Era il 1998, il popolo degli strateghi da tastiera aveva già vissuto sulla propria pelle i fasti di Dune 2, Command & Conquer e WarCraft ma non era ancora preparato ad accogliere StarCraft, Realizzato da Blizzard Entertainment, gli stessi sviluppatori di WarCraft, erroneamente etichettato agli albori come un mero clone di quello con il cambio di ambientazione. Infatti si passò dal fantasy alla fantascienza, camminando pericolosamente sul sottile filo del rasoio del plagio con Warhammer e la sua declinazione Warhammer 40.000. Nel marzo del ’98 StarCraft arrivò sugli scaffali e il mondo degli Rts (Real Time Strategy, in gergo) non fu più lo stesso: successo di critiche e di vendite, fenomeno di culto e forse primo videogioco a divenire disciplina sportiva, specialmente in Corea del Sud. Questo è StarCraft, che dal 2010, dopo una subitanea espansione datata marzo ’99 e ben dodici anni di spasmodica attesa, tornò alla ribalta della cronaca con StarCraft II: Wings of Liberty, quasi spazzando via dodici anni di evoluzione portata in auge da Relic e Dawn of War, da Creative Assembly e Total War. A tre anni di distanza da Wings of Liberty ecco arrivare Heart of the Swarm, prima corposa espansione di StarCraft II.

L’Universo di StarCraft

Ambientato in un ipotetico futuro del venticinquesimo secolo, StarCraft narra le vicende di tre civiltà intergalattiche. Tali civiltà rispondono al nome di Terran, che sono discendenti di pionieri e coloni terrestri che si sono avventurati nello spazio profondo, ad anni luce dal sistema solare; Protoss, ultra-tecnologica, mistica e psionica civiltà sempiterna, dedita più all’auto-conservazione che all’espansione territoriale planetaria; Zerg, progenie di alieni dalla forma di insetti guidati da una Mente Alveare dalle forti doti psichiche, dedita all’assimilazione dell’essenza vitale di ogni forma di vita organica, che garantisce un’evoluzione repentina e senza eguali, nonché una minaccia galattica, data dalla loro voracità. Le analogie con tre delle razze di Warhammer 40.000 si sprecano (Space Marine, Eldar e Tiranidi) ma il merito di Chris Metzen è stato quello di dare, alle civiltà di StarCraft, una dignità ed un carattere propri, grazie ai quali si può parlare di analogia e non di plagio spudorato.

Dove eravamo rimasti?

Nel primissimo StarCraft siamo stati messi al comando delle tre civiltà di cui sopra, e il finale ? tanto della campagna del gioco base, quando dell’espansione Brood War ? è sempre stato aperto, in un certo senso, lasciando intendere che Blizzard, se avesse voluto, avrebbe potuto proseguire lungo la strada tracciata per la gioia di tutti coloro che sono rimasti affascinati dallo sfondo narrativo. Colpi di scena leggendari e resa dei conti rigorosamente conservata a parte, non volendo spiegarvi un bel niente del bellissimo intreccio e lasciandovi tutto il piacere di scoprirlo da voi, qui ci limitiamo a dire che, ora come allora, dopo aver portato a termine la campagna dei Terran in Wings of Liberty, prendiamo le redini della civiltà Zerg, nonché il controllo di una ben nota Regina delle Lame, al secolo Sarah Kerrigan, una Terran che ? per motivi e ragioni che non stiamo qui a rivelarvi ? si ritrova ad essere un condottiero dei famelici insetti alieni. Lo Sciame di cui si parla anche nel sottotitolo del gioco, altro non è che l’esercito al seguito di Kerrigan, che la segue con abnegazione in tutte le sue battaglie. StarCraft II: Heart of the Swarm, nella modalità di gioco singolo, narra le gesta di questa carismatica leader di alieni e della sua campagna militare contro ogni forza che prova ad opporsi ad essa.

Il fumo c’è ma…

Proprio come la genia degli Zerg insegna, Heart of the Swarm cerca di far pesare la forza dei numeri a discapito dell’efficienza, dell’appagamento o di quella sensazione di assoluta soddisfazione che è propria di Wings of Liberty. Forse perché stiamo parlando di un’espansione e non di un gioco in sé, forse perché Blizzard si è adagiata un po’ troppo sugli allori oppure si è dedicata maggiormente a supportare le mancanze di Diablo 3, fatto sta che al di là dei numeri, questo titolo porta poco in dote e non fa nulla per accattivarsi attenzioni diverse da quelle della nutrita schiera di appassionati. Sono ben ventisette, le missioni della campagna in single-player, mentre Wings of Liberty ne offre ventisei effettivamente giocabili (in quanto tre di queste prevedono un bivio narrativo, pertanto la scelta di una esclude l’altra). Il numero non tragga in inganno dunque, perché le "missioni evolutive" atte a farci provare due varianti di un’unità per farci scegliere quella a noi più congeniale, sono estremamente brevi e si risolvono nell’arco di cinque minuti. In generale, a parte il classico paio di eccezioni che confermano la regola, tutte le missioni di Heart of the Swarm sono relativamente brevi e facili da portare a termine. Più di una volta ci imbatteremo in missioni a tempo, da risolvere in gran fretta dunque. Altre missioni prevedono una specie di gara di velocità fra Kerrigan e il condottiero avversario nell’appropriarsi di alcune risorse. Da un lato è bello notare che adrenalina, attenzione e velocità di pensiero sono sempre estremamente stimolati, dall’altro, però, si perde qualcosa sul fronte dell’esplorazione della mappa, con conseguente perdita di obbiettivi bonus (che paradossalmente, l’esplorazione, la incoraggiano). Il tentativo di Blizzard di rendere, per ovvie ragioni, il gioco molto rigiocabile risulta riuscito solo a metà: da un lato, la dozzina di ore necessarie ad arrivare ai titoli di coda e la rapidità delle missioni, incoraggia il "ri-giocare", dall’altro lascia un po’ d’amaro in bocca e senso di insoddisfazione perché non si è campioni di velocità d’esecuzione e pensiero non si riuscirà mai a fare tutto quello che una missione ha da offrire.

Direttamente da Warcraft 3, Defense of the Ancients e Diablo 3, ecco arrivare delle componenti da gioco di ruolo d’azione che vengono fuse nella struttura da strategico in tempo reale, tipica di StarCraft. Durante le missioni, infatti, abbiamo la possibilità di sfruttare dei poteri speciali, tanto con Kerrigan quanto con altre figure di spicco dello Sciame. Ogni obbiettivo frutta livelli di evoluzione che rendono la protagonista di questo gioco sempre più potente e letale, nonché dotata di diverse abilità attive, da innescare proprio come quando si gioca ad uno dei titoli precedentemente citati. I puristi del genere potrebbero non gradire, in generale bisogna ammettere che le dosi e i modi di impiegare questi aspetti non sono né invadenti né forzati, donando ad Heart of the Swarm un tratto distintivo nel novero dei titoli appartenenti a questa saga. Non possiamo parlare di novità assoluta nel panorama in quanto, come già detto, è dai tempi di WarCraft 3 che gli eroi o le figure di spicco delle armate dispongono di abilità speciali e livelli di evoluzione/potenziamento.

…di carne al fuoco non ne manca

Ma non di solo single-player vive e pulsa StarCraft II e le implementazioni aggiunte nella già apprezzata modalità online competitiva non mancano. Sette unità nuove di pacca e nuove abilità in aggiunta o in sostituzione per le altre sono di per sé un buon biglietto da visita. Per la fazione Terran ecco arrivare gli Hellbat e le mine Widow: i primi sono la naturale evoluzione dell’unità Hellion mentre le seconde garantiscono attacchi a sorpresa ad ampio raggio. Gli Zerg possono contare sull’unità d’assedio Ospite dello Sciame, che scova ripetutamente piccole Locuste Zerg in grado di fiaccare le difese avversarie. La Vipera è un’ unità volante di supporto che può indebolire le capacità balistiche del nemico. Essa può anche prendere le unità che hanno un vantaggio tattico e scagliarle nel cuore delle armate Zerg grazie ad una potente tentacolo. I Protoss schierano il Nucleo della Nave Madre, prezioso strumento di supporto e possono godere di due astronavi in aggiunta: l’Oracolo e la Tempesta, la prima è una grandiosa unità di ricognizione, la seconda è una potente unità da combattimento.

La modalità online di StarCraft II, praticamente un gioco nel gioco, ha subito alcune formali differenze rispetto a Wings of Liberty. Al di là delle unità in aggiunta appena descritte, ecco fare la comparsa di gruppi di gioco e clan di videogiocatori che possono riunirsi sotto lo stesso stendardo direttamente nel giocone di Blizzard. Tutto l’impianto del Battle.net ha subito una trasformazione "social" che mira a rendere le interazioni fra utenti ancora più immediate e naturali. La presenza di mini-giochi online realizzabili tramite l’editor potenziato e la possibilità di giocare insieme agli altri utenti sparsi in tutto il mondo è ulteriore incentivo a pensare alla struttura creata da Blizzard, come un grande universo nonché un ritrovo per tutti gli appassionati.

Bisogna evidenziare come, il comparto online, nel corso di questi tre anni, a seguito di tanti aggiornamenti ed infine grazie all’avvento di Heart of the Swarm, sia diventato ancora più abbordabile, specialmente per chi (come me) si gettava subito nella mischia delle partite con altri avversari e usciva dalla lobby con le ossa (rigorosamente metaforiche) rotte. Ricordando ancora l’impatto tutt’altro che positivo di Wings of Liberty, questa volta abbiamo preferito percorrere tutti i passi dell’addestramento e le schermaglie contro l’intelligenza artificiale. Bisogna ammettere che – sebbene il tutorial e l’esercito contro avversari gestiti dal computer possa risultare noioso, oltre che doveroso ? superare questa fase è di prezioso aiuto per potere apprendere le basi di partenza e sperare di resistere nelle battaglie online più di una manciata di minuti. Ogni azione eseguita in gioco online frutta una ricompensa in termini di punti esperienza, questi vanno accumulandosi in un contatore che, similmente ad un gioco di ruolo, si riempie e poi sblocca livelli successivi di "bravura del giocatore". Ad ogni passaggio di livello corrisponde un piccolo premio in termini di achievements, trofei e piccoli contenuti sbloccabili: un incentivo niente male per poter stimolare chiunque a perseverare nel mondo della competizione in Rete. Le modalità di battaglie sono le classiche di StarCraft: dall’uno contro uno al quattro contro quattro.

Intere armate andranno distrutte. Bruceranno pianeti

StarCraft II: Heart of the Swarm, come scritto chiaramente sulla copertina del gioco è un "expansion pack", un’espansione da aggiungere a StarCraft II: Wings of Liberty. Offre una campagna single-player che dura fra le dodici e le quindici ore, decisamente ben narrata, e presenta un personaggio che promette di far breccia nei cuori degli appassionati per carisma e spessore. Non porta con sé la fresca brezza della novità o dell’originalità, né la minaccia di mascelle slogate per nuovi standard di qualità grafica raggiunti. Sul fronte tecnico poco è stato fatto: a livello di scalabilità del motore grafico per le macchine meno performanti e routine di fisica implementate per rendere più verisimili le risposte delle unità ad esplosioni, dislivelli e trapassi. Dopo tre anni di attesa e sviluppo, forse, era lecito attendersi un gioco "stand-alone" e più prodigo di novità a tutto campo (tecnica, gameplay, varietà nel multiplayer). Grafica a parte, il versante sonoro si difende discretamente bene coniugando i soliti, bellissimi, effetti sonori ad uno "score" (la colonna sonora) meno ispirato ed epico rispetto a quello di Wings of Liberty. Pollici in su per il doppiaggio in italiano ? il gioco è totalmente localizzato in lingua di Dante, testi e dialoghi ? tra i più ispirati e convincenti che si possano ricordare. Un gioco per tanti, non per tutti, apprezzatissimo per la qualità garantita da Blizzard, che vale sicuramente ogni euro spero, ma non irrinunciabile.

CI PIACE

E’ l’isola felice per ogni amante degli strategici in tempo reale a sfondo fantascientifico. La campagna solitaria è breve ma intensa: tanto la narrazione quanto la protagonista raggiungono vette di qualità rare per titoli del genere. Il gameplay non rivoluziona né evolve: è fedelissimo ai canoni dettati da Blizzard tre lustri or sono. Non spaccherà le mascelle a vedersi, forse, ma è di certo un piacere tanto da giocare quanto da vedere.

NON CI PIACE

Da evitare se non siete amanti di ambientazioni fantascientifiche. Non apporta nulla di nuovo al genere: né livelli superiori di standard qualitativi né novità in senso assoluto nel novero degli elementi di gameplay. A tre anni di distanza da Wings of Liberty, era lecito attendersi qualcosa in più almeno sotto l’aspetto tecnico. Il relativamente alto prezzo di vendita non incoraggia i neofiti ma non spaventa gli estimatori o i cultori della saga.

Conclusioni

Più che un capitolo dedicato agli Zerg mi è sembrato di assistere ad un episodio molto cruciale della storia di StarCraft II, come avvenne nel caso di Brood War, l’espansione per il primo capitolo della saga. Ciò non toglie nulla alla bellezza intrinseca di Heart of the Swarm, tuttavia la sua veste di mera espansione a Wings of Liberty non riesce a farmelo promuovere a pieni voti. Tecnicamente ci si è adagiati sugli allori, si aggiunta carne al fuoco sul fronte multiplayer e tanto fumo in single-player. Kerrigan e la sua storia sono bellissime ma, a mio avviso, il gioco non vale la candela e lo consiglio solo ai super-appassionati.

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