Un intenso Marlon Brando nei panni del Colonnello Kurtz recitava queste parole alla fine di un capolavoro assoluto come Apocalypse Now :”…L’orrore…l’orrore….l’orrore”. Sicuramente una delle migliore pellicole realizzate dal maestro Francis Ford Coppola nonché, uno dei film di guerra più belli. La sua particolarità è quella di trattare la guerra del Vietnam, una delle pagine più scure della storia americana, in modo non convenzionale, visionario, sovraeccitato, claustrofobico. Le parole di Brando descrivono e sintetizzano quello che ha rappresentato il conflitto vietnamita per l’intera America. Perdonate questa digressione cinematografica, ma visto che il gioco, di cui si parla a breve, è ambientato nel Vietnam la citazione di un grande film che ha trattato il tema è sembrata quantomeno “doverosa”. “Shellshock Nam ’67”, primo capitolo della serie “Shellshock”, prodotto da Eidos e sviluppato dai ragazzi olandesi di Guerrilla, vedeva i videogiocatori impegnati nell’inferno vietnamita poco prima che la guerra entrasse nel vivo. L’intento dei programmatori è stato quello di trasporre in videogioco tutti gli orrori del conflitto maledetto. Si trattava di un classico fps con le meccaniche tipiche di uno sparatutto bellico; distruggere installazioni nemiche, bloccare le vie di passaggio per i rifornimenti, salvare ostaggi, rastrellare villaggi e disinnescare le tristemente famose trappole dei vietcong, disseminate nelle impenetrabili foreste lungo il Mekong. Purtroppo gli intenti dei programmatori, che avevano annunciato il gioco come uno dei più realistici titoli bellici, sono venuti a mancare a causa di pesanti difetti quali: missioni prive di originalità, poco realismo, AI scarsa, comparto tecnico non all’altezza, e longevità bassa. Tutti elementi che hanno relegato il titolo in quel bacino di mediocrità dove ristagnano molti fps, genere che più degli altri necessita di una buona dose di qualità per differenziarsi dalla massa.

Esattamente cinque anni dopo, Eidos ci riprova, con “Shellshock 2: Blood Trails” e ci riporta sul luogo del misfatto nel pieno del conflitto armato della guerra del Vietnam; Cambogia, per la precisione. Lo sviluppo del gioco è stato affidato non più ai Guerilla Games ma al team di Rebellion, sviluppatori del recente “Call of Duty: World at War”. Questa volta Eidos sa di non poter più sbagliare, i propositi di trionfo del precedente capitolo, rivelatosi poi vani, devono rivelarsi un pallido ricordo per cercare, almeno, di contrastare la concorrenza sempre più spietata.

L’orrore..l’orrore..l’orrore..

La trama, seppur non da film hollywoodiano, presenta comunque degli spunti interessanti. Nel pieno del conflitto vietnamita un aereo americano che trasporta un carico top-secret chiamato “Whiteknight” precipita nel cuore della giungla cambogiana. Vengono inviati un gruppo di soldati a recuperare il prezioso carico ma spariscono tutti in circostanze misteriose. Soltanto il sergente Caleb Walker riesce ad uscire dalla giungla, tuttaviaqualcosa è riuscito a cambiare radicalmente la sua psiche, mutandolo in un’altra persona. Il sergente viene tenuto in quarantena nella postazione militare, a causa del contagio di un virus mortale. Nate Walker, fratello di Caleb, viene coinvolto per cercare di ottenere informazioni sul “Whiteknight”. Durante questo tentativo di “dialogo ravvicinato” il sergente Caleb, dominato da forze oscure, riesce a divincolarsi dal letto che lo teneva imprigionato e a scappare, approfittando anche dell’attacco della base da parte dei Vietcong.

In breve, è questa la trama di “Shellshock 2”: si indossano i panni di Nate Walker nel tentativo di ritrovare il fratello impazzito e di risolvere il rebus del “Whiteknigh”. La “novità” di questo capitolo è la presenza dei soldati-zombi, risultato del classico esperimento mal riuscito dell’esercito americano. Con un po’ di fantasia è possibile cogliere una metafora che fa apparire i soldati americani imprigionati nell’inferno vietnamita, alla stregua di zombi, come non-morti; una sorta di marionette inserite nelle meccaniche di un inspiegabile ed assurdo conflitto.

Vittime non lo siamo tutti?

Abbandonando il significato di questi messaggi nascosti, passiamo ad analizzare le meccaniche di gioco vere e proprie. Una volta assistito alla breve introduzione, culminante con la fuga del sergente Caleb Walker, ormai ha quasi privo delle sembianze umane, si verrà subito catapultati nel vivo dell’azione. Nella prima fase di gioco sarà necessario difendersi dall’assalto dei vietcong alla base. “Shellshock 2” è il più classico degli fps o sparatutto in prima persona che dir si voglia.

Nelle missioni si è affiancati dai diversi alleati con la terribile abitudine di rivelarsi, il più delle volte, più di contorno che funzionali alla causa. Fin dalle prime battute si percepisce subito l’importanza che i programmatori hanno voluto associare alla “violenza” del titolo..soldati con la testa mozzata, sangue sparso in ogni dove, case fatiscenti e disabitate, ambientazioni che trasudano sporcizia. Il tutto reso discretamente bene grazie all’utilizzo di una palette di colori scura, in grado di rendere l’ambientazione piuttosto “livida”. Purtroppo, se si è giocato a un fps di qualità, lo “stacco” con questa produzione targata Eidos è fin troppo marcata. I livelli sono lineari ai limiti del possibile, e i percorsi precalcolati sono ormai figli di tempi andati. Se il free roaming è l’estremizzazione della libertà, “Shellshock 2” è l’esatto opposto. Tutto ciò si avverte sia nelle locazioni interne che esterne, come la giungla cambogiana. Le meccaniche di gioco risentono molto di questa impostazione “vecchia”; a peggiorare la situazione, contribuiscono la monotonia e la ripetitività di quasitutte le missioni. L’IA dei nemici, sia che si tratti vietcong o di soldati zombi, è a dir poco imbarazzante; il comportamento è sempre lo stesso: alla pessima mira anche da distanza ravvicinata si aggiunge il desiderio di attaccare senza il minimo di criterio tattico. Tutte le missioni si riducono alla conquista di una determinata postazione con la conseguente eliminazione di tutti i relativi musi gialli. Per avere la meglio nei conflitti non è necessario lo sfruttamento delle zone di copertura, bensì saranno quasi premiate tattiche kamikaze a patto di essere rapidi nel premere il grilletto. A corollario di questo quadro di non realismo contribuiscono anche gli alleati, quasi avulsi agli scontri; spesso si apposteranno in improbabili postazioni aspettando passivamente i nemici.

Un fps old gen….

Per rinsavire un gameplay, decisamente all’antica, i programmatori hanno pensato di inserire delle sequenze in quick time,- in puro stile God of War-. Si tratta di frangenti dove sarà d’obbligo premere in sequenza uno, o più, tasti di movimento (in questo caso Q, D, A, S) in modo tempestivo, per compiere azioni come divincolarci da un attacco ravvicinato di un vietcong, oppure disinnescare una bomba o ancora abbattere un albero Queste sequenze riescono a spezzare la monotonia dell’azione, però il loro inserimento risulta a tratti forzato e in certi frangenti anche illogico. “Shellshock 2” è uno sparatutto che avrebbe trovato una collocazione ben diversa se solo fosse uscito 3 o 4 anni fa. Con l’attuale concorrenza, con tutti gli fps di qualità che sono presenti su PC, questo lavoro dei Rebellion non riesce a ritagliarsi il suo meritato spazio.

L’arsenale a disposizione non si discosta dalle altre produzioni del genere, comprendendo pistola, mitragliatrici ci vario tipo -M16-, granate, lanciarazzi, e un buon macete per affettare i musi gialli da vicino. I modelli delle armi sono qualitativamente sufficienti. La mancanza di realismo generale, che aleggia durante tutti gli scontri è il vero male di questo titolo: non si capisce perché per uccidere un vietcong ci vogliono molti colpi di machete, o ancora il perché, pur mirando verso parti vitali, l’avversario non capitola come dovrebbe.

Ciò che rattrista maggiormente di “Shellshock 2” è l’ottima idea dei soldati zombi vanificata da uno schema di gioco troppo datato, assolutamente non in linea con gli standard attuali. La presenza stessa dei non-morti nelle fasi di gioco è mal congeniata, e non riesce ad incutere alcun tipo di terrore, suspance od ansia.

Grafica e tecnica

Dal punto di vista grafico il titolo si presenta in maniera piuttosto mediocre. E’ sufficiente affermare che “Shellshock 2 “, per come è realizzato, sarebbe ideale com un titolo budget. Texture scialbe, cali di frame vistosi anche su macchine discretamente potenti, modelli poligonali legnosi, animazioni scadenti, espressioni facciali insipide. Tutti elementi che rilegano il titolo Eidos in quella coltre di mediocrità in mezzo a tante produzioni del genere.

Concludendo…..

“Shellshock 2”, figlio di una buona idea di base, si presenta ai nastri del 2009 con l’intento di competere ad armi pari con titoli blasonati. Tuttavia ne esce fuori sconfitto; avrebbe avuto senso 4 o 5 anni fa. Meccaniche di gioco vecchie, percorsi precalcolati, IA praticamente assente, realismo e tecnicismo negli scontri a fuoco ai minimi storici, comparto tecnico old-gen. Ad aggravare la situazione molto precaria dei titolo Rebellion contribuisce l’assenza del multiplayer; scelta inspiegabile e scellerata. Se desiderate qualcosa di fresco “Shellshock 2” non è la scelta adatta.

CI PIACE
  •  Buona trama
  • Presenza di zombi
NON CI PIACE
  • Comparto tecnico old gen
  • IA dei nemici
  • Meccaniche di gioco ormai passate
  • Assenza del multiplayer
Conclusioni

“Shellshock 2”, figlio di una buona idea di base, si presenta ai nastri del 2009 con l’intento di competere ad armi pari con titoli blasonati. Tuttavia ne esce fuori sconfitto;

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