Please allow me to introduce myself

Dopo tanto parlare, è arrivato il momento: Hatred è stato rilasciato. La pubblicazione è stata travagliata e lo scalpore suscitato in rete ha instillato nel gioco certe aspettative che, a guardare Metacritic, pare non siano state soddisfatte. Ma c’è qualcuno che sa definire cosa sia Hatred, capace di andare al di là di tutto il marasma suscitato e di spiegare il gioco in maniera imparziale? Hatred è uno sparatutto con visuale isometrica sviluppato da Destructive Creations. Il gioco ha avuto dei problemi nel superamento di Steam Greenlight, dovuti ai contenuti ritenuti da più parti “eccessivi”: la svolta è avvenuta quando lo stesso Gabe Newell ha messo tutti a tacere permettendo al gioco il suo ingresso su Steam.

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Massacri a non finire in questo gioco.

Birds of a Feather-Die together

Prima di buttarci nella storia sarà possibile affrontare un breve e utile tutorial all’interno dello scantinato del protagonista. Prenderemo la mano con i comandi e con le relative abilità del personaggio che potrà accucciarsi, scattare e superare ostacoli, oltre a un comodo attacco corpo a corpo. Impugnate le armi, si potrà notare che l’indicatore del mirino è posizionato poco lontano rispetto al protagonista, dotato di un controllo a 360° e capace di aumentare considerevolmente la portata visiva attraverso l’apposito tasto della mira. E questo è quanto: la cutscene successiva fungerà da presentazione per il protagonista, che citando Sympathy for the Devil dei Rolling Stones spiegherà come la sua vita sia miserabile e fredda e che prova solo odio per il mondo. E, dopo essersi armato per bene, il protagonista sfonderà la porta di casa e il giocatore ne prenderà il controllo. È sicuramente notevole e d’impatto l’effetto iniziale lasciato del gioco, perché dove molti altri titoli prendono tempo per presentare le meccaniche di gioco e dare dimestichezza al giocatore, Hatred è diretto: quello è il primo stage del gioco -il quartiere dove abita il personaggio-, quelle le persone da ammazzare, buon divertimento. E una volta che il brivido di timore ed eccitazione iniziale avranno lasciato spazio alla certezza -si, puoi cominciare a sparare a tutti e si, è quello che devi fare per il resto del gioco-, il giocatore potrà gettarsi nella sua personale carneficina.

Hatred ingame finisher
Ecco una delle mosse “finisher” con cui si finiscono le persone sofferenti sopravvissute ai primi crivellamenti.

I livelli in totale sono 7, passando da quartieri abitato alle fogne, da piccole cittadine con ampi boschi a basi militari. E in tutti questi scenari il giocatore dovrà uccidere quante più persone possibile per proseguire. Gli stage si sono rivelati abbastanza ampi, motivo per il quale ogni livello avrà la sua dose di side-quest che principalmente consisteranno nell’uccidere più gente in posti più definiti. Gli sviluppatori da questo punto di vista si sono sbizzarriti rimandando a elementi sociali -manifestazione politica- ad altri più pop -fiera sul nuovo aPhone, per chi vuole capire- e in generale si è trattato di simpatiche deviazioni capaci di spezzare la monotonia del gioco. Proprio così, un gioco in cui si deve uccidere la gente che diventa noioso. Il problema sussiste dal secondo livello, quando una volta che il giocatore si è abituato al nuovo scenario, si accorge come gli tocchi ripetere la stessa cosa fatta precedentemente. La summa in sostanza è questa: uccidere i civili, successivamente confrontarsi con le forze dell’ordine -polizia e militari-, fare le side-quest per ottenere gli spawnpoint -quando si muore il livello è da rifare daccapo, altrimenti- e così via. Per 7 capitoli interi.

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Un altra scena di sparatorie con poveri civili innocenti.

Il gameplay da questo punto di vista non aiuta. Le armi trasportabili sono 3 e la varietà in campo non sarà poi molta -dalla pistola al lanciarazzi per intenderci- con poche variabili e qualche granata. Niente medikit, perché qui per recuperare la vita bisogna giustiziare le persone ferite. Oltretutto il gioco si dimostra particolarmente ostico: la quantità di gente armata è notevole e, ironicamente, il giocatore passerà più tempo a cercare di sopravvivere che sterminare. E se anche vengono proposte lievi alternative come guidare un veicolo in alcune situazioni, non si fugge dal fatto che il gioco è terribilmente, inequivocabilmente ripetitivo, dove con un maggior impegno nel proporre situazioni più varie, ma anche sfruttare al meglio le ampie e bellissime ambientazioni, avrebbe reso il titolo molto più godibile. Così invece non è nulla più dell’ennesimo horde shooter, dove il livello di gradimento è proporzionale a quanto sia andata male la giornata al videogiocatore che vuole sfogarsi. Il gioco dura, all’incirca e al livello di difficoltà medio, 6 ore, anche se i game over saranno molto frequenti.

Cold World

Il comparto tecnico invece brilla grazie all’Unreal Engine. Il motore grafico concesso da Epic -che ha cortesemente chiesto di non far apparire il suo marchio all’interno del gioco- si rivela efficace nel proporre scenari vasti e decine di persone, il tutto mentre il protagonista rade al suolo ogni cosa. Grazie infatti all’alta distruttibilità – ma soprattutto al fatto che gli sviluppatori abbiano calcato la mano con gli elementi infiammabili – sarà possibile distruggere interi edifici. La cosa, oltre a essere d’impatto visivo, risulta anche comoda nell’economia del gameplay in quanto utile per aprirsi nuove strade o vie di fuga. Le stesse esplosioni si rivelano un piccolo gioiello visivo, effetto amplificato dal filtro grigio e spento che permea il gioco, lasciando solo lievi scorci coloriti -tendenti tra il blu e il rosso – in un mondo cupo, lurido, che grazie anche all’ottimo level design, aiuta il giocatore a empatizzare con la visione distorta che il protagonista ha del mondo.

Hatred ingame finisher 2
Inutile implorare pietà, il nostro protagonista non ne conosce il significato.

Sono presenti comunque dei problemi tecnici in quanto il gioco spesso e volentieri si blocca per dei caricamenti che possono durare anche interi secondi e, soprattutto, gravi cali di frame senza un motivo apparente. Questo poteva rivelarsi un problema per chi si trova a possedere un pc di fascia bassa, soprattutto perché il gioco, fino a prima dell’aggiornamento del 15/06 proponeva una personalizzazione grafica limitata a pochi parametri. L’aggiornamento per fortuna consente un’ampia gamma di opzioni visive, anche se i problemi sull’ottimizzazione di gioco persistono. Il sonoro è discreto, con un doppiaggio d’impatto per quanto riguarda il protagonista e una soundtrack limitata e d’atmosfera. Discreti anche gli effetti delle armi e le urla terrorizzate delle persone.

Dust to Dust

Concludendo, possiamo dire che Hatred sia un gioco più che sufficiente, dotato di una buona dose di distruzione che potrebbe piacere ai più o, meglio ancora per chi lo prende con la filosofia giusta, un ottimo sfogo con alcuni sprazzi di critica alla società. Per quanto riguarda le controversie, invece, quelle le lasciamo ha chi ha tempo da perdere. Qui si parla di videogiochi.

CI PIACE
  • Ottimo comparto tecnico
  • Atmosfera d’impatto
  • Violenza senza freni
NON CI PIACE
  • Violenza senza freni
  • Ripetitivo
  • Ottimizzazione grafica da rivedere
Conclusioni

Simulatore di stragi con tinte dark e critiche sociali velate

6.5Cyberludus.com
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Redazione
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