Cervelliiiiii

L’origine del termine zombie deriva dall’haitiano zonbi, e descrive la spiacevole situazione in cui un individuo viene a trovarsi dopo aver subito un rito voodoo. Dopo la morte, si rimane assoggettati al volere di chi ha perpetrato il rito, diventando una sorta di schiavo non senziente. Nella versione moderna e occidentale , dobbiamo invece rispettare i canoni dettati da George Romero, che è a tutti gli effetti il padre dei non-morti più famosi della nostra cultura horro-cinefila. La lista delle opere d’intelletto di cui gli zombie sono stati protagonisti (notare l’ironia) è pressoché infinita. Film, anime, fumetti, libri, serie tv, e, ovviamente, videogiochi. Da Resident Evil a oggi, sono stati massacrati un numero di ritornati di gran lunga superiore alla popolazione mondiale. Li abbiamo affrontati veramente in tutte le salse, tanto che ormai difficilmente rischieremmo di trovarci impreparati al cospetto di una vera zombieapocalypse. Alcuni potrebbero anche essere – ragionevolmente – esasperati dalla loro massiccia presenza nel mercato videoludico. Soprattutto negli ultimi anni, ne abbiamo visti di tutti i tipi e in tutte le ambientazioni, dalla Germania nazista ai resort turistici, passando per numerose città infestate. Nonostante queste premesse, How to Survive non è un titolo passato in sordina (non troppo almeno) e, anche alla luce del discreto successo sulle console della scorsa generazione e su Pc, la riproposizione su Xbox One è una scelta condivisibile.

Che clichè banale…no aspetta…

L’ambientazione non è particolarmente originale: un arcipelago caraibico ricco di spiagge, con una giungla lussureggiante colma di fauna, più o meno fuori posto. Dopo aver scelto il nostro personaggio, in un menù molto scarno, ci risvegliamo come unici sopravvissuti di un naufragio insieme ad un altro tizio, che ci insegnerà i primi rudimenti di crafting e le meccaniche base per affrontare i pochi zombie presenti sulla spiaggia. Niente di nuovo, niente di originale, ma le meccaniche funzionano. Rompere qualche cranio, anche solo con un bastone di legno, risulta decisamente gratificante e, non appena cominceremo a “droppare” oggetti, il nostro primo desiderio sarà quello di cercare di combinarli tra loro. E, con immensa soddisfazione, ci rendiamo conto che fin dall’inizio, anche con pochissimi elementi, si riesce a ottenere qualcosa di interessante. Possiamo craftare di tutto: armi da mischia, armi a distanza, oggetti curativi, armature e quasi nessun risultato è definitivo. Questo significa che anche dopo aver creato un oggetto, potremmo migliorarlo, aggiungendo altri elementi e ottenendo così effetti e funzionalità potenziate. Il sistema offre da subito grandi soddisfazioni e si lascia esplorare facilmente, senza troppi problemi o inutili complessità. Un altro punto forte di questa produzione è rappresentato dall’importanza della forma fisica del nostro alter-ego ai fini del gameplay. Non basterà mantenere al massimo la barra della salute, dovremo anche assicurarci di non avere mai troppa fame o sete, e cercare di dormire a intervalli regolari per assicurarci la massima efficienza in combattimento. Eventuali deficit in una qualsiasi di queste categorie avranno conseguenze sulla salute del personaggio, sulle statistiche generali e renderanno il sistema di puntamento decisamente meno efficiente. La ricerca di risorse utili sarà il nostro principale cruccio durante le ore diurne, momento non troppo pericoloso né ansiogeno. Quando caleranno le tenebre invece, la situazione si farà decisamente più complessa. La nostra visuale sarà limitata a quello che la nostra torcia elettrica sarà in grado di illuminare, e il nostro obiettivo principale sarà quello di cercare un rifugio dove passare la notte, magari evitando sia i numerosi zombie già presenti durante la giornata, sia altri letali esseri fotofobici dalle fattezze non proprio gradevoli.

Esperienza? Sono anni che mi alleno per questo! O forse no?

Se ci applicheremo a dovere, il nostro personaggio diventerà una macchina trita-zombie. In How to Survive si sale di livello, si migliorano le statistiche e si guadagnano punti da spendere per migliorare le capacità del personaggio. Ognuno dei quattro personaggi disponibili avrà il proprio ramo di abilità, sebbene gli archetipi non risultino, da questo punto di vista, particolarmente caratterizzati. In ogni caso, pur non trattandosi di un di un rpg vero e proprio, la buona varietà del roster dei “sopravvissuti” riesce a offrire quattro esperienze riconoscibilmente differenti, aumentando considerevolmente la rigiocabilità del titolo. Per completare ogni avventura ci vorranno almeno una dozzina d’ore (andando anche abbastanza veloci), quindi avremo tutto il tempo per apprezzare le molteplici sfumature del gameplay.

Niente DLC! Tutto subito!

La versione next-gen (ormai dobbiamo abituarci) porta alcune interessanti novità. Oltre all’aggiunta, sin da subito, del quarto personaggio giocabile (sbloccabile solo tramite DLC nelle vecchie versioni), il numero delle isole sale da quattro a sette, dandoci la possibilità di esplorare tre nuove zone vulcaniche inedite. Qui le condizioni meteo variabili già presenti (nebbia, pioggia e bufera) aumentano di pericolosità, “grazie” a lava e nubi tossiche che, in men che non si dica, ci spediranno al creatore. Sono fruibili da subito tutti i contenuti extra distribuiti via digitale: armature, animali, tipi di zombie e un numero di missioni più che raddoppiato. Il numero degli oggetti craftabili in questa versione è decisamente elevato (siamo quasi sui 500) e le nuove modalità di gioco free-roaming (dedita alla sola raccolta oggetti e al crafting), e survival (niente di più che la solita difesa ad oltranza da orde di zombie) sono – da sole – un motivo più che valido per consigliare l’acquisto del gioco, anche se ad un anno dalla prima release. Un discreto lavoro è stato fatto anche sul sistema di mira, decisamente più preciso e meno legnoso rispetto all’originale old-gen, anche se i difetti principali, legati alle animazioni e a una grafica non proprio “di nuova generazione”, restano. La visuale isometrica e la palette dai colori accesi mascherano però a dovere i difetti grafici e tecnici del gioco che, se proprio vogliamo dirla tutta, non sono poi così gravi, sia per il tipo di prodotto che abbiamo tra le mani, sia per il prezzo contenuto. 19.99 euro sono il prezzo di una cena, e il gioco è sia divertente che longevo (caratteristiche tutt’altro che scontate).

Conclusioni

Nonostante non sia un prodotto eccelso dal punto di vista tecnico, How to Survive sa regalare decine di ore di sano divertimento a poco prezzo. Porting riuscito di un titolo, le cui aggiunte ne giustificano appieno l’acquisto. Il team si è concentrato sull’arricchire la già sostanziosa offerta presente sulle vecchie console e su pc, piuttosto che cercare di stravolgere le meccaniche o il comparto tecnico. Sicuramente un acquisto consigliato per tutti quelli che mangiano pane e zombie, ma anche per chi cerca un titolo dal crafting profondo e dalle meccaniche genuinamente “ansiogene”.

CI PIACE

Sistema di crafting vario e profondo. \nZOMBIE,TANTI ZOMBIE\nDivertente e longevo

NON CI PIACE

Diverse lacune dal lato tecnico\nTrama un pò piatta e con poca originalita\nZOMBIE, TANTI ZOMBIE.

Conclusioni

Nonostante tutto l’edizione next gen riesce a proporre un’offerta piùà che valida per il prezzo proposto, se ve lo siete perso e vi diverte massacrare zombie con armi non convenzionali ed estremamente divertenti questo gioco fa per voi!

7.2Cyberludus.com
Articolo precedenteSunset Overdrive – Recensione
Prossimo articoloThe Evil Within – Recensione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.