Total War: Attila – Age of Charlemagne DLC – Recensione

Pochissimi sono gli sviluppatori che hanno saputo veramente dare un senso ai DLC. Contenuti che, tanto per la qualità quanto per quantità dei contenuti, risultano spesso aggiunte insignificanti con prezzi ai limiti del furto legalizzato. Creative Assembly ha sempre cercato di invertire questa tendenza, pubblicando espansioni di un certo livello, parificabili per contenuti a veri e propri titoli “stand-alone”. Basti pensare, ad esempio, all’espansione di Medieval II: Total War, uscita sul mercato nel lontano 2007 con il titolo di “Kingdoms”, che aggiungeva al gioco base ben quattro campagne e una decina di fazioni, tutte caratterizzate in maniera eccellente. Altro esempio è il più recente Rise of the Samurai, DLC per il granitico Shogun 2, che riorganizza praticamente ogni aspetto del gioco base, per rispettare la diversità del contesto storico trattato: ciò che ne risultava era un’esperienza fresca e divertente, decisamente degna dell’esborso economico richiesto.

 

È con questi esempi ben fissi nella testa che mi sono avvicinato a Age of Charlemagne, un DLC che a poco meno di quindici euro tenta di riproporre, in chiave ludica, gli avvenimenti di un’epoca assai poco battuta: l’Alto Medioevo.

Più di un DLC, meno di un’espansione

La campagna di Total War: Attila – Age of Charlemagne inizia nel 768 d.C. e si svolge su una mappa circoscritta all’Europa Occidentale, teatro delle manovre di Carlo Magno per la ricostituzione del Sacro Romano Impero d’Occidente. Da appassionato di storia, ho trovato quantomeno discutibile la scelta di tagliar fuori in maniera così netta Costantinopoli, unità politica imprescindibile nelle dinamiche politiche dell’VIII secolo, presente solo grazie al Tema di Sicilia in mano a Bisanzio, e decisamente ridimensionata rispetto al ruolo reale, ma è una “pignoleria” che non ha alcuna ricaduta sul fattore divertimento. Sì perché, mai come in questo caso, traspare la forte volontà di subordinazione dell’accuratezza storica rispetto alla componente ludica, una scelta assolutamente condivisibile, ma che potrebbe far storcere il naso ai puristi del genere.

 

A conferma di ciò il sistema economico è rimasto esattamente lo stesso del gioco base, piuttosto generalista e per questo facilmente adattabile ad una gran varietà di contesti, sebbene la maggiore scarsità di risorse renda bene l’idea di un’Europa Occidentale al tempo in cerca di un assetto produttivo stabile. La cosa si riflette direttamente sulle meccaniche di gioco, che donano maggiore enfasi all’attenta gestione dell’esercito: ora perdere anche una singola unità significa non essere sicuri di poterla rimpiazzare in pochi turni, e l’aumento di stress che ne scaturisce è fonte di grande immersività. Questo dipenderà molto anche dalla fazione che andrete a scegliere, dato che ognuna sarà caratterizzata in modo da offrire un’esperienza di gioco a sé: con il Regno delle Asturie, nel Nord della penisola iberica, vi ritroverete ad accumulare facilmente risorse nel tentativo di scontrarvi con l’Emirato di Cordoba, unica fazione in grado di minacciare la vostra serenità; scegliendo il regno dei Franchi, invece, vi ritroverete a fare i conti con problemi sia di natura politica – la divisione del regno con il fratello Carlomanno e i problemi che questo porta con sé – sia di natura militare, con varie fazioni alquanto cazzute che premono sui confini. Questi due scenari sono solo un esempio, ma rendono bene l’idea dell’offerta multiforme del prodotto.

 

Di sicuro interesse è l’introduzione del fattore “stanchezza di guerra”, novità assoluta per la serie. Far durare troppo a lungo un conflitto provocherà malus che colpiranno sia all’ordine pubblico, sia l’efficacia delle proprie unità, una novità che punta a rendere con maggiore realismo le dinamiche di un’epoca assai difficile. Il risultato è che sarete spesso costretti a ritirare repentinamente le vostre truppe già alla prima sconfitta, al fine di recuperare i sopracitati malus prima di tentare di nuovo un attacco. Vi assicuriamo che, in alcuni frangenti, tale dinamica ci è sembrata più frustrante che funzionale al realismo, perché eccessivamente sbilanciata in favore delle fazioni poco impegnate sul fronte bellico. È stata inoltre introdotta una nuova condizione di vittoria connessa al raggiungimento di un determinato punteggio di “Imperium”, il cui valore è più sensibile alle vittorie in battaglia che alle conquiste territoriali, e all’organizzazione politica più che quella militare.

Un piccolo accenno al comparto tecnico, come da tradizione Creative Assembly fonte di grandi soddisfazioni. Visto che si tratta di un DLC, Total War: Attila – Age of Charlemagne è bello da vedere esattamente come il gioco sul quale si “appoggia”, ma ci è sembrata tangibile una maggiore ottimizzazione del motore di gioco, leggermente più fluido. Le unità, benché non brillino per varietà – anzi, ci sono sembrate poche rispetto a quanto il periodo storico avrebbe potuto offrire – sono state riprodotte con maestria, così come le strutture di questa “nuova Europa”. Buono il comparto audio, ma decisamente ininfluente ai fini del giudizio in questo genere di prodotti, soprattutto alla luce del fatto che molte delle campionature sono riprese, come è giusto che sia, da Total War: Attila.

 

Concludendo?

Forse andava meglio implementata la “stanchezza di guerra”, troppo punitiva ed inserita in un contesto generale che, comunque, tende a favorire la fruibilità ludica rispetto alla fedeltà storica. Il sistema economico è rimasto pressoché invariato rispetto a Total War: Attila, e poco è stato fatto per estendere l’offerta di unità, a parer nostro troppo esigua. Di contro, le otto fazioni giocabili della campagna, offrono otto approcci completamente differenti, una scelta che aumenta esponenzialmente il fattore longevità. Insomma, questo Total War: Attila – Age of Charlemagne ha di certo tutte le carte in regola per appassionare o, almeno, offrire spunti interessanti anche al videogiocatore smaliziato e pignolo, ma risulta in fin dei conti un DLC ordinario, imparagonabile alle espansioni a cui Creative Assembly ci ha abituato in passato.

CI PIACE

Otto fazioni molto diversificate
Un livello di sfida più che soddisfacente
Motore grafico più fluido rispetto a Total War: Attila

NON CI PIACE

Una sconfitta può pregiudicare una partita perfetta a causa della “stanchezza di guerra”, sistema produttivo rimasto fedele a quello del gioco base.

Conclusioni

Un DLC che si fa apprezzare per una campagna davvero ben congegnata, ma che purtroppo avrebbe potuto distinguersi dalla massa solo se fosse stata sufficientemente “cesellata”. Il fascino dell’Alto Medioevo comunque rimane altissimo?

7Cyberludus.com
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