Face Noir – Recensione

Un’offerta che non si può rifiutare?

Questa è la domanda che si è posta la stampa tedesca in seguito all’annuncio della distribuzione in territorio teutonico da parte di Daedelic Entertainment, lo sviluppatore divenuto il punto di riferimento delle avventure grafiche, di Face Noir, un titolo sviluppato in Italia da parte del team Mad Orange.
Il duro lavoro durato circa quattro anni, ha prodotto un titolo che ricorda da vicino i vecchi film polizieschi del secolo scorso e tutta una serie di letteratura di genere. Non è un caso che il titolo – noir – e l’ambientazione – New York – rievocano quelle atmosfere cupe e ricche di colpi di scena dei film definiti appunto noir, accostati così tanto al genere poliziesco da divenirne la sua variante più "adulta" o riflessiva.
L’obiettivo di questo Face Noir è quello di raccontare una storia che, al pari della letteratura o del cinema, sia capace di fare immedesimare il giocatore all’interno di una trama nella quale non viene raccontato soltanto un crimine e svelata la sua risoluzione, ma vengono sviluppate delle tematiche capaci di farlo riflettere sulla realtà virtuale che lo circonda, analizzando il mondo attraverso le informazioni e gli indizi che riesce a raccogliere.

Un buon wiskey “on the rock”

New York e la Grande Depressione degli anni Trenta con la crisi del 1929 fanno, dunque, da sfondo alle vicende di Face Noir che vedono come protagonista un detective privato; Jack del Nero. Quest’ultimo rappresenta il tipico investigatore la cui carriera è colma di indagini su tradimenti, pedinamenti e altri casi di basso profilo. Il caso cui sarà chiamato a occuparsi gli viene offerto da un facoltoso industriale, Harvey Webber, che ha perso le tracce di sua figlia. Quest’istante è il momento in cui iniziano a susseguirsi una serie di avvenimenti che tra omicidi e colpi di scena tracceranno il passato, il presente e il futuro di Jack del Nero.
La trama si sviluppa alla stregua dei grandi classici del cinema noir come Il grande sonno (film del 1946 con protagonista Humphrey Bogart) e Il mistero del falco (1941). I personaggi che hanno interpretato il ruolo di investigatore privato di Philip Marlowe, come il già citato Bogart, o di Dick Tracy sembrano esser stati una chiara fonte d’ispirazione per delineare i tratti caratteriali del personaggio di Jack del Nero.
La storia si avvale di tutti gli stilemi del genere: la pioggia incessante che bagna le strade notturne di una fredda New York, la micro criminalità che domina tra i quartieri, i poliziotti corrotti e un protagonista sommerso da più problemi di quello che deve risolvere.

Gli strumenti del buon investigatore

Vestendo i panni di un investigatore privato, il giocatore si trova immerso in un punta-e-clicca dai toni leggermente diversi rispetto ai soliti cliché. La risoluzione degli enigmi e i progressi nelle indagini sono la risultante di due fattori principali, i dialoghi e la logica, che non hanno nulla a che vedere con la combinazione di oggetti e la risoluzione di rompicapo in forma di mini-game. Il primo elemento, quello del dialogo, è fondamentale per raccogliere informazioni utili e proseguire nella storia. Viene abilmente combinato con un sistema innovativo in cui è richiesto al giocatore di scegliere tra le frasi disponibili (che si "sbloccano" parlando con i vari personaggi) la combinazione che porta a sbloccare il progresso delle indagini. Questo sistema, però, si scontra con alcune problematiche legate al numero d’informazioni che si riescono a raccogliere e, soprattutto, al tempo che viene lasciato al giocatore per decidere come combinare le diverse frasi.

L’interazione con gli oggetti e con le persone utilizza un sistema che, attraverso l’utilizzo del tasto destro del mouse, permette di scegliere le consuete opzioni di interazione: osserva, parla e interagisci. Purtroppo questa combinazione di tasti è apparsa alquanto scomoda e poco intuitiva anche se col tempo si riesce gestirla, a cui si unisce un inventario alquanto scomodo da gestire. Come ogni buon detective, infine, non mancheranno i numerosi spostamenti per la città. Raccogliere informazioni interrogando i diversi personaggi, controllare gli archivi della polizia e ritornare sulla "scena del crimine" rappresentano le attività principali di Jack del Nero.

Un periodo buio

Lo stile grafico di Face Noir è come una moneta: possiede due facce. Da un lato si può elogiare lo stile delle immagini che spazia tra toni di grigio e sfumature seppia, una scelta che appare perfettamente in linea con la tipologia di racconto noir, in cui le atmosfere hard boiled la fanno da padrone. Tuttavia, nonostante gli sforzi riescono a ricreare la giusta atmosfera, la qualità delle texture, soprattutto nella realizzazione dei volti piuttosto che degli scenari, appare alquanto limitata. Anche le animazioni e i movimenti dei personaggi sembrano legati ad un movimento "robotico", rigido e di conseguenza innaturale. Sono, invece, piuttosto riuscite le scene d’intermezzo disegnate con lo stile di una "graphic novel" e accompagnate da una colonna sonora che dona l’atmosfera giusta.
Le melodie di cui è composta la colonna sonora, si alternano tra diversi brani cool-jazz, che sono una vera delizia per l’udito anche per chi non è un appassionato del genere. La colonna sonora, in generale, ricorda infatti i classici del cinema noir e riesce a far rivivere l’atmosfera degli anni ’30. E’ un vero peccato che, vista la mole di dialoghi, non sia stato prodotto alcun doppiaggio, per cui il giocatore sarà accompagnato soltanto dalla musica per le oltre 10 ore che servono per completare il gioco.

Conclusioni

Se l’obiettivo di Face Noir era quello di presentare agli appassionati di avventure grafiche, un gioco ispirato alla cinematografia noir e alla letteratura "hard boiled", si può affermare l’obiettivo è stato centrato in pieno. Lo sviluppatore italiano (fa sempre piacere vedere team di sviluppo nostrani) Mad Orange, però, non è riuscito appieno in questo compito. Il gioco, infatti, nonostante presenti una longevità piuttosto elevata e diversi enigmi da risolvere come un vero detective, soffre di alcune problematiche legate ai meccanismi di gioco e ad una grafica che seppur ispirata mostra a tratti i suoi limiti. L’annuncio di un secondo episodio lascia aperte la speranza che le problematiche osservate in Face Noir siano risolte e migliorate nel suo seguito. In quel caso ci troveremo di fronte ad un’eccellente avventura grafica.

CI PIACE

– Storia e atmosfera in perfetto stile noir.\n- Colonna sonora ispirata.\n- Si impersona un detective autentico.

NON CI PIACE

– Il sistema di controllo è poco intuitivo e piuttosto meccanico.\n- Alcuni enigmi risultano fastidiosi per la pressione del tempo. \n- Animazioni poco ispirate.

Conclusioni

Se l?obiettivo di Face Noir era quello di presentare agli appassionati di avventure grafiche, un gioco ispirato alla cinematografia noir e alla letteratura ?hard boiled?, si può affermare l?obiettivo è stato centrato in pieno. Mad Orange, però, non è riuscito appieno in questo compito. Il gioco, infatti, nonostante presenti una longevità piuttosto elevata e diversi enigmi da risolvere come un vero detective, soffre di alcune problematiche legate ai meccanismi di gioco e ad una grafica che seppur ispirata mostra a tratti i suoi limiti. L?annuncio di un secondo episodio lascia aperte la speranza che le problematiche osservate in Face Noir siano risolte e migliorate nel suo seguito. In quel caso ci troveremo di fronte ad un?eccellente avventura grafica.

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Redazione
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