E’ possibile che un giocatore occidentale, alla vista di un Samurai Warriors, cominci a riflettere sul concetto Nietzscheano dell’eterno ritorno.

E’ difficile, infatti, immaginare qualcosa che sappia rappresentare meglio l’idea della costante ripetizione che secondo il filosofo tedesco caratterizzava l’universo. Solo che, mentre il grande pensatore proponeva una visione tutto sommato positiva di questo sistema, basata sostanzialmente sulla sua accettazione entusiastica, noi non possiamo che rilevare un errore di fondo in questo atteggiamento; un errore basato sulla perplessità che si sperimenta di fronte all’uscita dell’ennesimo Musou, genere con una capacità riproduttiva fin troppo elevata. Ma una simile fertilità è imputabile (termine scelto appositamente) prevalentemente al pubblico giapponese, che da sempre apprezza questa variante opulenta dell’action classico.
Ora, questo discorso non intende riferirsi alla qualità dei singoli titoli che di volta in volta fanno capolino sulle console di innumerevoli giocatori (anche occidentali, va ammesso, altrimenti non saremmo qui a parlarne), ma sulla natura intrinseca dei Musou, fin troppo ancorati su canoni ormai superati e, all’apparenza, incapaci di evolversi verso una strada che sappia intrigare anche un pubblico differente. Forse vi saremo sembrati un po’ troppo radicali nello stabilire questa posizione, ma qui stiamo parlando di uno dei pilastri fondamentali del genere insieme a Dinasty Warriors, e francamente dopo un decennio pare legittimo pretendere qualcosa di più accattivante. Soprattutto perché lascia sbigottiti pensare a questo riutilizzo persistente della stessa formula ludica anche fra titoli appartenenti a brand completamente diversi. In ogni caso, però, noi siamo qui per valutare questa sorta di rivisitazione di Samurai Warriors 4 nella sua specificità, e non in quanto esponente di una categoria più o meno apprezzabile. E’ comunque giustificato un confronto con la versione “liscia”, anche se le migliorie implementate non portano poi differenze sostanziali.

Fusione di realtà e leggenda

Samurai Warriors 4 – II si dimostra ben ancorato alla tradizione in due sensi distinti: da un lato, lo Story Mode ripercorre ancora una volta vicende reali che ebbero per protagonisti i più celebri samurai del Giappone feudale vissuti, per la precisione, durate l’epoca Sengoku; si tratta di un periodo che stenteremmo a definire tranquillo considerate le innumerevoli battaglie che fecero sprofondare i vari feudi in una profonda crisi di violenza e morte. Non a caso, da noi ci si riferisce a quello specifico passaggio storico come “il periodo degli stati belligeranti”.

Insomma, tempi bui in cui solo Miss Italia avrebbe potuto vivere felicemente (perdonate la caduta di tono ma come resistere alla tentazione di fare una simile battuta?). Va comunque messo in evidenza che alla verità storica è stata amalgamata un pizzico di mitologia Giapponese, con l’ulteriore aggiunta di altri particolari inventati di sana pianta. Abbastanza per sconfinare nel regno del fantasy, elemento comunque molto apprezzato dagli appassionati del genere Musou.

D’altra parte gli sviluppatori di Samurai Warriors 4 sembrano legati ad uno stile narrativo un po’ troppo datato per un gioco del 2015. La sceneggiatura in sè non coinvolge particolarmente (nonostante le deviazioni fantastiche già accennate) e i dialoghi pre-missione si articolano attraverso scenette monotone e prive della minima consapevolezza registica. Si, lo sappiamo, il videogioco non è cinema (non interamente almeno), ma dopo tutti i progressi fatti in questo campo in relazione al nostro media preferito parrebbe logico aspettarsi un certo margine di miglioramento rispetto al passato. Ma come già aveva anticipato il buon Max Payne nel 2003, “la logica, ahimè, è ingannatrice”.

Non staremo a dilungarci troppo sulla questione: i fan di vecchia data conosceranno abbastanza bene le “avventure” di Oda Nobunaga e compagni, mentre tutti gli altri? non troveranno molto stimolante la trama di Samurai Warriors 4. Fortunatamente a questo giro il numero dei protagonisti giocabili è lievitato, fatto che rende la campagna più variegata in termini narrativi: in pratica attraverso ogni personaggio verrà rivelato il background di una diversa dinastia tra quelle entrate a far parte del conflitto, ma come questo venga gestito a livello ludico è materia dei prossimi paragrafi.

Folla in delirio

Tecnicamente il gioco presenta tutti i pregi e i difetti di altri Musou. Il numero dei personaggi presenti su schermo è sicuramente impressionante, anche se è già dalla scorsa generazione che sono stati raggiunti risultati più che apprezzabili sotto questo profilo. Peccato che i modelli poligonali e le animazioni dei nemici restino costantemente bloccati sulla soglia della sufficienza. A parte qualche timido affondo sgraziato, i soldati non fanno altro che roteare in aria, in un tripudio di corpi che trotterellano all’unisono ogni qualvolta viene scatenato un attacco speciale. Qualsiasi motore fisico abbiano utilizzato, o si tratta di un esemplare primitivo oppure è stato mal sfruttato (propendiamo per la prima ipotesi). Il discorso cambia drasticamente se ci concentriamo sui personaggi giocabili. A parte una certa rigidità durante la corsa, ognuno dei guerrieri riesce a sfoggiare le proprie abilità con un buon dinamismo.

La concatenazione dei movimenti risulta naturale e gli attacchi più potenti regalano istanti di intenso spettacolo anche grazie a effetti speciali e di illuminazione molto accentuati. Per quanto concerne la mole poligonale e le animazioni facciali, invece, si rientra negli standard delle produzione giapponesi di questo tipo: la qualità generale è accettabile, ma comunque incapace di valorizzare l’hardware di nuova generazione. Abbastanza inutile soffermarsi sulle ambientazioni: il design e il livello di dettaglio globale sono esattamente come ci si potrebbe aspettare, e l’interattività è praticamente inesistente. Corridoi quasi vuoti che si aprono su arene anch’esse abbastanza spoglie, studiate per contenere interi eserciti e nulla più. La qualità delle texture è altalenante e in ogni caso nulla che faccia pensare a un titolo uscito in tempi recenti. Insomma, non sembra siano state spese molte energie per valorizzare il comparto artistico. Tutto quello che si vede è essenziale, al limite del minimalismo, come se questa situazione di stallo in cui versa la serie fosse voluta. E qui parliamo in generale, non soltanto dei problemi tecnici del gioco. “Problemi” in senso lato, visto che di bug o altre magagne non ve ne sono (pure l’effetto pop up è stato parecchio limato); quello che manca è la voglia di osare, di andare oltre e proporre un design che sappia reinventare la struttura di questi action sotto steroidi.

Il solito, grazie

Pad alla mano, ritroviamo il feeling del più classico Musou: il personaggio selezionato viene posto di fronte a numerosi gruppi di nemici da massacrare a colpi di arma bianca; per farlo, dovremo combinare i pulsanti di attacco debole e forte e creare un mix di tecniche dall’effetto micidiale. Inizialmente la nostre capacità distruttive saranno molto limitate, ma grazie a un rinnovato (e più complesso da padroneggiare) sistema di crescita potremo migliorare le abilità del guerriero scelto nonché l’efficacia dell’equipaggiamento a disposizione. Sono stati rimossi alcuni degli oggetti speciali utilizzabili dai singoli personaggi (quelli che donavano specifiche proprietà in combattimento) ma adesso è possibile combinare tra loro i vari pezzi di ferraglia reperibili al fine di creare nuovi e devastanti strumenti offensivi. Gli avversari in sè non rappresentano una grande minaccia, considerata la loro totale impotenza di fronte ai nostri colpi. Dopotutto, gran parte del divertimento offerto dal genere deriva proprio dalla possibilità di falciare orde di soldati come fossero coriandoli in un frullatore; la loro tendenza a cadere giù con estrema semplicità è dunque voluta, anche se per questo numero “II” (mai l’uso di una cifra è risultato più fuorviante di così) erano state promesse evoluzioni significative in termini di intelligenza artificiale. E’ vero che i nemici paiono adesso più reattivi, ma la loro capacità di prevedere i nostri movimenti e reagire di conseguenza non sembra aver raggiunto livelli così importanti da meritare una considerazione. O, per lo meno, non esiste nulla in questo senso che possa innalzare il titolo sopra la media dei Mosou tradizionali. Neanche i boss, o i generali, dimostrano una grande voglia di vivere; qualche batosta in più basterà a mandarli al tappeto senza troppe preoccupazioni. Per il resto, tutto si svolge entro i classici canoni del genere: i livelli si riducono a vaste aree occupate dalla fazione opposta alla nostra, collegate tra di loro attraverso brevi corridoi anch’essi infarciti di nemici. E noi nel mezzo, a farci strada da soli o con un amico premendo pulsanti in rapida successione per eseguire ancora e ancora la mossa col più vasto raggio d’azione di cui disponiamo. Tra l’altro è stata aumentata l’efficacia degli attacchi speciali, così da rendere ancora più temibili dei guerrieri già sovraumani per conto proprio. Ma ripetiamo, il fulcro del gioco non risiede nella difficoltà; tutto trova ragion d’esistere quasi unicamente nello spettacolo offerto dalla distruzione selvaggia degli eserciti avversai tramite combo effettivamente molto coreografiche. Una diversificazione degli obbiettivi avrebbe garantito una maggior varietà tra le missioni, ridotte quasi interamente alla semplice ricerca dell’obbiettivo designato e alla sua eliminazione. Il cavallo si rivela una delle opzioni di “viaggio” più comode, anche se i relativi miglioramenti della telecamera anticipati da varie fonti ufficiali o mancano all’appello o sono talmente marginali da non farsi notare. Questa soluzione rende comunque certi spostamenti più rapidi e ci permetterà di evitare scontri superflui (ma se doveste scoprire in voi il desiderio di fuggire dalla battaglia, allora forse SW4-II non è il titolo che cercate), ma offre anche approcci strategici efficaci in svariate situazioni. Riguardo ad altre differenze rispetto alla versione originale del gioco, non si riesce a rilevare niente che possa portare a un’evoluzione del gameplay. L’editor dei personaggi, nonché la possibilità di creare alter ego personalizzati in varie modalità, sono una simpatica aggiunta. E anche l’implementazione di molte armi usate in passato come DLC è apprezzabile. Nulla, tuttavia, che possa spingere i possessori del “primo” SW4 a tornare nuovamente in negozio per chiederne una seconda copia con meno ragnatele.

Per gli amanti delle sfide esiste comunque la modalità sopravvivenza, i cui dovremo scalare un castello ricolmo di avversari che diventeranno sempre più forti ad ogni nuovo piano raggiunto. Vi saranno anche obbiettivi secondari da portare a termine (la cui sequenza è decisa casualmente), e come premio riceveremo equipaggiamento ed altri bonus. Consigliato agli amanti delle sfide, sempre che sappiano reggere lo stress causato dall’estrema ripetitività unita ad un progressivo aumento della difficoltà generale.

Concludendo…

Samurai Warriors 4: Basta il titolo per intuire ogni cosa, per carpire l’essenza del gioco come se lo avessimo tenuto dentro la PS4 per anni. Eppure è ancora li, dentro la sua custodia; una loquace scatoletta di plastica che ostenta la natura del suo contenuto con orgoglio. Poi ci sono i giocatori, e tra molti di essi gli appassionati di Mosuo, a loro volta divisi in due fazioni: i puristi del genere, piuttosto scettici di fronte alla possibilità di un cambiamento, e coloro che invece vorrebbero assistere ad una sua evoluzione. Nessuno qui auspica la fine dei vari “Warriors”, ma di fronte all’ennesima riproposizione dello stesso gioco, abbellito con qualche piccola aggiunta giusto per gradire, non possiamo che domandarci fin quando riusciremo ad andare avanti con la solita minestra. Quando verrà approvato lo sviluppo di un eventuale Samurai Warriors capace di sfondare i limiti entro cui la serie è sempre rimasta confinata, noi saremo in prima linea pieni di rinnovato entusiasmo e curiosità. Ma per ora? Saltiamo dalla finestra.

CI PIACE

Adatto agli amanti del genere\nElevato numero di personaggi giocabili\nLongevo

NON CI PIACE

La fiera del déjà vu\nGraficamente arretrato\nUn’espansione un po’ povera di contenuti aggiuntivi

Conclusioni

Un’espansione dai contenuti modesti, che però non riesce a capovolgere una situazione in stallo da fin troppi anni.

6Cyberludus.com
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