Octodad: Dadliest Catch – Recensione

Sebbene in redazione girino delle strane voci sul fatto che il nostro megadirettore galattico sia vegano, io sono uno di quelli che mangia il sushi volentieri; o anche, se volete, la classica insalata di mare. Dopo aver giocato a Octodad: Dadliest Catch, però, mi sento un po’ meno a mio agio con l’idea di divorare tentacoli di polipo bolliti. Del resto, il bizzarro titolo firmato da Young Horses ci ha messo relativamente poco a fare breccia nel mio cuore, a dispetto delle sue esilaranti e (volutamente) ridicole premesse: un grosso polipo decide di indossare un completo, cercando disperatamente di spacciarsi per un essere umano – specialmente agli occhi di sua moglie e dei suoi (inspiegabilmente antropomorfi) due figlioletti – e intanto, magari, essere anche un buon padre. Il risultato è un goffo susseguirsi di scivolate, maldestre fughe da uno chef di bassa cucina giapponese e improbabili momenti strappalacrime.

Vita da octopus

Ciò che vi farà amare o detestare Octodad è il suo sistema di controllo. È un gioco, questo, studiato per tirare fuori il peggio di voi – o anche, se volete, per stimolare la vostra creatività in fatto di imprecazioni. Giocato come un qualunque action/adventure in terza persona – almeno in apparenza – , il titolo vi chiederà di eseguire le classiche commissioni quotidiane che potrebbero presentarsi nella vita di un padre: falciare il prato, grigliare degli hamburger, fare la spesa. Si tratta di compiti semplici, elementari; ma tremendamente complessi per un polipo gigante che deve pure preoccuparsi di non dare nell’occhio – circondato com’è da indefessi biologi marini o cuochi ossessionati dal sushi a base di molluschi. La sua goffaggine prenderà vita attraverso i vostri analogici (o il vostro mouse): uno stick regolerà l’altezza e la lunghezza lungo le quali potrete muovere il braccio; l’altro la profondità. Detto così sembra complicato e macchinoso, ma in realtà è anche peggio. Mi ha ricordato un po’ i controlli dell’ultimo Alone in The Dark – solo che in questo caso era tutto voluto.

Difficile giudicare il risultato di un gioco che fa dell’imprecisione dei controlli la sua feature principale. Di certo i game designer di Young Horses hanno puntato tutto (o quasi) sulle innumerevoli situazioni comiche che creeranno spesso e volentieri a causa dell’impacciata andatura di Octodad – sono rimasto involontariamente attorcigliato ad oggetti di ogni forma, scopo o dimensione almeno una volta ogni cinque minuti. Le risate sono garantite, sempre che vi lasciate smuovere dalla comicità spicciola che si può ricavare, diciamo, da una scivolata su una buccia di banana – che per carità, è uno di quei classici sempreverdi. Più che altro, Dadliest Catch non è il tipo di gioco da prendere con la serietà con cui si potrebbe vedere, ad esempio, Dark Souls: fallire è divertente – o se non altro vuole esserlo – e almeno durante la prima ora di gioco vorrete sbagliare, anche solo per vedere in che modo reagisce il discreto motore fisico.

Sushi da gustare

Data anche la scarsa durata di Octodad: Dadliest Catch (circa 2-3 ore), puntare dritto verso i titoli di coda ha poco senso in un gioco del genere, o quantomeno vuol dire non cogliere appieno lo spirito di questo titolo. Essendo il sistema di controllo interamente basato sulla scarsa coordinazione motoria del protagonista, viene da sé che una fetta importante del suo fascino venga direttamente dall’interazione con i coloratissimi ambienti, che per quanto non molto curati offrono spesso e volentieri piacevoli sorprese. Gli obiettivi obbligatori sono pochi e semplici, anche (forse) per permettere a chiunque di arrivare alla fine senza farsi troppi nemici sul calendario. Tutto ciò che c’è in mezzo, però, riserva per gli spiriti più esplorativi e curiosi innumerevoli gag divertenti, dialoghi al limite del nonsense e gadget alla moda da indossare (tra cui cappellini di peluche, occhiali da tamarri e cravatte alquanto fantasiose).

Inoltre, la possibilità di scaricare dal Workshop di Steam contenuti aggiuntivi allunga un po’ la vita di questo titolo, specialmente se siete interessati a fare un po’ di modding con Unity, il motore di gioco.

Peccato però che tutto ciò che il gioco ha da offrire finisca più o meno qui. Diversi problemi tecnici, a partire da una telecamera davvero inclemente (peraltro impossibile da ruotare a piacimento!), riescono facilmente minare la presunta comicità delle diverse situazioni di gioco. Un altro piccolo problema, sempre legato alla telecamera, è la trasparenza quasi costante di Octodad: in teoria il nostro protagonista dovrebbe diventare trasparente in modo da facilitarci l’esecuzione di compiti complessi, ma a volte lo resta oltre il tempo necessario e senza un buon motivo.

Nonostante ciò, Octodad rimane un’esperienza piacevole per chi non ha paura di spendere cinque o dieci minuti in un megafrigo tentando di prendere una pizza; anche se è molto difficile determinare quanto possa valere, per voi, i 13,99 € a cui è venduto su Steam. Del resto il senso di novità e di “ubriachezza” restituiti dai primi minuti di gioco si esauriscono molto in fretta, e difficilmente una volta arrivati ai titoli di coda ne vorrete ancora. Il mio consiglio spassionato è provare, se potete, il suo prequel, scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale per PC e Mac: si tratta di una versione molto più grezza (sia tecnicamente, che nei controlli) di Dadliest Catch, ma che rende molto bene l’idea di ciò che vi aspetta in questa seconda puntata.

È giusto spendere qualche parola, infine, sulla storia che Octodad: Dadliest Catch racconta. Come avevo già accennato a inizio recensione la piccola produzione di Young Horses ha saputo – nonostante la comicità intrinseca di ogni sua scena – rivelarsi a suo modo toccante, per quanto toccante possa essere la stramba storia di un polipo che se ne va a vivere in superficie. C’è chi ci ha voluto vedere una metafora sulla diversità dei portatori di handicap; io personalmente trovo questa maniera di percepirla un po’ forzata e melensa, ma in fondo potrebbe funzionare per qualcuno. Ciò che è innegabile, però, è che Octodad è un eroe quotidiano: un papà che resta il miglior papà nonostante tutti i suoi difetti e le sue diversità – inclusa quella maledetta telecamera!

Commento

Un po’ come The Stanley Parable, seppur in maniera del tutto diversa, Octodad: Dadliest Catch è uno di quei titoli che spinge il concetto di videogioco verso i suoi limiti. L’idea di non avere grande controllo sulle funzioni motorie del proprio protagonista potrebbe far storcere il naso ai più, ma ciò non toglie che spesso e volentieri produce dei risultati a cui è davvero difficile non rispondere con una sonora risata. Il piccolo indie confezionato da Young Horses si è dimostrato in grado d’offrire un’esperienza unica nel suo genere, condita da una storia coinvolgente e da un comparto tecnico vivace che, nonostante alcune piccole imperfezioni, fanno di Octodad: Dadliest Catch il simulatore di invertebrato definitivo.

CI PIACE

+ E’ un’esperienza originale\n+ La storia e i personaggi sono carismatici\n+ E’ ricco di dettagli e attività extra

NON CI PIACE

– Qualcuno potrebbe trovarlo frustrante a causa dei controlli\n- Dura poco

Conclusioni

Un po’ come The Stanley Parable, seppur in maniera del tutto diversa, Octodad: Dadliest Catch è uno di quei titoli che spinge il concetto di videogioco verso i suoi limiti. L’idea di non avere grande controllo sulle funzioni motorie del proprio protagonista potrebbe far storcere il naso ai più, ma ciò non toglie che spesso e volentieri produce dei risultati a cui è davvero difficile non rispondere con una sonora risata. Il piccolo indie confezionato da Young Horses si è dimostrato in grado d’offrire un’esperienza unica nel suo genere, condita da una storia coinvolgente e da un comparto tecnico vivace che, nonostante alcune piccole imperfezioni, fanno di Octodad: Dadliest Catch il simulatore di invertebrato definitivo.

7.1Cyberludus.com
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