Finalmente tra noi…

Dopo ben tre anni di distanza dalla sua uscita nella terra del Sol Levante, per noi europei è finalmente giunta l’ora di mettere le mani su una tra le proprietà intellettuali di maggior successo dei Level-5. Stiamo parlando di Yo-Kai Watch, JRPG di una tra le case nipponiche più prolifiche degli ultimi anni (stiamo parlando della stessa software house che ha dato alla luce serie di incredibile successo come quella del Professor Layton sulle portatili Nintendo, il jrpg calcistico Inazuma Eleven e il capolavoro in esclusiva per Playstation 3 Ni No Kuni) che in Giappone sta vivendo un inaspettato periodo di gloria grazie alle oltre 7 milioni di copie vendute, che gli hanno permesso, di fatto, di scalzare temporaneamente dal trono un mostro sacro come Pokémon.

Mentre i videogiocatori giapponesi si stanno preparando al lancio del terzo episodio della saga, a noi non resta che spolpare – con immenso ritardo – il primo capitolo su Nintendo 3DS, cercando di analizzare a fondo ogni singolo pregio e difetto di questa esclusiva e, perché no, confrontarlo con quello che è, a tutti gli effetti, il suo rivale numero uno: Pokémon.

Pronti ad entrare ad analizzare con noi vincitori e vinti di questa “sfida”?

Buona lettura!
 

Yokai e Pokémon: tra tradizione e innovazione

Negli ultimi vent’anni Pokémon è diventano un vero e proprio gigante dal punto di vista mediatico, non solo attraverso la popolarissima serie di videogame (che fin dal primo Game Boy al recente 3DS, continua ad appassionare milioni di videogiocatori), ma anche grazie ad una valanga di prodotti accessori come anime, carte collezionabili, film di animazione, t-shirt, scarpe e gadget di ogni tipo. Chiunque abbia una certa familiarità con i mostriciattoli collezionabili di Game Freak, sa esattamente cosa aspettarsi da Yo-Kai Watch: un mondo da esplorare e tante – tantissime – creature da catturare e addestrare, caratterizzate da un sistema di progressione fatto di evoluzioni e nuove abilità da scoprire. A volte viene da chiedersi come certi sviluppatori siano riusciti a partorire tali idee… ebbene, noi di Cyberludus abbiamo deciso di scavare a fondo per scoprire, finalmente, le due diverse origini di entrambe le esclusive Nintendo.
 
Yo-Kai Watch
 
L’idea di Pokémon nasce in terra giapponese (chi lo avrebbe mai detto?), un paese in cui l’hobby di catturare e collezionare insetti è molto diffuso tra i più piccoli. Agli inizi degli anni novanta un certo Satoshi Tajiri, appassionato di questo passatempo, fondò la software house Game Freak, venendo successivamente in contatto con la prima console portatile “cult” di casa Nintendo, il Game Boy, di cui si innamorò follemente. Aiutato dai suoi sogni e ricordi d’infanzia, Satoshi Tajiri elaborò l’idea dei “Pocket Monsters” – diventati successivamente Pokémon – creature fantastiche simil-animali capaci di sviluppare legami affettivi con gli uomini.
Tajiri portò a compimento la sua opera nel febbraio 1996, con la pubblicazione dei due videogiochi per Game Boy, Pocket Monsters Aka e Pocket Monsters Midori, giunti in occidente addirittura due anni dopo, più precisamente il 30 settembre 1998, con il nome di Pokémon Rosso e Pokémon Blu. In entrambi i titoli, il giocatore poteva collezionare ed allenare ben 151 Pokémon di genere e forme differenti, e sfidare altri allenatori in scontri al cardiopalma. A rendere straordinaria la progressione dei Pokémon fu senza dubbio l’introduzione delle evoluzioni, capaci di rendere più potenti le nostre creature e mutarne l’aspetto.
 
Yo-Kai Watch
 
Per comprendere appieno il concetto di Yo-Kai dobbiamo allontanarci, e di tanto, dall’idea dei mostriciattoli tascabili di Tajiri. Gli yōkai (termine volgarmente traducibile in “spirito” o “demone”) sono infatti una tipologia di creatura soprannaturale, tipica della mitologia giapponese. Secondo la cultura Jomon, gli yōkai sono spesso dotati di poteri soprannaturali, oltre ad essere da sempre considerati pericolosi per l’uomo, visto che spesso dietro alle loro azioni vi sono ragioni oscure. Il concetto di yōkai viene ripreso molto spesso in Giappone, sia nella letteratura che nelle diverse rappresentazioni artistiche. Negli ultimi anni, manga e videogiochi hanno contribuito a rendere gli yōkai una parte integrante dell’immaginario collettivo. Grazie a produzioni manga come Ge Ge Ge no Kitaro, Inuyasha (da cui è stato tratto un anime di successo) e Sanpei No Kappa, e a videogiochi come Yo-Kai Watch di Level-5, gli yōkai sono stati proposti al grande pubblico in diverse forme e contesti, e un plauso va sicuramente agli sviluppatori per essere riusciti a coniugare perfettamente tradizione e innovazione.
 

Meccaniche a confronto: orologi contro Poké ball

Sebbene entrambe le serie offrano un concetto di gioco estremamente similare, molte delle meccaniche proposte da entrambi i titoli differiscono considerevolmente l’una dall’altra. Mentre il Pokémon dei Game Freak ha sempre voluto puntare su un sistema di combattimento interamente a turni, dandoci il pieno controllo sulle abilità e sui Pokémon da utilizzare in battaglia, i Level-5 hanno deciso di puntare su sistema di lotta molto più passivo, che rende il videogiocatore meno partecipe di quanto avremmo sperato.

A differenza dei vari spin-off, come Mistery Dungeon o Ranger, la serie “madre” Pokémon ha da sempre basato la sua formula di gioco su un gameplay collaudatissimo, che fin dai primissimi capitoli si è mantenuto costante e pressoché invariato alla radice. Fin dai primissimi Pokémon Blu e Rosso, infatti, abbiamo potuto sperimentare evoluzioni, duelli e abilità dei “piccoli mostri”, controllando il progresso e l’apprendimento delle mosse attraverso le celebri MT ed MN, che ci davano la possibilità di creare build sempre più letali per i nostri Pokémon.

In Yo-Kai Watch, tuttavia, non siamo riusciti a sviluppare lo stesso amore per il sistema di combattimento, per via di alcune scelte stilistiche abbastanza discutibili.
A differenza di quelle proposte in Pokémon, le battaglie in Yo-Kai Watch – come prima accennato – sono prevalentemente passive, visto che, di tutte le abilità che gli Yo-Kai possono utilizzare durante gli scontri, al giocatore è concesso di controllarne solamente una, l’Energimax. Questa abilità, unica per ogni Yo-Kai, può essere attivata dopo il riempimento di una barra specifica e viene attivata dopo il completamento di un breve e semplice “quick time event”, eseguibile sia con lo stick analogico della console che con il pennino. Nelle battaglie più semplici potremo semplicemente appoggiare la console da qualche parte e aspettare che la nostra squadra spazzi via quella avversaria, utilizzando solamente in rari casi oggetti dall’inventario o l’orologio per cambiare gli Yo-Kai schierati. Salvo alcune boss fight maggiormente impegnative, Yo-Kai Watch resta un titolo semplice, così come lo è Pokémon, ma privo di quella profondità che contraddistingue i lavori della Game Freak.
 
Yo-Kai Watch
 
Risulta quindi chiaro come il vero cuore del gameplay di Yo-kai Watch non sia il sistema di combattimento, ma l’esplorazione del mondo di gioco e il collezionismo degli Yo-Kai. A differenza di Pokémon, in cui la cattura è un processo tutto sommato semplice che prevede di indebolire la creatura per poi lanciargli addosso una sfera (fatta esclusione per i leggendari), catturare un nuovo Yo-Kai presuppone il riuscire ad entrare nelle sue grazie, impressionandolo attraverso lo scontro fisico o addirittura addolcendolo con dolciumi e cibarie di ogni tipo.

Mettendo da parte per un secondo le storiche evoluzioni Pokémon, siamo riusciti ad apprezzare appieno quelle proposte dai ragazzi di Level-5 per Yo-Kai Watch. Grazie a sfere di esperienza e al completamento di quest, primarie e secondarie, alcuni Yo-Kai in nostro possesso potranno evolvere mutando aspetto e abilità, analogamente a quanto accade con i “rivali” Pokémon. Abbiamo anche apprezzato enormemente la possibilità di fondere due Yo-Kai, ottenendo quindi nuove creature ibride da aggiungere alla nostra personalissima collezione, da sfoggiare con gli amici ai giardinetti appena fuori da scuola…

Cosa? Mi state dicendo che non siamo più negli anni ’90?
Che tu sia maledetto Clash of Clans!
 

Concludendo…

Abbandonando per un secondo lo scontro tra questi due “mostri sacri” della cultura giapponese, nonostante alcune carenze sul fronte gameplay siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla nuova IP dei Level-5. Sebbene il titolo basi la sua formula di gioco su un qualcosa di già visto, abbiamo apprezzato la volontà del team di sviluppo di riprendere quella che è la mitologia del Giappone, riproponendola in una chiave ironica e godibile da grandi e piccini. Sul fronte tecnico, abbiamo avuto modo di apprezzare particolarmente il comparto grafico, notevole per una console come il Nintendo 3DS, caratterizzato da una direzione artistica di spessore e da una modellazione poligonale davvero curata. Valido anche il sonoro, di indubbio impatto, contornato dal solito ottimo doppiaggio in lingua italiana, che ancora una volta prova l’eccellente lavoro di localizzazione svolto da Nintendo per i suoi prodotti.

Sul fronte gameplay, abbiamo avuto modo di constatare come Yo-Kai Watch punti molto sulla componente “collezionabile”, spingendo molto sulla mole di contenuti e sull’esplorazione: Yo-Kai da trovare, catturare e accudire all’interno di una ambientazione moderna che però manca del fascino tipico di quelle proposte dai Game Freak. Anche la longevità del titolo si attesta su alti livelli, e completare l’intera avventura richiederà un quantitativo di tempo superiore alle 30 ore, senza contare la presenza massiccia di missioni secondarie e la modalità multigiocatore proposta.

Yo-Kai Watch in sostanza ci è piaciuto. Anche se questo gioiellino targato Level-5, a parer nostro, ne esce sconfitto da un eventuale scontro con Pokémon, rimane una godibilissima esclusiva Nintendo 3DS capace, a nostro parere, di intrattenere con efficacia sia una fetta di utenza più giovane sia una più adulta, che per qualche assurda ragione non ha mai smesso di innamorarsi di Pokémon o altre fantastiche creature da custodire sempre all’interno delle nostre tasche.

Quanto vorrei tornare bambino…
Ma forse questo l’ho già detto!

CI PIACE
  • Mole contenutistica di tutto rispetto
  • Direzione artistica inattaccabile
  • Evoluzioni e fusioni!
NON CI PIACE
  • Il sistema di combattimento potrebbe non piacere a tutti
  • 3 anni di ritardo
  • Ambientazione poco ispirata
Conclusioni

Non sarà Pokémon, ma Yo-Kai Watch ci ha divertito. Parecchio.

8.5Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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