Daylight – Recensione

I thriller games stanno cambiando corso, sopravvivendo ad ogni generazione videoludica. Esempi di survival horror e avventure thriller ne troviamo in diverse saghe che hanno fatto la storia dei videogiochi, ma nel glorioso periodo delle produzioni indipendenti sono sempre di più le avventure che sfruttano il sinistro contesto di ambientazioni desolate e oscure. Slender e Outlast sono solo due tra le IP a basso budget che hanno fatto sobbalzare dalla sedia gli amanti del genere e non, ma oggi vi parliamo di un altro titolo interessante che sotto il profilo della tensione si difende bene: si tratta di Daylight, videogame sviluppato da Zombie Studios disponibile su Steam al prezzo lancio di 13,99€.

La storia proposta da Daylight non ha un preciso filo conduttore, come spesso accade per titoli simili. La protagonista dell’avventura è Sarah, una ragazza intrappolata nell’ospedale di New Kipling. Senza troppe spiegazioni, il videogioco ci mette fronte ad uno smartphone, che si rivelerà essere una risorsa indispensabile per tutta l’avventura grazie alla luce del flash e alla funzione di navigatore. Sarah dunque è lì, spaventata e confusa, con un cellulare in mano e tetri corridoi da attraversare alla ricerca di una via d’uscita. Un primo sguardo alla location permette al videogiocatore di apprendere alcune notizie circa il mondo di gioco, tra stralci di giornale e note del personale lasciate sulle scrivanie o addirittura affisse sulle pareti con un coltello.

Labirintuum

Nelle battute iniziali, Daylight ha la forma di un survival ambientato nel nostro mondo ma da lì a poco la trama comincerà a svoltare verso la magia e le arti oscure. Un elemento fondamentale della sceneggiatura è la ricerca delle reminiscenze, delle speciali note maledette che permetteranno a Sarah di mettere assieme elementi narrativi fondamentali ma, come rovescio della medaglia, ogni progresso lascerà sulla pelle della ragazza dei segni luminosi che attireranno l’attenzione delle oscure presenze che si aggirano tra i corridoi. Come abbiamo potuto capire, il focus del gioco è l’esplorazione di ogni angolo e corridoio al fine di trovare il Sigillo, una porta protetta da magia valicabile solo grazie ad uno speciale oggetto da trovare nel livello, che si sblocca dopo aver raccolto tutte le reminiscenze maledette. Oltre allo smartphone, gli sviluppatori hanno concesso a Sarah l’utilizzo di altri due strumenti: delle barrette luminose, utili per individuare oggetti interattivi, e dei bengala, capaci di mandare letteralmente in fumo le presenze oscure che si avvicineranno alla ragazza.

Il buio alla fine del corridoio

Purtroppo, Daylight è l’esempio tipico di videogioco con buone idee, tradito dal suo stesso gameplay. Il problema principale del titolo Zombie Studios è la pochezza del concept: Sarah attraversa numerosi corridoi, scappa dai fantasmi, trova la chiave per l’uscita e via per un nuovo livello. Così per quattro volte, per un totale di al più 2 ore di gioco. Anche il concetto di sopravvivenza viene trattato maldestramente durante l’avventura, in quanto, a fronte di stanze di ristoro con scorta illimitata per barrette e bangala, in altre parti del livello i fantasmi fioccheranno così di continuo che non ci si potrà neppure godere gli elementi dello scenario e prendersi dieci secondi di riflessione per controllare la mappa, sprecando tutti i bengala nel giro di pochi minuti. Al contempo, capiterà spesso di sentire una presenza nei dintorni e decidere di non cercarla con lo sguardo, lasciando alle spalle la minaccia – e anche lo spavento. In conclusione, non ci sembra errato affermare che gli sviluppatori abbiano riposto poca attenzione alla coerenza del gameplay, sia per quanto riguarda gli oggetti di cui Sarah dispone, sia in relazione a ciò che offre ogni livello.

Light Unreal Engine

Il lato tecnico della produzione è sicuramente quello più dolce, pur non esente da difetti. In Daylight, l’atmosfera si taglia a fettine e fa sobbalzare dalla sedia quando decide di farti spuntare alle spalle un fantasma, nonostante lo smartphone avvisi della sua presenza emettendo interferenze sullo schermo. Gli effetti relativi all’illuminazione sono stati curati nei minimi particolari, in quanto le sorgenti di luce rappresentano un punto cardine di tutta l’avventura: avanzare con il flash dello smartphone è sufficiente, ma il campo di visibilità è ben più ridotto di quello generato dalle barrette luminose, piuttosto inutili per l’uso per il quale sono state concepite ma molto importanti per illuminare l’area circostante. Per le texture è stato scelto un effetto sporco e sgranato, sicuramente l’ideale per una produzione del genere. Le potenzialità dell’Unreal Engine 4 non hanno tradito, insomma, perlomeno fin quando la realizzazione tecnica è stata supportata da buone idee. Infatti, il punto debole del comparto tecnico è l’abuso di elementi riciclati, come interi corridoi e stanze ripresi a piè pari da un’altra zona, anche poco distante: questa scelta fa calare il livello di interesse verso il contesto in cui si muove il personaggio e, vista la brevità di ogni livello, ci saremmo aspettati un level design più curato e originale. Per chi ha la possibilità di utilizzare Oculus Rift, segnaliamo la piena compatibilità con la realtà virtuale: nel menu di gioco è presente una voce per abilitare o meno il supporto VR, ma è lo stesso gameplay a suggerirci l’attenzione degli sviluppatori verso questo mondo, attraverso piccoli indizi come le azioni su schermo che appaiono esattamente guardando in direzione dell’oggetto e non semplicemente in prossimità dello stesso. Come tutti i giochi che supportano il visore, l’esperienza di gioco diviene decisamente più intrigante con questo strumento ma, come abbiamo visto, giocando in maniera tradizionale Daylight perde qualche colpo. Anche dal punto di vista audio si poteva realizzare qualcosa di più complesso e artistico: non si fa fatica a percepire la paura di Sarah che, in preda al panico, si lascia andare a commenti esasperati; tuttavia, la ridondanza delle frasi è palese e, alla lunga, tediosa. Gli effetti ambientali sono quasi nulli e ripetitivi mentre la soundtrack è praticamente inesistente, scelta apprezzabile e coerente con la natura thriller del titolo. Per quanto riguarda la localizzazione, il gioco è doppiato in inglese ma sono disponibili i sottotitoli in italiano.

Commento finale

Zombie Studios deve migliorare, ma la strada è quella giusta. Daylight è un thriller che a tratti si trasforma in survival horror, per poi smentirsi l’attimo dopo, senza mai entusiasmare. Il bilanciamento del gameplay è troppo altalenante e mai coerente, un chiaro segno dell’inesperienza del team di sviluppo verso questo genere di videogame. Debole anche sotto il profilo narrativo e audio, così come nella longevità. Eppure di elementi interessanti se ne vedono molti, chiaro segno che si potrebbe fare molto di più viste le accattivanti carte in tavola. Per concludere, il prezzo accessibile e la bella atmosfera suggeriscono di dare una possibilità al titolo, ma senza aspettarsi un capolavoro.

CI PIACE

Bella atmosfera…\nEsperienza più intensa con Oculus Rift

NON CI PIACE

…ma si tradisce per la formula ripetitiva e la facilità con cui è possibile aggirare ogni minaccia\nE’ molto breve\nNon è poi così survival

Conclusioni

Il solito equipaggiamento fatto da cuffie, mouse e luci spente non è bastato per colpire. Le considerazioni positive dei primi minuti sono calate alla distanza, ma se lo trovate in offerta si può anche pensare di farci un pensierino.

6Cyberludus.com
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