Semplice, ma complesso. Affascinante ed estremamente moderno ma dal dolce sapore retrò. “World of Goo” si potrebbe descrivere semplicemente così.

Tuttavia, il nostro compito è ben diverso ed è quello di descrivere un titolo che ha fatto dell’originalità e del game play il suo cavallo di battaglia; c’è molto da aggiungere anche perché “World of Goo”, è stato uno dei puzzle game più attesi dell’intero 2008 grazie alle sue doti che, vedrete, sono davvero molte…

DALLA TORRE PIU’ ALTA AL MONDO INTERO, IL PASSO E’ BREVE

Chi ha mai sentito parlare di “Tower of Goo”? Ebbene, questo gioco, nato dalla brillante mente dei 2D Boy, ragazzi americani di San Francisco, non era altri che un puzzle game in cui bisognava unire delle palline gelatinose e formare la torre più alta stando attenti al loro incastro per riuscire a realizzare una costruzione equilibrata ed evitare che la struttura stessa cadesse. Nessun limite di tempo per l’impresa. A distanza di tre anni abbondanti non si dovrà costruire una semplice torre fine a se stessa, ma si dovrà riuscire a guidare delle simpatiche (o odiose, dipende dai punti di vista, ndr.), palline di un materiale non meglio identificato (anche se qualcuno giura e spergiura che sia melma) attraverso cinque ambientazioni (suddivise in una cinquantina di livelli singoli) di un piccolo pianeta e salvarle così dai pericoli della decadenza del loro mondo.

Giunge così il seguito per i computer e console di casa. Un seguito che promette ore ed ore di partite, soprattutto agli appassionati del genere ed a chi ama spremersi le meningi piuttosto che imprecare davanti ai gol mangiati a porta vuota di Castolo su Pes, menare un po’ di colpi a Sacred 2 o altro. Ma anche adatto grazie al suo aspetto ed alla sua immediatezza, ai neofiti che potrebbero perdere la testa dietro a questa coraggiosa opera della software indipendente dei 2D Boy.

World of Goo 2

LA FISICA PRIMA DI TUTTO

Si diceva semplice ma complesso ed ecco il perché: “World of Goo” si basa sulla fisica. Questa affermazione potrebbe fare spaventare i meno avvezzi alla disciplina, ma non dovete assolutamente preoccuparvi: non tratteremo di equazioni o trattati, leggi o teoremi, tutt’altro. “World of Goo” sorprenderà positivamente anche i neofiti dei puzzle game. La fisica c’entra perché questi esseri sferici (forse un po’ gocciolanti), con tanto di occhietti e vocette stridule, si uniranno fra di loro ad una o più trame a seconda della loro composizione gelatinosa, del loro peso e dalla loro posizione facendo muovere, più o meno velocemente, la struttura che via via è stata formata.

Ci vorrà, quindi, una buona dose di acume, colpo d’occhio ed anche tempismo nell’eseguire i vari legami e collegamenti in modo almeno sufficiente (in alcuni casi non sarà necessaria la precisione assoluta, in altri si), da poter portare le pallette al traguardo rappresentato da un tubo di salvataggio.

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