Firewall Zero Hour è tra le esclusive per PlayStation VR su cui Sony ha puntato maggiormente in questo 2018. Annunciato durante la PlayStation Experience dell’anno scorso, l’ambizioso progetto di First Contact Entertainment nasce con l’obbiettivo di traslare per la prima volta nel panorama della realtà virtuale uno shooter con componenti multigiocatore online PVE e PVP. Le premesse sono indubbiamente stimolanti e hanno portato molti estimatori del gaming VR ad avere discrete aspettative per questo interessante titolo, scoprite insieme a noi se l’attesa è stata ripagata da un prodotto degno di nota o se si tratta di un clamoroso buco nell’acqua.

Rainbow Six Siege 2.0

Per avere un’idea più chiara su come sia strutturato Firewall Zero Hour, provate ad immaginare una sorta di Rainbow Six: Siege, meno profondo e stratificato, trasposto direttamente in realtà virtuale. Tale mancanza di complessità nelle meccaniche, viene comunque compensata dall’immersione e dalle possibilità che solo la realtà virtuale può far provare al giocatore. Andiamo con ordine, oltre ad un breve tutorial utile ad apprendere i semplici ed intuitivi comandi, Firewall Zero Hour propone soltanto due modalità di gioco: Addestramento e Contratti.

La prima vi metterà contro dei nemici controllati dall’intelligenza artificiale e la vostra missione consisterà nell’attivare dei firewall nella mappa di gioco per poi, successivamente, raggiungere un portatile e scaricare dei dati, il tutto abbattendo i terroristi di turno, non facendovi seccare prematuramente e rispettando il limite di tempo imposto (5 minuti). Potrete affrontare questa sfida da soli o in compagnia di altri giocatori online, ovviamente la seconda opzione è la più divertente. Addestramento non ci ha pienamente convinti, più che altro a causa dell’IA avversaria, decisamente stupida e predisposta nel soverchiarvi a causa della notevole superiorità numerica piuttosto che grazie alle abilità in combattimento.

Ben più stimolante la modalità Contratti, fondamentalmente identica alla prima per quanto concerne le meccaniche di gioco ma comunque decisamente meglio riuscita, in quanto in questo caso, a sfidarsi saranno due team composti da quattro giocatori ciascuno (attaccanti e difensori). In questa veste, possiamo ammirare Firewall Zero Hour al massimo delle sue potenzialità, combattendo in intensi match online caratterizzati da un gameplay tattico, appagante ed estremamente votato alla comunicazione e alla coordinazione tra membri dello stesso team. Non provate nemmeno a buttarvi a capofitto alla ricerca del nemico o vi ritroverete nel giro di pochi secondi ad esser crivellati dai colpi nemici. Nei panni degli attaccanti, collaborare per aggirare le linee nemiche sarà un elemento fondamentale per portare a casa la vittoria così come un team di difensori ben appostato renderà la vita impossibile o quasi ai nemici di turno. Un vostro compagno incauto è stato atterrato? Non disperate, agendo in fretta potrete rianimarlo prima che subisca il colpo di grazia ma, anche da morti, comunque ci si può rendere utili per il collettivo: una volta definitivamente eliminati, infatti, avremo accesso alle varie telecamere disseminate per la mappa, potendo così guidare i nostri compagni comunicando attraverso il microfono integrato di PlayStation VR. Con grande rammarico dobbiamo segnalare che Contratti è composta da un singolo round, portando così a match dalla durata variabile dai 3 ai 5 minuti, per poi ritrovarsi in lobby a “readdare” nuovamente per continuare a giocare. L’estrema concisione delle partite spezza eccessivamente il ritmo e, nei casi peggiori, rende i match più brevi delle attese stesse. Speriamo vengano implementate partite con più round, magari con il classico scambio di fazioni a metà partita, una pratica abbastanza comune in molti giochi competitivi e che gioverebbe certamente al gioco. Sappiamo che alcuni giocatori non reggono lunghe sessioni VR ma in fin dei conti, pensiamo comunque che sia preferibile giocare una partita da un quarto d’ora piuttosto che tre-quattro spezzettate da pochi minuti ciascuna.

Il matchmaking si è rivelato abbastanza veloce e siamo sempre riusciti a giocare in partite composte da 8 giocatori umani, segno che Firewall Zero Hour ha avuto una buona diffusione già nei primi giorni di vendita e, almeno momentaneamente, sta coinvolgendo parecchi giocatori.

Ready, Aim, Fire!

Di partita in partita potremo scegliere il mercenario di cui avvalerci tra una lista che al momento conta 12 personaggi (di cui 4 sbloccabili). La possibilità di comunicare con i compagni nella lobby può aiutare nel creare un quartetto diversificato e funzionale. I vari guerriglieri utilizzabili saranno diversificati tra loro dall’aspetto estetico, da una breve biografia che li contraddistingue e, soprattutto, grazie ad una serie di abilità passive che hanno ripercussioni in game. Per fare un paio di esempi: potrete passare da Okoro, che sopporta maggiormente i danni causati da esplosivi a Raha, più abile nel rilevare i nemici nelle vicinanze e così via. Presenti anche 5 diverse classi (3 sbloccabili) che propongono equipaggiamenti diversi e sarà possibile altresì personalizzare, seppur minimamente armi e attrezzature.

Firewall Zero Hour è giocabile tramite Dualshock 4 e AIM Controller (niente PlayStation Move). Le due periferiche supportate sono perfettamente bilanciate e nessuna delle due offre un vantaggio in termini di gameplay rispetto all’altra. Storia ben diversa per quanto riguarda il fattore immersione, in cui AIM Controller vince a mani basse prestandosi egregiamente alle classiche meccaniche di uno shooter in prima persona permettendo di mirare e fare fuoco in maniera naturale ed estremamente appagante e non intralciando minimamente il sistema di movimento, fluido e funzionale. Per quanto riguarda la telecamera, potrete scegliere tra la rotazione a scatti e quella scorrevole, in base alla vostra tolleranza della realtà virtuale. Ottimo il lavoro svolto anche per quanto riguarda il tracciamento con PlayStation Cam, che non ha mai causato disagi durante la nostra prova.

A livello grafico, siamo di fronte ad un’opera di ottima fattura che si piazza di diritto tra le esperienze visive top di PlayStation VR grazie a textures ben definite e modelli poligonali convincenti. L’illuminazione è l’unica nota dolente a livello estetico, presentando dei colori troppo scuri e poco vari. Pregevole il design delle mappe, concepito in modo da offrire diverse soluzioni d’attacco o difesa. Da elogiare anche il sonoro, molto curato e assolutamente funzionale al gameplay in quanto, grazie all’audio direzionale, potremo capire al meglio i movimenti o la provenienza degli spari dei nemici. Il gioco è interamente localizzato in italiano.

Concludendo…

Firewall Zero Hour è un esperimento estremamente coraggioso e, tirando un sospiro di sollievo, possiamo affermare che First Contact Entertainment ha svolto veramente un buon lavoro. Stiamo infatti parlando di un prodotto dal gameplay sorprendetemente curato e riuscito e tecnicamente solido. Purtroppo, l’offerta in termini di contenuti è eccessivamente misera e sappiamo fin troppo bene che in un gioco online, questa problematica può portare ad una prematura morte del progetto. Confidiamo nel fatto che la software house californiana e Sony supportino a dovere questo diamante grezzo, un po’ come Ubisoft ha fatto con Rainbow Six Siege e chissà, magari un giorno Firewall potrebbe essere il primo shooter VR ad imporsi nel panorama degli e-sports.

 

CI PIACE
  • Gameplay tattico e curato
  • Ottimo grado di immersione
  • Unico nel suo genere
  • Tecnicamente solido
NON CI PIACE
  • Povero di contenuti
Conclusioni

Firewall Zero Hour è un titolo unico nel suo genere che offre un gameplay appagante e divertente. Attualmente povero di contenuti e modalità, non ci resta che sperare in un supporto da parte degli sviluppatori duraturo nel tempo.

7.5Cyberludus.com
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Fabrizio Giardina
Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.

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