Assassin’s Creed Chronicles: Russia – Recensione

Assassin’s Creed Chronicles: Russia, la rivoluzione alternativa di casa Ubisoft

Assassin’s Creed Chronicles: Russia è il terzo – e ultimo – capitolo della “trilogia spin-off” degli assassini di casa Ubisoft, che negli ultimi anni ci ha fatto viaggiare in giro per il globo terracqueo in compagnia di protagonisti più o meno riusciti.

Assassin’s Creed Chronicles: Russia si apre nella Russa Sovietica, più precisamente nel luglio 1918, otto mesi dopo la Rivoluzione d’ottobre. Sicuramente uno tra i periodi più tumultuosi della storia russa, con il Partito Bolscevico, sotto il comando di Lenin, intento a trovare la propria strada verso il potere.
Sullo sfondo del caos rivoluzionario, in Assassin’s Creed Chronicles: Russia non mancheranno le intramontabili sfide e giochi di potere tra templari e assassini, impegnati a cercare un misterioso frammento dell’Eden in possesso della famiglia dello zar.
Il protagonista, l’esperto assassino Nikolaï Orelov, verrà spinto nel focolaio della Russia rivoluzionaria con lo scopo di trovare la famiglia imperiale esiliata a Ekaterinburg.
La storia ci insegna che la notte del 17 luglio 1918 tutta la famiglia dello zar venne assassinata, ciò nonostante il prendersi libertà creative su avvenimenti storici realmente accaduti non è affatto una novità per Ubisoft e la sua creatura Assassin’s Creed. Grazie alla rivisitazione dei Climax Studios, la fatidica notte del 17 luglio l’assassino Nikolaï Orelov riuscì a portare in salvo la giovanissima figlia dello zar, Anastasia, vero e proprio personaggio giocabile in Assassin’s Creed Chronicles: Russia.

Assassin's Creed Chronicles

 

Il plot proposto per Russia è sicuramente il più interessante tra i tre capitoli, ma anche in questo caso la storia non riesce a decollare a dovere. Ambientazioni, personaggi e trama risultano rovinati irrimediabilmente da cutscene poco curate, dialoghi piatti ed un doppiaggio (in lingua inglese) privo di una qualsivoglia verve interpretativa. Vedere un tale ben di dio sprecato ha solo che peggiorato la nostra considerazione per questa miniserie, che avrebbe sicuramente meritato una cura – e budget – di tutt’altra caratura.

Il ritorno del 2.5, tra frustrazione e noia

Sul fronte meccaniche, ancora una volta, non aspettatevi alcuna novità degna di nota rispetto ai precedenti due capitoli. Comandi, interfaccia e animazioni sono rimasti pressoché inalterati, tranne che per alcuni gadget esclusivi.
Nonostante l’età avanzata, Nikolaï Orelov mette in mostra doti atletiche degne di un Ezio Auditore in piena forma, rivelandosi in grado di scalare rapidamente ogni genere di struttura ed effettuare acrobazie tra le varie ambientazioni di gioco proposte.

Assassin's Creed Chronicles

 

Oltre a poter saltare, correre e arrampicarsi, i protagonisti potranno sfruttare diverse tecniche di mimetizzazione con l’ambiente circostante. Sarà quindi possibile sfruttare antri oscuri, cespugli o colonne per sparire dalla visuale dei nemici, per poi attaccare furtivamente le guardie una volta fuori dal loro campo visivo.
Nonostante il gameplay si discosti molto dalla serie madre, il legame con essa non tarderà a palesarsi, visto che Nikolaï e Anastasia potranno eseguire le classiche uccisioni furtive, effettuare balzi della fede, utilizzare l’occhio dell’aquila o mimetizzarsi fra gruppi di cittadini. Purtroppo, frustrazione e noia non tarderanno a venire a galla: l’immancabile presenza di lunghe e ripetitive sequenze trial and error, capaci di innervosire il Mahatma Ghandi in persona, rendono l’esperienza di gioco – seppur breve – un vero e proprio massacro mentale.
La mancata ottimizzazione dei comandi (difetto peraltro già riscontrato con il precedente capitolo), in un prodotto dove tempismo e precisione la dovrebbero far da padroni, infligge poi un colpo durissimo alla godibilità del titolo. Considerata la presenza di due personaggi giocabili, Assassin’s Creed Chronicles: Russia avrebbe sicuramente beneficiato della presenza di una modalità cooperativa, visto che in solitaria il titolo è tutt’altro che entusiasmante. Ovviamente grazie all’efficiente politica del “non sbattiamoci troppo” adottata da Climax Studios, Assassin’s Creed Chronicles: Russia non riesce a compiere quel balzo qualitativo che auspicavamo per il capitolo conclusivo di questa trilogia spin-off.

Assassin's Creed Chronicles

 

A differenza di trama e gameplay, il comparto visivo di Assassin’s Creed Chronicles: Russia risulta di tutto rispetto. Il motore grafico sfruttato da Climax è il medesimo utilizzato per le iterazioni precedenti e, in questo caso, abbiamo veramente apprezzato la decisione di optare per una scelta cromatica in pieno stile Frank Miller, capace di trasformare l’avventura di Nikolaï e Anastasia in una sorta di graphic novel giocabile.

Concludendo…

Non c’è due senza tre. E quando una trilogia riesce, per due volte consecutive, a farti morire un po’ dentro, state tranquilli che anche al terzo tentativo il fallimento è dietro l’angolo.
Nonostante il piccolo passo in avanti effettuato sul fronte narrativo, Assassin’s Creed Chronicles: Russia rimane un titolo altamente dimenticabile. La poca varietà di situazioni, unita ad un gameplay frustrante e privo di una reale attrattavità, rendono l’ultima “fatica” di Climax un gioco sconsigliato a qualsiasi tipo di videogiocatore.

Fassbender salvaci tu!

CI PIACE

-Ambientazione interessante e carica di fascino.

-Stile grafico estremamente piacevole.

NON CI PIACE

-Gameplay generalmente frustrante.

-Narrazione priva di spessore o enfasi.

Conclusioni

Una conclusione mediocre per una serie mediocre e totalmente inutile.

4.7Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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