Metal Gear Solid V: Ground Zeroes

Ha fatto molto discutere lo split in due capitoli di Metal Gear Solid V, annunciato come il grande ritorno della saga dopo lo spin-off Revengeance che poco ha a che fare con l’universo MGS. L’idea di godere due volte della nuova produzione Kojima attraverso due avventure distinte di per sé non sembrava male, se non fosse che l’uscita del primo capitolo, Ground Zeroes, sia stata preceduta dai dettagli deludenti riguardanti la longevità, messi in circolazione proprio dall’eclettico autore giapponese. Si è parlato di 10-15 minuti per terminare l’avventura, in pratica un caffè al bar senza il tempo di una chiacchierata esaustiva. Tuttavia, non va dimenticato il forte impatto pubblicitario che il titolo ha generato all’annuncio, con un trailer ricco spettacolare e per certi versi emozionante, che preannunciava Big Boss come protagonista del capitolo.

Short life

Vista la brevità della campagna di Ground Zeroes, ci andremo leggeri con i dettagli. La missione affrontata da Big Boss è un’operazione di salvataggio prigionieri che si svolge su una base navale nell’area cubana, precisamente nella struttura di detenzione Camp Omega presidiata dalle guardie di Cipher. Il fulcro del gioco è tutto in questo disperato tentativo di salvataggio testimoni, necessario tanto per salvaguardare le informazioni in possesso dei prigionieri, quanto per portarli in salvo e risparmiargli infernali torture. Per Big Boss si tratta dell’ennesima missione in solitaria uno contro tutti, quasi senza alcun supporto radio e contraddistinta da quel backtracking che appare elemento necessario per aumentare la longevità del titolo. Kojima ha cercato in tutti i modi di proporre varianti alla missione, come l’esplorazione dell’intero campo di prigionia che nasconde altri malcapitati da liberare, piuttosto che una serie di achievement che spaziano tra i vari approcci al gioco, strategia pensata per costringere il videogiocatore perfezionista a ripetere più volte la missione per soddisfare tutti i paletti imposti dagli obiettivi. Nonostante il risultato ottenuto da questi espedienti, la longevità di Ground Zeroes rimane comunque molto bassa: in rete circola più di un video che dimostra come completare il gioco in 10 minuti sia tutt’altro che difficile, ma per restare coi piedi per terra diciamo che pad alla mano per 1-2 ore sono più che sufficienti ad esaurire l’offerta ludica principale.

La campagna principale è contraddistinta da numerose, ma brevi, sequenze video, che spezzano il ritmo del gioco nei momenti opportuni e raccontano quel poco che il background ha da offrire per non raccontare più del dovuto in vista del prossimo capitolo. Per il resto, si tratta semplicemente di farsi strada con le buone o le cattive tra squadroni di soldati e mercenari equipaggiati di tutto punto sotto la pioggia battente e un cielo tutt’altro che stellato. Sebbene la libertà di azione in Ground Zeroes sia solo un assaggio rispetto a quella promessa per il ben più corposo The Phantom Pain, il videogiocatore è lasciato libero di usare tutti gli strumenti del caso prendendo confidenza con le nuove meccaniche, che prevedono un leggero supporto via radio, l’utilizzo dell’iDrone, tagging delle guardie e, come al solito, tantissima pazienza per aggirare i posti di blocco e le pattuglie. Chiaramente, Ground Zeroes non è l’esempio giusto per parlare di intelligenza artificiale o efficacia dell’equipaggiamento, in quanto quest’ultimo risulta volutamente esagerato per dare un quadro complessivo del gioco che sarà, mentre il comportamento delle guardie è perfettamente coerente con l’ambientazione proposta, che tende a facilitare l’esplorazione ed al tempo stesso rendersi visibili più del dovuto per coprire le lunghe distanze all’interno della struttura penitenziaria.

Stealth rain

La saga Metal Gear Solid ha da sempre offerto almeno due approcci: quello stealth – il più fedele al gameplay e alle intenzioni del protagonista – e quello diretto, fatto di scontri a fuoco e allarmi. Chiaramente, Ground Zeroes fa dell’avanzamento all’ombra il suo punto di forza, grazie a un combat system studiato e collaudato negli anni che porta il caro Big Boss ad eseguire azioni corpo a corpo di stampo militare. Le varie tecniche sono state raffinate nel corso degli anni, permettendo l’approccio da vari angoli e con diverse combinazioni di tasti. Grazie all’introduzione della modalità interrogatorio, il giocatore può ottenere informazioni utili su oggetti o strade poco battute, o qualora lo stealth non sia da casa, può attivare l’opzione Riflesso che consente di porre rimedio ad una situazione di quasi pericolo con una guardia allertata e in procinto di dare l’allarme. Questa nuova caratteristica del gioco rallenta leggermente il tempo a favore di Big Boss, che nel mentre può stendere il malcapitato prima che questi riesca a fargli saltare la copertura. Ovviamente in Ground Zeroes, come in tutti i Metal Gear Solid, gli scontri a fuoco sono assolutamente da evitare, ed in questa campagna è bene prestare ancor più attenzione per non ritrovarsi ad impugnare l’arma con scarsa visibilità, pioggia scrosciante e poche coperture sicure.

Impatto FOX

Attorno a Metal Gear Solid V – e dunque a Ground Zeroes – ruotano tante novità, dall’impianto di gioco open world al ciclo giorno-notte. Tuttavia, ogni elemento di gameplay sarà reso possibile da qualcosa di più grande e che sta alla base del tutto, ovvero il nuovo motore grafico FOX Engine. In tal senso, Ground Zeroes non offre altro che un assaggio delle potenzialità del nuovo engine di casa Kojima Productions, in quanto ci permette giusto di stropicciarci gli occhi grazie alla cura maniacale con cui sono state riprodotte le location, raffinate dal punto di vista dei modelli poligonali e degli effetti particellari – non a caso è stata scelta una campagna con una fitta pioggia battente. Ground Zeroes è sostanzialmente una demo impressive che contiene esplosioni, effetto bagnato, giochi di luce ed, ovviamente, il favore della notte per meglio apprezzare tutte le componenti stealth, come le ombre e i rumori ambientali. Seppur nel complesso la location non sia particolarmente ispirata e con un level design piuttosto banale, le qualità del FOX Engine proposte con questa demo rispecchiano decisamente il concetto di nextgen che tanto sta a cuore ai produttori. Inutile dire che tra le versioni Playstation 3/Xbox 360 e Playstation 4/Xbox One le differenze si notano, tanto per le risoluzioni quanto per il framerate. In definitiva, la console che spicca su tutte è Playstation 4, l’unica con supporto full HD e 60 FPS costanti, tiritera che probabilmente non finirà mai di far discutere a prescindere dal gioco. Inutile dire che le differenze tra console della stessa generazione sono pressochè impercettibili il più delle volte, e tutto si riduce a confronti per appassionati o maniaci del settore.

Commento finale

Il problema principale di Ground Zeroes è sicuramente l’infelice rapporto longevità-prezzo, che di questi tempi assume ancor di più le qualità di fattore critico. Seppur il team abbia infarcito l’avventura di extra, bonus e achieviement, giocare una singola missione principale con tanto di percorsi a ritroso non può certo definirsi “esperienza MGS”, e i fan lo sanno bene. Dal punto di vista tecnico è ineccepibile, affascinante e coinvolgente, ma appena ci spostiamo sul resto dell’offerta le aspettative crollano inesorabilmente. Ottima idea venderlo a metà prezzo, ma ancora non basta: la dimensione giusta di MGS V: Ground Zeroes è quella dei DLC.

CI PIACE

– E’ pur sempre un titolo Metal Gear Solid puro\n- Un assaggio delle potenzialità del FOX Engine e della nuova generazione videoludica

NON CI PIACE

– Non porta nulla alla saga e a MGS V\n- Costa troppo per quel che offre

Conclusioni

Metal Gear Solid: Ground Zeroes è un assaggio di quel che sarà The Phantom Pain. Un titolo/demo di indubbie qualità tecniche, ma che lascia a desiderare a livello di contenuti. Consigliarlo? Forse solo ai fan, ma è sempre piacevole controllare Big Boss.

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