Yoshi’s New Island – Recensione

Sono in molti ad accusare la Nintendo degli ultimi anni di incapacità di evoluzione: console tecnicamente antiquate, difficile apertura alle terze parti, complessità nel distacco dai suoi franchise storici e quant’altro. Per ora non è mai stato troppo un male, salvo tutti gli errori commessi (e che ancora paiono non finire) per quasi tutto quello che riguarda Wii U; nonostante tutto, che si trattasse del ‘solito’ Zelda, del ‘solito’ Pokèmon o del ‘solito’ Mario, tutti quei giochi ‘soliti’ e scontati hanno sempre offerto graditissime nuove sorprese in termini di creatività e design, pur mantenendo il loro appeal leggendario. Poi è arrivato Yoshi’s New Island. E’ necessario dirlo fin dall’introduzione: chiunque si ponga come accusatore della incapacità evolutiva di Nintendo potrebbe utilizzare Yoshi’s New Island come prova e vincerebbe ogni discussione, senza se e senza ma. Ma cerchiamo di capire come, per tutti i suoi 48 e più livelli, questo nuovo capitolo delle avventure del dinosauro verde (già snocciolate in parte in un precedente articolo) è tutto meno che nuovo, un’opera intrappolata in un tempo non suo.

Me la ricordavo div… No, aspetta…

La nostra storia comincia nei cieli, nel luogo dove le cicogne raccolgono i bambini da portare ai loro genitori… Una cicogna familiare sta portando due frugoletti alla casa dei loro genitori, ricordando le avventure passate insieme a loro, ma sbaglia la prima consegna! Al secondo tentativo, tuttavia, viene intercettata da Kamek, il koopa mago, che rapisce uno dei due bambini; il secondo pargolo cade su un’isola, tra le braccia di alcuni dinosauri colorati, gli Yoshi: il bimbo sembra sapere dove si trova il fratello e, per aiutarlo a ricongiungersi con lui, gli Yoshi decidono di fare a turno fino al luogo dove Kamek custodisce il suo piccolo ostaggio. Questa è la storia dei piccoli Mario e Luigi e di come il loro destino sia stato salvato da una gioiosa tribù di rettili colorati. Eeeeee… Ehm… Non… Non l’avevamo già sentita questa storia? E non è solo la narrazione estremamente confusa a non far comprendere se si tratti di un sequel o di un remake del primo Yoshi’s Island ma anche il gioco stesso sembra fornire tutti gli elementi per mettere ogni filo di pensieri in piena crisi. E’ tempo di esplorare l’isola degli Yoshi, dove la familiarità è dietro ogni angolo… E non si tratta, necessariamente, di un bene.

Una collecta-thon in carta carbone

Yoshi’s Island si discosta dai normali giochi della saga di Mario in maniera singolare, trasformandosi da un lineare platform bidimensionale a tempo in un gioco di piattaforme esplorativo, con livelli privi di timer che si espandono in tutte le direzioni e non solo da sinistra verso destra: le meccaniche sono molto simili, in quanto si può saltare sui nemici per eliminarli e si ottengono alcuni potenziamenti speciali per raggiungere la fine del livello, ma non è solo il traguardo l’unico obiettivo sul quale puntare gli occhi. Nel livello sono, infatti, nascosti degli oggetti da collezionare per puntare al completamento effettivo dello schema: venti monete rosse, spesso mimetizzate con quelle normali (per le quali vale la solita regola, 100 monete regalano una vita extra), e cinque fiori sorridenti sono tutti oggetti da tenere d’occhio se si vuole davvero ottenere un pieno successo. I livelli, estremamente vasti, contengono un pout-pourrì di piattaforme stabili, semoventi o distruggibili, con trampolini, rocce friabili e quant’altro, pronti per mettere il giocatore ogni volta nella condizione di pensare in maniera creativa per trovare il modo più intelligente; gli Yoshi, inoltre, possono ingurgitare alcuni nemici e trasformarli in uova, pronte per essere lanciate contro svariati bersagli, tra altri nemici e punti interrogativi fluttuanti capaci di trasformarsi nei più svariati modi. I livelli quarto e ottavo di ogni mondo, oltretutto, modificano leggermente le carte in tavola proponendo uno scontro con un boss, affascinante ma mai dal pattern troppo complesso per essere considerato davvero un pericolo: bisogna solo stare attenti alla propria ‘barra dell’energia’, un timer che va da 10 a 30 da mantenere sempre al massimo livello, pena la mancata completezza del percorso appena concluso (in quanto va aggiungersi a fiori e monete rosse nel punteggio finale), e che si lancia al countdown solo quando i nemici ci colpiscono, togliendoci baby Mario dal groppone. Durante il suo ilare viaggio, Yoshi può incappare in alcuni luoghi magici, capaci di trasformarlo nei più insoliti mezzi di trasporto, come elicotteri, slittini, sottomarini e trapani: solo così il piccolo dinosauro potrà accedere a fiori e monete altrimenti irraggiungibili nella sua forma bipede! Del gioco, in realtà, poco resta e non è di per sé un male, si tratta di una formula piuttosto completa per un gioco di piattaforme del 1995. Come, voi direte? 1995? Ah, non vi siete accorti dell’inizio del paragrafo? Credevate che l’assenza di ‘New’ fosse un errore di battitura? Affatto, qui si è voluto deliberatamente parlare di Yoshi’s Island, del titolo per Super Nintendo, ma per il semplice motivo che Yoshi’s New Island, quello nuovo, 2014, ne conserva, completamente invariati, almeno il 95% degli elementi fondamentali. Yoshi’s New Island aggiunge le uova rosse e gialle, capaci di meno rimbalzi ma contenenti piccoli doni per il giocatore, e inserisce nella ricetta qualche uovo in più, come gli ovoni giganti, ottenuti ingoiando tipi timidi enormi, utili per abbattere muri di roccia e raggiungere oggetti bloccati da ostacoli o irraggiungibili causa lunghe distanze, o gli ovoni metallici, necessari per poter camminare sui fondali marini ma che impediscono agli Yoshi di saltare come dovrebbero: si tratta, tuttavia, di potenziamenti rari, presenti solo in una minima percentuale dei livelli del gioco e dagli utilizzi scriptati. Lo stesso, sfortunatamente, vale ora per le trasformazioni le quali teletrasportano il dinosauro in una zona alternativa, diventando così una sorta di minigioco all’intero del livello stesso, tutto da controllare (pur bene) attraverso il giroscopio del Nintendo 3DS. Spariscono i vecchi bonus, sostituiti dalla possibilità di collezionare 30 medaglie per ogni mondo attraverso la roulette dei fiori alla fine di ogni livello: una volta raggiunte le 30 medaglie si può sbloccare un livello bonus allo scopo di accumulare vite extra. Collezionando, invece, tutti i fiori, le monete rosse e le stelline-energia in ogni mondo si può sbloccare un livello extra, portando il totale a cinquantaquattro. Insomma, di cose da fare ce ne sono, è il come che è quasi tutto sbagliato.

Yoshi fossile

Yoshi’s New Island non ha nulla da invidiare al suo predecessore ormai ventenne: il sistema di controllo risponde alla perfezione, ogni salto si può calibrare e ogni traiettora delle uova si può studiare prima del lancio, rendendo ogni errore solo e soltanto un problema del giocatore, non del gioco. Dove sbaglia, quindi, questo nuovo viaggio? Proprio nel suo non essere nuovo. Sembra quasi di trovarsi di fronte a una delle vecchie espansioni dei giochi per PC anni ’90: qualche livello in più, qualche arma in più e via sugli scaffali; la sensazione, con Yoshi’s New Island, è pressapoco quella. Tutte le novità non sono minimamente integrate nel mondo di gioco ma, piuttosto, relegate a momenti specifici: interruzioni di percorso da completare per tornare sulla via principale, insomma. Quello che più disturba, in realtà, è vedere che una combinazione di elementi così efficace sia stata trattata con così poco amore; è quasi lo stesso gioco del ’95, solo con livelli diversi e qualcosina in più sparso (male) in qua e in là, con una totale mancanza di coraggio e di innovazione. Una riproposizione con una veste più interessante, con qualche minigioco per due giocatori e con l’aggiunta di un aiuto per chi perde troppe vite nella forma delle ali svolazzanti, bianche per il solo volo, dorate per volo e invulnerabilità. Anche gli aspetti tecnici sono simili, con scenari tinti con i colori a cera e alcune forme pseudo tridimensionali che si stagliano perfettamente su quei fogli di carta e luci che sono il mondo di gioco (il 3D, poi, di tanto in tanto regala davvero molto); la colonna sonora, invece, propone tracce più calme rispetto a quelle delle scampagnate sulla prima isola degli Yoshi, con molti pianoforti e un tema orecchiabile riproposto in infinite salse.

Conclusione

E’ fastidioso dover dare un simile giudizio a un platform che sembra non commettere nessun errore, sulla carta: ottimi scenari, musica interessante, controlli perfetti e gameplay consolidato. Peccato solo che tutto sia circondato da uno sgradevolissimo alone di codardia: Yoshi’s New Island fotocopia il passato, aggiunge qualche decorazione e dimentica di innovare, di provare la novità, di offrire un’esperienza nuova, pur avendo il termine ‘nuovo’ financo nel suo stesso titolo. Yoshi’s New Island resta interessante per chiunque non abbia giocato il suo predecessore… Per tutti gli altri, probabilmente, è testimonianza effettiva di una certa pigrizia, di una mancata volontà di fare qualche passo in avanti. Un tipo di testimonianza che, da Nintendo, preferiremmo tutti non ricevere perchè, come tutte le belle parole, se restano discorso copincollato, dopo un po’ stufano, per quanto belle possano essere.

CI PIACE

Perchè è come Yoshi’s Island, quindi uno dei migliori platform bidimensionali della storia. Vero è che, appunto, esiste anche Yoshi’s Island.

NON CI PIACE

Perchè è come Yoshi’s Island, nel senso che si tratta quasi dello stesso gioco con livelli diversi e poche, non interessanti novità. Tutto funziona bene, ma la carenza di innovazione colpisce duro nei pochi punti dolenti.

Conclusioni

Yoshi’s New Island è un platform bidimensionale quasi perfetto ma talmente privo di innovazioni da sembrare tutto sbagliato: le regole ci sono, funzionano, divertono ma sono le stesse regole del 1995 con pochissime e non sempre azzeccate modifiche. Questo uccide ritmo e interesse e il povero dinosauro verde Nintendo non meritava certo un simile trattamento pigro.

6.5Cyberludus.com
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