Rain – Hands on

La rivincita delle emozioni

Lo abbiamo notato e desiderato sin dai primissimi screenshots rilasciati l’anno scorso, siamo rimasti stregati dalla colonna sonora e dalle atmosfere, e soprattutto ci ha ricordato tantissimo la poesia delle opere di Fumito Ueda (Ico, SOTC, The Last Guardian). La verità è che, in un periodo cosi ricco di titoli che rasentano i colossal di Hollywood, fa sempre piacere scoprire, in un angolo fin troppo nascosto, timide opere capaci di farci sognare. Rain potrebbe rappresentare una di queste e guadagnarsi un posticino decisamente rilevante. Sviluppato da Acquire e Japan Studio, Rain ha fatto capolino sugli schermi allo scorso Gamescom, e sarà disponibile su** Playstation Store** a partire dal due ottobre e sarà giocabile su Playstation 3 e successivamente su Playstation Vita. Sony è stata cosi gentile da mandarci il codice completo, ma in attesa del nostro giudizio definitivo, godetevi il resoconto della nostra esperienza con questo titolo dopo aver sviscerato i primi tre livelli di gioco. Non vi occorre l’ombrello, perché qui la pioggia è la vera protagonista che fa apparire cose che altrimenti non potremmo vedere e accompagna i nostri passi come un’amica invisibile, ma sempre presente.

Sotto la pioggia

La storia di Rain viene raccontata schermata dopo schermata, attraverso le parole impresse nel mondo di gioco, e che raccontano di una notte di pioggia, dove un bambino rimasto solo si affaccia alla finestra per ingannare il tempo. Ed ecco che all’improvviso scorge la sagoma di una ragazzina sulla strada. La piccola è inseguita da inquietanti creature, che come lei appaiono solo sotto la pioggia. Il ragazzo si arma di coraggio e inizia a inseguirla, diventando egli stesso preda dei misteriosi nemici semi-invisibili. Ed è cosi che inizia la nostra avventura sotto la pioggia incessante, tra le strade di una città avvolta dall’oscurità della notte.

Il colori della notte

La prima cosa che colpisce in Rain è la delicata semplicità che irradia l’intera produzione: durante il nostro avanzare, compariranno intere frasi sulle superfici dei muri che racconteranno cosa sta succedendo attorno a noi, mentre note delicate accompagnano il dolce suono della pioggia battente e i nostri passi incerti (il primo livello si gioca ascoltando le note di Claire de Lune di Claude Debussy). Lo scenario di gioco è rappresentato dalle strade secondarie e dai vicoli di un paesino, la cui architettura ci ha ricordato diverse città europee. Niente colori accesi: le tinte di Rain sono prevalentemente scure, sia perché il gioco dovrebbe essere interamente ambientato di notte, sia per rappresentare quel senso di malinconia e tristezza che salta subito all’occhio (e al cuore) sin dalle prime schermate. Quello che vediamo è reso possibile grazie alle luci dei lampioni della città. Nonostante il titolo non abbondi di chissà quanti poligoni, il comparto grafico si difende bene e regala scenari gradevoli che accentuano la condizione emotiva onnipresente in questo titolo, rappresentata da un senso di solitudine, tristezza ma anche voglia di scoprire cosa sta succedendo intorno a noi. Un plauso va infine al sistema delle inquadrature decisamente dinamico: si passa dalle vertiginose inquadrature dall’alto, a quelle alle spalle del protagonista, ad altre frontali che schiacciano l’occhio ai platform bidimensionali. Un sistema che accompagna il protagonista continuamente, svelando, attraverso varie angolazioni, un universo di gioco affascinante quanto ricco di insidie.

Il gatto e il topo

Il gameplay di Rain appare sin dagli inizi abbastanza semplice: il nostro semi-invisibile alter-ego può correre, saltare, arrampicarsi e interagire con porte, cunicoli e vie d’uscita simili. Come si può facilmente intuire, la pioggia ci rende visibili, mentre le coperture come tetti, gallerie e cornicioni nascondono la nostra presenza. Sfortunatamente, questo vale anche per i nostri nemici: ne abbiamo incontrati di vari tipi, alcuni simili a quadrupedi con il collo allungato molto feroci ed altri a giganti armati. Non siamo eroi e non brandiamo armi, perciò se i mostri ci raggiungono siamo praticamente morti. Per salvarci la pelle sarà necessario sfruttare le coperture per renderci invisibili ai mostri, in altri casi invece bisognerà attirare la loro attenzione facendo rumore in modo da allontanarli dalla via d’uscita o costringerli a rompere ostacoli per noi. All’occorrenza sarà invece necessario darsela a gambe e correre a più non posso per cercare un riparo prima che ci raggiungano. Un po’ avventura stealth un po’ survival/horror, Rain ha la capacità di innescare diverse emozioni dentro di noi, dalla nostalgia, alla tristezza, all’ansia costante! Mano a mano che avanziamo apprendiamo nuove futures, come la possibilità di renderci visibili attraverso pozze di fango, ma che ci renderanno facili prede dei nemici (sarà infatti necessario immergerci nell’acqua per tonare invisibili), nuovi nascondigli e via dicendo. In sostanza, le meccaniche di gioco potrebbero apparire abbastanza semplici e lineari, ma il fatto che un passo falso basti e avanzi per condurvi a morte certa, vi invoglierà a proseguire e a procedere con cautela. Per questa anteprima abbiamo giocato solo i primi tre livelli di gioco, e speriamo che più avanti il gameplay si arricchisca di alternative per proseguire e che rendano l’esperienza varia, dinamica e mai uguale a sè stessa. Appuntamento ai primi di ottobre con la nostra recensione!

Conclusioni

Rain è uno di quei giochi che (fortunatamente) si dissocia dalla massa di titoloni da tripla A bombardati di poligoni, sceneggiature alla Michael Bay e tutto il repertorio degno delle classiche "americanate". Questa splendida esclusiva Sony rappresenta (potenzialmente) un prodotto di nicchia, dove l’atmosfera sognante e la semplicità delle meccaniche tengono in mano le fila dell’intera produzione, come Limbo, Journey et similia hanno fatto prima di lui. Qui sono le emozioni e le sensazioni a fare da padrone di casa e dove tutto il resto risulta quasi esclusivamente accessorio. Questo non rappresenta necessariamente un problema, ma saremmo falsi a non esprimere qualche piccola perplessità sul gameplay, le cui meccaniche ci sono apparse a tratti ripetitive e lineari. Confidiamo nel prodotto finale, che potrebbe stupirci come hanno già fatto l’atmosfera e la poesia di questo titolo, delicate ma continue, proprio come la pioggia che bagna la città nel cuore della notte.