Zombeer – Recensione

Il binomio zombie e videogame è diventato ormai un classico. Il mercato videoludico accoglie quasi ogni mese opere con non morti al centro del gameplay, sotto ogni genere: abbiamo visto nascere sparatutto, survival online, arcade e avventure in 2D, punta e clicca con visuale isometrica e svariati early access Steam che intrattengono i pomeriggi degli intrepidi videogiocatori PC. Nonostante la ripetitività del concetto di fuggire dalla carne morta zoppicante, è fuori da ogni dubbio che questa moda stia regalando titoli piuttosto interessanti, anche se comincia a rendersi necessario un cambiamento di rotta che garantisca freschezza ai contenuti. Chi ci ha davvero provato per primo è Zombeer, un originalissimo action sviluppato da Padaone Games e prodotto da Moonbite, caratterizzato da elementi unici che puntano a dare una grossa rinfrescata umoristica al tutto. Il gioco è disponibile in versione digitale per Xbox 360 e Playstation 3, ed ha già vinto la selezione Greenlight per lo sbarco su PC.

Il vizio salvavita

Zombeer è un gioco d’azione in prima persona che non vuole essere preso sul serio. Il protagonista dell’avventura è un tale “K”, un ubriacone attaccabrighe che conosciamo al bancone del suo bar preferito, già mezzo sbronzo e con la testa penzolante. Ciò che inizialmente potrà sembrarci come il classico vizio alcolico di un fannullone scola-birre qualsiasi, si rivelerà improvvisamente la porta verso la salvezza: la Zombeer di cui va ghiotto il protagonista, infatti, è l’unica contromisura alla trasformazione in non morti, l’ancora di salvezza contro una vita di chilometri a braccia tese senza una direzione precisa. Ecco dunque che nel giro di pochi minuti, la diabolica genialità di Padaone prende il sopravvento e trasforma un vizio in speranza, anche se allo stereotipo americano dello strafatto che diventa eroe non si sfugge. Il destino dell’utente è chiaro fin da subito: randellare a destra e a manca per sconfiggere i nemici ed il cattivo di turno. Per farlo, gli sviluppatori hanno messo a disposizione un ventaglio di armi bizzarre dalle modalità di fuoco discutibili, come pistole che sparano puntine o strani fucili al plasma. Tuttavia, nessuna bocca di fuoco riuscirà a stanare rapidamente gli zombie, infatti l’effetto voluto dai ragazzi di Padaone è generare caos e ansia nelle fasi più concitate, sperando anche di strappare qualche sorriso. Fortunatamente non si tratterà solo di sparare con armi improbabili, in quanto il contesto di gioco ci metterà di fronte a situazione bizzarre praticamente ogni tre passi, proponendo interessanti variazioni al tema.

Le Zombeer ed il protagonista si intendono a meraviglia, non tanto nel gesto di alzare il gomito e ingurgitare la bevanda, quanto nell’unire l’utile al dilettevole. La birra è l’unica risorsa contro la zombificazione ed il processo è dell’ordine di un paio di minuti, il che costringe il giocatore a scolarsi bottiglie a più non posso durante tutta l’avventura. Già nella prima parte del gioco questo fattore interessante si trasforma in un peso quando si capirà di non poterne fare a meno neanche durante l’esplorazione o in piena battaglia contro gli zombie. Tenersi vivi nello stato di ebbrezza significherà dover bere una Zombeer almeno ogni 30 secondi, col rischio di non godersi per niente gli scenari, i dettagli di gioco e la trama stessa, già di per se molto debole. Oltre a dover fare occhio all’indicatore della zombificazione, che scende provvidenzialmente dopo ogni bevuta, dovremo anche stare attenti a non esagerare con l’alcol: alzando troppo il gomito, infatti, il protagonista comincerà a barcollare perdendo il controllo del proprio corpo e restando in balia dei nemici, con le conseguenze che possiamo immaginare. Il gameplay, che ci propone la solita vagonata di zombie da colpire senza ritegno, viene in gran parte influenzato da questo continuo ricorrere alla birra, a tal punto che non si troverà mai una stanza o un vicolo senza almeno una Zombeer poggiata in un angolo. Oltre alle risorse sporadiche incontrate durante il tragitto, Padaone ha pensato bene di disseminare vari distributori automatici in punti strategici, che il giocatore dovrà manomettere con un minigame semplicissimo al fine di ottenere una scorta infinita di Zombeer. Questa caratteristica è relativamente utile, infatti si rivela un vantaggio soprattutto quando si è alle prese con l’esplorazione di un grande edificio o ci sono zombie nei paraggi.

Volutamente grezzo e ignorante

La birra come arma contro tutti i mali non è l’unico pensiero fuori dagli schemi che hanno avuto gli sviluppatori. Zombeer propone una carrellata non indifferente di citazioni provenienti da tutti gli angoli del mondo videoludico e situazioni paradossali che tendono a prendersi gioco di questo continuo abusare di non morti, apocalisse e salvezza dell’umanità. Padaone comincia la sua missione distruttiva proprio dagli zombie, dipinti come creature simpatiche che barcollano qua e là e ballano una sorta di Gangnam Style – nel gioco “Ciuccia-Dance” – che manda fuori di testa il protagonista; la versione femminile dei non morti, invece, è un alternarsi di ragazze comuni ed infermiere, tutte con un generoso e ballonzolante decolleté, unico fattore che ci farà spostare gli occhi dall’indicatore della zombificazione. Questa personale parodia del genere va a mescolarsi all’elevato numero di citazioni, un po’ come ha proposto a suo tempo Eat Lead: The Return of Matt Hazard e, in minima parte, il più recente Deadpool. Già nella prima sezione del playthrough, l’utente si ritroverà a passare per un breve percorso Minecraftiano per poi infilarsi in un tubo di chiara proprietà Nintendo, mentre la prima arma a disposizione sarà un sex toy di gomma con tanto di vibratore, ripreso direttamente dall’altrettanto folle mondo di Saints Row. Anche se l’esplorazione degli ambienti è più che limitata dal continuo bere, Padaone ha previsto la raccolta di oggetti extra, nella fattispecie il PlayZombeer, versione rivisitata della famosa rivista erotica americana, con tanto di sexy zombie in copertina. Al di là del colpire i nemici, il gameplay proposto dagli sviluppatori è il classico all-in-one che abbiamo visto in molti titoli dal budget limitato, usato spesso per intrattenere un po’ tutti i tipi di utenti. Ad esempio, in Zombeer avremo a che fare con semplici enigmi ambientali – anche questi usati come parodia del genere – o con i classici obiettivi dei survival, ovvero l’esplorazione di luoghi bui, edifici abbandonati e corsa verso il generatore.

Anche se idealmente le tante idee di sviluppo fanno di Zombeer un titolo fresco e parzialmente innovativo, nell’atto pratico il tutto si rivela confuso e mal implementato tanto a livello tecnico (con lo Unity Engine a farla da padrone) quanto a livello concettuale, in cui nulla prende una forma ben definita. La trama debole, il protagonista grezzo e stereotipato e l’esagerata ricerca dell’eccessivo, non prendono mai e si scontrano con l’idea di proporre un titolo rivoluzionario e fuori dagli schemi, perché ci hanno provato già in tanti e non funziona più. Durante i combattimenti negli spazi aperti, il campo visivo (o FOV) ristretto non permette all’utente di capire da dove arrivino gli zombie, che si presentano con un’IA alquanto semplice ed aggressiva. Purtroppo, l’avventura è lineare tanto nella trama quanto nel percorso da seguire, e la realizzazione tecnica sembra ferma a 10 anni fa, il che non sarebbe un problema se non fosse per la pochezza generale trasmessa dal titolo. A salvarsi senza eccezioni è il comparto audio, principalmente il doppiaggio, su cui i produttori hanno investito fin dal trailer. Ma possiamo tranquillamente dimenticare il resto: le location, le meccaniche di gameplay, il combat system banale e, purtroppo, le citazioni con tanto potenziale non sfruttato.

Commento finale

Non ce ne vogliano i fan del trash, ma Zombeer è un prodotto riuscito a metà che si perde nella totale confusione di trama e ribellione in cui il protagonista avrebbe fatto meglio a non alzarsi mai da quel seggiolino del bar. Se ha passato la selezione Greelinght, evidentemente, è in grado di trasmettere fiducia e aspettative, ma pad alla mano emergono problemi che ci costringono ad una valutazione insufficiente. Ci sono tanti modi per dare una rinfrescata agli zombie videoludici, ma si deve partire da elementi originali.

CI PIACE

– Tante citazioni\n- Per molti potrebbe essere divertente

NON CI PIACE

– Il gameplay difficilmente vi appassionerà\n- L’implementazione della zombificazione è alquanto discutibile

Conclusioni

Zombie, sexy infermiere, parodie infinite e litri di birra in un unico videogame? Si può. Il risultato non è dei migliori, è un po’ confuso e spesso cade nel banale, ma respiriamo finalmente qualcosa di diverso.

5Cyberludus.com
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Redazione
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