Lightning Returns: Final Fantasy XIII – Recensione

Di Lightning Returns: Final Fantasy XIII, avevo parlato qualche settimana fa, di tutte le premesse e le promesse che Square Enix avesse messo sul tavolo fin dall’annuncio del terzo – conclusivo – capitolo della “Trilogia dei Cristalli”. Tra novità di gameplay ed una demo che prometteva fuoco, fiamme e qualcosa di più, l’unica nota un po’ incerta riguardava la direzione action che Lightning Returns prometteva di incentivare, a sfavore della classica gestione del party (il manipolo di eroi al seguito del protagonista) che tanto successo e tante approvazioni ha mietuto nel corso di vent’anni. Vediamo insieme cosa porta in dote questo Lightning Returns e se vale la pena acquistarlo subito o aspettare un po’. Per chi non ne fosse a conoscenza, Lightning Returns è un gioco di ruolo d’azione in terza persona, di stampo nipponico, in cui il giocatore muove il proprio alter-ego nel mondo di gioco portando a termine delle missioni – principali e secondarie – che servono ad accumulare fatidici punti esperienza, necessari per raggiungere livelli di efficienza ed equipaggiamenti sempre più potenti, di vitale importanza per non soccombere sotto i colpi dei nemici più potenti e resistenti.

Mezzo secolo di cambiamenti

Ambientato ben cinquecento anni dopo l’epilogo di Final Fantasy XIII-2, Lightning Returns narra del ritorno in campo di Lightning, l’eroina di Final Fantasy XIII, convocata da una divinità a mettere le cose a posto, allarmata dall’ormai dilagante Caos, che sta divorando ogni cosa. Lungi da me rivelare dell’altro riguardo alla trama, lascio a voi il piacere di scoprire tutti i colpi di scena che hanno preparato gli sceneggiatori. L’unica cosa che posso dire qui è che ne vedrete delle belle e qualche volta potreste lasciarvi andare ad esclamazioni di puro stupore.

Tempus Fugit

Come già anticipato in sede di anteprima, il concetto di “tempo”, in Lightning Returns, è il punto focale di tutto il gioco: la protagonista ha tredici giorni di tempo per rimettere le cose a posto e a primo impatto sembra un tempo veramente esiguo, specialmente dopo aver compreso che ogni due ore spese a giocare, un giorno di Final Fantasy farà il suo corso. Fortunatamente, il portare a termine gli incarichi (soprattutto le quest secondarie) o barattare le anime degli esseri umani salvati (questa è la missione cardine di Lightning, che deve scongiurare che vengano “mangiate” dal Caos) porterà in dote tempo extra, quando non il totale reset del tempo a disposizione – che più di tredici giorni di tempo – proprio, non può concedere. Sulle prime ho avuto la sensazione di avere qualcuno che mi alitasse sul collo per farmi fretta, più avanti andavo nel gioco e guadagnavo tempo – però – più mi rendevo conto che potevo prendermela anche con più calma.

Super Lightning tutto-fare

L’aspetto del gameplay che mi ha più fatto arricciare il naso (prima nella prova della demo del Gamescom e dopo nella prova del gioco finale) è che Lightning è l’unico personaggio da utilizzare praticamente per tutto il tempo di gioco. Occorre precisare che tra i cosiddetti “Assetti”, cioè l’insieme di equipaggiamenti, vestiti ed armature da usare, la varietà e le combinazioni da giocare non sono affatto poche, ma il fatto di dover affrontare tutto e tutti solo con Lightning, che con la pressione di un tasto passa dal fare il cavaliere in armatura all’incantatrice in mini-gonna, non mi ha entusiasmato più di tanto.

Lighning può preparare tre Assetti per volta. Ho fatto l’esempio del cavaliere e dell’incantatrice ma ci sono molte altre combinazioni da ottenere, per venire incontro al gusto e al modo di giocare di tutti. Ogni Assetto ha una propria barra di ATB (acronimo per Active Time Battle, il sistema di turni dinamico portato in auge proprio da Final Fantasy) che permette una manciata di mosse, per esempio una combo di fendenti di spada. Invece di stare fermi o limitarsi a schivare gli attacchi dei nemici – i combattimenti avvengono in tempo reale, tipo God of War, per dirla in parole povere – per attendere che la barra si ricarichi, basta premere un pulsante per cambiare Assetto e dar fondo ad un altra barra ATB, permettendo all’altra di ricaricarsi in tutta calma. Il sistema funziona ed è più facile da giocare che da spiegare: in altre parole Lightning fa da sé e fa per tre. I combattimenti risultano dinamici, frenetici, premiamo l’abilità di chi comprende quali debolezze hanno i nemici di turno e lasciano molto soddisfatti soprattutto durante i combattimenti con gli immancabili boss. Peccato che alla lunga, il tutto potrebbe non piacere e risultare piuttosto ripetitivo, soprattutto con i nemici più deboli.

Addio al classico JRPG?

La strada intrapresa da Square Enix e dai suoi Final Fantasy fa venire in mente molte domande. Fin dall’esordio di Final Fantasy XIII ci si chiede se sia il caso di continuare a “sfruttare” il nome di Final Fantasy ma di sperimentare (quando non rivoluzionare) il tutto, snaturando quello che ha reso, Final Fantasy, il fenomeno videoludico mondiale di cui tutti ricordano i fasti (Final Fantasy VII e VIII sono ancora giocati, idolatrati, ricordati con estremo romanticismo). A vedere immagini, trailer e gameplay del prossimo venturo Final Fantasy XV, mi viene da pensare che Square Enix sia del tutto intenzionata ad abbracciare un tipo di gioco molto più “all’occidentale”. Personalmente, ho avuto la sensazione che questo Lightning Returns sia stata la prova generale per abituare i fan ed i fedelissimi, a quello che stanno preparando, per noi, con la quindicesima fantasia finale. Lieto di essere smentito, ma fino ad allora, sarà il mio sospetto. Lightning Returns non somiglia né a Final Fantasy XIII né a Final Fantasy XIII-2, non sotto l’aspetto “giocoso”. Il motore grafico è sempre quello, tirato all’estremo pur non sfruttando a piena potenza l’hardware a disposizione, personaggi vecchi e nuovi si affacciano sullo schermo per la gioia di chi ama questa trilogia, ma pad alla mano la sensazione è quella di giocare qualcosa che “non è Final Fantasy”. Nulla da dire sul fronte sonoro, che si attesta su buoni livelli. Niente da obbiettare sul fattore longevità, che può tendere ad alte sfere se si indugia negli incarichi secondari e nelle sfide di abilità. In sé, come titolo, è abbastanza atipico, gravitando tra un JRPG e un action e risultando “bello ma strano” oppure “strano e brutto”. Dipende da chi lo gioca. Io, da par mio, l’ho trovato pieno di spunti interessanti, sebbene non riesca ad apprezzare la sperimentazione nei riguardi di qualsivoglia saga videoludica. Sono più per il motto “squadra che vince non si cambia”.

CI PIACE

Perché è l’epilogo della trilogia di Final Fantasy XIII, la chiusura del cerchio narrativo dedicato a Lightning (principalmente) e a tutti gli altri comprimari.

NON CI PIACE

Perché i puristi del genere JRPG potrebbero rimanere spiazzati e delusi dalla vena action e dall’assenza di un vero e proprio party da gestire, come ai bei vecchi tempi andati.

Conclusioni

Terzo e conclusivo episodio della "Trilogia di Lightning", salvo la protagonista indiscussa di questa installazione, cambia tutto o quasi nel calderone di Fabula Nova Crystallis e non tutto per il meglio. Ottime la regia, lo stile, lo spettacolo pirotecnico. Sotto tono la narrazione, lo spessore del personaggio e i momenti autenticamente memorabili. La difficoltà tarata verso il basso chiuse un’offerta che sembra plasmata più sugli irriducibili fan – e tra loro numerose ragazze – che sul voler mettere tutti d’accordo.

7.5Cyberludus.com
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