La saga di Armakuni

La saga di “The Last Ninja” comincia nel 1987: le avventure grafiche per Commodore 64 in pseudo 3D hanno preso ormai definitivamente piede e vantano schiere di affezionati, nonostante si tratti spesso di conversioni dirette da Spectrum, con grafica monocromatica e motori lentissimi. Ad ampliare il bacino di utenza di questo genere di giochi ci pensa Mark Cale, fondatore nel 1984 di una software house, chiamata System 3, che dopo un inizio fallimentare è appena reduce dal grande successo di International Karate.

La sua idea è di realizzare un avventura grafica con numerosi elementi d’azione, ambientata in un luogo poco frequentato dai giochi del momento: il Giappone feudale. Lo stesso Mark si occupa della trama e del design dei livelli, aiutato da Tim Best; al programmatore John Twiddy è affidato il compito di mettere a punto delle routine in grado di rendere molto più efficacemente degli standard del momento la visualizzazione di ambienti tridimensionali isometrici; la grafica è opera di un ispiratissimo Hugh Riley, che riesce a riprodurre con buona verosimiglianza paesaggi da cartolina, oltre ad animare in maniera molto realistica i vari personaggi (e c’è anche il contributo di Dokk nella schermata di caricamento); la bellissima colonna sonora, piena di suoni ed armonie tipicamente orientali, è fornita dal già affermato Ben Daglish ( recentemente scomparso) e da Anthony Lees.

Ne viene fuori un gioco innovativo, con grafica e sonoro eccellenti, una trama molto solida che prevede la presenza di elementi di avventura affiancati da numerose scene di combattimento e di azione, ma penalizzato da una scarsa precisione delle routine sprite-fondale, riscontrabile soprattutto negli schermi in cui il protagonista ha bisogno di saltare da uno scoglio all’altro per raggiungere la sponda opposta… Alla luce del successo ottenuto da questo strabiliante gioco, la System 3 ci riprova l’anno successivo con un nuovo episodio, ambientato questa volta in una più prosaica New York dei giorni nostri, come se si trattasse di uno dei tanti film di serie B che spopolano tra gli adolescenti in quel periodo. La grafica è più variegata e colorata, le animazioni più fluide e realistiche, il sonoro (stavolta opera di Matt Gray) decisamente più chiassoso e le scene d’azione più immediate: “Last Ninja 2” ottiene recensioni entusiastiche e diventa uno dei giochi più venduti dell’anno, ma fa perdere alla saga quel fascino esotico di cui era pervaso l’episodio pilota. I fans reclamano un seguito, e per tenerli buoni (ma soprattutto per favorire il lancio del fallimentare C64GS, nella sostanza niente più che un Commodore 64 in versione “console”) pubblica, nel 1990, una versione “Remix” di “Last Ninja 2”, sui classici supporti (cassetta e disco) ma anche e soprattutto su cartuccia, aggiungendo una nuova introduzione animata (realizzata dai Cyberdyne System, ovvero gli autori di Armalyte), un nuovo pannello (opera di Robin Levy) ed una nuova colonna sonora, costituita da versioni “remixate” dei più famosi brani tratti dagli episodi precedenti e realizzata da un giovanissimo Reyn Ouwehand – nuovo membro dei Maniacs of Noise.

Il terzo e conclusivo episodio della serie (inizialmente annunciato solo su cartuccia, ma poi pubblicato anche negli altri formati di rito) viene pubblicato nel 1991: la sequenza introduttiva, della durata di ben tre minuti, con tanto di grafica e sonoro perfettamente sincronizzati, fa subito intuire le potenzialità del programma. Il team stavolta comprende Stan Schembri (già autore di pietre miliari come Antiriad e Cauldron II), che espleta alla perfezione il compito di migliorare il motore del gioco, rendendolo incredibilmente più veloce; Robin Levy ai “pennelli” (con qualche piccolo contributo del “Boy Without Brain” Arthur Van Jole nel secondo livello) e per finire, Reyn Ouwehand, che si occupa della colonna sonora, realizzando musiche molto suggestive, arricchite con dei suggestivi suoni d’ambiente. L’estremo oriente (il Tibet, per la precisione) torna ad essere lo sfondo delle geste di Armakuni; il gioco si accorcia, comprendendo cinque livelli (quindi ben due in meno del capitolo precedente), ma si arricchisce di un nuovo elemento, il “bushido”, che si incrementa affrontando i nemici a mani nude o con un’arma uguale a quella da essi impugnata, ma che diminuisce se si evita un combattimento e se lo si affronta con l’arma sbagliata.

The Last Ninja 3
The Last Ninja 3

Per avere facilmente la meglio nel combattimento contro i “guardiani” di fine livello occorre avere un bushido molto alto. In tempi recenti la System 3 (ribattezzata “Studio 3”) ha più volte annunciato (e più volte smentito) l’uscita di un nuovo episodio della saga (non per Commodore 64, ma per PC e console, ovviamente!), probabilmente per tenere ancora viva la leggenda… Per il momento l’unica uscita concreta è stata quella della versione Wii dell’originale “The Last Ninja”, ma che lo Studio 3 si decida o meno a dare un seguito alle avventure di Armakuni poco importa: la leggenda dell’Ultimo Ninja sarà sempre viva nel cuore degli appassionati di video-games…

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