Eternal Strands – Recensione dell’ambizioso RPG di Yellow Brick Games
Per un nuovo studio, al di là del talento e dell’esperienza personale, la scelta del genere delle proprie opere deve, per forza di cose, scontrarsi con la dura legge del mercato. Per questo, la scelta di Yellow Brick Games di entrare a gamba tesa nell’affollatissimo e sempre più saturo segmento degli action RPG con il suo Eternal Strands, è stata coraggiosa e “nobile”. Un prodotto indipendente, seppur lo studio conti talenti provenienti da produzioni a doppia e tripla A, che cerca di imporre la propria visione, piuttosto personale ed originale, della formula ludica.
Senza ulteriori indugi, ecco a voi la recensione di Eternal Strands nella sua versione Steam.
Tra magia e mistero
Eternal Strands è un gioco d’azione con visuale in terza persona, che poggia le proprie movenze ludiche su di una forte componente ruolistica ed un ambiente di gioco impostato come uno pseudo-open world. Come ogni action rpg che si rispetti, anche il prodotto di Yellow Brick Games poggia su di una componente narrativa piuttosto sviluppata: Eternal Strands segue Brynn, una maga-guerriera chiamata “Weaver“, e il suo gruppo di avventurieri in missione per scoprire il mistero che si cela dietro la scomparsa della città centrale degli incantatori, l’Enclave, funge da catalizzatore della narrazione dopo un evento catastrofico chiamato Surge, che ha lasciato la città nella disperazione e isolata dal mondo. Per Brynn, lei stessa utilizzatrice di magia, risolvere il mistero dell’Enclave è un viaggio personale alla scoperta di se stessa in una società che, a seguito delle vicende cataclismatiche innescate dall’Enclave, evita ed odia ogni utilizzatore di magia.
Una premessa ed un mondo sufficientemente interessante ed una trama che, seppur non rivoluzionando nulla, risulta piacevole e “incoerentemente” profonda (ma in questo caso, è una nota più che positiva) se correlata all’estetica vagamente cartoon e ricolma di colori che esplode sin dal primissimo avvio del gioco. Naturalmente, il cuore pulsante di un action rpg che si rispetti sono le meccaniche correlate al gameplay e, in questo senso, Eternal Strands non lascia le fauci dei player asciutte. Se volessimo riassumere brutalmente l’intero comparto, potremmo affermare che il prodotto di Yellow Brick Games è una sorta di incontro ideale tra Fable e Zelda, mescolando diverse caratteristiche che rendono unici i due leggendari brand nominati, con una spruzzata “inattesa” di Monster Hunter.
Un mondo incantato e… pericoloso!
Com’è sin troppo intuibile, in Eternal Strands la magia è al centro del complessivo modus di gioco e si intreccia perfettamente sia con il gameplay che con il design del mondo. Perché, è bene specificarlo subito, le abilità della nostra eroina non avranno solo utilizzi offensivi ma anche e soprattutto “logistici”. All’inizio, l’arsenale a nostra disposizione consisterà in una manciata di incantesimi di base che permettono di afferrare e lanciare gli oggetti, congelarli o impedire che prendano fuoco. Tuttavia, dopo qualche ora, diverranno accessibili una serie di nuove abilità magiche che, pur sembrando semplici all’inizio, aprono una vasta gamma di possibilità.
Prendiamo ad esempio l’incantesimo del fuoco. Certo, può incendiare gli oggetti, ma è molto più versatile di così. La sperimentazione è fondamentale: immobilizzate i nemici con un incantesimo cinetico, poi proseguite con il fuoco per ottenere danni aggiuntivi nel tempo. Individuate una sporgenza irraggiungibile? Create il vostro ponte con un incantesimo di gelo. Un sistema ben congegnato e che incoraggia la creatività, consentendo di affrontare le sfide nel modo più adatto al proprio stile di gioco. Sia che si tratti di sconfiggere nemici o di risolvere enigmi ambientali, le meccaniche progettate da Yellow Brick Games sono infinitamente coinvolgenti. In aggiunta, vi sarà una interazione diretta tra la magia e il sistema meteorologico dinamico del gioco: ad esempio, in caso di una tempesta gelida, avremo bisogno di un equipaggiamento resistente al freddo o di un incantesimo di fuoco per sciogliere il ghiaccio e tenervi al caldo.
Combattimento e non solo
Brynn, ovviamente, sarà un’abile utilizzatrice anche di armi “canoniche” e, in aggiunta, rivestirà un ruolo non solo di esploratrice ma anche e soprattutto di “dispensatrice” di risorse. Per quanto concerne il reparto offensivo, Brynn potrà utilizzare spada e scudo, arco e un’arma a due mani: ogni strumento avrà, come prevedibile, punti a favore e sfavore, una combo specifica e particolari pregi e difetti a seconda del contesto. Naturalmente, potremo cambiare arma al volo (seppur farlo sarà leggermente macchinoso, visto che dovremo richiamare un menù, interrompendo il gioco), in modo da gestire strategicamente ogni scontro.
Se il sistema delle magie risulta elaborato, ispirato e degno di nota, quello che gestisce e riguarda le armi di offesa “tecnologiche” sarà sufficientemente solido, ma molto più basico e sicuramente meno ispirato e “versatile”. Uno dei problemi più ricorrenti è che il fluire delle combo spesso ci sposterà “lontano” dal bersaglio ingaggiato, spesso addirittura portandoci su terreni sopraelevati. Questo problema diventa particolarmente fastidioso durante i combattimenti, in quanto si può passare involontariamente sopra o dietro un nemico, lasciandosi così esposti ai contrattacchi. A questo, si aggiunga che sferrare i colpi non restituirà una sensazione di “impatto” significativa ma che, al contrario, offrirà un feeling un po’ annacquato e di “cartapesta”.
Veniamo, ora, al comparto crafting, uno dei più importanti ed elaborati del gioco. Nel mondo di gioco, le risorse sono ovunque, pronte per essere recuperate e riportate al campo base, dove potremo utilizzarle per l’upgrade non solo delle nostre armi, ma persino dei “servizi” che i nostri compagni ci offriranno (tra cui, l’espansione dell’inventario, un vero problema nelle battute iniziali del gioco). Potremo raccogliere materiali da portare all’accampamento da quasi ogni elemento presente nell’ambiente di gioco, che sarà altresì esplorabile anche in verticale grazie alle doti da provetta arrampicatrice di Brynn, e creare così nuovi attrezzi e armi.
Il sistema di recupero delle risorse, è altresì più profondo e complicato di quel che sembra: uccidere un nemico, ad esempio, rilascerà un certo tipo di ingredienti. Ma bruciarlo o “smontarlo” dopo l’averlo congelato? Ciò produrrà tutt’altri materiali, alcuni anche ottenibili unicamente in questo modo. Queste meccaniche incoraggiano la sperimentazione, lasciandovi il compito di capire quali risorse provengono da dove e se vi serviranno per il vostro prossimo progetto. Alle volte, dovremo dar la caccia ad enormi nemici su cui potremo addirittura arrampicarci in stile Monster Hunter. Lo scopo, oltre per questioni di trama, sarà “rubare” la loro essenza magica per poter potenziare le nostre abilità: una meccanica divertente, poiché per farlo dovremo “rispettare” un procedimento specifico, differente per ogni boss, che dovremo fattualmente scoprire.
In modo particolare, combattere un “cattivone” regalerà delle degne emozioni: ogni boss rappresenta una sfida unica, che spesso richiede di arrampicarsi su di loro (spesso, però, con qualche difficoltà data una meccanica di adesione alle superfici non proprio precisissima) e di colpire punti deboli specifici per rimuovere l’armatura o esporre aree vulnerabili da cui potremo attingere il potere magico. È più facile a dirsi che a farsi, però, perché questi boss non se ne staranno esattamente fermi ad aspettarci. Dopo aver ripulito un’area, tornando in un secondo momento si può scoprire che si è insediato un altro boss. Questo aggiunge un ulteriore elemento di imprevedibilità e incoraggia a rivisitare le vecchie zone per affrontare nuove sfide e raccogliere materiali unici per il boss sostituito.
In generale, Eternal Strands offre una serie di sistemi profondi e correlati fra essi, stimolando all’esplorazione e alla ricerca. Fosse, a voler esser pignoli, il gioco si “impegna poco” nell’introdurli in modo fluido ed approfondito, limitandosi a schermate un po’ indirette ed anonime.
Da un punto di vista tecnico, il lavoro profuso da Yellow Brick Games è di alto livello. Esteticamente, il gioco ricorda per temi e scelte stilistiche Fable: un mondo fatto di colori morbidi, ideato e concretizzato come se fosse una favola elettro-ludica. Il gioco, pur essendo visibilmente un AA, rasenta quella pulizia, quella dedizione e quella cura per i particolari che dovrebbe caratterizzare un tripla A. In generale, l’esperienza di gioco è scorsa in modo eccellente: frame rate elevato, stuttering quasi del tutto inesistente, bug quasi del tutto assenti. Il tutto, indipendentemente dal fatto che si giochi su un PC potente o di fascia media. Un plauso anche al comparto sonoro, fatto di buone musiche ed effetti sonori, oltre che di una recitazione vocale di altissimo livello.
Concludendo…
Eternal Strands è un titolo di debutto di altissimo livello: un primo passo coraggioso e che va premiato e lodato, nel genere degli RPG d’azione. Il sistema di magia, l’integrazione del tempo atmosferico e le meccaniche di crafting sono caratteristiche che aggiungono profondità e creatività, distinguendo il gioco dalla stra-grande maggioranza dei suoi simili. Le battaglie con i boss regalano momenti emozionanti e memorabili, ma sfortunatamente i combattimenti ordinari risultano poco convincenti a causa di una meccanica un po’ imprecisa e “spuntata”. Nulla di incorregibile e che, comunque, potrebbe esser corretta nel giro di poche patch.
Eternal Strands
BUONO- Esteticamente pregevole
- Tecnicame pulito
- Un miscuglio di sistemi di gioco complessi…
- …ma spiegati in modo un po’ approssimativo
- Alcuni problemi meccanici
- Inventario un po’ limitato
Eternal Strands è un ottimo rpg d’azione: un debutto assoluto che si piazza di diritto, di già, tra i migliori esponenti di un settore sì pieno di alternative numericamente, ma assolutamente “manierista” per quanto concerne i concetti di base. Il sistema di magia, l’integrazione del tempo atmosferico e le meccaniche di crafting sono caratteristiche che aggiungono profondità e creatività al prodotto di Yellow Brick Games che, in un certo senso, ha saputo “astutamente” pescare caratteristiche di grandi brand ed amalgamarli in modo coerente. Il gioco, al contempo, è carente solo parzialmente per quanto concerne il combattimento in mischia e per una serie di imperfezioni meccaniche che, tutto sommato, restano secondarie. Ciò che resta è un sicuro plus e rende il gioco una piccola perla per chi ama e apprezza il settore.





