Rambo: The Videogame – Recensione

Il mito di Rambo echeggia ormai nelle memorie di tutti noi, grazie soprattutto al successo che la trilogia di lungometraggi ebbe negli anni ’80. L’impatto mediatico che riuscì a conquistare, diventando un cult tra gli appassionati di film d’azione, fu assolutamente senza paragoni.

Sfortunatamente il percorso intrapreso dalla saga non è stato dei più rosei, in particolar modo per quanto riguarda le trasposizioni in chiave videoludica. I molti tie-in usciti su home console, infatti, non riuscirono a rendere giustizia alla sua controparte su grande schermo, risultando spesso solo esercizi di marketing. Anche il goffo tentativo di riprendere le redini del brand con un altro film fece un buco nell’acqua, quando nel 2008 uscì nelle sale cinematografiche “John Rambo”, quarto e ultimo capitolo della serie, a detta di molti assolutamente evitabile.

Nonostante tutto, questa saga si porta dietro ancora numerosissimi fan, che ricordano con gioia le imprese del coraggioso berretto verde protagonista del film. Naturalmente è buona norma del marketing riproporre brand di successo alle nuove generazioni; e qual è il modo migliore di dare nuova linfa vitale ad un marchio storico, se non quello di creare un mediocre e assolutamente indesiderato videogioco? Questo è quello che devono aver pensato i ragazzi di Teyon per arrivare a creare ciò che Rambo: The Videogame riesce ad essere senza alcuna vergogna; ma andiamo con ordine.

L’incipit narrativo si apre con il funerale di Rambo, dove un suo (probabile) ex commilitone ci racconta le imprese di quest’ultimo attraverso vari flashback. La storia segue le vicende dei primi tre film in modo più o meno dettagliato, portandoci a rivedere le location ben conosciute ai fans delle pellicole: partendo da Hope (la città presente nel primo film), infatti, visiteremo prima il Vietnam e poi l’Afghanistan. La storia si compone appunto di tre capitoli (uno per film), ognuno diviso a sua volta da varie missioni, da poter riaffrontare ogni volta che si vuole per migliorare il proprio punteggio. Per tutta la durata del gioco le citazioni ai film saranno molte e i dialoghi saranno spesso identici a quelli originali; e questa è forse l’unica vera nota positiva da spendere su questo prodotto.

Tornano gli anni ‘90

La storia dei film è quella che è, e c’è poco da dire in fin dei conti. Il vero dramma da analizzare è tutto il resto.

Il problema è l’esistenza stessa del gioco e il modo in cui questo è stato concepito: uno sparatutto su binari con il pad (o un mouse, se a differenza nostra sarete abbastanza “fortunati” da provare la versione PC). **Se fossimo stati alle prese con un cabinato negli anni ’90 forse Rambo: The Videogame sarebbe potuto risultare anche un buon gioco (senza sbilanciarsi troppo), ma in quest’epoca ha ben poco da dire. **

Lo schema di comandi è abbastanza semplice, considerando anche le poche azioni che può compiere il protagonista: Con l’analogico sinistro dovremo usare le coperture, se presenti, che di volta in volta ci saranno negli scenari. Con l’analogico destro invece controlleremo il mirino, che ci darà non pochi problemi a causa anche di una mira semi-automatica che andrà spesso fuori controllo (disattivabile fortunatamente), e che dopo una sessione ci porterà probabilmente a prendere una tendinite. Con il tasto A (abbiamo provato il titolo su Xbox 360) si entrerà in modalità furia, uno stato in cui il tempo scorrerà più lentamente e ogni uccisione ci farà guadagnare un po’ di vita; mentre con il tasto X potremo ricaricare la nostra arma con un sistema simile a quello già visto in Gears of War, grazie al quale potremo ridurre i tempi di ricarica rischiando però di inceppare l’arma.

Tra uno scontro e l’altro, per rompere la monotonia, saranno presenti dei Quick Time Event, utili per superare ad esempio delle zone in modo furtivo. Peccato che anche queste sezioni, come il resto del pacchetto, risultino noiose e ripetitive.

Il gioco in sostanza non offre altro: un’alternanza di scontri con armi da fuoco e QTE sempre uguali, che ci verranno a noia dopo i primi minuti di gioco. Inoltre, non ci viene in aiuto la difficoltà, che risulta mal bilanciata e con picchi verso l’alto inspiegabili (soprattutto nelle ultime fasi di gioco), che solo in parte riescono ad allungare la già scarsa longevità del titolo (4 ore circa). A ciò si aggiunge anche la presenza di vite contate (5 a difficoltà normale e addirittura 3 a difficile) che una volta perse ci obbligheranno a ricominciare il livello da capo.

L’unico motivo che potrebbe spingere qualcuno a ripetere le varie missioni, oltre naturalmente all’accumulo di punteggi sempre più alti, è la possibilità di personalizzare Rambo con dei talenti e dei perk acquistabili ogni volta che si sale di livello grazie all’esperienza guadagnata dopo ogni scenario portato a termine.

Alcune idee interessanti sono comunque presenti nel titolo, come ad esempio la possibilità nelle prime missioni di disarmare i nemici anziché ucciderli per fare più punti. Idee che però non bastano però a salvare il titolo dal totale fallimento. Anche perché il peggio non è ancora arrivato?

Era meglio una parodia

Se dopo quello che avete letto doveste avere ancora speranze per Rambo: The Videogame, sappiate che non è ancora finita. Perché se sotto il profilo ludico questo titolo è una continua delusione, sotto quello tecnico è addirittura peggio.

Come già detto, se un prodotto del genere fosse uscito negli anni ’90 sarebbe stato abbastanza buono, e questo vale anche per il comparto grafico, che sembra proprio saltato fuori da un vecchio cabinato. I modelli poligonali, nonostante siano letteralmente tutti uguali, sono risibili anche se paragonati a una produzione non proprio recente, e le texture sono così sgranate da fare invidia alla prima Playstation, senza contare il filtro usato per cercare forse di coprire gli errori più grossolani. Perfino le proporzioni sono state esagerate e quasi caricaturate dai ragazzi di Teyon, che forse si sono ispirati al David di Donatello per ricreare la testa e le mani di Rambo.

A tratti il titolo risulta esilarante a causa delle animazioni e perfino del doppiaggio, che nonostante si avvalga delle voci originali, è stato realizzato in maniera imbarazzante. Tutti i suoni e i dialoghi sembrano ripresi con un microfono ambientale giusto per essere inseriti. I problemi di sincronia sono più che frequenti e spesso vi ritroverete a guardare delle esplosioni mute, tanto per citare un esempio.

Commento

Insomma, senza voler girare ancora il dito nella piaga, possiamo affermare con certezza che Rambo: The Videogame è un titolo scandaloso sotto troppi punti di vista. Il gameplay è noioso, ripetitivo e frustrante e il comparto grafico e quello sonoro fanno a gara per accaparrarsi un primato di quelli più infelici. I pochi pregi che il gioco possiede sono clamorosamente abissati dagli enormi difetti di produzione, e sospettiamo che ci vorrà parecchio tempo per ripulire il nome di Rambo nel mondo dell’intrattenimento virtuale. Una cocente delusione per tutti i fan dei film che si aspettavano un degno tie-in, e che invece si ritroveranno per le mani un anacronistico prodotto senza capo né coda. Neanche il prezzo di 40€, al di sotto della media di altri titoli retail, potrebbe distogliermi dallo sconsigliare vivamente l’acquisto di questo prodotto imbarazzante, soprattutto se si considera quello che la penultima generazione ha saputo offrire verso la fine del suo ciclo vitale.

CI PIACE

+ C’è Rambo\n+ Dura poco

NON CI PIACE

– Comandi scomodi\n- Comparto tecnico obsoleto\n- Ripetitivo fino alla noia

Conclusioni

Un prodotto di puro marketing creato solo per vendere, assolutamente sotto le aspettative. Poteva essere almeno un buon rail shooter, ma ha fallito anche in questo.

2.9Cyberludus.com
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Redazione
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