenze diverse durante l’avventura. Le informazioni sulla trama si fermano qui per adesso ma i programmatori assicurano una sceneggiatura memorabile con più finali e colpi di scena imprevisti.

La guerra nel dettaglio

Attraverso la demo giocabile delle versioni NextGen, messa a disposizione dai programmatori, si evince un comparto tecnico già da adesso di buona fattura.

I modelli poligonali dei due coriacei soldati sono curati nel minimo dettaglio e si muovono con una fluidità naturale e solida anche nelle fasi più concitate.

Stesso discorso vale per i nemici su schermo. Lo scenario davanti al giocatore trasuda disastro e guerra da ogni pixel e la profondità di campo ne accentua l’atmosfera azzeccata.

La realistica bellezza del tramonto ad esempio, o degli ambienti più naturali, come giardini e riserve , si contrappone alla crudele visone delle strade spaccate e i grattacieli fatiscenti e pericolanti. Uno scenario da brivido ma tecnicamente apprezzabile su schermo. Ma ciò che di più colpisce sono gli effetti speciali, in particolar modo quelli particellari e del fumo che permettono di ricreare un alto tasso di devastazione, soprattutto in situazioni a dir poco catastrofiche: crolli di interi edifici sono davvero realistici ed inquietanti. Non è stato possibile dare un primo giudizio sulla colonna sonora, ma i programmatori assicurano pezzi apocalittici ed epici, allo scopo di immergere il giocatore in una missione unica e leggendaria contro la guerra e la distruzione totale. Discorso diverso per ciò che concerne il campionario di effetti sonori; l’obiettivo di EA è quello di coinvolgere emotivamente il pubblico e ha utilizzato effetti dei colpi di arma da fuoco registrati da veri poligoni di tiro. Inoltre, le urla delle vittime e il pianto lontano dei bambini, non fanno altro che accrescere progressivamente la tensione su campo.

Gioco a due

Riguardo il gameplay è da sottolineare la voglia dei programmatori di concentrasi più sull’ampliamento delle possibilità e delle meccaniche offerte dal primo capitolo che su vere e proprie novità strutturali. Anzitutto, come in precedenza, anche in The 40th day si potrà contare sul Gps; la sua interfaccia indicherà ai giocatori l’ubicazione degli oggetti, compresa la possibilità di una possibile interazione con questi ultimi, la distanza dal proprio compagno, la presenza e il numero dei nemici, e quali mosse combinate si potranno utilizzare in determinate circostanze. In effetti, i due mercenari non saranno sempre fianco a fianco, e di conseguenza studiare la migliore strategia per sopravvivere da soli sul campo di battaglia sarà fondamentale. L’intelligenza artificiale (altra pecca del primo capitolo) è stata rimodellata a dovere attraverso la cosiddetta fase di pre-combattimento: i nemici non saranno mai distratti o impegnati a fare un sonnellino, bensì, costantemente all’erta su una possibile minaccia esterna. Improvvisare sparatorie alla cieca, anche se possibile, non rispecchia la migliore trovata, vista la progressiva e crescente difficoltà. Astuzia e tempismo possono risultare ottimi alleati durante l’avventura. Anche il sistema di coperture è stato rivisto e permette spostamenti verso ripari lontani. Una leggera pressione sposterà il soldato presso un riparo adiacente a quello che sta occupando, mentre un’inclinazione più decisa permetterà di guadagnare posizioni più rischiose, ma spesso utili.

Anche l’uso delle granate e delle mosse corpo a corpo hanno un proprio pulsante dedicato. Le armi avranno, come sempre, un ruolo fondamentale e ancor di più la gestione delle munizioni per la squadra. Nella modalità in singolo il compagno d’armi verrà gestito da un’intelligenza artificiale adeguata alle situazioni e capace di eseguire gli ordini. Particolarità del primo capitolo era il sistema Aggro, capace di valutare quale dei due mercenari fosse il più pericoloso e di far concentrare su di lui il fuoco nemico, mentre il suo collega poteva eseguire una manovra di accerchiamento. Il jolly di Army of two torna nuovamente nel sequel, ma con qualche aggiunta gradita come la simulazione di resa: mentre un giocatore esce allo scoperto con le mani alzate, ad esempio, l’altro può approfittare di questo momento di smarrimento nemico per colpire duro e liberarsi della minaccia.

Pochi, infine, sono i dettagli riguardo il multiplayer, ma i programmatori dichiarano l’importanza e il divertimento di questa modalità, vera e propria ragione della nascita del brand. Si è accennato alla tipica modalità co-op per vivere l’avventura con un amico in rete, e soprattutto, di una particolare modalità in cui una coppia di amici può sfidare una coppia avversaria.

Conclusioni

Army of two: The 40th day si prospetta un titolo decisamente valido e coinvolgente. L’intento dei programmatori di intensificare e ampliare le meccaniche già visitate nel primo capitolo sta avendo conferma, grazie ad una buona IA dei nemici, e ad un comparto tecnico nella media attuale. Resta da vedere se l’assenza di vere novità di fondo passerà inosservata, e se lo stesso divertimento offerto dal prequel, oggi arricchito, renderà soddisfatti gli esperti del plot e i profani delle avventure di Rios e Salem.

Marco “Seth” Delle Fave